Brunson, meno errori più Knicks: la carta per andare in finale NBA

Il ragazzo del poster di gara-1 a Est è Jalen Brunson, perché la finale di Conference dei Knicks comincia dalla sua capacità di tenere basso il numero di errori senza perdere aggressività. Contro Philadelphia ha viaggiato vicino ai 30 punti di media e ha ridotto al minimo le palle perse, esattamente quello che Mike Brown gli chiedeva dopo le critiche arrivate nella serie contro Atlanta. Se Brunson controlla il ritmo, attacca i cambi difensivi e costringe Cleveland ad aiutare, New York può partire subito con la partita che vuole.

I Knicks arrivano alla serie nel loro momento migliore. La regular season è stata irregolare, e anche i playoff erano cominciati male: dopo tre partite contro Atlanta erano sotto 2-1. Poi è cambiato tutto. Hanno vinto tre gare di fila, dominando il finale della serie e arrivando in gara-6 a un vantaggio superiore ai 50 punti già nel primo tempo. Contro Philadelphia hanno continuato sulla stessa linea: 4-0 secco, serie chiusa senza mai far entrare in gioco i 76ers, poi dieci giorni pieni per riposare.

È un vantaggio enorme, soprattutto contro una Cleveland che ha giocato 14 partite in 30 giorni e arriva da due gare-7 consecutive contro Toronto e Detroit. I Cavaliers hanno avuto solo due giorni tra la vittoria in Michigan e gara-1 al Madison Square Garden. È una situazione simile a quella vissuta da Philadelphia dopo la serie durissima contro Boston: poco recupero, poco tempo per preparare, subito 0-2 contro i Knicks e nessuna via di rientro. Kenny Atkinson deve evitare lo stesso scenario: per Cleveland, prendersi almeno una delle prime due a New York sarebbe fondamentale.

Il contesto dei Knicks è chiaro. Quando Brown ha sostituito Tom Thibodeau, l’obiettivo è diventato subito altissimo: arrivare alle NBA Finals. Ora New York ha il fattore campo, una squadra in fiducia e una rotazione più stabile. Brunson è il centro dell’attacco, ma intorno a lui ci sono segnali importanti. Karl-Anthony Towns non sta dominando offensivamente come potrebbe, però sta facendo cose che in passato non erano sempre associate alla sua carriera: più presenza difensiva, più attenzione nel proteggere l’area, più maturità.

Il rientro di OG Anunoby pesa molto. Ha saltato le ultime due gare contro Philadelphia, è indicato come questionable ma dovrebbe partire in quintetto. Per i Knicks è un giocatore centrale: difesa sugli esterni, taglia, tiro dagli angoli, capacità di reggere più accoppiamenti. Josh Hart e Miles McBride portano energia, pressione e minuti di lotta, mentre Mikal Bridges è cresciuto molto nella serie contro i 76ers dopo un primo turno meno convincente contro Atlanta. Se anche lui resta dentro la partita offensivamente, Cleveland non può concentrare tutto su Brunson.

I Cavaliers arrivano alla finale dell’Est con una liberazione. In gara-7 contro Detroit hanno vinto 125-94, senza mai lasciare dubbi sul controllo della partita. Donovan Mitchell è stato il migliore con 26 punti, otto assist e sette rimbalzi. Per lui è la prima finale di Conference, un passaggio importante anche per togliersi di dosso il peso dei paragoni con gli anni a Utah, quando non era mai riuscito a superare le semifinali di Conference.

Accanto a Mitchell, Cleveland ha avuto una distribuzione quasi perfetta: Jarrett Allen e Sam Merrill hanno segnato 23 punti a testa, Evan Mobley ha chiuso con 21 punti e 12 rimbalzi. James Harden, invece, ha giocato la peggior partita dei suoi playoff, sbagliando da ogni zona del campo, ma i Cavaliers hanno vinto lo stesso perché il resto della squadra ha retto e perché la difesa è stata eccellente. È quello il punto da portare a New York: senza una difesa fisica, aggressiva e continua, Cleveland non può reggere al Madison Square Garden.

Durante la regular season i Knicks hanno vinto due dei tre confronti diretti. Anunoby è questionable ma dovrebbe giocare; Larry Nance Jr. è questionable per Cleveland. Per i Knicks la chiave è Brunson: se detta il ritmo e costringe i Cavaliers a inseguire, il vantaggio dei dieci giorni di preparazione può vedersi subito. Per Cleveland, invece, serve una partita dura, sporca nei possessi, con Mitchell efficiente e Harden molto più presente di quanto sia stato in gara-7.

– Lo Slalom

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