domenica 4 gennaio 2026
# 3 giorni allo slalom di Madonna di Campiglio
► LA JUVENTUS si è inceppata nel momento del decollo. Con un rigore sbagliato da David e un palo colpito da Yildiz, ha chiuso sull’1-1 la partita con il Lecce. Il ritorno di Gasperini a Bergamo è finito con la vittoria dell’Atalanta sulla Roma per 1-0. Due risultati buoni per Max Allegri e il Milan. Oggi il primato rossonero va alla prova di Inter-Bologna. Il Napoli gioca in casa della Lazio. Nelle tre partite di ieri pomeriggio il Como ha battuto l’Udinese nonostante Nico Paz inizialmente in panchina, Genoa-Pisa e Sassuolo-Parma sono finite 1-1.
◇ Il Trapani Basket oggi non va a Bologna e la A si trascina un caso che apre una serie di domande sulla federazione, sulla lega e sulla gestione dei controlli dei conti delle società a inizio stagione. Il club rischia una sanzione che va da una multa all’esclusione dal campionato. “Il club e la federazione si vedranno in tribunale” dice Giuseppe Scaiscia sul Corriere della sera. Sarebbe un solenne casino. Trapani è già qualificata per la Final-8 di Coppa Italia. Varese ha battuto Napoli per 84-81 nell’anticipo.
◇ A poco più di un mese di Giochi è successo che Camille Rast abbia vinto il gigante di Kranjska Gora con un pensiero per le vittime di Crans Montana. Ha sciato con il lutto al braccio. Quinta Shiffrin, sesta Colturi, undicesima Goggia. Flavio Vanetti sul Corriere: “Il gennaio di Sofia, con l’Olimpiade sempre più vicina, volge ora alle prove veloci: già tra una settimana, ad Altenmarkt, si entrerà nel «Goggia time»”.
◇ La notte NBA si è conclusa con cinquanta punti di Jaylen Brown per i Boston Celtics e la loro vittoria travolgente sui Clippers. Sconfitte per New York in casa con Philadelphia [88 punti per Maxey-Embiid-Edgecombe] e per San Antonio contro Portland [tripla doppia per Deni Avdija]. Houston ha perso il derby texano con Dallas. Minnesota ha vinto a Miami [9 punti per Simone Fontecchio], Golden State si è ritrovata con Utah.
Come la freccia può fare centro se non hai chiaro qual è il bersaglio?
Paulo Coelho
Il secondo mondiale di Littler, l’ultimo dei mostri teenager
DI ROBERTO LIBERALE
Luke Littler non ha soltanto rispettato il pronostico, ma ha letteralmente triturato il suo avversario olandese Gian Van Veen. Ha vinto il secondo mondiale di freccette consecutivo producendo statistiche irreali, come il 106,2 di media, il più alto delle ultime otto finali. Oppure sedici “180” completati, o ancora i dieci “leg” consecutivi conquistati tra il quinto e il settimo set.
Eppure l’inizio non era sembrato facile. Luke era nervoso, sotto pressione perché sentiva che il mito costruito intorno alla sua età, e alla sua capacità di vincere già da giovanissimo, poteva incrinarsi di fronte a un avversario di appena cinque anni più grande, dal quale aveva già perso da adolescente e che era arrivato alla finale giocando benissimo. Giocare per il titolo contro un suo quasi coetaneo gli è parsa una vera e propria invasione del suo campo. Se avesse consentito a Van Veen di avvicinarsi al suo territorio, rischiava di sporcare dopo appena due anni la narrazione del giovane e vincente. [continua]
binocoli
Cosa scrivono gli inglesi del loro Littler
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La vittoria lo ha svuotato. L’immagine che Jonathan Liew sceglie per presentare ai lettori del Guardian il bis mondiale di Luke Littler è quella di un ragazzo esausto che si appoggia al tavolo delle bevande, lascia che regga tutto il peso, si copre il volto con le mani, e piange un poco. Come “se solo in quell’istante stesse percependo la forma e il colore di qualcosa di indicibile. Come se un atto di grande violenza fosse appena passato attraverso le sue mani”.
Prima del due volte campione del mondo, prima del fenomeno social, prima del gigante commerciale e dell’icona globale, Liew ci riporta allora a Luke, l’ossessivo delle freccette. Un ragazzo immerso fino al collo nella tradizione del gioco, consapevole dei traguardi che ora insegue, “del tessuto di grandezza nel quale è ormai cucito in modo indelebile”. Non un corpo estraneo, ma una creatura cresciuta dentro la storia. [continua]
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Interpreti
La disturbante ascesa della star quattordicenne del cricket
Nel cricket indiano esiste un quattordicenne che batte come se la sua età fosse un dettaglio secondario. Lo fa come quella canzone dei Cugini di Campagna: meravigliosamente. Si chiama Vaibhav Sooryavanshi e non è una promessa. Guardarlo è già un evento. Nel 2025 ha segnato il più giovane hundred nella storia dell’IPL, poi quello più giovane nel cricket over-cinquanta, poi un 171 nell’Under-19 della Coppa d’Asia. Ogni voce del suo curriculum è una prima volta. Intorno a lui ci sono due milioni e trecentomila follower, contratti, premi statali, test ossei per certificare l’età.
Oltre che raccontare questo prodigio, il Guardian usa questa storia per guardare il paesaggio che l’ha resa inevitabile. [continua]
Che cosa stanno leggendo in Europa
⬤ ⬤ ⬤ L’Equipe apre con la vittoria del Lione sul campo del Monaco in Ligue 1 e dedica la fotona della prima pagina alla doppietta di Pavel Sulc, “il regalo ceco”. In mansarda l’attesa per il derby di Parigi fra i ricchi e i super ricchi, il PSG e il Paris FC [distribuzione dei ruoli a piacere].
⬤ ⬤ ⬤ Marca dedica la pima pagina a Real-Betis di oggi pomeriggio, con l’auspicio che per la Casa Blanca sia “anno nuovo, vita nuova”. La foto: Xabi Alonso che abbraccia Pellegrini, suo allenatore da giocatore al Real. As invece concede la prima a San Joan, così viene chiamato il portiere del Barcellona, autore di “una parata memorabile” e decisiva nel 2-0 del derby sull’Espanyol. “Imparabili” dice infatti Mundo Deportivo e le prodezze di Joan García contro la sua ex squadra sono sulla prima anche di Sport.
⬤ ⬤ ⬤ E veniamo a noi. “Regali da Signora” titola la Gazzetta per il rigore sbagliato da David. L’unico spazietto extra-calcio è occupato da “la Brignone” che “c’è e si allena”. Tuttosport è più esplicito e dritto. Il canadese in prima è Jonathan Danni. QS parla di Signora dei rimpianti. Il Corriere dello sort-stadio dedica la prima solo alla A e titola: “In faccia alla Roma” perché giudica irregolare il gol di Scalvini: “colpisce con la mano prima il viso del portiere serbo e poi il pallone”.
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I temi del giorno
Quella cosa che ha fatto il premio FIFA per la pace

Come forse avrete saputo, il premio FIFA per la pace ha guidato un intervento militare in un paese straniero. Massimo Gaggi sul Corriere della sera spiega che “la droga c’entra fino a un certo punto, visto che dal Venezuela parte cocaina e non il temutissimo fentanyl che ha origini cinesi e viene raffinato in Messico. C’entra, invece, molto la visione neoimperiale di Trump. La sua promessa agli americani di non impegnare più soldati Usa in lunghe guerre in regioni remote aveva fatto pensare a un ritorno all’isolazionismo. In realtà il presidente americano continua a usare la forza quando lo ritiene opportuno, e lo fa senza consultare il Congresso, ricorrendo ad attacchi brevi, intensi e mirati: dall’eliminazione del generale Souleimani, ai bombardamenti degli impianti nucleari iraniani, agli attacchi contro ribelli e terroristi, dallo Yemen alla Siria. Nel caso del Venezuela c’è di più: il ritorno alla dottrina Monroe enunciata da quel presidente nel 1823. In sostanza la teoria del «cortile di casa»”.
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Le analisi
Cosa succede a Van Aert dopo la frattura alla caviglia
Il nostro caro Wout era riuscito a lasciarsi alle spalle un anno che lo aveva messo a dura prova. Dopo le cadute del 2024 con una serie di fratture alle costole, allo sterno e alla clavicola, dopo un 2025 in cui era tornato finalmente a vincere, con tappe al Giro e al Tour, l’ultimo episodio di Loenhout a fine dicembre sembrava la solita disavventura da Paolino Paperinaert: una doppia foratura al quarto e al quinto giro, per giunta sulla stessa pietra, ma in fondo niente più.
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Dai campi
Il Mali e il Senegal sono le prime due squadre qualificate per i quarti di finale. Il Mali ha passato il turno eliminando la Tunisia ai calci di rigore dopo un pareggio per 1-1. Il Senegal ha rimontato un gol di svantaggio al Sudan e l’ha battuto per 3-1. Oggi Marocco-Tanzania alle 17 e Sudafrica-Camerun alle 20.
Il calcio paranoico della Tunisia
Lo storico del calcio Jonathan Wilson firma sul Guardian una specie di requisitoria spietata sul calcio tunisino, eliminato dalla Coppa d’Africa contro il Mali non tanto per limiti tecnici quanto per una paura strutturale, storica, quasi identitaria. Wilson scrive: “Forse non esiste al mondo una nazionale il cui calcio sia paranoico quanto quello della Tunisia, e con così poche ragioni per esserlo”. I dati oggettivi – qualificazione agevole ai Mondiali, pareggio in amichevole con il Brasile – cozzano con una realtà emotiva opposta, dominata dal timore. Guardare la Tunisia, scrive, equivale a “fare esperienza di un mondo distopico in cui l’immaginazione è stata messa fuorilegge”. È questa sorta di autocensura della creatività a spiegare l’eliminazione: “Sono usciti dalla Coppa d’Africa perché il loro dubbio su se stessi si è rivelato più forte perfino dell’autodistruttività del Mali”.
Il torneo
Le partite di oggi
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Nel nord del Marocco, a Ksar El-Kébir, la Coppa d’Africa sembra lontana. In questa cittadina agricola che vive al ritmo dei campi di barbabietole e della pioggia finalmente tornata dopo anni di siccità, a oltre due ore da Rabat e più di un’ora da Tangeri, il tempo scorre seguendo altre priorità. C’è il lavoro della terra a cui badare, l’attesa delle precipitazioni, c’è la vita quotidiana di una grande sottoprefettura rurale.
È però anche la città d’origine di Achraf Hakimi, il luogo delle origini di sua madre Saida. Hakimi è nato in Spagna, ed è tornato qui nel gennaio 2023, poche settimane dopo il Mondiale in Qatar, per inaugurare lo stadio municipale che da allora porta il suo nome. Un evento enorme per un impianto da appena duemila posti, racconta Mathieu Grégoire su L’Equipe, alla presenza di “una folla compressa di notabili, politici, famiglie intere”.
Fu un ritorno affettivo e anche politico, in una città amministrata da un sindaco ambiguo – scrive L’Equipe. “Ha lavorato nell’agricoltura e ha venduto filo da cucito prima di entrare in politica. È un personaggio strano, essendo stato coinvolto in una serie di processi per appropriazione indebita e corruzione negli ultimi due anni, per un valore di centinaia di migliaia di dirham secondo gli atti d’accusa, ma spesso ne è uscito assolto”.
L’Equipe è andato a visitare lo stadio, ma l’atmosfera è lontana da quella festa di due anni fa. Ci sono rifiuti sulle gradinate e la custodia è affidata quasi interamente a Oulaya, la moglie del guardiano. Sui muri resistono le immagini, compresa quella famosa che ritrae la signora Saida mentre bacia il figlio sulla guancia con la bandiera marocchina sulle spalle. Da qui Saida partì a vent’anni per l’Europa, lasciandosi dietro muri scrostati, montagne considerate divinità protettrici, le pulizie domestiche nelle case degli altri, una porzione di famiglia. Hakimi oggi sostiene il paese soprattutto attraverso la sua fondazione, con progetti sparsi in varie regioni.
Il paese
La partita con il fango che Marrakech ha perso
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DI AMIRA IOZZI BOUDERBALA
A otto chilometri da Marrakech, le automobili sembravano animali feriti. Erano ferme, inclinate, abbandonate nel fango che la pioggia aveva trasformato in una trappola. La notte prima, mentre allo stadio finiva in pareggio la partita tra Camerun e Costa d’Avorio, la terra accanto alla N9 aveva ceduto senza far rumore, inghiottendo ruote come fanno le sabbie mobili.
La pioggia era caduta forte ma breve, come spesso accade qui. Gli steward avevano guidato i tifosi verso parcheggi improvvisati, lontani dall’asfalto, oltre i limiti della strada. In alcuni punti il terreno aveva smesso di essere solido. Senza carri attrezzi, quelle macchine sarebbero rimaste lì per giorni, monumenti casuali a una serata sfuggita di mano.
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Discussioni
Conte e Sarri, due modi di essere un capopopolo
In genere due tipi così quasi sempre rischiano di essere chiamati dei Masaniello. Se allenano il Napoli è quasi sicuro. Eppure non c’è un modo solo di interpretare il ruolo. Il ruolo di capopopolo. Maurizio Sarri e Antonio Conte, anzi, sono come Anthony Hopkins e Robert De Niro. Hanno due modi opposti di stare davanti a un gruppo, due diverse idee di cosa significhi guidare o rappresentare.
Sarri guida per condivisione intellettuale. Il suo carisma nasce dall’idea. Il suo popolo è fatto di fedeli che si riconoscono in un sistema, in un modo di occupare il campo o anche un modo di pensare. Quando Sarri conquista una piazza, lo fa lentamente, per osmosi. La gente si accorge di lui perché vede la squadra giocare in un certo modo e decide di seguirlo. È un leader che si mette accanto, non sopra.
Conte è tribunizio. Il suo carisma è fisico, immediato, teatrale. Conte non spiega, Conte proclama. Usa il corpo, la voce e il conflitto come strumenti di governo. Il suo popolo non deve capire proprio tutto, deve solo credergli. Conte costruisce identità attraverso la battaglia: ci siamo noi e ci sono gli altri, noi che lavoriamo più degli altri, noi che soffriamo più degli altri, noi che abbiamo meno degli altri. È un capo che occupa il centro della scena e chiede un’adesione totale.
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La Macchina del tempo
Il futuro sta nascendo in un posto in California
Il 4 gennaio nel ‘66 è un martedì. C’è stata una cena alla Casa Bianca per fare il punto sulla crisi nel Vietnam. Il presidente Johnson ha protratto la pausa nei bombardaenti nella speranza che Hanoi si decida a trattare, mentre si attendono le risposte dei leader politici alle lettere inviate dal papa. Tito, dalla Jugoslavia, ritiene prematura ogni trattativa.
Il futuro si affaccia dalla pagina 5 de La Stampa, dalla quale Mario Fazio scrive che “si costruisce già in California il mondo fantascientifico del 2000”.
“La California – si legge – è diventata in pochi anni la culla delle industrie dell’avvenire, sorte attorno ai grandi stabilimenti aeronautici, come quelli della «Douglas», o negli spazi più lontani dei deserti, dove hanno l’aspetto di autentici eremitaggi di scienziati e di tecnici. Violenta nella sua crescita (10 milioni di abitanti nel 1950, 20 nel 1965, forse 40 milioni fra vent’anni), la California è esplosiva anche nella capacità fantastica, forse stimolata dalla natura prodigiosa; dopo le distese gelate e spettrali del Nevada, le piane verdissime del Sacramento, verso il gran gioiello della baia di San Francisco, appaiono veramente come la terra promessa a chi arrivi in aereo, dopo aver sorvolato i deserti. Vasti come tre quarti della penisola italiana, questi deserti danno costanti allucinazioni per la luce liquida che ne avvolge i colori: dal giallo al viola il «deserto dipinto», dal bianco assoluto ancora al viola pallido la «valle della morte». Erano i passaggi obbligati e tormentosi dei pionieri; oggi accolgono in provvisori villaggi di grandi «roulottes» le masse che sì spostano dalla costa atlantica e dal centro del continente alla costa del Pacifico. Si calcola che nel Far West la popolazione nomade, in lento movimento verso la California, sia di 500-600 mila unità. Tecnici ed operai si occupano per qualche tempo, anche per anni, nelle nuove fabbriche e nei cantieri autostradali del Colorado, del Nuovo Messico e dell’Arizona; avviano attività sussidiarie, mentre altri impianta, o ristoranti, piccoli alberghi, negozi. Poi, fatalmente, i nomadi passano in California. È l’attrazione imprecisabile, mitica, del mondo nuovo”.
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Lame da samurai per i pattinatori olimpici

Che cos’è mai questo kyudo, di cui tanto parlano in Giappone? La Gazzetta dello sport manda un inviato molto speciale laggiù per scoprire questa disciplina del tiro con l’arco che affonda le sue radici nell’epoca dei samurai. È Cesare Bonacossa, il suo editore. È il figlio del conte Alberto, morto tre anni prima, e dal quale ha ereditato la proprietà del giornale.
“Scendendo da un taxi, nel centro della città – scrive Bonacossa il 4 gennaio del 1956 – lasciate le scarpe alla soglia di un edificio antico, si entra nel mondo di un Giappone di centinaia di anni fa”.
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Oggi
Il derby di Parigi, un test di convivenza
Per quasi mezzo secolo, a Parigi, il derby non è esistito. Non era un fatto calcistico, figuriamoci se poteva essere nell’immaginario collettivo. L’ultimo PSG-Paris FC risaliva al dicembre 1978, un pareggio senza eco, liquidato allora come “uno spettacolo triste”, e rimasto congelato in un’epoca di maglie con sponsor improbabili. Il tempo ha fatto il suo lavoro. Ha ingigantito uno dei due club e ha reso l’altro laterale, finché la città si è abituata all’idea che Parigi potesse avere un solo centro gravitazionale.
ore 20.45 su Sky Sport
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L’ultimo scroll
Ancona
33 giorni a Milano
Il fuoco della modernità di Paolo Volponi
Paolo Volponi era nato a Urbino, ma Ancona è stata la città in cui ha vissuto e dove oggi è sepolto. Il fuoco di Olimpia ci arriva dopo aver dormito ieri sera a L’Aquila e aver toccato Amatrice. La giornata di oggi è cominciata ad Ascoli Piceno e le tappe successive della staffetta sono San Benedetto del Tronto, Civitanova Marche, Macerata, Ancona.
In Paolo Volponi il fuoco è il motore della modernità, una forza potente che l’uomo deve imparare a gestire per non essere ridotto a combustibile del sistema produttivo. È stato il massimo esponente della letteratura industriale. Volponi vide nel fuoco l’elemento primordiale della trasformazione, il fuoco degli altiforni e della fusione dei metalli, dell’energia che muove le macchine. In Memoriale o Le mosche del capitale, il fuoco è ciò che permette la creazione dell’oggetto, ma è anche una forza ch divora, distrugge e rende disumani, se non è governata dalla democrazia.
In Memoriale, il protagonista Albino Saluggia vive un rapporto ossessivo con la malattia e qui il fuoco diventa interno. È la febbre, il calore del corpo che segnala un’anomalia il sintomo della sofferenza dell’individuo biologico schiacciato dal ritmo della fabbrica. È un calore che divora. Ne La macchina mondiale, il protagonista Anteo Crocioni è un contadino filosofo che sogna di costruire una macchina capace di governare l’energia dell’universo. Il fuoco è allora l’energia cosmica e la scintilla dell’intelligenza umana che cerca di riscattare la terra. È speranza, ma anche isolamento e follia.
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Paolo Volponi e il calcio. I suoi cent’anni da scrittore
Prima di Sandro Veronesi, solo un altro scrittore aveva vinto due volte il premio Strega. A Paolo Volponi lo diedero nel 1965 per La macchina mondiale (Garzanti) e nel 1991 per La strada per Roma. Era un grande tifoso del Bologna, compagno di stadio di Pier Paolo Pasolini, riteneva Pascutti più forte di Gigi Riva e gli dedicò un passaggio nel romanzo Corporale. «Aveva tutto, dribbling, velocità slalom e tiro».
Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30.
Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link
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