Lo Slalom del 28 gennaio | Cosa leggere, sapere e vedere

 

 

mercoledì 28 gennaio 2026.

 # 9  giorni a  Milano-Cortina

 

 

   

Gol, gol, gol: sembrava impossibile

Edoardo Bennato

 

  

Il baccanale del gol

Quindici squadre su ventiquattro sono già qualificate al turno successivo, ma solo l’Arsenal e il Bayern sono certe di avere un biglietto in prima fila per gli ottavi di finale. Alla vigilia dell’ultima giornata della fase campionato, un anno fa erano già fuori nove squadra e stavolta solo quattro. Spagna e Germania hanno perso un club [Villarreal e Eintracht], le altre sono il Kairat e lo Slavia Praga. Se è vero che le Grandi d’Europa non si sono fatte sorprendere è anche vero c’è molto ancora in ballo per i posti disponibili, sei dei quali più preziosi degli altri. Come ha scritto Alberto Polverosi sul Corriere dello sport-stadio viaggiamo verso una serata di gioiosa baraonda. Chi non ha una squadra del cuore da seguire si può collegare con Diretta Gol e, pur senza capire un accidente di quanto succede in campo, farà una bella indigestione di gol. Diciotto partite tutte insieme, una sola non conta niente, Arsenal-Kairat, la prima contro l’ultima

USG vs Atalanta

Dal Belgio c’è Palladino che tranquillizza: Niente calcoli, dice. Meno male perché i calcoli sono dolorosi. L’Atalanta è la sorprendente ammiraglia del calcio italiano in Champions e la squadra che secondo le predizioni Opta ha la percentuale maggiore di chiudere fra le prime-otto, ma non più del 16%. Le uniche partite giocate finora dall’Union SG contro squadre italiane sono state il pareggio per 1-1 con la Roma nella quarta giornata dell’Europa League scorsa stagione e lo 0-4 con l’Inter nella terza di questa Champions. Scamacca ha segnato nelle ultime due ma pare destinato alla panchina. 

Borussia Dortmund vs Inter

Il Borussia ha perso solo una delle ultime 21 partite casalinghe di Champions League [13 vittorie e 7 pareggi] e l’Inter cinque delle ultime sei trasferte in Germania. Nella sua analisi sul Corriere della sera, Paolo Condò dice che Lautaro Martinez resta il miglior attaccante a disposizione di una squadra italiana nonostante la cattiva fama di anemico numero nove nelle occasioni in cui senti i famosi polsi tremare. Può darsi che Chivu stasera a Dortmund lo lasci in panchina per evitare rischi di squalifica (è diffidato) nell’andata del playoff. Può permetterselo perché quest’anno dietro a Lautaro e Thuram ci sono due bravi attaccanti giovani e non due vecchie lenze sfiatate. Ma può permetterselo anche perché la (dura) trasferta di Dortmund cambierà poco.

Sulla Gazzetta, Germano Bovolenta intervista il totem Gianpiero Marini, l’unico forse che ha fatto una vita da mediano più di Oriali. Dice che si vede ancora con i ragazzi degli anni Ottanta e guarda l’Inter di oggi in tv. Dice che con Chivu vinceranno lo scudetto [quelli di oggi, non i ragazzi degli anni Ottanta].

Monaco vs Juventus

I francesi hanno perso solo una delle ultime sette partite in casa in un girone di Champions, ma la Juve tre nelle ultime 15 contro squadre francesi. Spalletti ha portato la Juventus sulla soglia della terza vittoria di fila in Champions per la prima volta dal 2021. Il grande assente sarà Pogba e La Stampa parla per lui di lungo declino: Dalla lista del Pallone d’oro alle corse dei cammelli. Nel senso che è diventato azionista e ambasciatore di Al Haboob, il team professionistico del settore lanciato in Arabia Saudita. L’Equipe racconta invece la traiettoria di François Modesto, ex difensore del Monaco che è cresciuto nella sua carriera da dirigente fino a diventare una figura chiave della Juventus.

Napoli vs Chelsea

In assetto da trincea, Antonio Conte ha passato la vigili a prendersela con i 100 milioni che il Chelsea può spendere, con certe frecciate di Spalletti e poi con il fato, il destino, gli infortuni che il cielo gli ha destinato.  Stasera Conte incrocia i suoi passi con quelli del Chelsea dove pure vinse e l’occasione serve a James Horncastle su The Athletic per dire di come il calcio contemporaneo ha deciso di ridimensionare il ruolo dell’allenatore. Il punto di partenza è una frase volutamente ambigua di Mourinho, sorpreso nel vedere che grandi club siano affidati a tecnici senza storia. Non fa nomi ma è evidente che ce l’abbia con Liam Rosenior. Ecco perché si parla di “lost Chelsea”. The Athletic racconta che il Chelsea attuale spende come il Chelsea di Abramovich, cambia allenatori come allora, ma non è più “win-now” e soprattutto non sa più chi è. È un club che accumula talento senza gerarchie, giovani senza tempo e allenatori senza potere. 

In questo vuoto, Conte diventa un esempio concreto di quanto un allenatore possa ancora incidere quando gli viene dato spazio reale. Prende squadre reduci da un campionato mediocre e boom – le porta lassù. Poi saluta, e ricomincia da un’altra parte imponendo conflitti e fratture. Oggi – dice The Athletic – i club stanno abbracciando una strada diversa mettendo fine all’era dei grandi manager, l’era degli Achab. Eppure, vincere richiede disagio, confronto e frizioni interne. La vera sorpresa, secondo Horncastle, è che il Chelsea rinunci consapevolmente a quelle figure capaci di rompere l’equilibrio per crearne uno nuovo. 

In realtà accadde pure quando portò Roberto Di Matteo in panchina al posto di Villas-Boas. Accadde proprio fra un ottavio di finale perso all’andata al San Paolo e vinto al ritorno a Stamford Bridge. E poi arrivò la Coppa. C’è la voce di Zoff su Repubblica. Borbotta contro il possesso palla perché mancano i contrasti veri – dice – però gli piace questa formula. 

Arsenal vs Kairat

L’Arsenal è l’unica squadra ad aver vinto tutte le sette partite di questa fase andando sempre in vantaggio e segnando almeno tre gol nelle ultime cinque. Il Kairat è invece a zero su 10 nelle sue apparizioni europee. Eppure il Telegraph scrive che Arteta deve sacrificare il controllo del gioco per sfruttare al meglio i suoi timidi attaccanti. I dati mostrano che la capolista di Champions e di Premier League sta segnando di meno su azione: 22 volte su 42, cioè 14 in meno del Manchester City e meno pure di Liverpool, United, Aston Villa e Chelsea. Oh, comunque i gol da fermo valgono lo stesso uno, sebbene Sean Dean scriva che cresce il timore che gli attaccanti di Arteta non contribuiscano abbastanza nel gioco aperto. Nessun giocatore dell’Arsenal ha segnato più di cinque gol in Premier in questa stagione e non ce n’è neppure uno fra i primi-20 marcatori. Nonostante i 184 milioni di sterline spesi per Viktor Gyokeres, Noni Madueke ed Eberechi Eze. E questo è un tema. L’Equipe ha dedicato un’analisi al centravanti svedese e le sue difficoltà a Londra: Problemi nei duelli, corsa ingenua e disagi tecnici

Athletic vs Sporting

La partita che mette in imbarazzo i boomer. Quando giocavano Zoff e Bettega, erano l’Atletico Bilbao e lo Sporting Lisbona, ci hanno spiegato che era rispettoso dirlo Athletic, nessuno ci spiega perché mo’ pare brutto dire che è di Bilbao e che lo Sporting gioca a Lisbona. Gorka Guruzeta ha segnato quattro gol nelle ultime cinque partite di Champions. Meglio avercelo che non avercelo, ecco.

Ajax vs Olympiakos

Visto che ci troviamo, qui c’è un’altra squadra che non si scrive più come si scriveva quando giocava Savoldi. Adesso fa fico dire Olympiacos con la c, ma Panathinaikos resta con la kappa. Mistero. Serve un grecista – e qui abbiamo fatto lo scientifico. L’Ajax ha preso gol per primo in tutte e sette le partite di questa fase campionato.

Atlético Madrid vs Bodo/Glimt

Al Cholo non tocca la trasefrta sopra la linea del circolo polare artico per andare a prednersi un posto fra le prime-otto. Il suo Alexander Sørloth ha giocato in prestito al Bodø/Glimt nel 2015, segnando 14 gol in 29 presenze.

Barcellona vs Copenhagen

👁️  chi vedere: Lamine Yamal – Filippo Maria Ricci sulla Gazzetta fa notare che i catalani “da quando sono tornati al Camp Nou, impianto in balia dalle intemperie e con una capienza ridotta a 45.000 anime, non hanno dato scampo a nessuno: 6 partite, 6 vittorie, 17-3 di parziale tra Liga e Champions”. Stasera ci sono in campo “tanti spagnoli e tanti canterani, guidati da Lamine Yamal che pubalgia o no in questa stagione è già arrivato a 11 gol e 13 assist col Barcellona. il “10” del Barça e della Roja sta facendo cose che alla sua età non ha fatto nemmeno Sua Maestà Leo Messi”.

Leverkusen vs Villarreal

Il Villarreal, come dicono i quotidiano sportivi, non deve sentirsi fuori, deve sentire che sta giocando per il ranking della Spagna e per avere un posto in più nella prossima Champions. Vedremo. Il Leverkusen ha perso solo una delle ultime otto partite casalinghe contro avversarie spagnole.

Benfica vs Real Madrid

👥 specchi  – Che effetto vi fa vedere Mourinho contro il Real Madrid? Chissà che cosa direbbe Javier Marias nel ritrovare da avversario l’allenatore che fu suo avversario anche quando era dentro la Casa Blanca che gli stava tanto a cuore. Filippo Maria Ricci sulla Gazzetta racconta allora il confronto con Arbeloa come una relazione di filiazione, non una rivalità. Tra i due non c’è mai stata rottura, né sportiva né umana. Arbeloa è il prodotto più puro del mourinhismo al Real Madrid, dice Ricci, non il più talentuoso, ma il più fedele all’idea di calcio di José in quel periodo di guerra aperta al Barça di Guardiola. Una sua emanazione. Spartano, disciplinato, disposto a sacrificarsi: l’uomo giusto.

Mourinho rivendica apertamente il legame. Quando parla di allenatori giovani, chiarisce che Arbeloa — come Chivu — è “uno dei suoi bambini”. Non lo esalta come calciatore straordinario, ma lo definisce “uno degli uomini migliori” avuti al Real. Un complimento tipicamente mourinhano, il valore umano viene prima di quello tecnico e la lealtà viene prima del talento.

La risposta di Arbeloa è stata speculare: Mourinho è stato, è e sarà sempre “uno di noi”. Ricci sottolinea proprio questo: anche ora che si trovano su panchine opposte, il rapporto resta quasi familiare, non competitivo. Il discepolo può “far fuori” il maestro sul piano del risultato, non su quello simbolico. Mourinho è ritratto in un momento difficile, sotto pressione, vicino all’eliminazione, con l’ambiente teso e il solito carico di conflitti arbitrali che tornano nelle sue traiettorie come un destino. 

🙈 cosa non abbiamo visto: Eusébio vs Butragueno – Il portoghese è stato la stella del grande Benfica anni Sessanta, il Buitre l’implacabile centravanti del Real fine Ottanta. Ci siamo persi l’incontro tra due modi opposti di vivere il gol: la potenza che travolge contro l’intelligenza che ti infilza. Eusébio era un attaccante dal tiro violento, la falcata larga e una presenza totale. Ogni sua azione sembrava definitiva e il gol una conseguenza naturale della sua corsa sfrenata. Dopo i Mondiali del 1966, i giornali del tempo non avevano nessun dubbio su chi fosse il miglior calciatore del mondo. Era un attaccante che portava il peso della squadra dentro l’area. Emilio Butragueño invece giocava sempre ai margini della partita. Aveva serate da piccoli passi e movimenti corti, quando il calcio di sera era ancora un’eccezione. Aveva un modo di sparire al buio tra i difensori, anziché superarli. Un Paolo Rossi nato in Spagna.

Bruges vs Marsiglia

L’Equipe sottolinea che il Marsiglia ritrova stasera il difensore ecuadoriano Joel Ordonez, sfuggitogli dalle mani la scorsa estate e che continua a essere un obiettivo caldo sul mercato. L’Olympique non perde da sette partite contro squadre del Belgio. 

Eintracht vs Tottenham

Non era mai successo che l’Eintracht rimanesse senza vittorie per sei partite consecutive. The Athletic scrive che il Tottenham deve smettere di raccontarsi come qualcosa che non è deve e tornare a vincere partite in Premier, in qualunque modo, perché il contesto non consente più illusioni. Il Tottenham vive una contraddizione. È abbastanza forte da sembrare al sicuro, ma abbastanza confuso da potersi smarrire. Non è una squadra da retrocessione, ma nemmeno una squadra che può permettersi di giocare secondo una identità senza guardare la classifica.

Liverpool vs Qarabag

I Reds hanno vinto 17 delle ultime 20 partite nella fase a gironi di Champions e Szoboszlai ha segnato in quattro delle ultime cinque. James Pearce su The Athletic dice che il Liverpool di oggi non sa chiudere le partite né proteggere sé stesso, e che finché questa storia non cambia, ogni presunta svolta resterà un’illusione di tre giorni.

Manchester City vs Galatasaray

Pare incredibile, ma è così: l’unico precedente del Manchester City in una competizione europea contro una squadra turca risale al primo turno della Coppa dei Campioni 1968 contro il Fenerbahçe.

Pafos vs Slavia Praga

È anche la prima volta che squadre di Cipro e Cechia si affrontano in una fase finale della Champions League. Ci fu uno scontro diretto in un preliminare del 2017, quando lo Slavia perse dall’Apoel Nicosia. 

PSG vs Newcastle

Il Paris ha segnato quattro o più gol in tre delle ultime quattro partite casalinghe e si è appena ripreso la testa della classifica, creando così una circostanza straordinaria: in testa ai cinque principali campionati europei ci sono cinque squadre con allenatori stranieri [se ne parlava qui]. Loic Tanzi su L’Equipe racconta il Paradosso Kvara. È diventato indispensabile per il PSG, ma non può esserlo allo stesso modo in tutte le partite. È la “pièce manquante” del puzzle di Luis Enrique e Luis Campos, l’esterno offensivo più utilizzato della rosa. Però proprio questa continuità, unita all’assenza di infortuni, lo ha portato a una fatica che mitiga il suo impatto. Kvara deve scegliere – o è costretto a scegliere – dove incidere. Nei grandi appuntamenti si accende, decide, segna. Nelle partite ordinarie gestisce e si risparmia. E pazienza. 

PSV vs Bayern

Tutti gli occhi su Ivan Perišić, che ha trascorso la stagione 2019/20 in prestito al Bayern dall’Inter, segnando otto gol in 35 partite e vincendo la Champions League insieme al doppio titolo nazionale. Ora l’Inter aspetta di poterselo riprendere, se il PSV esce dalla Champions. Sul Times c’è un pezzo che più o meno dice: si va al Bayern per vedere Kane e si finisce per scoprire Olise. Sembrano le parole di Franz Beckenbauer ai Mondiali del 1970. Un giorno andò da turista a vedere il Brasile. Disse: ero venuto per vedere Pelé e ho scoperto Rivellino. 


  

Che cosa stanno leggendo in Europa

🟦⬜🟥   C’è un triplo obiettivo per il calcio francese stasera e L’Equipe lo scrive grosso così in prima pagina. Il PSG cerca un posto fra le prime-otto della Champions, Marsiglia e Monaco devono assicurarsi la qualificazione. Nel soppalco: il gigante di Schladming con il podio di Elezi Cannaferina, lo spareggio Germania-Francia di oggi agli Europei di pallamano, l’orrore confessato da Victor Wembanyama per i fatti di Minneapolis. 

🟥🟨🟥  La notte di Champions è protagonista pure qui. Europassione titola Marca con una coppona a centro pagina e tutti gli stemmini attorno. Nel battiscopa c’è Alcaraz felice per la semifinale di Melbourne. “Carosello Champions dice As per una noche loca e dalla combinazione di assi dei quattro club spagnoli in foto ci sono Mbappé e Lamine Yamal che si sporgono e ci guardano minacciosi. Sotto: la vittoria del Real in Eurolega sul Paris e la Challenge di Maiorca di ciclismo con una intervista a Mas. Mundo Deportivo impartisce un ordine, mas que un ordine, al Barcellona: Ganar y golear, vincere e segnare tanto, così titola usando quel verbo che tanto piaceva italianizzare a Brera [la goleada l’ha inventata lui]. Una sogliolina celebra Alcaraz. Sport dice che è una notte tope ci ricorda che Red Bull e Ferrari sono andate in pista sotto la pioggia A Montmelò.

🟥⬜🟥  Il Guardian apre con il tennis dall’Australia e in controcopertina c’è il cricket, con la nazionale inglese che ha battuto Sri Lanka. Il Telegraph ci apre la sezione perché il capitano Harry Brook ha festeggiato con il gesto del wrestler Steve Austin, ha battuto i suoi due guanti uno contro l’altro fingendo che fossero boccali di birra e ha mimato una bella bevuta.  Un riferimento al caso nel quale è stato coinvolto di recente: un buttafuori ha fatto il suo lavoro con lui in un locale poche ora prima di una partita con la Nuova Zelanda. Una reazione alle critiche incassate per il suo comportamento. Anche il Daily Mail ha in apertura di sfoglio la rabbia di Cori Gauff che ha sfasciato la sua racchetta a Melbourne quando pensava di essere al riparo dallo sguardo della telecamera e la vittoria dell’Inghilterra nel cricket. Le due lattine di birra di Brooke sono in cima a tutto anche sul Telegraph

🟩⬜🟥  Oh, e veniamo a noi.  La Gazzetta dello sport: Tutto in una Coppa. Atalanta, Inter e Juventus sono già certe di avere almeno un posto nel play-off, il Napoli deve conquistarsela e si tratta di una notte da cuori forti oppure come scrive Luigi Garlando nella sua rubrica un mercoledì d’altri tempi. In basso l’attesa per Sinner contro Shelton, mentre all’interno Paolo Bertolucci dice che Jannik deve puntare ad allungare gli scambi. Shelton in partita se otterrà il punto in 2 o 3 colpi: l’elasticità atletica conterà più della resistenza. Anche la nostra Sandra Cassandra la pensa così, ma oggi è di corta e non scrive. 

Il Corriere dello sport-stadio: Le finals per i verdetti di Champions e un paio di finestre di mercato per la Roma [Friedkin sceglie i giovani] e per il Bologna [Fazzini, ci siamo]. Spazio per il Como ai quarti [stavolta tre gol alla Fiorentina dopo aver goleato il Torino] e il ritorno un po’ romantico e un po’ sconsolato di Lorenzo Insigne al Pescara. Tuttosport va sul mercato e dice: Juve, avanti con Kolo mentre il sindaco di Torino si augura che Cairo compri lo stadio nei prossimi mesi. I tifosi sperano che la questione faccia emergere un compratore anche per il club.


 ▬▬▬▬▬         ▬▬▬▬▬

 

     

Musetti ritirato quando era avanti due set a zero su Djokovic

🗞️  Ubitennis: Uno strano e immeritato scherzo del destino. Sino a qualche istante prima dell’infortunio alla coscia, Musetti stava disputando un incontro magistrale, mentre Djokovic aveva registrato nei primi due parziali una quantità ragguardevole di gratuiti, rantolando nel buio contro un azzurro in uno stato di forma eclatante. Nole riconosce il dramma sportivo, e constatando la situazione inattesa nel quale si è ritrovato catapultato, non accenna nemmeno un gesto di trionfo – com’è giusto che sia – e con grande onestà intellettuale confessa nell’intervista post-match: “Ero già a casa, Musetti avrebbe dovuto vincere”. La leggenda di Belgrado giocherà venerdì la sua 54esima semifinale Slam, la tredicesima a Melbourne. Dovrà soltanto attendere l’esito del match tra Sinner e Shelton per conoscere il suo prossimo avversario. [di Pietro Stanò]

🗞️  Corriere della sera: Caldo, allenamenti e cibo da asporto. Resistere è una questione di dettagli – Gaia Piccardi ha scritto: Ci sono due tornei in corso, qui. Uno si gioca all’aperto, con temperature monitorate dal protocollo per il Caldo Estremo, la legge uguale per tutti che secondo qualcuno non è poi così uguale per Sinner e Alcaraz. La feroce polarizzazione del tifo — quel malcostume mutuato dal calcio per cui chi ama Jannik deve detestare Carlitos e viceversa — crea polemiche inesistenti.

🗞️  Repubblica: Tutti pazzi per Alcaraz, in semifinale ballando tra risate e spogliarelli

🗞️  La Stampa: La perfezione di Alcaraz: Inseguo il Grande Slam. Stefano Semeraro coglie e sottolinea una grande verità che in Italia in genere facciamo fatica a vedere prima, accettare poi: Tutti amano Carlos Alcaraz. Quando gioca e quando strabilia Jim Courier con la sua abilità da giocoliere con la racchetta durante l’intervista dopo partita. Una destrezza circense, un’allegria da ora di ricreazione. «Siamo stati così fortunati che dopo i Tre Grandi sia arrivato lui», sviolina Mats Wilander, commentatore di Eurosport. «La sua sportività è incredibile, è un ambasciatore perfetto per il tennis. E quel sorriso: vale un milione di dollari».

🗞️  La Gazzetta dello sport: Alcaraz scatenato. Ma il nuovo Zverev sogna lo sgambetto – Federica Cocchi spiega: Carlos il giocoliere dovrà perciò sfondare il muro di Zverev, impeccabile ieri al servizio contro un Tien molto insidioso ma ancora troppo leggerino per le sportellate dei big: il tedesco, alla decima semifinale Slam come Carlos, nel quarto contro lo statunitense ha messo in fila 24 ace con un solo doppio fallo, il 72% di prime in campo con 56 vincenti contro 22 gratuiti

 

     

◇  La Nazionale femminile di pallanuoto ha battuto anche la Serbia [17-6] dopo la Croazia e si è garantita la qualificazione alla seconda fase degli Europei di Funchal con un 7-0 a cavallo tra il primo e il secondo tempo. A cavallo non in senso letterale altrimenti sarebbe solo polo e non waterpolo. Domani terza partita del girone con la Turchia. 

◇  Milano ha vinto in casa dell’Olympiakos e Conegliano ha battuto lo Zeren Ankara. Due vittorie in trasferta per le squadre italiane di pallavolo nella Champions femminile. Paolo Egonu ha segnato 32 punti. Oggi ci sono le campionesse del mondo di Scandicci in Romania contro l’Alba e domani il Novara ospita le polacche del Budowiani. In campo maschile Civitanova ha vinto la quarta partita per 3-0 sui belgi del Leuven e la Gazzetta ripesca una vecchia formula buona per Boniek parlando di bella in Europa [Civitanova in campionato non è altrettanto implacabile].

◇  Trento ha vinto la decima partita del girone di Eurocup [4 sconfitte] ed è risalita al quarto posto del suo girone: 87-74 al Besiktas capolista con 19 punti di Steward, 18 di Jogela e 15 di Jakimowski. Oggi c’è Venezia-Lubiana e in Champions c’è Trieste che va a Tenerife.

 

   

L’ultimo santino della NFL

Nella NFL moderna contano più le decisioni organizzative che il talento isolato. Chi azzecca tutto al momento giusto arriva al Super Bowl, anche partendo da lontanissimo. Così si spiega secondo Mike Sando su The Athletic il Super Bowl più improbabile degli ultimi decenni — Seahawks contro Patriots. Arrivano da outsider storici perché hanno sfidato valutazioni consolidate. I Seahawks hanno puntato su Mike Macdonald come capo allenatore e hanno rilanciato Sam Darnold, un quarterback dato per finito. I Patriots hanno accelerato il cambio di rotta affidandosi a Mike Vrabel e a Drake Maye, mostrando come anche un quarterback al secondo anno possa reggere il palcoscenico massimo se inserito nel contesto corretto.

È Drake Maye il ragazzo del poster. Uno dei quarterback giovani più osservati degli ultimi anni perché unisce un profilo fisico da NFL moderna e una formazione tecnica già avanzata, ma senza l’aura del predestinato mediatico. Ha 23 anni, cresciuto in North Carolina, esploso a UNC dopo aver preso il posto di Sam Howell. Alto, potente, con ua facilità nel lanciare profondo, Maye ha mostrato di non essere solo un braccio ma un quarterback che legge il campo con calma. Tecnicamente è un passatore verticale ma paziente. Sa attaccare il centro del campo, non forza il lancio per impressionare. Quando sbaglia, lo fa più per eccesso di fiducia che per confusione. Atleticamente è più mobile di quanto sembri. 

Ma Drake Maye non è solo un quarterback di talento. È un giovane uomo con una storia personale forte. I pezzi su di lui costruiscono in genere un’immagine pulita, rassicurante, quasi inattaccabile: raccontano della sua famiglia solida, della sua relazione stabile con la moglie, dei suoi gesti generosi, delle sue parole misurate, della sua fede e della sua inclinazione a usare la visibilità della NFL per parlare di spiritualità. Non è Tim Tebow, ma non ci siamo lontani. Non ci sono spigoli, nel mondo di Drake Maye. È il volto perfetto per una lega che ha bisogno di quarterback nuovi da mostrare. Maye viene presentato un po’ dovunque come il bravo ragazzo cresciuto bene, competitivo ma gentile, ambizioso ma grato. La sensazione è che i media abbiano scelto una chiave unica — la sua normalità virtuosa — e la stiano ripetendo da angolazioni diverse. Bianco, buono e biondo. Un santino che nessuno ha ancora sporcato.

 ▬▬▬▬▬          ▬▬▬▬▬

 

L’Inghilterra può vincere il Sei Nazioni

Il tempo dell’attesa è finito. Se l’Inghilterra è davvero outstanding, come sostiene il suo cittì, allora in questo Sei Nazioni è arrivato il momento di dimostrarlo — non con buone prestazioni, ma con il titolo. Così dice il Telegraph: per l’Inghilterra questo Sei Nazioni non è più un torneo di costruzione di qualcosa, ma un esame definitivo. Tutto il resto — il calendario compresso, gli incroci, le ipotesi, i dubbi sulla prima linea — serve a rafforzare il principio che non ci sono più alibi. L’Inghilterra di Borthwick ha accumulato continuità, risultati e fiducia. Ora deve trasformarli in autorevolezza

Il Sei Nazioni 2026 – dice il giornale inglese – accorciato e più intenso, assomiglia a un Mondiale. Questo significa che non conta solo il potenziale, ma anche la capacità di reggere la pressione, fare scelte scomode, reggere gli infortuni, e anche prendere decisioni impopolari. Qui si misura la maturità di una squadra. Continuare a parlare di passo avanti – si legge – sarebbe una forma di autoassoluzione.

Le partite chiave [Galles all’esordio, Scozia a Murrayfield] saranno snodi psicologici. C’è qualche dubbio sulla mischia, ma non può ridimensionare le ambizioni. L’Inghilterra – dice il Telegraph – deve dimostrare profondità e solidità nei ruoli meno glamour, non solo talento nelle posizioni frou frou. 

 

      

Perché i test della F1 si tengono a porte cbiuse

Qui Barcellona, dove tutti pensano di scoprire qualcosa e dove forse non si scoprirà un bel niente. La Formula 1 sta entrando in una zona di ignoranza controllata e questo primo, vero punto di contatto con un’era che nessuno padroneggia ancora ne è il manifesto. Lo shakedown collettivo con i test al Montmelò è di fatto una settimana di scoperta. Le squadre in fondo non sono lì per capire chi è veloce, ma per capire se le auto funzionano, se sono guidabili, se il lavoro fatto in inverno regge al confronto con la realtà. 

Un passaggio netto e fragile allo stesso tempo, perché le macchine del 2026 sono una rottura netta col passato. Motori, aerodinamica, gestione dell’energia, persino il modo di affrontare una curva richiedono ai piloti di disimparare ciò che sapevano. La scelta di tenere tutto a porte chiuse è una forma di protezione. Ma si sta attirando delle critiche. Le squadre temono problemi, errori e stop improvvisi — temono soprattutto che quei segnali vengano amplificati e letti fuori dal contesto. The Athletic ha scritto con Luke Smith che giudicare ora significherebbe fraintendere. Barcellona è un laboratorio, non una vetrina. Il tempo è la vera moneta. Con regolamenti così radicali, ogni giro serve a capire, non a fare performance – come direbbe Virginia Raffaele con una delle sue maschere. Chi spreca questa settimana, rischia di iniziare la nuova era già rincorrendo. E infatti il nome della Williams viene citato come avvertimento. Nel 2026 la conoscenza verrà prima della velocità. Prima di cercare il limite, bisognerà capire cosa sia guidabile.

Tuttavia, Guillermo Rai – ancora su The Athletic, considera che questa segretezza è fragile, discutibile e forse controproducente. Serve a proteggere ma genera sospetto; vuole silenzio ma crea rumore; prova a escludere ma rende ancora più visibile il confine tra chi è dentro e chi resta fuori. È un disagio che emerge osservando cosa succede fuori dai cancelli. Ingegneri di una squadra [anonimi] confessano di non capire fino in fondo e stanno controllando i social per vedere come reagiscono i tifosi esclusi. Un passaggio che indica come non c’è unanimità nemmeno dentro il paddock. C’è gente che si apposta sulle colline, ci sono guardie private, fan allontanati più volte. Un senso di eccesso di controllo, e i problemi che si vogliono nascondere sono visibili lo stesso, dalle auto ferme in pista alle bandiere rosse, dalle Cadillac in difficoltà alla Racing Bulls bloccata. Chiudere le porte, sottolinea The Athletic alla prova dei fatti, non ha risposto alle intenzioni. Ha solo reso i test più nervosi. 

Giorgio Terruzzi sul Corriere della sera ha scritto che pare impossibile decifrare il lavoro dei vari team, anche considerando la decisione di aprire il 2026 con una prima sessione di test a porte sbarrate. Un controsenso dopo la curiosità generata dalle presentazioni, con un regolamento che rivoluziona ogni componente.

🗞️  La Gazzetta dello sport: La Ferrari strappa sorrisi– Leclerc e Hamilton, tati giri al debutto: Una base solida

 

 ▬▬▬▬▬          ▬▬▬▬▬

   

La tragedia di Brema

  Il 28 gennaio nel 1966 è un venerdì e i giornali in edicola raccontano del vivace confronto che si tiene alla direzione della DC durante i colloqui per la formazione del nuovo governo. Moro e Rumor sostengono la necessità di una continuità della politica economica, la corrente di Fanfani vorrebbe un’inversione di tendenza, Taviani esclude l’ipotesi di un governo monocolore ma vuole Scelba dentro, mentre al congresso del PCI scoppia la grana Ingrao: si presenta con una mozione che propone un programma di azione per arrivare al potere, in dissenso con Amendola. Una foto sul Corriere della sera mostra la stranezza di una donna, una ragazza ventenne, Marita Ralf, che a Berlino Est arbitra partite di calcio fra squadre giovanili, ma fa ancora più scalpore l’eliminazione nella prima serata del festival di Sanremo di Bobby Solo e del tenore Giuseppe Di Stefano. 

Il Corriere scrive che hanno fatto fiasco i complessi stravaganti e i capelloni. Il riferimento è per J.P. Proby, a suo modo nella storia. La Stampa lo definisce un giovane tenore che porta la chioma a coda di cavallo. Lo zazzeruto introduce per la prima volta nella storia della televisione i famosi «capelloni» nei «video» di casa nostra.

A proposito delle belle canzoni dei bei tempi di una volta, a quei tempi di una volta Vincenzo Buonassisi dice che il livello non è un granché. 

Ogni anno, malgrado tutto – scrive – si ricomincia a sperare che venga fuori qualcosa di nuovo, e poi ci si ritrova al solito punto, il festival ingigantisce ma anche la macchina industriale si perfeziona, a modo suo: manda canzoni costruite con abilità, con tutti gli ingranaggi e i bulloni a posto. Dal lato utilitario, come prodotti di consumo, sono sempre più efficienti; la formula, la confezione media sono una assicurazione contro i rischi di insuccesso, ma sono anche una palla al piede. dal punto di vista della originalità. Oggi lo chiamiamo algoritmo e pensiamo che sia un guaio contemporaneo.

Due sono le canzoni favorite. Una la canta Modugno con Gigliola Cinquetti, Dio come ti amo, e pure qui c’è da ridire. Questa canzone – dice il Corriere – ha la solita struttura di tutte le composizioni di Modugno, un fraseggio spezzettato che si articola tuttavia su una frase melodica orecchiabile. È quasi un modo di contrabbandare la melodia nella moderna, nevrotica versione del ritmo. Gioco che fece la fortuna di Modugno, che ormai è scoperto, ma che ogni tanto rinnova guizzi pieni di vita, come stavolta: e anche qui le parole hanno una freschezza, una presa a cui si è poco abituati. Il resto lo fanno l’interpretazione dello stesso Modugno e quella di Gigliola Cinquetti che inattesamente modugneggia anche lei (e intanto vengono distribuite le fotografie del film che sta girando, si sono decisi a farla diventare donna, perfino attraente). La Stampa aggiunge: Affidata alle cure del prorompente Domenico, era da prevedere l’evoluzione della casta Gigliola, Due anni or sono, non aveva l’età. L’anno scorso, rimediò un pudico appuntamento; ed ora, ahimè, ha raggiunto la pienezza aggressiva della donna «sexy». Parole come: Non è possibile avere tra le braccia – tanta felicità – baciare le tue labbra – che odorano di vento, si ascoltano non senza trepidazione dall’ancora acerba Gigliola; e quando le stesse cose son ripetute dall’immaginoso Modugno, allora, poi, la carica tumultuosa di passionalità si scatena con furia alluvionale: Chi può fermare il fiume che corre verso il mare?.

La seconda canzone favorita è Io ti darò di più di Memo Remigi, un motivo delicato – dice il Corriere della sera – con un inizio che ricorda Chopin; e ha dalla sua una coppia formidabile: la Vanoni, tutta vibrante, sempre molto sexy, e Orietta Berti: angelica, naturalmente

Chi sfoglia i giornali la mattina, non immagina che al pomeriggio la giornata diventerà drammatica. Un volo partito dall’aeroporto di Francoforte alle 17.41 con un ritardo di 8 minuti, dopo un’ora di viaggio e in fase di atterraggio a Brema, va a schiantarsi in un campo oltre la fine della pista. Il carburante nel serbatoio, ancora 2.500 litri, prende fuoco e provoca un incendio al suolo, spento dai vigili del fuoco dell’aeroporto solo dopo 40 minuti. Muoiono a bordo quattro nuotatori e tre nuotatrici della Nazionale italiana: Bruno Bianchi, Amedeo Chimisso, Sergio De Gregorio, Carmen Longo, Luciana Massenzi, Dino Rosa, Daniele Samuele. Tra le vittime ci sono anche l’allenatore Paolo Costoli, il telecronista RAI Nico Sapio, l’attrice Ada Tschechowa. 

L’aereo era stato rifornito con una dose extra di carburante perché l’equipaggio aveva ipotizzato l’aeroporto di Stoccarda come destinazione alternativa, a causa delle condizioni meteo. Il rapporto finale sulle cause dell’incidente mostrerà che uno strumento nella cabina di pilotaggio aveva registrato dei dati errati, facendo deviare la traiettoria dal corridoio di discesa previsto dal sistema di atterraggio. Probabilmente il capitano stimò l’altitudine in modo sbagliato a causa dell’oscurità e della scarsa visibilità. Secondo la rivista tedesca Der Spiegel, l’aereo era ghiacciato e la visibilità quasi nulla.

La Stampa ricostruisce: L’atterraggio, secondo il direttore dell’aeroporto di Francoforte, signor Ulz, non avrebbe dovuto essere facile, ma neppure estremamente difficile. «Un tipico atterraggio nella cattiva stagione», ha detto Ulz alla radio. Il disastro è avvenuto nel momento in cui il «Convair», perforando la coltre di nuvole basse e ridotta la velocità (a circa 200-250 chilometri orari), stava virando per portarsi all’altezza delle luci che segnano il limite meridionale della pista. Aveva già acceso i fari di atterraggio. Da lontano si sono d’improvviso viste le luci scendere a precipizio («come una stella filante, meglio, come un razzo, dopo lo scoppio», ha detto alla radio un testimone oculare), poi una grande fiammata multicolore, seguita dal boato di un’esplosione. Secondo taluni vi sarebbe stata una «scivolata d’ala», dovuta al pieno carico, la ridotta velocità e forse una virata troppo stretta. Secondo altri, invece, e la tesi avallata dalla direzione della «Lufthansa», il capitano Saalfeld, accortosi di avere mancato (per la scarsa visibilità) la giusta direzione della pista, avrebbe tentato quello che in gergo aviatorio si chiama «overshout», cioè di spingere al massimo i motori e di riprendere quota in extremis, per ripetere l’atterraggio in condizioni di maggiore sicurezza. È una manovra alla quale i piloti di linea sono allenatissimi, anche nelle peggiori condizioni atmosferiche e di carico. Stasera la manovra — se è stata tentata — non è riuscita. Forse i motori non hanno risposto al richiamo del pilota. L’apparecchio è precipitato da non più di 25-30 metri di altezza, a meno di 300 metri dal margine della pista, in un campo arato, trasformato in un acquitrino dal disgelo e dalle piogge di questi giorni. L’acqua alta ha impedito agli automezzi dei pompieri di raggiungere immediatamente l’apparecchio.

Mosca sul Corriere della sera del giorno dopo scriverà: I giovani dello sport li si pensa ancora immortali. Il loro è un gioco, un piacere, qualcosa di leggero e di trasparente che vale per tutti noi, anche i più pesanti ed opachi. Trasferendoci nel loro gioco raddoppiamo, se giovani, la nostra giovinezza e, se vecchi la ritroviamo. Perché tanto sgomento, tanto orrore quando avvengono fatti come questo di Brema, come quello di Superga e come quello di Monaco; quando in un disastro aereo morirono diciassette giocatori squadra del Manchester? Perché con quei giovani muore non soltanto la loro giovinezza, ma la nostra o la illusione di essa. Perche con la scomparsa di Daniela Samuele muore per i giovani una sorella e per gli anziani una figlia. Perché veder troncate così improvvisamente, così facilmente, come nient’altro che un filo di lana, vite colme di tanta energia e di tanto ardore trafigge il cuore come una spada, fa pensare che filo di ragnatela sia questa vita nostra che di energia ha tanto meno e di ardore quasi più nulla. Come dire addio a chi non doveva andarsene, a chi dalla morte sembrava così lontano?.

Giampiero Fossati della Canottieri Napoli si salva perché aveva un esame all’università. Era tra i convocati, avrebbe dovuto nuotare i 200 farfalla. 

Luigi Gianoli sulla Gazzetta dello sport scrive due giorni più tardi: Non hanno avuto il tempo di soffrire, neppure d’avere un piccolo sospetto: questo forse ci consola in parte. Sono passati dall’allegria cameratesca di ragazzi appena usciti dall’adolescenza, dalla sfrenata giocondità d’una comitiva di giovanissimi ad un’altra esistenza ignota dalla quale non si fa più ritorno. Questa la sola certezza insieme con lo stupore d’una fine ingiusta, ma forse non più crudele d’una esistenza sbagliata. Ci consola un poco saperli felici; anzi al sommo della felicità nell’ultimo istante del viaggio, e l’essere partiti tutti insieme per l’ignoto tenendosi per mano. Ma tutto questo non basta. La realtà è dolore e torna a rimorderci senza pietà. Bastava un istante, bastava non partire, una febbre, bastava forse non avere tanta impazienza, non forzare il destino… Inoltre c’è sempre nel cuore un ricordo che strappa come una ferita che non vuole rimarginare e ci riporta indietro a riassaporare frammenti gioiosi della loro vita, tiepida vita illuminata da un sole adolescente, vita ansiosa di futuro, di successi, di vittorie: e vittorie sentite come un piacere collettivo da spartire in parti uguali tra tutti, una covata fedele di ragazzi tutti un po’ simili nei gesti, nel riso, nei modi, nella mentalità, forse perché istruiti, educati, allevati da Saini, giovinezze acerbe con un impegno così grande, i nomi grossi sul giornali, un impegno con se stessi e con gli altri, e la certezza di fare dono al mondo del meglio della propria esuberanza.

Sul Corriere dello sport-stadio, Alfonso Fumarola scrive di aver perso dei fratelli. Li avevamo conosciuti troppo profondamente, questi ragazzi, ed oggi, di fronte alla terribile sciagura, restiamo impietriti. Non ci sentiamo più i loro cronisti, ma i loro parenti. Questi ragazzi avevamo cominciato a seguirli fin dai loro primi passi, quando i loro allenatori promettevano mirabilie. Bruno Bianchi, classe 1943, era il più anziano del gruppo. 23 anni! E di te, Sergio, cosa dovrei dire? Lo confesso, non so da che parte cominciare. Sei stato primatista da quando sei nato, hai battuto records in tutte le categorie delle quali hai fatto parte, sei stato il più brillante nuotatore azzurro della stagione passata, in fatto di vittorie e di primati. Ma cosa contano oggi per me i tuoi records, ora che non ci sei più, ora che non posso più parlare di te, delle tue gesta, delle tue imprese sbarazzine? Ora che non ci sei più, mi accorgo di aver perduto un fratello minore

 

▬▬▬▬▬          ▬▬▬▬▬

 

La volata alla stazione di Al Manshiyah

La stazione ferroviaria di Al Manshiyah è un affascinante punto di riferimento che testimonia la tradizione dei trasporti in Arabia Saudita. Così almeno dicono i cataloghi del turismo. È immersa nel suggestivo paesaggio di Al-Ula, perché tutti i paesaggi in fondo sono suggestivi, ma comunque questa stazione così ben conservata vanta un’architettura che cita l’età dell’oro dei viaggi in treno. Sul binario – dice la app Evendo – si può quasi sentire il sussurro della storia, quando i treni un tempo attraversavano questa stazione, collegando i viaggiatori a destinazioni lontane. La stazione – si legge – offre un mix unico di nostalgia e bellezza, una tappa obbligata per chiunque sia interessato alla storia o all’architettura. È anche museo ferroviario, e dunque un luogo dove il passato rivive.

Di qua passa oggi la seconda tappa del AlUla Tour, cominciato ieri con il treno della Lidl-Trek che ha portato al traguardo il suo vagone Jonathan Milan, prima vittoria della stagione in volata su un belga che invece fa Milan di nome [Fretin]. Terzo Matteo Moschetti, più dietro Phil Bauhaus [settimo] e il veterano Fernando Gaviria [ottavo]. La rivista Rouleur dice che per i migliori velocisti del ciclismo, la fiducia viene dalle vittorie, più vittorie si ottengono meglio è, e all’inizio della stagione è ancora meglio. È uno dei motivi principali per cui gli sprinter scelgono di partecipare alle corse mediorientali all’inizio dell’anno. Vincere a gennaio è una buona cosa

 

I retroscena sulla caduta di Vingegaard in allenamento

Il sito Escape Collective sta replicando in campo ciclistico quel che fece anni fa il Guardian in campo calcistico. C’è un corridore anonimo – The Secret Pro – che racconta dall’interno del gruppo quello che succede. Fa due inciuci e dietro la maschera rivela cose. Stavolta scrive del ragazzo che pedalava alle spalle di Vingegaard quando è caduto in allenamento, in discesa in Spagna. Secondo Strava si chiama Pedro e ha scritto sui social: “Rispetto Jonas come qualsiasi altro ciclista che si allena, e solo perché ha vinto due Tour e una Vuelta non significa che debba essere rispettato più di altri. E io ho il diritto di stargli attaccato come la colla e nulla me lo impedisce”

Oh, il Secret Pro scrive allora: A quanto pare, Vingegaard, con la faccia insanguinata, si è alzato in piedi ed è stato piuttosto brusco con Pedro, secondo un altro utente Strava presente sul posto. I dilettanti hanno chiesto a Jonas se avesse bisogno di aiuto, e lui ha risposto di no, arrabbiato. Questo è il genere di assurdità per cui è stato creato Internet, giusto? Un sacco di urla, un sacco di persone convinte che la loro prospettiva sia assolutamente giusta. La cosa buffa è che qui nessuno ha ragione. Sembrano tutti un po’ idioti, secondo me.  Jonas non è stato buttato giù dal tifoso; il tizio era dietro di lui. Jonas è un ciclista professionista. Se i tizi che gli correvano dietro fossero stati sufficienti a farlo cadere, sarebbe un tipo pessimo nel suo lavoro. Io l’avrei fatto cadere un sacco di volte. Ho visto quel suo piccolo sedere da vicino a metà gara, ed è sempre rimasto in piedi. Immagino che Jonas fosse più arrabbiato con sé stesso, perché cadere fa schifo e sa che  in fondo è stata colpa sua. Si è scagliato contro i tifosi perché sa che avrebbe potuto mettere a repentaglio l’intera stagione. Si è lasciato infuriare da un tizio che gli correva dietro. Questo non è molto da professionista, e lui lo sa.  Quindi Jonas non si è coperto di gloria. Ma non ha torto.

 

 

La prova di Federica Brignone in discesa

La Nazionale italiana di sci è andata a Crans-Montana per gareggiare nella discesa di Coppa del mondo con il lutto al braccio, in ricordo delle vittime dell’incendio di Capodanno. In squadra c’è pure Federica Brignone e la sua prova non è come le altre, ma un passaggio di verità dentro il suo percorso verso Milano-Cortina.

Scende per prima nelle prove di oggi, una discesa che è insieme test tecnico, verifica fisica e presa di coscienza delle sue chance. È la prima volta dopo quasi un anno che rimette gli sci lunghi in gara: 333 giorni senza una discesa libera sono un’enormità per chi aveva scoperto nella stagione scorsa di poter essere competitiva — e vincente — anche nella disciplina più estrema, anche nel territorio di caccia di Sofia Goggia.

La spalla, toccata nello scivolone a Cortina durante gli allenamenti olimpici, oggi verrà misurata sul campo a velocità piena. Il ginocchio operato ha dato paradossalmente meno fastidio in gigante quando il gesto si è fatto più fluido e meno spezzato, come accade in discesa e in Super-G. Claudio Lenzi sulla Gazzetta ne ripercorre gli ultimi passi alla vigilia di questa ultima tappa preolimpica vera, l’ultimo spazio per sbagliare e per aggiustare. Per capire. Non ci sono sponsor in pista, c’è lutto, silenzio e concentrazione.

 

 ▬▬▬▬▬        ▬▬▬▬▬

La giornata di sport in tv

Guarda tutto

     

Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30. 

Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link 

Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. A cosa serva non si sa, però pare che fa molto fico. 

 

           

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.