lunedì 12 gennaio 2026
# 5 giorni alla discesa femminile di Tarvisio
► LA PARTITA di calcio più attesa della giornata è stata bellissima. Inter e Napoli hanno pareggiato 2-2, il vantaggio della capolista è rimasto invariato sui campioni d’Italia [+4] ma è cresciuto sul Milan, che a Firenze ha ripreso la partita al 90’ e ha rischiato di vedersela sfilare al 96’ [traversa di Brescianini]. Un turno favorevole alla Roma che ha mangiato due punti a tutte. Stasera Juventus-Cremonese.
◇ Intanto la Juventus ha vinto la Supercoppa femminile: 2-1 alla Roma con un gol capolavoro di Cristiana Girelli. È il 22esimo titolo italiano consecutivo che Juventus e Roma si dividono.
◇ Daniil Medvedev ha vinto a Brisbane il suo 22esimo titolo in carriera nella 22esima città diversa. Aryna Sabalenka ha vinto il titolo femminile e a fine partita Marta Kostyuk si è rifiutata di stringerle la mano e di salutarla per ragioni politiche legate all’invasione dell’Ucraina.
◇ Dentro la domenica degli sport invernali sono finiti un terzo posto della Nazionale di slittino e un quarto della Nazionale maschile di biathlon nelle staffette di Coppa del mondo, la cancellazione del Super-G femminile di Zauchensee e la vittoria di Rassat nello slalom di Adelboden.
◇ Andreas Almgren ha migliorato il suo record europeo nei 10 km di corsa su strada. A Valencia ha chiuso in 26:46 davanati a Khairi Bejiga e Victor Kipruto.
Non c’è un caffè a Barcellona che si apra molto prima delle nove
George Orwell
Il solco che esiste fra il Real e il Barcellona
Non è stata una Supercoppa come tante. È stata una finale vera, giocata come se il rango della partita fosse più alto di un trofeo esportato lontano dai suoi tifosi. Il Barcellona se l’è messa nello zaino guidato da un Raphinha dominante, ma il 3-2 stamattina racconta soprattutto di un duello pieno, teso, a tratti spigoloso, irregolare, in cui ciascuno ha abitato la partita coi suoi panni. Il Barça ha fatto il padrone del gioco, il Real Madrid ci ha messo lo spirito combattente, aggrappato alle sue lame più affilate per restare in piedi finché ha potuto, come se non fosse la squadra più ricca e più potente del mondo, da qualche tempo votato a svuotare di proposta tecnica la sua smisurata grandezza economica.
“Quando la scena appartiene agli esterni, il calcio si fa bello e imprevedibile” ha detto Ladislao J. Moñino su El Pais. Servirebbero Don Draper di Mad Men o il Marco Antonio di Shakespeare per smentire la sua tesi e restare credibili. Raphinha e Vinicius hanno animato la notte saudita partendo da poli opposti ma in fondo complementari. Il brasiliano del Barça è stato l’anima e lo strumento dei piani di Flick. Ha corso all’indietro per chiudere, ha battuto il ritmo, ha colpito con precisione. Il brasiliano del Real si è riappropriato del centro della scena dopo settimane opache. Ha segnato il gol per l’1-1. È stato un manifesto del ruolo andando dalla fascia all’area, e mettendoci pure una certa ferocia.
Un brasiliano pure in Francia: la prima di Endrick
Prima partita, gol. Si direbbe decisamente un debutto riuscito, quello di Endrick con il Lione, in prestito dal Real Madrid. Una prima apparizione rumorosa ma già divisiva. Il Lione si è qualificato agli ottavi di Coupe de France e sulla scena sono apparsi tutti i chiaroscuri del brasiliano. Così dice Eurosport France dopo i sedicesimi di finale a Lille. Endrick aveva giocato solo 99 minuti stagionali con il Real, è stato lanciato titolare e ha risposto con sei tiri, una presenza costante nel gioco offensivo e e “una partitura piena di desiderio».
Fonseca lo ha utilizzato largo a destra in un 4-3-3 ibrido, sfruttando le salite di Maitland-Niles e il lavoro senza palla di Šulc. Ma la prestazione ha avuto una seconda faccia. “Il pubblico francese sta scoprendo (o riscoprendo) un giocatore che ci prova molto, ma spreca anche tanto. I suoi tiri finiti sugli spalti gli sono valsi qualche sarcasmo da parte dei tifosi del Lille, che non hanno apprezzato il tempo trascorso a terra dal brasiliano. Si è spesso lasciato andare a rotolamenti inutili. Troppo solitario a tratti, Endrick ha sbagliato quattro dei suoi sette dribbling durante la partita, due volte lasciando al Lione delle transizioni pericolose. Troppo solista a tratti”.
Che cosa stanno leggendo in Europa
⬤ ⬤ ⬤ L’Equipe dedica la prima pagina allo sciatore Paco Rassat quattro giorni dopo averne data una a Clément Noel. La vittoria di Adelboden merita un gioco di parole “Il Paco regalo”. Insaziabile, viene definito all’interno per i suoi ultimi risultati, dopo una ascesa e una esplosione tardiva, all’età di 27 anni.
⬤ ⬤ ⬤ Le prime pagine sono ovviamente tutte dedicate al Barcellona e alla sua Supercoppa. Marca: “Il boss è Raphinha”. As: “La Supercoppa di Raphinha”. Mundo Deportivo: “Super campioni”. Sport: “Mas que campioni”.
⬤ ⬤ ⬤ Oh, e veniamo a noi. La Gazzetta: “Belle forti” dice di Inter a Napoli viste a San Siro. Nel battiscopa della prima pagina c’è anche Federica Brignone perché “ci crede: è a Cortina”. Il Corriere dello sport-stadio dice “Troppo bella” [Inter-Napoli] e scommette che “non finisce qui”. Tuttosport: “Spalletti raddoppia”.
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I temi del giorno
Una partita da Premier League in serie A
Un solo ammonito in 97 minuti, quattro falli fischiati in tutto il primo tempo e il sospetto finale che quando dai una linea alla partita, quando lasci giocare, i calciatori lo capiscono presto, si sintonizzano e a terra non rotolano tanto spesso. Succede perfino che venga fuori così una partita di livello internazionale, anche se la rovineremo finendo a discutere del rigore e della solita vena alla gola del solito Conte.
Prima di farsi buttare fuori per non aver gradito quello che in lissonese si chiama step on foot, Conte aveva dovuto ridisegnare il Napoli di nuovo, e più o meno siamo nei paraggi del numero di volte di Antoni Gaudì con la Sagrada Familia. Aveva l’anno scorso una squadra neogotica, con De Bruyne voleva abbracciare il modernismo, si è ritrovato senza Lukaku impantanato nell’astrattismo, si è dato all’espressionismo con Hojlund e Neres, ma ieri sera a San Siro si è inventato un lavoro di ingegneria contemporanea. L’inserimento di Beukema ha liberato Di Lorenzo a centrocampo non per italianismo, ma per andare a pressare davanti al portiere, palleggiare nei primi minuti e sorprendere l’Inter che non se lo aspettava. Il gol in contropiede preso per una palla persa da McTominay ha cambiato la trama che aveva in mente Conte, finché a sinistra Elmas e Spinazzola hanno fatto qualcosa di riformista, consentendo allo scozzese di aprire la sua serata da Mel Gibson, quando al cinema con i capelli lunghi lunghi dice quella frase famosa sulla vita che possono toglierti senza toglierti mai la libertà.
Le immagini della giornata di ieri
I gol della serie A e della Supercoppa di Spagna
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Dai campi
I soliti sospetti sugli arbitri e i padroni di casa
C’è un problema in Coppa d’Africa, e pare lo stesso che sta soffrendo il campionato italiano. Gli arbitri. Siamo arrivati alle semifinali [mercoledì] e L’Équipe racconta come il torneo sia diventato un terreno minato nel quale arbitraggio, geopolitica e sospetti si intrecciano fino a tenere processi sommari, con giocatori, dirigenti e media pronti a sollevarsi contro la stessa categoria. “Un buco nero” si legge.
Dopo Algeria-Nigeria, le accuse si sono concentrate su Issa Sy e su un rigore non dato, subito letto attraverso la lente del possibile incrocio col Marocco, “sulla base della semplice prova che è il peso massimo del calcio africano e che i due paesi sono in guerra fredda”. La polemica è esplosa sui social e nei talk show, alimentando l’idea che la Coppa fosse già scritta. Il cuore del problema, scrive il quotidiano, è che “la geopolitica dello sport è ormai intrecciata con una forma di teoria del complotto”. Ogni designazione arbitrale viene letta come un segnale occulto, ogni nazionalità come un indizio. Nessuna prova concreta, solo “un sentimento di impunità legato al reale potere del Paese all’interno delle istituzioni”.
Sul piano tecnico, gli errori esistono, per il Marocco e contro il Marocco, ma vengono inghiottiti dal rumore. La VAR spesso complica la scena con tempi lunghi per una decisione, iniziative mancate e un coordinamento fragile. Eppure, tra le accuse incrociate, una constatazione resiste: il campo ha detto molto semplicemente che in semifinale sono arrivate le quattro squadre migliori: ci aspettano Senegal-Egitto e Nigeria-Marocco.
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Tendenze
I corpi della Dakar: come si fa pipì durante il rally nel deserto
Il tempo corre e non aspetta un po’ dappertutto. Nel deserto saudita di più. Le tappe delal Dakar si allungano fino a divorare l’intera giornata e il corpo dei piloti diventa un’appendice del mezzo, una riserva fragile da amministrare con precisione. Quando bere, quando mangiare diventano decisioni strategiche, prese in corsa. Figuriamoci la pipì e quell’altra cosa che fa molto ridere i bambini quando la sentono pronunciare.
David Fioux e Jérôme Bourret su L’Équipe raccontano il rally come una lunga trattativa tra la fisiologia e la sopravvivenza. “Il pilota della Dakar assomiglia a un dromedario: porta la sua riserva sulle spalle. Con tre litri di liquido nel dosso, acqua da una parte e bevanda energetica dall’altra, tutto arriva alla bocca attraverso un tubo. Ma nelle giornate interminabili non basta mai: ciò che si ingerisce non copre ciò che il corpo consuma, e l’organismo impara ad adattarsi giorno dopo giorno”.
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Il mestiere a rischio del maratoneta
Alle 9 e un quarto del mattino, 21 gradi a Berlino sembrano una temperatura gentile. Non lo sono per chi deve correre 42 chilometri sull’asfalto, in mezzo alla città, con il corpo portato al limite. La maratona continua a essere una prova di resistenza, ma è sempre meno una questione solo di gambe. Il meteo è entrato nel campo di gara. Le condizioni ottimali per continuare a ottenere buoni risultati in alcune delle principali maratone della stagione, non solo a Berlino, ma per esempio anche a Sydney e Chicago, non saranno più soddisfatte a causa del cambiamento climatico. Gli atleti non hanno scelta: devono adattarsi.
Ne ha scritto Alexis Danjon su L’Équipe: “Le condizioni ideali per correre una grande maratona non sono più garantite. Il fattore caldo incide direttamente sulla prestazione, anche per gli atleti di altissimo livello, e lo si vede chiaramente nelle competizioni internazionali”.
Secondo gli studi a cui fa riferimento il giornale francese, l’effetto del caldo sul deficit di prestazione è di circa lo 0,5% per ogni grado sopra i dieci. L’ideale sarebbe partire a 5 gradi e arrivare a 10, ma queste condizioni stanno diventando sempre più rare. Quando il caldo supera una certa soglia, la gara smette di essere una ricerca della migliore prestazione e diventa un esercizio di sopravvivenza. L’esempio di Doha nel 2019 resta una linea di confine difficile da dimenticare. Partenza a mezzanotte, 41 gradi percepiti, il 41% di ritirati.
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La Macchina del tempo
Allarme: questi giovani d’oggi si vestono tutti uguali
Il 12 gennaio nel 1966 è un mercoledì e l’Italia è in preda a un piccolo panico per lo sciopero di 24 ore dei dipendenti delle società di energia elettrica. “Possono mancare luce, acqua e gas” titola La Stampa in prima pagina, sconsigliando l’uso di ascensori, scaldabagno, lavabiancheria, frigoriferi e ferri da stiro. Nel settore delle ferrovie, in caso di emergenza, saranno impiegati locomotori diesel e a vapore. In assenza di tram e filobus, nelle grandi città “autocarri guidati da personale militare assicureranno i collegamenti più importanti”.
Nel mondo accade che gli americani consegnino un promemoria al governo del Vietnam e il vicepresidente USA Hubert Humphrey di passaggio a Roma si fermi a dialogare con Aldo Moro, che nessun giornale si azzarda a chiamare premier. Commuove la foto del presidente pakistano che porta a spalla la bara di Shastri, il premier indiano – lui sì – morto durante i colloqui di Tashkent. “Fatiche ed emozioni lo hanno stroncato” scrive il Corriere della sera. La bara è stata accolta a Nuova Delhi da un lancio di petali e le cronache raccontano del sole che si è oscurato all’atterraggio dell’aereo.
Dopo le dimissioni da ministro degli Esteri, Amintore Fanfani riprende a tenere le sue lezioni di storia economica alla facoltà di economia e commercio dell’Università di Roma. Dove non può non essersi accorto di quanto va scrivendo Isa Vercelloni sul Corriere della sera in una pagina dedicata al Tempo dei giovani. Non importa la città, non importa il marciapiede, si vestono tutti uguali e tutte uguali. Basta fermarsi qualche minuto davanti all’uscita di una scuola, o su una scala troppo stretta. Prima ancora di riconoscere i volti, si riconoscono le forme. Una sorta di moda ufficiale.
Intervistare il campione del mondo a vent’anni
Chissà com’era invece vestito il giovane Mura, vent’anni compiuti tre mesi prima. Il 12 gennaio del 1966 sulla Gazzetta dello sport esce una sua intervista a Tommy Simpson, il campione del mondo di ciclismo. Nella foto che appare a pagina 9 sta fumando la pipa. Simpson, non Mura. La didascalia lo chiama “il campione filosofo”. Si trova in ritiro pre-stagionale a St. Gervais e a questo giovane giornalista che aveva scritto il suo primo articolo neppure un anno prima, Simpson dice di vedere in giro un solo vero grande campione, Eddy Merckx, mentre fra gli italiani preferisce Gianni Motta a Felice Gimondi perché sa leggere meglio le corse. Ma al di là delle risposte di Simpson, il pezzo sulla Gazzetta si fa leggere per il cappello all’intervista. Il giovane Mura, vent’anni da tre mesi, attacca così.
“Loge Kouterstraat 87, Mariakerke, dice Simpson quando gli chiediamo dove stia di casa. Il merlo ridanciano pare avere trovato un domicilio fisso. Prima non per niente lo chiamavano ragazzo con la valigia. L’unico problema, aggiunge Tommy, è quello di parlare coi figli, una specie di torre di Babele abbastanza svitata e divertente, un’incomunicabilità in sedicesimo. Dice che sua moglie parla ai figli in inglese e i figli, cresciuti nelle Fiandre, rispondono in fiammingo; succede anche che i figli parlino in inglese e la madre in francese. Il capofamiglia, per non complicare le cose, mette pace in tedesco. Con autoironia tutta britannica, Simpson confessa che in molti, dopo il campionato del mondo, si sono complimentati con lui per la sua buona conoscenza del tedesco. È un simpatico diavolazzo, questo campione del mondo in carica”.
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Oggi
Profezie non richieste sulle partite del giorno
Due partite da vedere stamattina
DI SANDRA CASSANDRA
Kasatkina e Sakkari si affrontano in una partita che vive sull’equilibrio tra il volume e la forza [non significa niente, ma fa molto fico iniziare in questo modo]. Kasatkina cercherà di spezzare il ritmo con variazioni continue, rotazioni alte, angoli stretti, cambi di traiettoria pensati per togliere riferimenti. Sakkari, al contrario, proverà a rendere la partita fisica e lineare, aumentando progressivamente intensità e velocità di palla per ridurre lo spazio di manovra.
La chiave tattica sarà la gestione dello scambio neutro. Se Kasatkina riuscirà a trascinare Sakkari fuori dal centro, costringendola a colpire in corsa e a forzare, la partita può inclinarsi verso una logica di logoramento. Se invece Sakkari riuscirà a comandare con il dritto e a entrare sul rovescio di Kasatkina, il match diventerà una prova di resistenza mentale per la russa. Molto passerà anche dalla risposta. Kasatkina cercherà profondità per allungare i game, Sakkari dovrà essere aggressiva per non farsi ingabbiare in scambi che ne mettono in discussione la pazienza.
Il colpo più atteso della partita è il dritto anomalo di Sakkari dopo uno scambio lungo. Se arriva nella giusta dose, la partita si apre e prende direzione. Se cade nella trappola di forzarlo, Kasatkina ha già vinto il punto prima che la palla superi la rete.
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Il Teleco-Slalom
Gli Europei di pallanuoto
Le prime otto partite degli Europei sono andate. Una è finita ai rigori, con la sorprendente Olanda contro la Serbia. Le altre sono state la consueta mattanza di gol nelle fasi preliminari dei tornei. Sette partite con uno scarto medio di 13 gol. L’Italia ne ha dati nove alla Turchia [19-8], gli abissi sono stati toccati in Grecia-Georgia 20-6, Croazia-Slovenia 20-4, Spagna-Israele 28-3.
12.45 Pallanuoto, Europei: Malta vs Francia | 15.15 Pallanuoto, Europei: Ungheria vs Montenegro | 18.00 Pallanuoto, Europei: Olanda vs Israele | 20.30 Pallanuoto, Europei: Spagna vs Serbia – EUROVISION SPORT
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L’ultimo scroll
Rosalia, l’elogio della complessità
Nell’ultimo decennio, Rosalía è diventata il più grande manufatto pop spagnolo da esportazione e Lux sembra inaugurare la sua fase imperialista. L’album ha debuttato al primo posto in cinque Paesi, è stato votato album dell’anno dal Guardian, ha battuto record di streaming su Spotify e ha raggiunto il quarto posto nelle classifiche di Stati Uniti e Regno Unito, dove il pop non anglofono raramente prospera.
Un disco in tredici lingue, stilisticamente espansivo, registrato con la London Symphony Orchestra, per Rolling Stone è stato “un’opera sorprendentemente ambiziosa”, perché “Rosalía è stata riluttante a definire Lux come musica classica in senso tradizionale, ma le sue impronte sono presenti in tutto il disco”. NME ha detto che “Rosalía non è mai stata a corto di creatività” ma questo quarto album “non contiene solo mondi interi, ma piani astrali, colma il divario tra la Terra e qualsiasi cosa crediate che sia il paradiso”.
Lux è pieno pieno pieno di iconografia cattolica, con un continuo ritorno ai temi della trascendenza, della sofferenza e della grazia nei testi. The Independent lo ha definito “un capolavoro che riflette sulla mortalità, la lussuria, la santità e l’idolatria, e pare che ci sia sotto un autoritratto. Ma perché parlarne ancora? Primo: perché su Slalom non c’era ancora lo spazio Tempo Libero e adesso sì. Secondo: perché ne ha parlato il sociologo catalano Carlos Delclós sul Guardian con una serie di considerazioni molto interessanti, non tanto e non solo sul disco, ma sul mondo simbolico in cui quel disco si inserisce.
Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30.
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Orson Welles diceva: il montaggio è tutto. A cura di Angelo Carotenuto. Per segnalazioni sui contenuti e per suggerimenti: angelo.carotenuto@loslalom.it