Inter-Napoli, una partita da Premier League in serie A

 

 

 

Una partita da Premier League in serie A

  Un solo ammonito in 97 minuti, quattro falli fischiati in tutto il primo tempo e il sospetto finale che quando dai una linea alla partita, quando lasci giocare, i calciatori lo capiscono presto, si sintonizzano e a terra non rotolano tanto spesso. Succede perfino che venga fuori così una partita di livello internazionale, anche se la rovineremo finendo a discutere del rigore e della solita vena alla gola del solito Conte. 

Prima di farsi buttare fuori per non aver gradito quello che in lissonese si chiama step on foot, Conte aveva dovuto ridisegnare il Napoli di nuovo, e più o meno siamo nei paraggi del numero di volte di Antoni Gaudì con la Sagrada Familia. Aveva l’anno scorso una squadra neogotica, con De Bruyne voleva abbracciare il modernismo, si è ritrovato senza Lukaku impantanato nell’astrattismo, si è dato all’espressionismo con Hojlund e Neres, ma ieri sera a San Siro si è inventato un lavoro di ingegneria contemporanea. L’inserimento di Beukema ha liberato Di Lorenzo a centrocampo non per italianismo, ma per andare a pressare davanti al portiere, palleggiare nei primi minuti e sorprendere l’Inter che non se lo aspettava. Il gol in contropiede preso per una palla persa da McTominay ha cambiato la trama che aveva in mente Conte, finché a sinistra Elmas e Spinazzola hanno fatto qualcosa di riformista, consentendo allo scozzese di aprire la sua serata da Mel Gibson, quando al cinema con i capelli lunghi lunghi dice quella frase famosa sulla vita che possono toglierti senza toglierti mai la libertà.

Aggressivo e fiero delle sue menomazioni, il Napoli ha cominciato il secondo tempo come il primo, Chivu ha dovuto togliere Zielinski e con Mkhitaryan ha guadagnato il controllo delle linee di centrocampo e del gioco. Il fattaccio è arrivato di nuovo con un suo piede di mezzo, come all’andata. Armeno con lui c’è sempre polemica. La VAR ha fermato l’azione per il pestone e Conte è asciuto pazzo. Sotto 1-2 e nascosto sotto i cartelloni pubblicitari, Conte è tornato a quattro togliendo Beukema – che andava onestamente tolto già dalla serata di Eindhoven. Al suo posto Noa Lang, un altro degli incompiuti comprati in estate e il solo cambio credibile che avesse in panchina. L’acrobazia con cui ha messo il pallone al centro dell’area per il 2-2 rischia di essere la cosa migliore della sua stagione per un Napoli “due volte nella polvere, due volte sull’altare” [Pierluigi Pardo]. Il resto è stato Sturm und Drang da una parte [palo di Mkhitaryan] e trincea dall’altra, con l’ingresso di Mazzocchi a spaventare [i tifosi del Napoli].

Paolo Tomaselli sul Corriere della sera parla di solite illusioni dell’Inter e di corazza spessa del Napoli. Paolo Condò, ancora sul Corriere, considera il Napoli “una squadra vera che Conte ha costruito usando il fil di ferro. Così robusta da rendere impensabile una restaurazione quando l’infermeria si svuoterà. Questa è la squadra per competere ancora per lo scudetto, ovviamente con Neres. E questa è l’Inter che continua a non battere le pari ruolo perché la difesa in fase di gestione disfa ciò che gli altri reparti hanno costruito, ma gioca comunque un calcio superiore”.

Secondo Guido Vaciago su Tuttosport non esiste un duello scudetto, anzi, la vera sfida per lo scudetto è fra l’Inter e la sua capacità di boicottarsi da sola. Luigi Garlando sulla Gazzetta dello sport avverte sempre la solita sensazione: quando l’avversario è autorevole e risponde colpo su colpo, questa Inter perde la spavalderia che dimostra con le piccole. E soliti anche i vizi che hanno compromesso tante vittorie: erroracci difensivi sui 2 gol del Napoli (Akanji disastroso) e poca cattiveria offensiva quando, in vantaggio, avrebbe dovuto e potuto chiudere la partita.

 

  il lancio dei coltelli  Beukema 

Ivan Zazzaroni su Corriere dello sport-stadio: Beukema è irriconoscibile: sempre incerto, lento nelle reazioni, distante anni luce dal giocatore che avevo visto e rivisto decine di volte nel Bologna. Un’involuzione incomprensibile.  

 

  il mangiatore di fuoco McTominay

Marco Ciriello su Il Mattino: McTominay gioca una partita a sé, di strapotere fisico e mentale, di dominio di spazi e palloni, tenendo insieme quello che sembrava diviso, e soprattutto rimediando, e per due volte, a un risultato che sembrava scontato.

 

  il cerchio di fuoco I punti che lascia il Milan al centro-destra [della classifica]

Sebastiano Vernazza su La Gazzetta dello sporti: Sale a 13 il numero dei punti devoluti a formazioni della parte destra della classifica. Non si vincono così gli scudetti. Qualcosa non va nella gestione di queste partite. A Firenze, Modric è rimasto fuori per turnover, però il 40enne fuoriclasse croato contro il Genoa non aveva brillato. Il malessere è generale, il gioco va e viene. Serve una strambata, un colpo d’ala, e un 4-3-3 con tridente Pulisic-Fullkrug-Leao può essere una ventata di aria fresca. Il Milan deve invertire la tendenza. Ha soltanto il campionato, può permettersi di far giocare i migliori, sempre

 

 

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