Bentornato ciclismo, la primavera prima del tempo

 

   

Il mondo è un libro, e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina

Agostino d’Ippona

    

Bentornato ciclismo, la primavera prima del tempo

Un tempo si aspettava marzo. Il ciclismo cominciava davvero quando il gruppo arrivava in Europa, quando le strade si riempivano di vento e pavé e il calendario belga diventava il centro di tutto. Gennaio e febbraio servivano a prepararsi per l’appuntamento con l’ombelico del ciclismo, i primi due mesi stavano in agenda per mettere chilometri nelle gambe. Ha da’ passa’ vierno. Le corse che si tenevano prima venivano guardate come un prolungamento dell’allenamento, non era mica una parte della stagione.

E invece eccoci qua, eccoci che il gruppo corre già sul serio. Corre dall’altra parte del mondo, sotto il sole dell’Australia, con una continuità che rende sempre più fragile quella vecchia idea dell’inizio ufficiale a ridosso delle classiche di primavera. Per Matilda Price, che me ha scritto su Cyclingnews, questa abitudine a spostare in avanti il punto di partenza è diventata un modo per perdersi una parte interessante della stagione.

“Per anni ci siamo raccontati che queste fossero delle corse amichevoli, in attesa che iniziasse il vero ciclismo. È stata una lettura comoda, ma ormai è superata: il calendario si è allargato, il livello si è alzato, e ignorare quasi due mesi di corse significa scegliere di non vedere come prende forma una stagione”.

L’Opening Weekend in Europa resta un passaggio simbolico, soprattutto per il calendario belga, ma non è più una soglia. Prima dell’Omloop Het Nieuwsblad ci sono già corse del World Tour, sia maschili sia femminili, e appuntamenti che coinvolgono gran parte dei corridori destinati a pesare sulle Classiche e sui Grandi Giri. In Algarve, in Medio Oriente, in Spagna. E soprattutto in Australia. Cominciano le donne nella nostra notte, con nove cicliste delle prime-cinquanta al mondo e due delle prime-20: Ally Wollaston e Noemi Ruegg. Gli uomini partono quando da noi starà arrivando martedì, con otto dei primi-cinquanta iscritti, tra un Adam Yates e un Guillaume Martin. 

Il Tour Down Under, dice Cyclingnews, resta il punto più sottovalutato di questo avvio dalle maglie larghe. Non solo perché arriva quando in Europa è notte, ma perché è stato a lungo etichettato come una corsa leggera, quasi turistica, buona per sciogliere le gambe.

“Ha una reputazione rilassata, ed è in parte vero: i corridori sono più distesi, il clima è diverso, l’atmosfera è lontana dalla tensione delle strade fiamminghe. Ma rilassato non significa privo di significato. Le gare contano, vengono corse per vincere, e spesso raccontano molto più di quanto sembri su chi è pronto e chi no”.

L’estate australiana irrompe fra i nostri plaid e i nostri piumoni sul divano dopo che le assemblee condominiali hanno deciso di non accendere i termosifoni prima di mezzogiorno. È una divergenza. Le corse arrivano con le loro luci piene e i loro colori netti, dalla tv si vede il mare accanto alla strada, quando dal mare siamo distanti almeno cinque mesi. 

“Guardare il gruppo correre sotto il sole, tra spiagge e colline secche – ha scritto ancora Price – funziona come una lampada contro la depressione stagionale: anche senza esserci, ci si sente trasportati altrove. È lo stesso meccanismo che spinge a seguire il Boxing Day Test o l’Australian Open quando fuori piove e fa freddo”.

Quanto alla corsa, quella vera, i percorsi sono meno estremi sulla carta, ma comunque capaci di creare selezione in modo diverso. Ci sono salite brevi, c’è il caldo, le gambe stanno cercando ancora una loro forma. È il contesto che apre spazi inattesi. Così, “in Australia emergono spesso corridori che durante l’anno faticano a trovare spazio: profili di mezzo, né dominatori né gregari, che qui possono correre senza gerarchie rigide. Tra le donne, negli ultimi anni, la crescita tecnica del percorso ha prodotto gare sempre più combattute, e vittorie che hanno avuto un peso reale sul resto della stagione”.

Price ricorda come il successo di Sarah Gigante nel 2024 non sia stato un episodio isolato, ma l’inizio di una traiettoria che l’ha portata a incidere anche più avanti. Una di quelle storie che, se rimani a dormire mentre il gruppo corre a Willunga, te le perdi. Non le vedi. Anche tra gli uomini, i nomi che emergono a gennaio non sono casuali. Vincere in Australia non è un regalo che ti viene fatto da chissà chi. Ci sono punti in palio, e i punti significano classifiche, e le classifiche significano retrocessioni, e le retrocessioni sono meno occasioni d’élite, meno soldi, in qualche caso posti di lavoro a rischio. Con i punti World Tour in palio già nei prossimi giorni, l’intensità delle corse è aumentata.

“Se queste gare fossero davvero una passeggiata, non vedremmo finali serrati né vincitori così diversi tra loro. Il contesto cambia tutto: il caldo, la freschezza, le tattiche sono ancora fluide. A gennaio, una salita come Willunga Hill può pesare quanto una montagna estiva, anche se i numeri dicono il contrario”. La stagione, insomma, non comincia più nei vecchi punti. Vederla partire dall’Australia non toglie nulla all’attesa delle Classiche. Bentornato, ciclismo. Già fa meno freddo. 

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