#3 giorni a Natale
► SOFIA GOGGIA ha vinto il Super-G della Val-d’Isère obbligando di domenica intere redazioni a verificare come si scrive Val-d’Isère, dove va il trattino e dove va l’accento. Il ministero della pubblica istruzione o come si chiama adesso sta valutando per lei una medaglia o addirittura una cattedra in geografia ad honorem. Se poi ci spinge a controllare pure come si scrive ad honorem, la facciamo prof di latino al liceo. Latino, giusto?
◇ Nel frattempo pure Tommaso Giacomel si è fatto bell’ sulle nevi, a poco meno di cinquanta giorni dalla cerimonia d’apertura di Milano. Ha vinto la mass start di biathlon ad Annecy.
◇ La Fiorentina e l’Atalanta hanno vinto in undici contro dieci le loro partite di campionato, Cagliari e Pisa hanno pareggiato. Stasera c’è la finale di Supercoppa italiana fra Bologna e Napoli.
◇ Learner Tien ha vinto le finali Next Gen di tennis battendo in finale il belga Alexander Blockx. L’anno scorso aveva perso l’ultima partita da Joao Fonseca. Nel frattempo ha compiuto 20 anni ed è già numero 28 al mondo. Ha una classifica da seconda settimana degli Slam, finora raggiunti solo a Melbourne nel gennaio scorso. I genitori sono vietnamiti e hanno lasciato il paese per la California ai tempi della guerra. Lui è stato istruito in casa. Si chiama Learner perché la madre è un’insegnante. Sua sorella si chiama Justice perché il padre è avvocato. Sul serio. I vietnamiti sono spiritosi.
◇ Il Trapani basket ha giocato una nuova partita senza allenatore in panchina e stavolta l’ha persa nettamente con Sassari, tenendo solo 8 giocatori a referto. Rischia una nuova multa e si va avanti così, mentre il presidente pensa di andare al TAR per ricorrere contro le sanzioni della federazione. Stasera Virtus Bologna-Brescia per il primato.
◇ Perugia ha vinto il Mondiale per club di pallavolo per la terza volta, battendo l’Osaka in finale per 3-0. L’Italia del volley è campione del mondo tra le nazionali e con i club, tra gli uomini e le donne.
Il dolore di oggi è la benzina di domani
Sofia Goggia
Il batticuore imperdibile per Sofia Goggia
Sofia, bisogna che ci capiamo. Parliamoci con spirito olimpico e franchezza meridionale [almeno da qui]. L’età sta cominciando a diventare quella che è. Non è più come certe domeniche mattina con Alberto Tomba – quando quello spigolava su una porta, pareva che stesse per volare nell’iperuranio, faceva un zompo e si rimetteva in pista. All’epoca le gambe facevano giacomo giacomo durante i suoi slalom e al ritmo da foresta dei vent’anni pareva niente.
Invece. Ora. Ecco, ora uno viene a spiare le tue follie sulla neve al ritmo balordo di un cuore malato, e tu fai quello che fai. Ancora viene voglia di stupirsi, di chiedere come diavolo tu faccia a riprendere fiato e risollevarti nel giro di 24 ore dagli errori, dalle lacrime e dagli ottavi posti – tu, proprio tu che altre volte ti sei risollevata da tibie e malleoli spaccati, crociati rotti, menischi lesionati, peroni sfasciati, avambracci fratturati. Se oggi arrivasse un dittatore – uno qualunque di questi che stanno al mondo – a imporre la visione delle gare di una sola atleta al mondo per tutto l’anno, il ritmo balordo del cuore malato sceglierebbe te, signora Sofia Goggia [al secondo posto i minuti di ascesa del Poggio alla Sanremo].
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I temi del giorno
La finale di Supercoppa
Svegliarsi e sentirsi di troppo a Riad
Se si giocasse allo stadio del Teatro delle Vittorie in Roma, dove per un po’ hanno messo in palio la corona di Canzonissima, finirebbe 3-2 per Bologna. Gol di Nilla Pizzi e doppietta di Gianni Morandi da una parte [L’edera nel 1959, Scende la pioggia nel 1969, Ma chi se e importa nel 1970], doppietta di Massimo Ranieri nel tentativo tardivo di rimonta dall’altra [Vent’anni nel 1971 e Erba di casa mia nel 1973].
Al teatro Ariston di Sanremo, Bologna vince 7-5. Doppietta di Nilla Pizzi [Grazie dei fiori nel 1951, Vola colomba nel 1952], e gol di Giorgio Consolini [Tutte le mamme nel 1954], Gianni Morandi [Si può dare di più nel 1987], Dodi Battaglia dei Pooh [Uomini soli nel 1990], Ignazio Boschetto de Il Volo [Grande amore del 2015] e gli Stadio [Un giorno mi dirai nel 2016]. Annullati per fuorigioco i gol di Carla Boni [è partita da Ferrara] e Iva Zanicchi [da Reggio Emilia].
Napoli ha segnato con Tullio Pane [Buongiorno tristezza nel 1955], Nunzio Gallo [Corde della mia chitarra nel 1957], doppietta di Peppino Di Capri [Un grande amore e niente più nel 1973, Non lo faccio più nel 1976] e infine il solito Massimo Ranieri [Perdere l’amore nel 1988]. Gol annullato agli Avion Travel per fuorigioco [erano ben oltre la linea: a Caserta], e millimetrico quello di Roberto Vecchioni [genitori napoletani]. Tweet di De Laurentiis contro i poteri forti. Rivendica due gol nelle Nuove Proposte con Antonio Maggio e Settembre, uno segnato nella serata Cover da Geolier [2024]. Dice pure che Lucio Dalla cantò in napoletano [Caruso] e che Tropico scrive con Cesare Cremonini. Bologna replica con i premi della critica a Samuele Bersani e apre il fascicolo Ron. Le Film Commission delle Regioni se la vorrebbero giocare a premi Oscar: così da una parte ci sono Federico Fellini e Bernardo Bertolucci [Pier Paolo Pasolini fece gol in Champions a Cannes]; dall’altra Sofia Loren, Paolo Sorrentino e la nomination di Massimo Troisi, più il certificato di nascita di Gabriele Salvatores, quello di matrimonio di Matteo Garrone e quello di residenza di Vittorio De Sica.
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Il mangiatore di fuoco Luciano Spalletti
Luciano Spalletti alla Juventus è un corpo estraneo che sta diventando centrale. Emanuele Gamba su Repubblica lo presenta dopo il 2-1 sulla Roma come l’allenatore che non si diverte mai, trapiantato in un ambiente che non è abituato a gente così. La squadra ne aveva bisogno: qualcuno che portasse un modo diverso di stare nel gioco, di pensare il calcio. Spalletti è l’unico juventino scontento dopo la vittoria con la Roma, e non per posa: il primo tempo gli è sembrato insufficiente, i successi contro Italiano e Gasperini non li vive come slancio, ma come appunti di viaggio. L’idea è che si impari dalle vittorie come di solito si impara dalle sconfitte. Il modello a cui tende: pressione alta, duelli individuali, fluidità di ruoli e modulo.
Gamba lo definisce “un alieno piombato da un pianeta distante sul mondo molto terrestre della Juventus”. La Juve ascolta, spesso in silenzio, perché Spalletti entra nella complessità, capisce che non basta correggere, bisogna sradicare e ripiantare. In campo si intravede l’ossatura nuova: Bremer che risale la corrente del centrocampo, il ballottaggio Openda-David, la richiesta ai difensori di partecipare al gioco. Ma il cuore è mentale: Gamba nota “una squadra che l’allenatore vuole anticipatrice, mai reattiva”, e un gruppo che cambia postura, tono, fiducia. Zhegrova è utile in venti metri; Yildiz ancora inconsapevole del proprio peso. Adesso arrivano cinque partite abbordabili prima del Napoli-bis, e “potrebbe essere una partita d’altissima classifica”.
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Dai campi
L’esordio con vittoria del Marocco
Il debutto del Marocco in Coppa d’Africa è andato come il paese sperava, una vittoria 2-0 contro le Isole Comore che ha spezzato l’enorme pressione accumulata negli ultimi due anni. L’Équipe descrive il contesto emotivo prima ancora del risultato: le aspettative alte, l’opinione pubblica scettica, 18 vittorie consecutive che non erano bastate a mettere al riparo il c.t. Walid Regragui dalle critiche. Il primo tempo è stato chiuso tra i fischi e l’infortunio di Saïss ha alimentato la tensione. Nel secondo è cambiato tutto con i gol di Brahim Diaz e una rovesciata di El Kaabi. Ci sono stati anche dei rischi, come un’occasione per Rafiki Saïd, ma alla fine il Marocco ne è uscito ritrovando ritmo, idee e fiducia. Una serata d’apertura cominciata sotto una pioggia torrenziale e l’atmosfera ne ha risentito: tribune svuotate in anticipo, umidità, pubblico smorzato dal rigore fallito nei primi minuti e dall’orgoglio delle Comore. Quando Brahim Díaz ha segnato l’1-0, Mathieu Grégoire su L’Équipe scrive che “si può davvero datare l’inizio della CAN in quel preciso momento”, erano le 21.24, “il Moulay Abdellah ha tirato il fiato, trasformando il sollievo in energia”.
Il torneo
Le partite di oggi
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Il polverone razzista alzato dal c.t.
sudafrica vs angola Hugo Broos apre la sua Coppa d’Africa con una tempesta improvvisa. Il c.t. sudafricano ha scosso il paese con una frase infelice su un suo giocatore, Mbekezeli Mbokazi, arrivato in ritardo in ritiro. Le parole sono rimbalzate ovunque. Ha promesso di farlo bianco una volta uscito dal suo ufficio. In Sudafrica, dove l’apartheid è ferita ancora viva, l’impatto è stato enorme. Un deputato dello United Democratic Movement si è rivolto alla Commissione dei diritti umani accusando Broos di razzismo e sessismo, perché nel frattempo il tecnico aveva attaccato anche la agente del calciatore per la scelta del futuro club. Un giornalista locale sintetizza al giornale francese: «Non si fa, e il peso è ancora più grande, vista la nostra storia».
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Tendenze
Lance A.
Sul serio. Lo hanno chiamato così. Lance A. Non è un uomo e non pedala. È un criceto dorato iniettato con M101, emoglobina marina estratta da un verme bitorzoluto della Bretagna. “Una spremuta di emoglobina congelata”, scrive Marco Bonarrigo sul Corriere della Sera spiegando cosa sta succedendo in certi laboratori biochimici di Minsk e Changchun che ci stanno lavorando assieme. Questo M101 trasporta “156 molecole di ossigeno trasportate contro le quattro dell’emoglobina umana, ed è efficiente non solo ai 37 gradi del nostro corpo ma anche quando fa molto più caldo o molto più freddo”. È un doping invisibile, perché l’emoglobina dei vermi della Bretagna non altera ematocrito e reticolociti, sfugge al passaporto biologico, non lascia impronte nei controlli classici. “Effetti collaterali? Nessuno di quelli prodotti dai farmaci equivalenti: nessun segno di ipertensione, vasocostrizione, disturbi dell’umore o altro, nessun rischio di trombosi. I super criceti stanno benissimo, anzi vedrebbero addirittura rinforzate le loro difese immunitarie per l’assenza di stress ossidativi e le qualità antiinfiammatorie di M101. Roditori super dopati come il loro omonimo ciclista Lance ma impuniti”.
Il M101 nasce per tutt’altro: scenari di guerra, sale operatorie, trapianti. È stato lanciato tre anni fa da un laboratorio francese come farmaco salvavita e oggi è il nuovo incubo della WADA. Come si rintraccia? Eh, come si rintraccia, come si rintraccia. Paperinik non basta, il commissario Basettoni lo conosciamo e pure l’ispettore Clouseau ha i suoi punti deboli.
“Per cercare l’Epo dei vermi – spiega Bonarrigo – servirà una procedura complessa e costosa (inseguirla nel plasma, differenziarla da quella umana prodotta ad esempio da una lesione interna, certificarne l’origine animale) ed è obbligatorio farlo in tempo brevissimo: l’emivita della sostanza è di poche ore. A questo potrebbero servire laboratori come quello (rinnovato) di Roma, a cui le provette olimpiche di Milano-Cortina arriveranno mezza giornata dopo le gare”. Ma forse questo è un lavoro per Sasa’ man.
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Discussioni
La casa presunta di Adhu Malual
Adhu Malual, l’opposta di Monviso in serie A, convocata pure da Julio Velasco in Nazionale, ha denunciato con un post sui social di essere stata vittima di razzismo durante la partita con Macerata. Si è stupita che sia successo durante una partita in casa, e in una Italia che per lei è casa. In un commento su La Stampa, Giulia Zonca si domanda allora: “Casa dove inizia? Nello spogliatoio o dentro il perimetro della competizione o sugli spalti o intorno all’impianto? Le case sportive sono ampie, sono una comunità, tanto più è piccola la realtà in questione e tanto più ci si conosce e ci si frequenta. Pinerolo, il paese delle la squadra di Adhu Malual, non è certo una metropoli. Ora la società prende le distanze e la Lega volley definisce la situazione «inaccettabile», ma è lo stesso posto dove, l’anno scorso, la schiacciatrice Elena Perinelli se ne è andata in lacrime, dopo un punto vincente. Ha ceduto, travolta dai fischi e dalle ingiurie ricevute a cadenza fissa da una parte dei sostenitori di casa, non quelli organizzati però comunque costantemente presenti, visibili e ascoltabili”.
Il punto, per Zonca, è che l’altra volta “il livello di indignazione è rimasto basso. Non è stato impedito a questa gente di rientrare per guastare altre partite” perché “quel sistema, che è molto largo, che è casa e quindi ci comprende, non si è assunto le responsabilità. Si è autotutelato in ogni scivolata, si è autogiustificato per ogni indecenza, ha continuato a trovare quattro deficienti a cui dare la colpa. E adesso non ci si sente più a casa”.
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La mescolanza della nazionale di Haiti
Tra le storie dei prossimi Mondiali nord-americani c’è il ritorno di Haiti dopo cinquantadue anni. Una nazionale spinta da una generazione che porta due passaporti in tasca e molte biografie incrociate. Una nazionale al numero 84 del ranking FIFA che si prende un posto al tavolo del mondo grazie a giocatori cresciuti altrove, convinti a scegliere la maglia dell’isola caraibica. Il regista di questa ricostruzione si chiama Sébastien Migné, 53 anni, francese, “maestro nell’arte di arrangiarsi” come scrive L’Équipe che oggi gli dedica un ritratto. Prima ancora di sedersi in panchina nel 2024, aveva l’abitudine di lavorare ai margini, tra Africa e selezioni minori. Con Haiti ha centrato un obiettivo enorme, e lo ha fatto appoggiandosi a questa colonna di binationaux.
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Interpreti
La prima pagina de l’Equipe è sul badminton
Davvero. Non è uno scherzo. Con la Coppa di Francia di calcio in corso e con il campionato di rugby sulla scena, L’Equipe stamattina dedica la prima pagina al badminton. Ora certamente la scelta parrà ordinaria e comune a chi la vorrà trovare ordinaria e comune. Succede pure quando L’Equipe dedica la sua prima pagina al judo e al biathlon – certo se una francese spicca, certo se una francese vince – ma restano judo e biathlon. Giulia Quintavalle e Dorothea Wierer da noi se lo sognano. C’è sempre un mediano più urgente che l’Inter o il Milan stanno comprando.
Ora arriva il badminton. Diamine: il badminton. Succede perché Christo Popov ha vinto le finali di World Tour ad Hangzou e si tratta di una prima volta nella storia dello sport francese. Ha battuto i migliori giocatori del mondo, compreso il numero uno Shi Yu Qi – una di quelle cose che i vecchi maestri di giornalismo avrebbero incluso nel genere uomo che morde cane. Solo che l’Amico Geniale di Slalom da tempo insiste sul fatto che in realtà i giornali inseguono solo cani che mordono l’uomo.
L’uomo che ha morso il cane, con il nome che porta, ha suggerito pure il titolo imparabile. Christo Popov è il redentore del badminton francese. I francesi sono laici, si sa. Ha chiuso la partita sorridendo a Shi Yu Qi sopra la rete, chiedendogli come stesse. Gentilezza pura, come dicono tutti sul circuito: il più affabile, quello che in genere sorride anche a chi l’ha appena malmenato. Ma stavolta il sorriso accompagnava un capolavoro: il successo sul numero uno del mondo, campione del mondo, in casa sua. La prova, dice David Fioux su L’Équipe, che “la cortesia non impedisce la ferocia”.
Il torneo di Hangzhou radunava gli otto migliori dell’anno. Popov era l’unico tra i qualificati senza titoli in stagione. Suo padre Toma è stato campione nazionale in Bulgaria. Zio Mihail ha gareggiato alle Olimpiadi di Sydney 2000 nel singolare e nel doppio maschile per il paese di origine. Il fratello maggiore Toma jr è fra tra i primi-30 al mondo ed è stato suo avversario ai Trials per Parigi 2024. Popov parla bulgaro, inglese, francese e spagnolo. È mancino e ha cominciato a giocare a cinque anni.
Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30.
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