La mescolanza della nazionale di Haiti

Tra le storie dei prossimi Mondiali nord-americani c’è il ritorno di Haiti dopo cinquantadue anni. Una nazionale spinta da una generazione che porta due passaporti in tasca e molte biografie incrociate. Una nazionale al numero 84 del ranking FIFA che si prende un posto al tavolo del mondo grazie a giocatori cresciuti altrove, convinti a scegliere la maglia dell’isola caraibica. Il regista di questa ricostruzione si chiama Sébastien Migné, 53 anni, francese, “maestro nell’arte di arrangiarsi” come scrive L’Équipe che oggi gli dedica un ritratto. Prima ancora di sedersi in panchina nel 2024, aveva l’abitudine di lavorare ai margini, tra Africa e selezioni minori. Con Haiti ha centrato un obiettivo enorme, e lo ha fatto appoggiandosi a questa colonna di binationaux.
I primi a indicare la strada sono stati i veterani della diaspora, Johny Placide e Duckens Nazon, quando hanno accettato di difendere i colori dell’ex colonia francese indipendente dal 1804. Attorno a loro è arrivata la nuova ondata, fatta da Jean-Kévin Duverne da Gent, Josué Casimir dall’Auxerre, Jean-Ricner Bellegarde dal Wolverhampton. Tutti convinti da quello che L’Équipe definisce “l’architetto di questa ricostruzione”. Gli “storici” andavano scossi, racconta Migné, il suo lavoro è stato spingere, cambiare abitudini, prendersi qualche rischio.
“La mescolanza è la forza di Haiti» sottolinea il giornale, ma va gestita: il c.t. Parla saltando dal creolo al francese all’inglese, “sempre in equilibrio su un filo”, per tenere insieme sensibilità diverse. Gli anglofoni parlano di good balance, Migné non vuole toccare troppo l’alchimia in vista della fase a gironi contro Brasile, Marocco ed Emirati. “Il miglior gruppo non è necessariamente la somma dei migliori elementi” dice L’Equipe. Eppure la caccia ai talenti della diaspora resta aperta. Odsonne Édouard del Lens non ha chiuso la porta, Wilson Isidor del Sunderland non ha ancora deciso e non ha del tutto abbandonato il sogno Bleu. Jean-Kévin Augustin, senza club dall’estate scorsa ma con genitori haitiani, potrebbe entrare in scena se il mercato chiarirà il suo futuro. Su altri nomi, annunciati a torto come di origine haitiana, il discorso è chiuso: niente Allan Saint-Maximin, niente Maxence Lacroix. «Non perdo energia» insiste Migné, che preferisce dedicarla – scrive L’Équipe – a “indagini minuziose per trovare la perla rara capace di far brillare ancora di più la stella delle Antille”.