
Gianni Bella canta Hojlund
E presto il cielo cambia in blu, che dolce uragano sei tu
Paolo Condò sul Corriere della sera celebra la serata di Hojlund di fronte al Milan e la mette allo specchio con quella di Nkunku definito un fantasma. “Allegri ha ragione a insistere su di lui, a prescindere che lo faccia perché ci crede o perché non ha altro: Nkunku è stato qualcuno, giocando potrebbe ridiventarlo. Ma in questo momento il confronto con Hojlund è straziante, anche perché il range di prezzo è stato più o meno lo stesso. E col suo gioiello danese — festeggiatissimo a bordo campo da Lukaku, dettaglio importante — il Napoli avanza con merito alla finale. Nell’andamento decisamente tellurico dei campioni d’Italia, che quest’anno rimbalzano di continuo da un top a un flop, ieri era il turno della gara chirurgica e a tratti anche frizzante, perché in una sfida tra Conte e Allegri è evidente che chi va in vantaggio possa poi divertirsi negli spazi, e la gestione dell’asse centrale Rrahmani-Lobotka-Hojlund è stata così solida da stimolare anche le lune degli esterni, Neres su tutti”.
Marco Ciriello sul Mattino ha scritto che il danese ha segnato con un diagonale che ha ricordato Gigi Riva. “Può non riuscire a tirare, ma riuscirà sempre a far salire la squadra, come a fare a spallate per non mollare il pallone. Quando si invola si muove da rugbista, per questo è difficile togliergli il pallone come è difficilissimo impedirgli di girarsi. Per larghi tratti sembrava davvero un Lukaku biondo. Meno costruzione, ma anche più volontà. E una lotta continua, per guadagnare geografia di campo”. Un’altra caratteristica che riconosce a Hojlund è quella che “non cerca la belluria” – la quale deve stare alla bellezza come la napoletaneria sta alla napoletanità.
Laura Pausini canta la Fiorentina
L’assenza di te è un vuoto dentro me
La Fiorentina ha perso anche a Losanna, ma il risultato è solo la superficie del pezzo ruvido di Alberto Polverosi per il Corriere dello sport-stadio, nel quale si racconta di una squadra smarrita, senza gioco, senza identità, senza orgoglio. Una Fiorentina che, in Conference League come in campionato, non dà segnali di vita. “Se la Fiorentina è diventata una squadra da Serie B, con giocatori da Serie B, pazienza. Succede. Raramente, ma succede. Se invece questa squadra gioca così, come ieri a Losanna e come tante altre volte, senza rendersi conto che in questo modo prende in giro la gente, allora no, non ci siamo”. La Fiorentina, dice Polverosi, non può appellarsi alla paura né alla sfortuna: “Si può avere paura solo del male, non di giocare a calcio”, e invece di prendere un gol ne poteva prendere tre.
Nove cambi di Vanoli in vista del campionato, una squadra sfilacciata, incapace di tenere palla, di correre, di pressare. Dzeko svogliato, Piccoli risucchiato nel vuoto tecnico, un’“anima” che non si è vista mai. Gli svizzeri hanno giocato meglio, più rapidi, più organizzati: per tratti “sembravano il Real Madrid”, scrive Polverosi. L’esito è quasi paradossale: la Fiorentina perde ma resta dentro al prossimo turno di Conference, anziché liberarsi di un impegno che aggiunge fatica, distrae energie e gonfia i problemi. “Questa città merita rispetto, onorate quel giglio cucito sul petto”, recitava uno striscione. Ma Polverosi scrive che in Svizzera non era calcio. È un abbandono.
Ornella Vanoni e Mina cantano i portieri del PSG
E anche se c’è qualcosa che ci lega, ma di una cosa son sicura sai, amiche mai, amiche mai, amiche mai.
Detronizzato, ma non rassegnato. Questo è Lucas Chevalier, il portiere del PSG arrivato dal Lille per rimpiazzare Donnarumma – anzi: preferito a Donnarumma – e adesso forse scivolato dietro il russo Safonov nelle preferenze di Luis Enrique, dopo i quattro rigori parati nella finale di Coppa Intercontinentale con il Flamengo. Chevalier ha un problema a una caviglia che lo reso lui più vulnerabile e la sua posizione più scalabile, L’Equipe la chiama “una gestione delicata” e ricorda la lunga storia di rivalità fra portieri che al PSG piace tenere in piedi: Trapp-Sirigu, Areola-Buffon, Navas-Donnarumma.
Caterina Caselli canta gli arbitri italiani
Nessuno mi può giudicare nemmeno tu
Oh, dunque pare che davvero Milan-Perth si giochi a Como, o forse è Milan-Como che si gioca a Perth. C’è confusione. Sicuramente non è Como-Perth che si gioca a Milano, perché a febbraio a Milano si svolgono i Giochi olimpici invernali di Cortina-Bormio- Livigno-Predazzo-Anterselva-Tesero 2026.
Oh, dunque si gioca. L’intoppo – adesso è chiaro – si era manifestato per una condizione posta dalla federcalcio asiatica. «Ci è stato imposto di avere arbitri stranieri» ha detto Simonelli avendo cura in tutta evidenza di scegliere bene il verbo. Dice pure di aver parlato con Collina, il capo degli arbitri FIFA, per avere «ampie garanzie sulla qualità di questi arbitri» – e qui sarebbe bello sapere chi è che scrive i dialoghi a Simonelli, perché da come vanno le cose le garanzie sulla qualità degli arbitri le dovrebbero chiedere dall’Asia nel giorno in cui dovessimo mandargli uno dei nostri.
Tutto molto bello, direbbe Bruno Pizzul, e sarà ancora più bello quando dalla VAR Room di Lissone dovranno chiamare in cuffia da 13.700 km di distanza Chris Beath, Mohammed Abdulla Hassan o Ma Ning. O forse nel frattempo con i soldi pubblici dei Giochi sarà stata costruita una ferrovia che collega Saronno all’Australia occidentale, chi lo sa, chi lo può sapere. La cosa più temibile di tutte è se Simonelli a fine partita scopre che ha ragione Collina. A quel punto un arbitro asiatico glielo «imponiamo» per tutte le partite. Perché a Milan-Como sì, e Sassuolo-Inter no?