Anche il Manchester United si è convertito al lancio lungo
All’inizio i segnali sono stati quasi impercettibili. Un lancio di Altay Bayindir da un’area all’altra, un controllo sontuoso di Matheus Cunha prima dell’intervento di Leno. Qualche settimana dopo, un’altra traiettoria: sempre Bayindir, questa volta per Benjamin Sesko, e un rigore conquistato dopo l’uscita folle di Sanchez. Due episodi che sembravano isolati, e dopo ne sono venuti altri, più frequenti, fino a un numero che ha cambiato tutto: 45.
Sono stati 45 i passaggi lunghi tentati da Senne Lammens ad Anfield contro il Liverpool su 46 totali — e questo numero racconta il nuovo stile del Manchester United di Ruben Amorim. “Una squadra che ha deciso di tagliare la corda del palleggio e risalire il campo come una fionda”.
Come scrive Maxime Brigand su L’Équipe, raccontando di uno United passato in pochi mesi da decimo a terzo in Premier League per numero di lanci lunghi tentati a partita. Il portiere, il giovane belga Lammens arrivato dall’Anversa per sostituire Onana, è diventato il simbolo di questo cambio. In tre gare da titolare, ne tenta 38 a incontro: più di chiunque altro nei cinque grandi campionati. «A volte, il gioco chiede di allungare e puntare sui secondi palloni», ha spiegato Amorim prima di Liverpool. La sua idea non è buttare via il pallone, ma creare una seconda battaglia più in alto, là dove Fernandes, Casemiro o Sesko possono piegare la partita.
Così è nata la nuova grammatica di Old Trafford. Lammens sa calciare con entrambi i piedi; De Ligt sale in costruzione per attrarre la pressione; Mount e Fernandes leggono la caduta del pallone come due mezzali da calcio a cinque. Tutto scorre con una logica quasi matematica. ”Allungare non per fuggire dal rischio, ma per imporre il caos agli altri”, scrive Brigand. E il caos, per Amorim, è ordine.
Contro il Sunderland si era vista la prima prova: il lungo rinvio, la sponda di Sesko, la corsa di Bruno Fernandes che in venti secondi porta alla traversa. Ad Anfield, lo schema si è ripetuto con la precisione di un rito: Lammens lancia, Van Dijk vince il primo duello ma Maguire è lì, poi Fernandes raccoglie, serve Diallo, e Mbeumo scatta alle spalle di Van Dijk per l’1-0. Tutto nel giro di pochi sospiri, ma dietro c’è una visione. “Non c’è nulla di casuale nel nuovo United: ogni secondo pallone è un inizio, non una reazione” – dice L’Equipe.
Il risultato è una squadra più corta, più fisica, capace di pressare alto o di difendersi bassa con calma. Lammens, 1,93 di serenità, ha dato al blocco difensivo l’aria tranquilla che Onana non aveva più. Con il Brighton [4-2], lo United ha giocato un 4-4-2 di ferro: Shaw e De Ligt sempre pronti ad accorciare, quattro recuperi alti, quattro gol. “Il 75% della partita si è giocato lontano dalla sua area, con appena il 44% di possesso palla”. La conferma che la geometria di Amorim non ha bisogno di dominio, ma di precisione. Oggi, con tre vittorie consecutive, sette gol segnati e due subiti, il Manchester United è sesto in classifica e sembra finalmente avere una prospettiva. “Non serve un lungo possesso per controllare una partita, basta sapere dove cadrà il pallone”, annota ancora Brigand. Forse è presto per dire che la squadra è guarita. Ma qualcosa è cambiato: gli spazi, le scelte, la fede in un gioco più diretto. Amorim non ha rinnegato il suo sistema. L’Equipe dice che l’ha soltanto portato più lontano.
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Come sono cambiati i rinvii dei portieri
Non è nostalgia travestita da modernità. È che i portieri non calciavano così: oggi i loro passaggi sono piatti, chirurgici, pensati per innescare un uno contro uno, anziché la tipica battaglia sulla sponda, la spizzata e le seconde palle. È un calcio che accelera senza tradirsi, spiega The Athletic, in cui la verticalità diventa precisione, non caos. Cox conclude che quando “i portieri fanno arrivare il pallone ai piedi e gli attaccanti lo domano come ballerini in corsa verso la porta” diventa difficile non lasciarsi affascinare. Il vecchio rinvio si è evoluto