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#1 giorno a Milan vs Roma
► JANNIK SINNER ha battuto Ben Shelton in due set e si è qualificato per la semifinale del torneo indoor di Paris-Nanterre. Il suo avversario sarà Zverev che ha eliminato Medvedev. È la riedizione della finale di Vienna della settimana scorsa. Auger-Aliassime ha battuto Vacherot e si è avvicinato a Musetti nella corsa a un posto per il Masters di Torino
◇ Luciano Spalletti è stato presentato dalla Juventus e con i testi di Mogol, la musica di Battisti, ha detto che la squadra può rientrare nella corsa per lo scudetto: “Perché no”.
◇ Noah Dettwiler ha lasciato il reparto di terapia intensiva ed è stato trasferito in una clinica privata di Kuala Lumpur per proseguire le cure.
◇ Toronto ha mancato la prima chance di chiudere i conti nelle World Series e di aggiudicarsi la Major League. I Los Angeles Dodgers hanno vinto per 3-1 Gara-6 e tutto verrà deciso la prossima notte nella settima e ultima partita.
Una regina che uccide chi le è devoto, non è una regina che ispira devozione
Il Trono di Spade
Il trono del tennis e le sue molte pretendenti
È un campo aperto. Anzi no: è un caos. Può succedere di tutto. Questo si diceva del tennis femminile all’inizio di questo decennio, queste erano le parole più usate per descrivere ila scena quando Serena Williams è scesa dal trono. Nessuna è riuscita a restarci seduta sopra a lungo. Naomi Osaka è arrivata come una marea che non chiede il permesso e dopo un po’ le acque sono diventate calme. Ashleigh Barty ha preso la corona e l’ha lasciata per noia, per stanchezza, perché non le interessava. Paula Badosa, Anett Kontaveit, Maria Sakkari e Barbora Krejcikova sono salite fra le prime-tre, si sono affacciate per annusare l’aria e hanno portato presto il loro olfatto altrove. Così la WTA ha cominciato a chiedersi se fosse ancora possibile trovare una numero uno dominante in un’epoca segnata da tanta profondità.
Poi è accaduto che nel 2022 Iga Swiatek ha preso la vetta e l’è piaciuto. Se l’è tenuta. Poco dopo è arrivata Aryna Sabalenka, le si è affiancata ed è cominciato il loro duopolio. Dice Steve Tignor sulla rivista Tennis che a guardare il campo delle qualificate per le finali di Riad, il quadro delle prime-8 sembra essersi assestato. Per il terzo anno consecutivo Sabalenka, Swiatek, Coco Gauff e Jessica Pegula sono nel gruppo. Per il secondo anche Jasmine Paolini. Madison Keys, la numero 7, è comunque una veterana. L’unica vera sorpresa può essere considerata Amanda Anisimova, ma persino nel suo caso il talento non è mai stato in discussione.
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I temi del giorno
Anche il Manchester United si è convertito al lancio lungo
All’inizio i segnali sono stati quasi impercettibili. Un lancio di Altay Bayindir da un’area all’altra, un controllo sontuoso di Matheus Cunha prima dell’intervento di Leno. Qualche settimana dopo, un’altra traiettoria: sempre Bayindir, questa volta per Benjamin Sesko, e un rigore conquistato dopo l’uscita folle di Sanchez. Due episodi che sembravano isolati, e dopo ne sono venuti altri, più frequenti, fino a un numero che ha cambiato tutto: 45.
Sono stati 45 i passaggi lunghi tentati da Senne Lammens ad Anfield contro il Liverpool su 46 totali — e questo numero racconta il nuovo stile del Manchester United di Ruben Amorim. “Una squadra che ha deciso di tagliare la corda del palleggio e risalire il campo come una fionda”.
Stile o sostanza: il dilemma dei tifosi del Tottenham davanti a Frank
Ci sono manager che arrivano per cambiare tutto e altri che si presentano per rimettere le cose a posto. Thomas Frank, scrive Jamie Carragher sul Telegraph, appartiene a questa seconda specie. Eppure, nemmeno portando il Tottenham dal quartultimo posto al terzo in cinque mesi è riuscito a conquistare davvero i tifosi “dopo la fine turbolenta dell’era Postecoglou”.
Con Ange Postecoglou era stato amore a prima vista — un calcio vertiginoso, una promessa di rivoluzione e l’Europa League come ultimo bacio d’addio. Il Tottenham di Frank vive ancora nell’ombra del fantasma del suo predecessore: c’è meno fuoco e più controllo; c’è meno romanticismo e più pragmatismo. ”Quello di Frank è un approccio che per ora è più tollerato che amato” – perché quando chiesero una volta a Maturana cosa si potesse definire Bellezza nel calcio, Maturana rispose: «È quando la gente se ne accorge».
La FIFA e le regole cucite su misura per Arabia e Qatar
Il potere si misura anche in giorni di riposo. In biglietti venduti, in stadi scelti, in regole cambiate quando serve. Dopo un decennio di spese smisurate, il Qatar e l’Arabia Saudita hanno trovato il modo di trasformare la loro influenza nel pallone che rotola: non solo nei consigli d’amministrazione o nei diritti tv, ma dentro il campo. Come racconta Tariq Panja sul New York Times, “per la prima volta, sembra che il loro potere abbia avuto un effetto anche sugli eventi di gioco”.
Il riferimento è alle qualificazioni per i Mondiali dell’estate prossima. Tutto è accaduto tra marzo e giugno, quando la federazione asiatica, l’AFC, ha deciso di riscrivere la formula di qualificazione. Doveva premiare Iraq ed Emirati Arabi, invece ha premiato Riyad e Doha istituendo quello che in una lettera ufficiale è stato definito “un processo di selezione basato su principi di equità”. Il New York Times lo chiama una parodia di linguaggio burocratico. Il risultato: entrambe le nazionali del Golfo si sono ritrovate con una testa di serie più alta, il girone da poter giocare in casa e un calendario che gli ha assegnato il doppio dei giorni di riposo tra una partita e l’altra rispetto agli avversari.
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Le analisi
Il senso del cricket per le donne indiane
C’è un’immagine che vale più di mille replay: le giocatrici indiane che si abbracciano dopo la vittoria sull’Australia, e la folla del DY Patil Stadium che esplode insieme a loro. Trentacinquemila persone, quasi tutte vestite d’azzurro. “Era più di un trionfo: era una visione di solidarietà”. Così ha raccontato Emma John sul Guardian dai Mondiali femminili di cricket, ma aggiunge che basta uscire dallo stadio per capire quanto fragile sia quella visione.
A Indore, nel cuore del Madhya Pradesh, due giocatrici australiane sono state molestate per strada mentre andavano a un caffè. La polizia ha agito subito, un uomo è stato arrestato. Ma la domanda resta: “Quale sarebbe stata la reazione se non si fosse trattato di due atlete famose e straniere?”. Poche ore dopo, il ministro regionale dell’urbanistica ha detto che l’incidente doveva essere “una lezione” per le giocatrici, colpevoli di non aver avvertito nessuno prima di uscire. La colpa è loro. “Per aver camminato da sole, per essere state visibili, per essere donne”.
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Tendenze
L’ultima partita con arbitri umani
Quando stanotte l’arbitro di casa base chiamerà il primo lancio di Gara-7 delle World Series, bisognerà goderselo, anzi assaporarlo, scrive Jane Leavy sul New York Times. Sarà l’ultima volta che una squadra campione verrà decisa interamente da esseri umani. Dal 2026 nel baseball entrerà in scena il giudizio delle macchine: il sistema A.B.S., l’Automated Ball-Strike, permetterà alle squadre di contestare le chiamate e affidare la verità finale a un computer.
È il progresso, si dice. Ma Leavy — che nel suo libro Make Me Commissioner racconta cosa non va nel baseball e come rimetterlo in sesto — la pensa diversamente: “Il baseball è un gioco di errori, di sfortune, di rimbalzi cattivi e di capricci meteorologici”. È proprio l’imperfezione, spiega, a renderlo perfetto, con un argomento così incredibilmente vicino a quelli adoperati in Italia per contrastare l’introduzione della VAR. La tesi è che in uno sport dove anche i migliori falliscono due volte su tre, pretendere l’infallibilità degli arbitri significa snaturarne l’essenza.
La difesa a cinque suggerita da ChatGPT
C’è un momento, nel podcast Soccerish, in cui Laura Harvey ride. È un riso breve, quasi imbarazzato, come se avesse appena rivelato qualcosa di troppo. La coach del Seattle Reign — una delle più rispettate del calcio femminile — racconta di aver chiesto a ChatGPT come battere le squadre avversarie. E di aver seguito i suoi consigli.
«Un giorno, a stagione finita, scrivevo dentro ChatGPT cose come: “Qual è l’identità di gioco del Seattle Reign?” e lui sputava fuori risposte», dice Harvey. «Poi ho chiesto: “Che formazione dovrei usare per battere le squadre della NWSL?” e lui ha elencato tutto il campionato, squadra per squadra, con la formazione giusta. Per due di loro ha detto: “Dovresti giocare con una difesa a cinque.” Così ho fatto. Sul serio, è per questo che l’ho fatto».
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Interpreti
James Briggs e la rotta di David Bowie
Non possiamo essere certi che ci sia la vita su Marte, ma ora sappiamo che costruire un itinerario in bicicletta from Ibiza to the Norfolk Broads può diventare un’avventura che ti cambierà la vita.Quando decidi di partire per un lungo giro in bici, ci sono tante cose da considerare: la distanza, il paesaggio, i bar lungo la strada — e naturalmente se alla fine del percorso c’è un pub dove scolarsi una birra gelata accanto a una montagna di scampi. Tutto questo lo scrive James Briggs su Cycling Weekly, dopo aver chiuso un viaggio ispirato da un verso di David Bowie.
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Oggi
Guida allo sport in tv di oggi
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L’ultimo scroll
Il baseball da sentire
Edward Hirsch è il presidente della Guggenheim Foundation, ma al Citi Field di New York era soltanto un tifoso con gli occhi che non vedono più come una volta. Nel New York Times ha raccontato cosa succede quando il baseball diventa un evento da sentire più che da guardare. “Da dieci anni sto perdendo la vista, non del tutto, ma in modo costante e irreversibile”, scrive. Così, un pomeriggio di sole ha deciso di andare allo stadio con i colleghi, per sfidare la luce e la memoria.
Il campo, immerso nel pomeriggio, lo rassicura: l’erba, le linee, la geometria immutabile del diamante. “C’è qualcosa che sfugge al tempo in un campo da baseball inondato di luce”. Certo, ora ci sono l’orologio per i lanci e le basi più grandi, ma il sentimento resta quello di quando era bambino. “Quando guardi una partita, il mondo esterno scompare”.
Solo che questa volta il mondo non scompare più del tutto. Hirsch non riesce più a seguire la palla — “sembra un’aspirina, troppo veloce per i miei occhi” —, così si concentra sui corpi. Li segue come si segue una coreografia. Un volo pigro verso il centro, una doppia a destra, l’interbase che scatta, il corridore che scivola, l’arbitro che alza il pugno. Tutto danza e allora “da questa nuova prospettiva, una partita di baseball mi sembra un pezzo di danza: ritmo e tempo, precisione e grazia”.
Nel suo racconto la partita si trasforma in un rito, un teatro di gesti. Il lanciatore che si avvita, il battitore che risponde, l’interbase che gira il doppio gioco come un ballerino. Anche le pause hanno il loro ruolo: il corridore che si stacca dalla base, il lanciatore che finge, il coach che protesta perché deve. Ogni movimento è parte di uno spettacolo antico e nuovo insieme.
«Quando guardi il gioco così, diventa una forma d’arte rituale”, scrive Hirsch. “Le regole sono vecchie, ma ogni partita è un pezzo fluido, con un esito diverso ogni notte: tragico per una squadra, comico per l’altra”. È lo “Show”, come lo chiamano i giocatori, e lui ora lo vede con altri occhi. Il pubblico è la colonna sonora. Hirsch non ama la musica tra un lancio e l’altro, né la mascotte che fa il buffone, ma riconosce nella folla un’energia necessaria: voci che incoraggiano o insultano, cori che si accendono, applausi e fischi che si alternano come nella battute di un copione teatrale scritto da Tennessee Williams. Rivela che in quell partita i Mets vincono 5-1, ma il risultato non conta. Al settimo inning tutti si alzano, come sempre, per cantare Take Me Out to the Ballgame. I colleghi ridono, scattano foto, soffiano nelle trombette di plastica. Hirsch li guarda, non sono a fuoco, ma li vede abbastanza da cogliere l’insieme e scrivere:”La mia vista si è annebbiata, non perché stessi perdendo la visione, ma perché stavo vedendo qualcosa che mi era mancato”. La commozione, spiega, non è arrivata per la cecità che avanza, ma per la bellezza momentanea e travolgente del gioco — e per la gioia, che è sempre luminosa, sempre così breve.
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Orson Welles diceva: il montaggio è tutto. A cura di Angelo Carotenuto. Per segnalazioni sui contenuti e per suggerimenti: angelo.carotenuto@loslalom.it