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I temi del giorno
Cosa resta del fascino di questa Coppa
Questa faccenda di sentirsi uno un pezzetto dell’altro sta andando fuori controllo. Non solo si migliorano a vicenda, adesso Jannik e Carlos cominciano a essere proprio una cosa sola, quella crasi Sincaraz che sta prendendo piede. L’assenza del numero Due-Uno dalla Davis sta avendo un riflesso nel dolore che il numero Uno-Due sente nella carne, fino a non giocare, maledizione, neppure lui. Si marcano, si seguono, sonio una cosa sola. Ubitennis poco dopo la mezzanotte ha anticipato la rinuncia sui suoi canali social, prima dell’annuncio di Carlitos, sempre più gemello di Sinner, come i fratelli Piga, calciatori anni Settanta. Quando uno subiva un fallo a Cagliari, l’altro diceva di sentire dolore ad Avellino.
Qui si fa come sempre dello spirito di patata, perché come diceva il grande filosofo cileno Serpillo c’è del serio nel faceto, ma la risonanza magnetica mostra un edema di natura muscolare al bicipite femorale, quello fasciato nella finale di Torino. Forzare per giocare potrebbe avere conseguenze gravi.
Se alla Coppa Davis ci fosse Giovanni Vernia – l’imitatore di Cesare Cremonini al Gialappa’s Show – direbbe che alle quattro del mattino ha aperto una finestra su Bologna e la Coppa Davis era sparita. Siamo tornati al livello di partecipazione dell’era A.P. – avanti Piqué. La riforma aveva snellito il torneo e aveva convinto i migliori al mondo a tornare. Neppure più così snella adesso attrae, perché il resto del calendario ha continuato a espandersi come fa l’universo. Così sono ricominciate le proposte, le richieste, gli emendamenti. Chi la vuole biennale, chi la vuole di nuovo in casa e fuori. Di certo non saranno contenti in federtennis di un’edizione così azzoppata, ancora meno saranno felici gli spettatori che si erano affrettati a comprare i biglietti, confidando di vedere domenica un altro episodio della serie più amata dell’anno.
Romain Lefebvre racconta su L’Equipe la partita che oggi apre le finali a otto, Francia contro Belgio, parlando di un torneo che continua a oscillare tra nostalgia e sperimentazione. Dopo mesi in cui i Bleus hanno ritrovato contro Brasile e Croazia un formato più simile alla vecchia Davis, con le sfide in casa e fuori, le cinque partite spalmate su due giorni, eccoli di nuovo nel modello ibrido, in campo neutro, la sede unica, “pubblico imprevedibile” scrive L’Equipe. Non per cattiveria verso Bologna, ma perché avrebbe dovuto essere un santuario di atmosfera, invece al padiglione n°37 della Fiera, si rischia il vuoto sulle tribune da 10.000 posti. Il giornale francese trova improbabile che i tifosi italiani accorrano in massa per un quarto Francia-Belgio, ma pare che ci saranno quattromila studenti invitati per riempire gli spazi. Nessuno sa fino a che ora resteranno, dice con mestizia L’Equipe, e tuttavia “non sarà mai peggio della Caja Mágica di Madrid nel 2019 contro il Giappone: depressione totale, senza emozione e senza sapore”.
Oh, l’argomento – abbastanza diffuso – a un primo sguardo pare perfino convincente. Ma non si capisce perché debba valere solo per il tennis e solo per la Davis. Non sono forse vuote le tribune del Roland-Garros durante le due settimane dello Slam? Non solo per Passaro-De Jong al primo turno, spesso anche per Keys-Baptiste ottavi di finale. Anche le fasi finali di Europei e Mondiali di pallavolo o di basket ospitano partite fra due paesi stranieri in una sede unica: solo la Davis ne fa un problema. Boh. Vai a capire.
Eppure, malgrado tutto, questa Coppa conserva una sorta di magia. L’Equipe lo riconosce. Il prestigio del trofeo, i nomi incisi sul suo basamento, il titolo in palio: sono elementi che mantengono vivo il fascino. Nonostante rischiamo di restare con un solo giocatore fra i primi-10 [Zverev], la Davis resta aperta. La Repubblica Ceca, con Lehecka e Mensik entrambi fra i primi-20, potrebbe diventare la favorita. Ma guai a fidarsi dei ranking in Davis, il posto dove i numeri 200 spesso hanno fatto uno scherzo ai primi. Prendiamo il Belgio. Ha eliminato l’Australia in Australia: un colpo firmato dalla coppia di singolaristi Zizou Bergs e Raphaël Collignon, più il doppio esperto di Gillé e Vliegen. Negli Slam non li vediamo. Ma la Davis resta la Davis.