Possiamo credere ai 100 punti di Wilt Chamberlain?
Il 2 marzo del 1962, a Hershey, una piccola città della Pennsylvania, i Warriors affrontarono i Knicks in una partita senza alcun vero significato. Nessuna telecamera, nessun fotografo accreditato, nessun reporter venuto da New York. Quella sera, Wilt Chamberlain segnò 100 punti, stabilendo un record che resiste intatto da oltre sessant’anni. La partita, mai filmata, sarebbe potuta scivolare nell’oblio, invece è entrata nella leggenda, alimentando fantasmi e dubbi nelle generazioni successive. Se ne sta occupando L’Équipe chiedendosi se facciamo bene a credere a quell’impresa.
«Non credo che esistano immagini di Napoleone sconfitto a Waterloo, eppure è successo», ironizza Ron Pollack, statistician dei Philadelphia Warriors quel giorno, testimone diretto dell’impresa. La mancanza di filmati ha spinto molti a gridare all’inganno. Eppure chi c’era, chi ha segnato ogni canestro sul foglio di marcatura, conferma che Chamberlain realizzò l’incredibile cifra. Tom Meschery, l’ultimo compagno di squadra ancora in vita e autore di sedici punti quella notte, osserva che lo scetticismo ha radici profonde: «Una parte della popolazione bianca americana ama mettere in dubbio le imprese dei grandi atleti neri». Anche oggi, più di sessant’anni dopo, molti giovani americani non credono al record. La figlia di Meschery, insegnante, ha scoperto che più della metà della sua classe pensa che i 100 siano fake.
Pollack ricorda invece che la partita fu documentata sui registri, c’era il padre a segnare ogni canestro: «Se la NBA avesse voluto inventare i 100 punti, avrebbe davvero scelto un giocatore nero che molti giudicavano arrogante? Ne dubito fortemente». L’Équipe esplora tutto questo in un longform [ve li ricordate i longform?], compreso il contesto singolare in cui l’impresa venne compiuta.
Qualche tempo fa se ne occupò anche il podcast Rimbalzi: se dovete andare a correre o siete nel traffico in macchina si può ascoltare dal link qui sotto.
I 100 punti di Chamberlain e il tiro della nonna
Si chiamano “tiri liberi” e lui quella libertà se la prese sempre tutta. Wilt Chamberlain è l’uomo che ha cambiato il basket, rovesciando le regole e anche il modo di mettere la palla nel canestro. Tutti a tirare con le braccia verso l’alto e lui no. Dalla lunetta lui metteva la palla sotto le ginocchia e la tirava su. Gli americani lo chiamarono “il tiro della nonna”, lo fece diventare il suo marchio di fabbrica. Un marchio che divenne famoso quando, il 2 marzo del 1962 Wilt segnò 100 punti in una partita sola.