Il ritorno di Dimitrov con quel tarlo su Wimbledon
Il grande inganno nel tennis è la proprietà transitiva. A perde da B, B perde da C, allora C batterebbe A: sbagliato. Eppure, nonostante questa menzogna, come si fa a togliere dalla testa di Grigor Dimitrov che nell’estate scorsa a Wimbledon avrebbe potuto far saltare il banco? Dopo una carriera da next big thing, stava forse passando dalle sue parti l’occasione che Goran Ivanisevic ebbe nel luglio del 2001, wild card e trionfo, con una finale chiusa di lunedì pomeriggio contro Patrick Rafter.
Grigor Dimitrov era avanti due set a zero su Jannik Sinner negli ottavi di finale. Dovette ritirarsi. Jannik Sinner ha vinto la Coppa. Grigor Dimitrov avrebbe vinto la Coppa. Questo è il sillogismo ingannevole. Ingannevole: ma a Dimitrov chi glielo dice? È successo in scala minore questa settimana a Basilea. Shapovalov stava battendo Fonseca, si è fatto male, si è ritirato, Fonseca è arrivato fino alla Coppa. Per uno scherzo del caso, Shapovalov vs Fonseca è il primo turno del torneo di Paris-Nanterre che comincia oggi.
Comunque. Tre mesi e mezzo dopo il crepacuore di Wimbledon, Grigor Dimitrov torna. Scrive Louis Boulay su L’Équipe che il bulgaro è riapparso a Parigi con un sorriso largo, quasi incredulo. Nelle gallerie della Paris La Défense Arena si muove leggero, come chi ha finalmente fatto pace con sé stesso.
«Sono molto felice di tornare» ha detto, con una calma nuova che gli arriva forse dal silenzio dell’estate. «Prendere un po’ di distanza dal tennis mi ha fatto davvero bene. Era la prima volta da quasi vent’anni che potevo restare a casa per l’estate, e ne ho approfittato. Non ho seguito il circuito, non sono rimasto connesso. Era importante lasciar andare. Ho capito che è normale farsi male, è normale non giocare ogni settimana. Ho accettato tutto questo, e sono solo molto felice di essere tornato».
La sua ultima immagine è quella della fitta improvvisa in campo, la mano sul petto, le lacrime. Un’operazione, una lunga pausa. Durante quei mesi Dimitrov ha rotto con Jamie Delgado, il coach che lo aveva accompagnato fino alla finale di Bercy nel 2023, e si è rimesso in condizione alla Mouratoglou Academy insieme a Daniel Vallverdu, in attesa di un nuovo staff definitivo.
Non è uomo amareggiato. «Mi sono imposto di non chiedermi perché sia successo», ha spiegato a L’Équipe. «È impossibile avere una risposta. Il nostro calendario è pieno, i tornei si susseguono, i rischi ci sono sempre. È stata sfortuna? Forse. Mancanza di preparazione? Forse. Ma non lo sapremo mai. Non vale la pena sprecare energie per trovare una spiegazione che non esiste. In modo sorprendente, sono stato forte. Non l’ho vissuto come qualcosa di negativo».
Boulay racconta un giocatore che ha imparato a fermarsi senza sentirsi perso. A osservare sé stesso da fuori, come un estraneo. «Ho approfittato di questo periodo per fare una vera introspezione», ha confidato Dimitrov. «Quando ti allontani, ti vedi come un osservatore esterno. Ti giudichi diversamente, senza le aspettative del circuito, del pubblico, dei tifosi. Tutto questo si è un po’ dissolto, e mi ha fatto un bene enorme»
Il dubbio, però, non svanisce mai del tutto. «Ogni tanto il pensiero tornava: ‘Sarò di nuovo al cento per cento? Potrò ancora vincere?’ Non lo sai mai. Ma la cosa più importante è darsi davvero la possibilità di riuscirci. È quello che sto facendo».
Rientra con Giovanni Mpetshi Perricard, ma non solo: ha accettato anche di giocare in doppio con Nicolas Mahut, per l’ultimo torneo della carriera del francese. Un gesto di amicizia e rispetto. «Sarà un momento speciale per lui, ma anche per me» ha detto Grigor. «Ci conosciamo da tanto. È un onore condividere questo momento con lui. Spero solo di non deluderlo».