
Sembra di sentire la voce di Carlo Conti da Sanremo. Stop al televoto. Le ultime schede con le preferenze per il Pallone d’oro sono state consegnate ieri, ma girano già i primi exit poll. Diego Torres su El Pais ha raccontato l’attesa, i palpiti e i tumulti del cuore con cui la France aspetta il primo vincitore dai tempi di Papin – anno 1991. Il deputato della nazione è Ousmane Dembélè, indicato dal giornale spagnolo nella terzina dei finalisti insieme con Vitinha e con Lamine Yamal.
“Luis Enrique lo ha trasformato in centravanti e ha semplificato i suoi modelli di riferimento. La sua natura imprevedibile e quella voglia di immergersi nel caos che tanto affascina i tifosi perché evoca il calcio di strada sono state attenuate, in cambio di un aumento del suo tasso di efficienza. Dembélé ha spiegato con modestia le sue statistiche monumentali: 35 gol e 16 assist in 53 partite in tutte le competizioni nella stagione scorsa. Senza Vitinha, Neves, Fabián e Kvaratskhelia, compagni superlativi nel calcio del PSG, la sua esplosione non avrebbe avuto alcun impatto. Lo riconosce allo stesso modo in cui ammette che il periodo trascorso al Barcellona, tra il 2017 e il 2023, lo ha aiutato a imparare a prendersi cura di sé. «Sono diventato più professionale con la mia dieta, con la mia vita» dice. Dembélé ha capito che se avesse trascorso le ore da dedicare al sonno oziando sul divano di casa a mangiare pizza, immerso nei videogiochi e a navigare compulsivamente su YouTube, i suoi infortuni muscolari sarebbero diventati cronici. Da Parigi rivelano un dettaglio: quando si è sposato tre anni fa, la sua vita da adolescente spensierato è stata interrotta. È diventato padre, si è fatto crescere i baffi – scherza Javier Pietro-Santos, caporedattore della rivista So Foot, forse è una coincidenza ma è maturato”.
Si racconta che dopo le sue 7 medaglie d’oro ai Giochi olimpici in Baviera, quel burlone di Mark Spitz andasse in giro a raccontare che il merito era dei baffi, perché quella peluria lo aiutava in piscina a farsi largo tra le acque. Il racconto finisce con i russi che si fecero crescere i baffi alla successiva gara internazionale, ma può darsi che sia una leggenda da antica propaganda in tempi di guerra fredda. [Oddio: antica]. Questo per dire ai calciatori: ora non fatevi crescere i baffi immaginando di maturare.