Lo Slalom del 6 agosto | Cosa leggere, sapere e vedere

 

 

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# 1 giorno al torneo di Cincinnati

 

     

►  IL MILAN ha chiuso con il Bruges per Jashari, l’Inter confida di sbloccare il caso Lookman attraverso il braccio di ferro che il giocatore sta conducendo: ieri non si è presentato agli allenamenti per il secondo giorno di fila. Al Milan sta tornando Galliani. 

◇  Il successo di seguito del calciomercato sta spingendo anche gli altri sport a darsi alla saga. Il ciclismo per esempio si è appassionato parecchio negli ultimi mesi al passaggio di Remco Evenepoel alla Red Bull-Bora, stamattina l’Équipe lo considera un trasferimento sensazionale dalle molteplici conseguenze, la fine di una lunga saga e una svolta nella sua carriera interamente trascorsa con la Soudal-QuickStep. Si prevede che porterà sconvolgimenti. Gli sconvolgimenti sono spiegati qui

◇  La Lega di serie A e l’associazione calciatori ha raggiunto un accordo per la riduzione automatica dello stipendio del 25 percento in caso di retrocessione dalla A alla B. La norma sarà valida per i contratti firmati dal prossimo 2 settembre. 

◇  È morto per un infarto all’età di 53 anni Jorge Costa, direttore sportivo del Porto e da calciatore con quella stessa maglia vincitore della Champions 2004, allenato da Mourinho. I tre quotidiani sportivi del Portogallo gli dedicano tutti per intero la prima pagina. 

◇  A Cincinnati si sono tenuti i sorteggi per i tabelloni del Masters Series che sta per cominciare [oggi ancora qualificazioni]. È il torneo del ritorno in campo per Jannik Sinner dopo il successo a Wimbledon e la rinuncia a Toronto. Al primo turno ha pescato uno fra un qualificato e il ceco Vit Kopriva [#80 al mondo]. È possibile in teoria un incrocio ai quarti con Lorenzo Musetti. Per la prima volta nella storia del tennis italiano ci sono cinque giocatori testa di serie a un Masters 1000. 

 

   

La gente non riesce a vedere che cosa ti passa nel cervello, la cosa migliore è dirglielo

Ian McEwan

Silenzio, parla l’arbitro

L’inglese ci salverà. Anzi già ci salva. Se non ci fosse l’inglese, stamattina dovremmo cercare una formula italiana al posto di public speaking e announcement, i termini scelti per raccontare la nuova rivoluzione in arrivo sui campi di calcio italiani, e dunque nella nostra società. 

Negli ultimi otto anni i nostri arbitri hanno giocato ai mimi. Hanno parlato con le mani. Abbiamo preso confidenza con quel disegno che fanno nell’aria con le dita – cos’è un quadrato, un rettangolo. Quel gesto a volte è una resa, altre volte un ringraziamento per il soccorso ricevuto, fanno sapere al resto del mondo che al video hanno guardato e hanno creduto, il rigore c’era, altre volte no: ma l’ha detto la televisione. 

Ora, come accadde cent’anni fa ai divi del cinema muto, trovano la parola, arriva il sonoro, probabilmente con la stessa carica eversiva che ebbero i treni nel vecchio West. Il panorama muta, gli arbitri spiegheranno alla folla perché hanno deciso in quel modo e non in un altro, chissà se siamo pronti. Linguisticamente no. Public speaking. Announcement.

Questa è una cosa seria, terribilmente seria. Se tutto è comunicazione, anche un fischio per un calcio di rigore andrà presentato bene. Matteo Dalla Vite sulla Gazzetta ha scritto: Prova a farlo tu, a San Siro, davanti a 80.000 persone. E anche 15.000 fanno un certo effetto. Senti la tua voce, lo stadio che si zittisce, devi spiegare bene, per filo e per segno, non va sbagliato un termine né un respiro

Prima di arrivare forse un giorno a spiegare tutto con delle slide, Massimiliano Irrati ha detto agli arbitri radunati nel ritiro spirituale di Cascia di usare ciascuno il proprio linguaggio. «ma che sia il più semplice possibile perché è diretto alla gente. Non ascoltatevi, ci sarà l’eco: andate avanti e non dite mai “For me”, perché dire “Per me” può creare dubbi. Diretti, decisi e con semplicità». For me. Public speaking

Irrati dice che non esiste un tempo massimo per gli announcement. «Non metteremo limiti rigidi» ed è già mostruosamente chiaro cosa ci aspetta, avremo altro tempo da recuperare per la performance. Va a finire che torna fra noi Lo Cascio, Carmelo Lo Cascio, chi se lo scorda. Lo Cascio era quell’arbitro internazionale di calcio di Acireale partorito dalla fantasia di Luigi Filippo D’Amico, regista dell’Alberto Sordi dentone ne I Complessi e presidente del Borgorosso. Negli anni Settanta D’Amico si inventò con la sceneggiatura di Raimondo Vianello la storia di questo poverino, stretto in un triangolo erotico di un certo livello tra la moglie e l’amante, descritte come molto esigenti nelle schede e nelle trame che si trovano tra i vari database in rete. 

Succede che Lo Cascio, per migliorare le sue prestazioni, si dà in modo smisurato alle amfetamine, fino a sbroccare un giorno nei paraggi del 90° minuto, rifiutandosi di fischiare la fine della partita. Ma come direbbe Emanuela Folliero prima de I Bellissimi, amici di Rete4 non aggiungiamo altro per non svelare il finale. 

Se ci fossero ancora un Luigi Filippo D’Amico o un Raimondo Vianello – meglio tutt’e due assieme – si potrebbe perfino immaginare un arbitro narcisista, egocentrico o sballato che si rifiuta di mettere fine al suo monologo, prende la parola e non la lascia più, spiega spiega spiega, come i radicali in Parlamento nelle loro manovre di ostruzionismo o come succede con certi colleghi in certe riunioni sul lavoro. Chi lo sa, chi lo può sapere, magari un giorno il monologo dell’arbitro può diventare un rap. Tutto è entertainment. Potrebbe farsi accompagnare da una band. Tutte le spiegazioni per le decisioni prese alla VAR si possono concentrare nell’intervallo per far passare quei 15 minuti con uno show, questa è una bella idea, agli sponsor può piacere, un giorno potrebbe perfino fare concorrenza allo show del Super Bowl, potremmo avere Fedez che scrive due barre e spiega perché c’era fallo su Pellegri, adesso che lo fischio ti rallegri / non mi denigri / te ne freghi. Certo, sarebbe bello avere Kendrick Lamar che lo fa in inglese, si potrebbe vendere il momento sul mercato internazionale, ma un passo per volta, non ci bruciamo tutte le idee in un giorno solo. 

Quando il calcio italiano incrocia un microfono, c’è spesso un guaio da risolvere e sempre una leggenda alle porte. Cominciò Gianni Rivera in una domenica di primavera del 1979. Il Milan stava vincendo lo scudetto della stella ma un pezzo di pubblico aveva invaso la parte inagibile del secondo anello nella curva di San Siro. In teoria poteva saltare finanche lo scudetto. Se il ritardo fosse andato oltre i 45 minuti, l’arbitro avrebbe potuto sospendere la partita con il Bologna, sarebbe arrivato lo 0-2 a tavolino, oggi avremmo il Perugia campione d’Italia. Il questore Sciaraffa aveva intimato all’arbitro Menicucci di non azzardarsi a far battere la palla al centro, così Rivera dovette parlare al pubblico e spiegare cosa stava succedendo

Non c’era niente da spiegare quando invece microfoni e altoparlanti circondarono pochi anni prima Giorgione Chinaglia sul campo d’allenamento della Lazio a Tor di Quinto. Fu una trovata di Tommaso Maestrelli. Chinaglia era diventato il nemico della nazione ai Mondiali azzurro tenebra del 1974. Dopo aver mandato a quel paese il c.t. Valcareggi in diretta tv durante la partita con Haiti, una volta tornato a casa scoprì che c’erano secchi di fischi e insulti per lui a ogni trasferta. Maestrelli fece mettere a bordo campo delle casse che pompavano a tutto volume rumori da stadio, rumori ostili, fischi, insulti, così che Chinaglia potesse allenarsi pure al clima che avrebbe trovato. La Lazio cominciò a implodere in quel momento. Moglie e figli di Giorgione ripararono in America, a lui venne presto voglia di seguirli, la vita quotidiana diventò un tormento, Maestrelli s’ammalò, s’appartò, tornò in tempo per salvare la squadra all’ultima giornata [1976] e dopo il cancro prese il sopravvento. 

È stato leggendario anche il microfono di Francesco Totti per spiegare alla sua folla come e perché finalmente lasciava il calcio. Maurizio Crosetti su Repubblica la chiamò l’irripetibile cerimonia di un patriarca, una piccola morte piena di tantissima vita, una cosa mai vista, quando scrisse mi mancherai con un pennarello su un pallone e poi gli diede un calcio. Con un microfono nero in una mano, un foglio bianco nell’altra, parlò di giocattoli, dell’infanzia che finisce, del tempo che passa, di cosa c’è nei sogni che facciamo e cosa si nasconde nel buio che arriva quando si spegne una luce. Ci mise dentro un tale mucchio di riferimenti da poterci scrivere un romanzo o da potercene leggere cento, qualcuno disse che c’era lo zampino di un ghost writer, altri azzardarono che quel ghost writer fosse Walter Veltroni. 

Adesso tocca agli arbitri, si cercheranno anche loro un ghost o dovranno far da soli per darsi parole nuove quando viene sera [questo è Baglioni]. Domenico Marchese su Repubblica ha scritto che serviranno tempo, esperienza e tanti allenamenti, cominciando dal raduno: gli arbitri del massimo campionato si eserciteranno in campo con delle casse collocate in campo e un sistema audio per simulare i dialoghi e le spiegazioni che forniranno durante le partite. Cavolo: come Maestrelli. 

Eppure, la svolta vera è forse nascosta tra le pieghe delle parole di Rocchi a Sky [la sua intervista è qui], quando dice che passeremo dalla correzione del “chiaro errore” a quella dell’errore. L’errore, e basta. Senza aggettivi. Rocchi chiederà ai suoi arbitri anche di limitare il cosiddetto silent-check. Chiede più coraggio nelle decisioni prese in campo e allo stesso tempo vuole vedere più personalità in chi sta al video. Di fronte a una decisione dubbia, bisogna chiamare l’arbitro al video, dice. «Siamo partiti dal dato obiettivo del grave e chiaro errore, oggi siamo nelle condizioni di andare a correggere l’errore»Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello sport-stadio, ha scritto che siamo stanchi di essere presi per il protocollo. Sembra una rivoluzione perfino più grande dell’arrivo del sonoro. 

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 Che cosa stanno leggendo in Europa

 🟨   In Portogallo il saluto a Jorge Costa – In Francia la celebrazione di Pauline Ferrand-Prevot – In Inghilterra la caccia delle grandi di Premier a Sesko – In Spagna la tensione tra Barcellona e ter Stegen – In Italia il calciomercato

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  La Stampa: Alle radici di Yildiz” – Dal campetto sotto casa al primo club: viaggio a Ratisbona, dov’è nata la star della Juve. Con un destino chiaro. “Vincerà il Pallone d’oro” ➔  Nicola Balice racconta: Il primo vero prato verde da sogno di Yildiz era nei pressi del centro storico, sulle sponde di un altro fiume, il Danubio, dove nel quartiere di Stadtamhof in Weichser Damn resiste quello che tutti chiamano, anche su Google Maps, «Fussballplatz», letteralmente «campo da calcio»: niente di più che un giardino a pochi metri dalla sua casa, con due porte fuori misura e più alte che larghe, dove quasi ogni giorno si trovava con i suoi amici. Pochi metri più in su, il vicolo dove giocava a «mauerbolzen», una specie del nostro «muretto», spesso anche da solo.

CARRELLATA  Le magie arrivano dalla panchina dice il Corriere della sera nel titolo d’apertura della pagina sportiva. Le figure di spicco della serie A sono gli allenatori, da Conte a Gasperini, da Allegri a Sarri, i club si affidano agli allenatori e le star del pallone sono più rare è la sintesi al pezzo di Davide Stoppini, anche se in realtà proprio quest’estate sono arrivati un Pallone d’oro [stagionato] e un ex terzo classificato. 

Repubblica fa una panoramica sulle squadre a un mese dalla fine del mercato e considera che Inter, Juve e Milan hanno un buco in attacco. Fabio Mandarini sul Corriere dello sport-stadio ha intervistato Kevin De Bruyne, il quale si è soffermato sulle differenze tra Guardiola e Conte. «Direi che sono due modi diversi di giocare: probabilmente Pep è un po’ più attento al controllo della palla e al possesso». Ehm, sì, probabilmente sì.

Tutti vogliono Šeško

     Quante ne sanno, i signori del calciomercato. Se vedono un buco, ci si infilano. È il Metodo Totò [spiegato qui]. Così se il Newcastle alza l’offerta, alza l’offerta, alza l’offerta ma non riesce mai a convincere il Lipsia a farsi dare Benjamin Šeško, il Manchester United si infila come nel braccio dell’onorevole Trombetta e piazza la sua offerta di 85 milioni di euro, ritenendo che l’attaccante voglia unirsi a loro anziché a quegli antipatici del nord del paese. Lo racconta stamattina il Telegraph, sebbene al Telegraph non facciano nessun accenno a Totò: è parecchio strana questa cosa. 

Oh, invece l’ex centrocampista dell’Arsenal Thomas Partey potrebbe trasferirsi in Spagna e raggiungere il Villarreal, proprio mentre è sotto processo per cinque capi d’accusa di stupro ai danni di due donne: pure su questo è il Telegraph a dirci come stanno le cose. 

 

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Interpreti

 

 

I chili di Pauline Ferrand-Prévot

Ci sono un po’ di discussioni in corso intorno a Pauline Ferrand-Prevot, la francese che ha vinto il Tour tornano alle competizioni su strada dopo un decennio di attività concentrata su mountain bike, ciclocross e gravel. Le discussioni non riguardano i suoi risultati ma la sua taglia, la sua spinta magrezza in un mondo di troppi magri [se ne era parlato qui]. Qualcuno teme che la sua preparazione al Tour de France sia stata troppo impegnativa. Dopo l’allarme lanciato da Cédrine Kerbaol  su L’Humanité, la signora Pauline ha detto la sua in un’intervista al magazine Rouleur, da lei stessa rilanciata sul suo account Instagram. Ha ammesso di essersi data a una preparazione mirata e spietata, una preparazione che le ha fatto perdere quattro chili, ma ha anche detto che ognuno si prepara come meglio crede. «Per la Roubaix ero molto più pesante perché sapevo di dover avere potenza in pianura. Puntavo a un peso più leggero per affrontare invece la salita del Col de la Madeleine nell’ottava tappa: So anche che questa forma non la manterrò per sempre. È solo per il Tour de France». 

In una conferenza stampa nella sera dell’ultima tappa, Demi Vollering, olandese, seconda arrivata, aveva condiviso la preoccupazione di Kerbaol. «Non devi essere super magra per vincere. Sono orgogliosa del mio peso. Spero di rivincere in futuro per dimostrare alle altre ragazze che non devi essere pelle e ossa per battere tutte». 

Ferrand-Prévôt ha detto di comprendere queste critiche: «Non voglio rimanere così, so che non è sano al 100%, ma avevamo un buon piano con il nutrizionista e tutto è sotto controllo. Non ho fatto nulla di estremo e avevo ancora energia dopo nove giorni di gara. È un argomento delicato perché bisogna trovare il limite. Ho ricevuto parecchie critiche su Instagram, alcune persone dicevano che non era un modello per i giovani. Ma sono i genitori che dovrebbero educare i propri figli, dovrebbero dirgli che Pauline sta così perché sta preparando il Tour de France, non deve restare così per sempre».  

 

    

L’ultimo coach di Emma Raducanu. Nel senso di più recente

Avanti un altro, proviamo con questo qui, coso, come si chiama, Roig, ecco, proviamo con Francis Roig e vediamo come va a finire. Questo sta pensando e sta rimuginando fra sé e sé medesima Emma Raducanu, ormai nell’imminenza del quarto anniversario del suo US Open conquistato arrivando dalle qualificazioni. Gli anni sono diventati 22 e oltre un ottavo di finale a Wimbledon nel 2024 non s’è spinta più. Ha cambiato un numero di tecnici che rivaleggia con quelli licenziati da Massimo Cellino e adesso si affida allo spagnolo che da giocatore fu tra i primi-60 al mondo, da coach ha fatto parte dello staff tecnico di Rafa Nadal per 17 anni.

Roig ha 57 anni, non ha mai allenato nel circuito WTA. Dopo aver concluso il suo rapporto con Nadal nel 2022 perché sentivo il bisogno di una nuova sfida nella mia vita ha trascorso un po’ di tempo in compagnia di Matteo Berrettini.

Il fatto che Roig abbia firmato con Raducanu per il resto del 2025 – ha scritto Simon Briggs sul Telegraph – la dice lunga sul potenziale che vede in lei. Secondo alcune fonti, i due hanno iniziato a parlare di una collaborazione durante Wimbledon di quest’estate, per poi fare una prova prima che Raducanu iniziasse a giocare sul cemento statunitense.

Raducanu è nota per essere una studiosa del gioco e per la sua capacità di apprendere rapidamente. Secondo Christopher Clarey, biografo di Nadal, Roig è un eccellente correttore di difetti nei colpi. Nello stesso libro [The Warrior], Clarey cita Feliciano López che descrive Roig come un osservatore dalle capacità uniche. Secondo López si tratta addirittura del miglior coach al mondo per la tecnica. Non usa l’analisi video, ma vede cose che agli altri sfuggono. Pare che certi dettagli nel dritto di Rafa li abbia colti lui. Così come pare che Roig sarà al box di Raducanu già a Cincinnati. Ma questo sarà più semplice da appurare. 

Qui abbiamo un debole per Raducano. Primo: perché porta il nome della protagonista di uno dei tre romanzi da rileggere almeno una volta ogni cinque anni, o da portarsi su un’isola deserta per tutta la vita se solo se ne potessero scegliere non più di tre. Secondo: perché la storia del prodigio che vince alla sua epifania e poi si tormenta per non essere più la stessa è sempre un bel topos. Ha il fascino del fuoco fatuo acceso nei falò di agosto, le chitarre, le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi [e poi tutto quello che succede nei falò di agosto rimane nei falò di agosto]. 

Per quasi gli stessi motivi, diciamo per un motivo su due, qui si confessa un debole pure per Naomi Osaka, semifinalista in queste ore a Montréal: quasi quasi conviene restare svegli e guardarla stanotte, mentre Sascha Zverev è in semifinale a Toronto e pare giovarsi dei consigli di zio Toni Nadal. Perché non credere che Roig possa restituirci la Emma dell’estate 2021? Dopo di lui c’è solo quello che Gianni Mura chiamava lo Schema Ornella Vanoni: “Proviamo anche con Dio, non si sa mai”

 


 

Le immagini della giornata di ieri

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Oggi

 

Quegli spiritosi dei neozelandesi

Mentre aspettiamo i nostri Europei di pallacanestro [dal 27 agosto], ieri è cominciata la Coppa d’Asia, per la seconda volta organizzata in Arabia Saudita. Come accade anche nel calcio e in qualche altro sport, l’Australia e la Nuova Zelanda si sono aggregate per trovare un contesto più competitivo nel quale gareggiare, solo che così competitivo rispetto a loro non deve essere. L’Australia ha vinto le scorse due edizioni, battendo una volta l’Iran e la volta dopo il Libano. La Nuova Zelanda tutt’e due le volte è arrivata in semifinale. Il vizietto dell’Oceania sta prendendo piede e al torneo di Gedda si è aggregato anche Guam, alla prima partecipazione: così non si capisce più perché non se ne stiano serenamente dentro i confini territoriali delle loro acque. Fatti loro. 

Quella asiatica è la confederazione che ospita cinque delle prime-30 nazionali al mondo. Oltre Australia [#7] e Nuova Zelanda [#22] bisogna aggiungere Giappone [#21] e appunto Iran [#28] e Libano [#29]. Il Giappone ha una gloria lontana. Partecipa dal 1960 ma non vince dal 1971. È la squadra però con più tifosi o comunque la squadra con più tifosi nel sondaggio sul sito della FIBA. Ma non è questo il dato più rilevante del torneo. Il dato più rilevante del torneo è il soprannome dei neozelandesi. Se la nazionale di rugby si fa chiamare All Blacks, questi della pallacanestro si fanno chiamare Tall Blacks. Pare una cosa inventata da Alessandro Bergonzoni ma è veramente così.

  su DAZN da stamattina fino alle 20: la guida tv

 

 

Varvara Lykomitrou in barca

Non c’è mai stata una donna greca in una finale olimpica del singolo di canottaggio ma presto arriverà, forse giù a Los Angeles chi lo sa, chi può dirlo. Presto arriverà perché adesso la Grecia dispone della Poseidone con i remi come la chiama il sito della federazione internazionale non senza enfasi. Si chiama Varvara Lykomitrou, gareggia per il club nautico di Salonicco ed è una delle stelle più attese dei Mondiali Under-19 che cominciano oggi sul campo di regata di Trakai, lago Galve, Lituania, con 594 partecipanti provenienti da 47 nazioni. Il singolo femminile è la categoria più numerosa. Varvara Lykomitrou impressiona. Non solo perché ha vinto l’oro nel doppio femminile di un anno fa, ma perché un paio di settimane fa è diventata la campionessa del mondo del singolo nella categoria Under-23, contro ragazze più grandi di lei anche di cinque anni. A inizio stagione ha vinto il titolo europeo e le sue avversarie dovrebbero essere le stesse d’allora, dalla spagnola Esther Fuerte Chacon all’austriaca Maria Hauser. 

Se Mameli vi ruggisce dentro, sfamatelo con la notizia che l’Italia è presente con 12 equipaggi ed è reduce dal primo posto nel medagliere agli Europei di Kruszwica con tre ori [otto maschile, otto femminile e quattro senza femminile], due argenti [quattro senza maschile e doppio maschile] e tre bronzi [due senza maschile, quattro di coppia maschile e doppio femminile]. Nel singolo di oggi in canottiera azzurra parte Alice Lauletta, 17 anni, genovese della lega navale Sestri Ponente. Una volta al sito Liguria Sport ha raccontato che remare è speciale, che quando ha cominciato all’inizio era spaventata ma subito dopo ha sentito una sensazione di libertà e di felicità. 

 

  

Cristina Osazuwa

Gli Europei Under-20 di pallacanestro entrano nel vivo – come si dice – con gli ottavi di finale. I gironi sono stati un pleonasmo. Sono serviti solo a definire la griglia della fase a eliminazione diretta. Sedici erano le squadre alla partenza e sedici sono ancora in corsa da stamattina. C’è anche l’Italia, medaglia di bronzo nell’edizione passata e oro nel 2019. Metà squadra è la stessa del 2024 ma stavolta ha vinto una sola partita con la Cechia [78-63], una l’ha persa ai supplementari con la Polonia [79-74] e un’altra l’ha buttata via con l’Olanda neopromossa dalla Divisione B [77-79]. 

In tutt’e tre i casi in campo ha avuto una giocatrice spaventosa in Cristina Osazuwa, una delle 10 migliori viste finora secondo il sito ufficiale del torneo. Osazuwa – dice la FIBA – è stata sensazionale fin dal primo tiro in sospensione, fin da quando ha realizzato una doppia-doppia nella partita contro la Polonia. Nel complesso ha totalizzato più di 20 punti a partita e ha terrorizzato le difese con il suo stile intenso e potente. Fisicamente dominante e con enormi progressi fatti dal 2024, tutti gli occhi sono puntati sulla sua crescita futura.

Gioca da centro e sarà una delle prossime acquisizioni della Nazionale di Capobianco uscita con un bronzo dagli Europei delle adulte. Ha vent’anni compiuti nel mese di gennaio, veronese, figlia di genitori nigeriani, giocherà il prossimo campionato di A con la GEAS di Sesto San Giovanni. È arrivata in Lombardia alla Costa Masnaga di Lecco da quindicenne e da subito l’hanno scaraventata in prima squadra. È alta 1,91 cm e ha un grande controllo del corpo. Una delle migliori lunghe di tutto il campionato. Nel giro di poche stagioni ha raddoppiato le sue cifre, nel 2022-23 segnava ancora una media di 7 punti a partita. È una dominatrice a rimbalzo, nell’ultima stagione ha chiuso per 14 volte una partita in doppia-doppia. L’agenzia che la rappresenta sul mercato la mette in vetrina così: Una delle giocatrici più interessanti nel panorama cestistico italiano. Lunga con qualità complessive di prospettiva internazionale. Taglia fisica decisamente importante, potenziale atletico rilevante, qualità tecniche di prima fascia. Margini di miglioramento complessivi molto ampi, sia a livello fisico che tecnico. Difensivamente molto solida contro le pari ruolo, può cambiare anche sulle piccole in situazioni di pick and roll. Ottima rimbalzista, anche in attacco, corre sufficientemente il contropiede, ma può e deve incrementare la sua pericolosità nelle situazioni dinamiche. Buone qualità tecniche nel gioco in post basso, ha mani molto educate, con buona efficacia al tiro dal mid-range e con potenziale importante anche da 3 punti. Colonna delle Nazionali giovanili italiane.

  QUANDO LA VEDIAMO  Oggi a Matosinhos [16.30 su YouTube] negli ottavi di finale contro la Lettonia, ottava un anno fa ma finalista nel 2023, alla sua ventesima partecipazione europea, la decima di fila. 


     

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