Lo Slalom del 15 agosto | Cosa leggere, sapere e vedere

 

 

  #1 giorno alla Diamond League di Losanna

     

►  JANNIK SINNER ha battuto per la prima volta in carriera Auger-Aliassime e si è qualificato per le semifinali di Cincinnati. Incontrerà la gran sorpresa francese Terence Atmane: ha battuto Holger Rune. Bene pure Jasmine Paolini: ha battuto la ceca Krejcikova e avrà Cori Gauff nei quarti di finale. Errani e Paolini in coppia sono in semifinale. 

◇  La Nazionale di pallacanestro ha battuto in amichevole l’Argentina 84-72: quarta vittoria di fila per gli azzurri di Pozzecco verso gli Europei [via il 27 agosto, esordio il 28 con la Grecia]

◇  Chiara Consonni ha vinto l’ultima tappa e anche la classifica generale del Giro di Polonia. L’ultima corsa a tappe terminata al primo posto era stato il Tour dell’isola Chongming nell’ottobre del 2023. Oggi comincia il Giro di Romandia con cinque delle prime-venti al mondo sono iscritte: Juliette Labous [7], Mischa Bredewold [14], Noemi Ruegg [15], Katarzyna Niewiadoma [18], Miamh Fischer-Black [19]. Il ciclismo italiano si gioca le carte di Silvia Persico e Letizia Borghesi.  

◇  Nella conferenza stampa dei piloti alla vigilia del GP d’Austria, Marc Marquez ha detto che sì, in effetti, ehm, lui su quel circuito non ha mai vinto. È stato spesso battuto dalla Ducati, ma stavolta una Ducati ce l’ha lui. 

◇  Il Napoli ha battuto 2-1 l’Olympiakos in amichevole ma si è fatto male Lukaku. Slalom stava preparando tutta una cosa divertente su un Napoli-Olympiakos di fine anni Settanta, ma poi non c’è stato tempo di finirla. Sarà per un’altra occasione. 

 

   

Non cercare di sapere: il tuo destino è l’incertezza

Franz Liszt

Comincia la Premier e nessuno ha certezze

    Otto delle dieci squadre che hanno più speso in estate abitano qui, compreso cinque delle prime cinque. Sette dei dieci colpi più costosi sono arrivati in Premier League, il campionato che da tempo chiamiamo la NBA del calcio per la ricchezza e per la profondità delle stelle ingaggiate. Il grande paradosso è che solo l’anno scorso con Rodri – e non senza discussioni – il campionato inglese ha riportato dentro i suoi luccicosi confini un Pallone d’oro, a distanza di 23 anni da Michael Owen. La Premier è stata nell’ultimo periodo più un colossale laboratorio di idee, un museo di grandi teste dedicate al pallone, dove hanno residenza due dei cinque allenatori candidati al premio dell’anno [Arne Slot, Enzo Maresca], dove esercitano il mestiere professionisti arrivati da undici paesi diversi con l’egemonia della Spagna [quattro] e del suo profeta massimo. 

È il campionato che ha prodotto la prima squadra campione del mondo nella versione XL [il Chelsea] ma pure quello che in fondo ha vinto solo una Champions delle ultime quattro e tre delle ultime tredici. Non tutte le sterline spese riescono col buco e spesso averne in abbondanza aiuta gli inglesi a scialacquare. Ma senza dubbio è questo il palcoscenico culturale pop dominante al mondocome dice stamattina Barney Ronay sul Guardian per il campionato che comincia. Non importa quanto sazi si possa essere alla fine dell’ultima stagione, ci sono sempre un rinnovamento e una nuova fame

 Leggi tutto

La prima partita. Con il vuoto di Diogo Jota

  Del Liverpool ormai s’è detto tanto e quasi tutto. Ha trascorso un’estate tragica per la perdita di Diogo Jota, ha ritrovato in Salah una figura anche politica [se ne parlava qui], ha perso il Community Shield contro il Crystal Palace alla sua prima uscita nella nuova versione riveduta e corretta dalle molte sterline spese sul mercato [un’analisi era qui qualche giorno fa]. Stasera arriva l’esordio in campionato contro il Bournemouth e tutto questo deve trovare una sintesi.

 Leggi tutto

 

Lo stato di salute dei portieri in Inghilterra

Lei è Hannah Hampton, lui è Dean Henderson. Lei e lui hanno messo le mani sui due titoli conquistati da squadre inglesi in questa estate, l’Europeo femminile e i Mondiali dei club maschili. Sono stati decisivi con le loro parate ai rigori contro la Spagna e contro il PSG. Non avendo l’Inghilterra alle sue spalle una grossa tradizione di epiloghi felici, al Times si sono domandati che cosa stia succedendo. Nel culmine di una botta di scarsa auto-considerazione, James Gheerbrant si chiede se non sia all’improvviso diventato più facile parare i rigori.

Durante i Mondiali in Qatar un ragionamento intorno all’argomento si faceva qui, giungendo alla provocatoria conclusione che bisogna allargare la porta o cominciare a tirare da nove metri per conservare le proporzioni immaginate dai padri fondatori del gioco.

 Leggi tutto


  

 Che cosa stanno leggendo in Europa

 🟨   In Francia e in Inghilterra partono i campionati di calcio – In Spagna le vicende di Real e Barcellona – In Italia il calciomercato di Inter Juve e Milan

  Guarda tutto


Qui invece si sa tutto: vince una delle solite tre

    Diciannove degli ultimi ventuno campionati sono finiti dentro la stanza dei trofei del Real Madrid o nelle stanze del museo del Barcellona al Camp Nou, dove per entrare si paga di più che agli Scavi di Pompei o per vedere il Cristo Velato a Cappella Sansevero.

Le due eccezioni sono quelle dell’Atlético Madrid 2014 e 2021. Una squadra diversa fra le prime-tre è stata una rarità: il Villarreal [2005 e 2008], il Valencia [2006, 2010, 2011, 2012], il Siviglia [2007, 2009]  e il Girona 2024 in coda a undici anni di podi sempre uguali.

Le solite tre sono tornate le prime-tre un anno fa, in Spagna non sanno come uscirne, neppure adesso che Javier Tebas si è messo a fare il cane da guardia dei conti e dei bilanci.

Filippo Maria Ricci sulla Gazzetta sintetizza: Il Barcellona inguaiato (economicamente), il Real Madrid rinnovato, l’Atletico Madrid rivoluzionato. Le prime tre dell’ultima Liga si contenderanno anche quella che parte oggi con una prima giornata spalmata su cinque giorni

 Leggi tutto

La nuova mappa geografica del calcio francese

  Diamine, questa Francia. Adesso sembra l’Italia. Oggi comincia il campionato e solo cinque squadre su diciotto non si trovano nella parte settentrionale del paese. Noi ormai ci siamo abituati e questo ciclo decennale di competitività napoletana è una foglia di fico su una disparità di forze in campo, disponibilità economiche, eguaglianza di strutture e infrastrutture.

Ma in Francia questa improvvisa realtà spaiata fa impressione. Quel pezzo di paese senza calcio in Ligue 1 si presenta agli occhi di Loïc Ravenel, ricercatore di geografia presso il Centro Internazionale di Studi Sportivi. come «una pianura desolata, anche se la situazione potrebbe cambiare un po’ già l’anno prossimo». 

Non è stato sempre così e Sébastien Buron per L’Equipe si è messo a fare due ricerche scoprendo per esempio che nel 1932-1933 il sud-est occupava un posto predominante, con dieci club su venti nella serie A francese. Su una cartina virtuale del pallone, negli anni Cinquanta era evidente una linea di demarcazione tra la Francia urbanizzata e la Francia più rurale, spiega al giornale Paul Dietschy, professore di storia contemporanea all’Università della Franca Contea e autore di diversi libri sul calcio.

Il calcio dell’epoca era uno sport da porti, da città industriali. 

«Negli anni ’30 Strasburgo era vicina ad alcuni industriali come Émile Mathis, produttore di automobili. Lo stesso vale per Sochaux con la Peugeot. La costa mediterranea era aperta al commercio e vide la precoce affermazione del calcio – continua Ravenel – così quando si è passati al professionismo questi club erano una generazione avanti» 

Per oltre vent’anni, il Grand Est, l’Alta Francia e il Sud-Est, insieme all’Occitania hanno offerto buona parte dei club al campionato francese. La metà degli anni ’50 segnò una trasformazione, con l’emergere dell’Ovest e della Nuova Aquitania, territori che si stavano sviluppando. Dietschy collega l’ascesa al piano economico statale per lo sviluppo della Bretagna, l’inizio della rivoluzione agricola. 

Angers arrivò in A nel 1956, Nantes nel 1963, la regione dell’Alvernia-Rodano-Alpi crebbe di importanza con Saint-Étienne e Lione, tutto mentre investitori, comuni ed enti locali contribuivano al sostegno dei club di calcio.

La Corsica si è affacciata in serie A nel 1967. Il suo Bastia ebbe una decina d’anni più tardi una vampata di gloria anche in Coppa UEFA. Una crescita nata per reagire a una discriminazione. Quando nel 1959 il campionato dilettanti venne riorganizzato per poter includere anche i club algerini, venne stabilito che un solo club dell’isola potesse iscriversi. Didier Rey, professore di storia contemporanea all’Università della Corsica, racconta al quotidiano sportivo francese, che la scelta del professionismo sull’isola arrivò come replica a quell’ingiustizia. Fu così che Ajaccio e Bastia guadagnarono in fretta la serie B, mentre il resto del calcio francese negli anni Sessanta attraversava un momento di crisi. Molti club nelle zone tradizionali erano sull’orlo del fallimento, la serie B del 1970 fu aperta ai dilettanti. Il riequilibrio fu graduale. L’unica regione che ancora mancava all’appello, la parte centrale della Valle della Loira, si manifestò in serie A nel 1980 con il Tours.

Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, la Provenza-Costa Azzurra cominciò a costruire la sua egemonia per la prima volta, davanti alla Borgogna e alla Normandia al loro picco. Era invece l’Alta Francia a trovarsi in declino, come la Corsica. Il disastro di Furiani ebbe un peso, una tragedia che aveva le sue radici – spiega il professore Rey – nella debolezza economica strutturale dell’isola.

Lo studio de L’Equipe mostra insomma il cammino parallelo tra le fortune economiche di una regione e l’affermazione del suo calcio, con l’eccezione di quei club favoriti nella loro ascesa dalla guida di una personalità fuori scala, come Noël Le Graët a Guingamp o Guy Roux ad Auxerre. Ma sono casi rari e addirittura nella loro eccezione – precisa il giornale – spiegano la debolezza storica di alcune regioni.

Gli ultimi due decenni sono stati quelli delle metropoli. Nel XXI secolo sette delle dieci città più popolose di Francia hanno vinto il titolo [Nantes, Lione, Bordeaux, Marsiglia, Lille, Montpellier e Parigi]. Solo lo scudetto 2017 è sfuggito alle metropoli e si è posato nel principato di Monaco.

Il PSG ha vinto 11 degli ultimi 13 campionati, ma la presenza della regione dell’Île-de-France nel calcio di vertice è un’anomalia. Nella storia dell’intrattenimento parigino, il calcio ha avuto un ruolo molto marginale fino all’arrivo della proprietà dal Qatar. Se c’era da indossare il cappotto, uscire e andare a vedere lo sport, casomai i parigini preferivano la boxe. Una mancanza di identità, spiegano i professori a L’Equipe. Il PSG è stato creato anche per dare un inquilino al Parco dei Principi.

Ora arriva un campionato, il primo degli ultimi 35 anni, in cui Paris può dividere il suo cuore. Sarà interessante registrare lo scarto anche sociale tra PSG e PFC, il primo Paris che nasce come squadra di Saint-Germain e col tempo diventa frou frou e il secondo Paris – il Pefecé – che nasce direttamente nel seno dei circoli più ricchi di Francia, gli Artauld del lusso, profumi e balocchi.

L’altra grande anomalia del campionato che comincia è la Bretagna come roccaforte dell’élite. Il professor Dietschy dice che è cresciuto insieme al sentimento e l’orgoglio regionale, un sentimento e un orgoglio intorno ai quali è stato costruito in modo significativo il marketing locale. Il Rennes era presente già nei primissimi campionati, un secondo club bretone si è aggiunto solo nel 1979 [il Brest], con il Lorient siamo arrivati a tre. L’inizio di una nuova era? si domanda L’Equipe, e noi che leggiamo come al solito che ne possiamo sapere. 

Leggi anche  ▬▬▬▬▬▬▬

La Corsica e il suo sport duecento anni dopo Napoleone

DI ELENA BUONOCORE  |  Nella vigna di San Giovanni sopra Sanremo, Italo Calvino faceva il rossese. Al mattino presto, con l’aria chiara, si poteva vedere la Corsica. Gli pareva “una nave carica di montagne, sospesa laggiù all’orizzonte”. Un’isola che per molto di tempo di sé non ha saputo cosa mettere in rilievo, come raccontarsi, se enfatizzare il grido violento dell’indipendentismo o un’ansia minoritaria di integrazione.

Segue qui

 


     

Guida allo sport in tv di oggi

  Il Marsiglia, il Liverpool, la Coppa Italia

▥   Le partite di calcio di oggi

 Leggi tutto


 ▬▬▬▬▬         ▬▬▬▬▬

Le analisi

   

La NFL non dismette il suo slogan sul razzismo

Quel che c’era scritto a bordo campo un campionato fa, resterà scritto pure nel prossimo. La NFL continuerà a stampare i suoi slogan e appiccicarli sui pratio, continuerà a parlare di giustizia sociale nelle end zone degli stadi per la sesta stagione consecutiva, proseguendo la sua campagna iniziata dopo l’omicidio di George Floyd e le proteste nelle piazze contro la brutalità della polizia.

Come negli ultimi anni, le squadre potranno scegliere tra End Racism, Choose Loveo Stop Hate nella fascia di erba oltre la linea del touchdown. Un quarto slogan, Inspire Change sostituirà Vote, proposto nell’anno elettorale 2024. 

L’end zone opposta presenterà invece una frase uguale per tutti: It Takes All of Us. I giocatori potranno anche scegliere volontariamente di indossare uno degli slogan sui loro caschi. Lo ha anticipato nelle ultime ore la Associated Press e la rivista The Athletic sottolinea di aver chiesto invano un commento ai vertici della lega sull’iniziativa. 

Perché chiedere un commento per una iniziativa che va avanti dal 2021? Perché l’elezione di Donald Trump ha aperto una discussione anche intorno a quegli slogan di giustizia sociale così esibiti. Choose Love e It Takes All of Us sono gli ultimi arrivati – per lo scorso Super Bowl – e la decisione arrivò in un momento nel quale le iniziative per la tutela della diversità erano sotto attacco della Casa Bianca. Fu il primo Super Bowl della storia in cui un presidente degli USA sedeva in tribuna. Il commissione NFL Roger Goodell disse a The Athletic  nel mese di febbraio che la decisione era una risposta alle tragedie dei mesi precedenti, tra cui l’attacco terroristico a New Orleans, gli incendi boschivi nell’area di Los Angeles e un incidente aereo vicino a Washington. 

End Racism era stato utilizzato durante la finale NFC a Philadelphia e rimarrà un’opzione, mentre non è ancora chiaro quali slogan saranno utilizzati al prossimo Super Bowl.

«Stiamo lavorando a stretto contatto con i giocatori e con le franchigie per amplificare le loro voci e sottolineare ciò che è più importante per loro – ha detto all’AP Anna Isaacson, vicepresidente senior per la responsabilità sociale della NFL – per decenni, la NFL e i suoi giocatori sono stati una forza unificante nella cultura e nella società americana, una lega che unisce persone di ogni cultura e provenienza per godersi lo sport più popolare d’America».  

In effetti sarebbe anche la lega che non ha più dato un lavoro a Colin Kaepernick dopo il suo gesto di inginocchiarsi peer ricordare le vittime dei soprusi e delle ingiustizie. 

Leggi anche  ▬▬▬▬▬▬▬

Che cosa sta facendo Kaepernick lontano fal football

Il 15 febbraio di un anno fa, il dipartimento dello sceriffo della contea di San Diego ha emesso un comunicato con cui annunciava la morte di un uomo di 67 anni, Gilbert Gonzalo Gil, nella sua cella al Vista Detention Facility, a 16 ore di distanza dall’arresto. Ipotesi: le conseguenze del covid e tracce di metanfetamine nel suo corpo. La figlia del signor Gil, Jennifer Schmidt, si grattò la testa. Era confusa.

Segue qui

 

Il ritorno dei test di idoneità nelle scuole americane

Intanto il presidente continua le sue campagne presidenziali a colpi di firme sotto ordini esecutivi. Una settimana fa ha ripristinato il test di idoneità fisica che era stato annullato da Barack Obama. È il test che per decenni e decenni ogni bambino ha dovuto sostenere nella palestra della propria scuola, consiste in 40 flessioni, 10 trazioni e un miglio da correre in 6 minuti e mezzo. Era in vigore prima che arrivassero Rosa Parks, Martin Luther King, Malcolm X e i fratelli Kennedy. Durante la presentazione ai fotografi della firma in calce all’atto, di fianco al presidente stava impettito un tizio barbuto, dalla pelle color cuoio, con la testa rasata e i muscoli trapezi che si estendevano lungo il collo, un collo spesso. Cercava di non sembrare il massiccio buttafuori a cui invece assomigliava

Così lo descrive Kevin B. Blackistone sul Washington Post. Si tratta di Paul Levesque, meglio noto come Triple H, un protagonista del wrestling professionistico. L’editorialista del Washington Post trova che sia una scelta incoerente con lo scopo di mostrare uno stile di vita sano per i bambini. D’altronde, è proprio con questo presidente – un uomo in sovrappeso amante del fast food, il cui esercizio fisico principale sembra essere la salita e la discesa da una macchinina per il golf – che si resuscita l’arcaica campagna per il fitness giovanile, un test che ha poco a che fare con le sfide per il benessere dei bambini. Levesque è una stella in pensione di uno sport fittizio con reali problemi di droga. Come ha detto il suo nutrizionista Dave Palumbo a Matt Rivera durante un podcast di diversi anni fa: «Il bello del wrestling è che consente di assumere ormoni, se vogliono. Sono accettati e molti lottatori lo fanno»

Ma i bambini non dovrebbero, fa notare il Washington Post. E in realtà nemmeno possono gli atleti veri. Come gran parte di tutto ciò che fa Trump – ha scritto Blackistone – ripristinare il vecchio test di fitness – gli addominali, le trazioni, la corsa di un miglio – significa smantellare o ignorare qualcosa che i suoi predecessori democratici hanno fatto. Riguarda la preoccupazione del presidente per tutto ciò che ritiene appaia come duro, l’immagine della mascolinità del suo movimento MAGA. Nel titolo il Post la definisce nostalgia nel senso peggiore del termine

Un paio di settimane fa, il presidente ha invitato volti del wrestling professionistico a schierarsi al suo fianco come garanti del benessere. Il Post dice che c’era pure Lawrence Taylor, accusato di molestie sessuali e arrestato per droga due volte alla fine degli anni ’90. Che tipo di modelli di riferimento sono questi? si domanda Blackistone. 

 

▬▬▬▬▬         ▬▬▬▬▬

Dai campi

Gli hamburger dei Milwaukee Brewers in MLB

Le calorie non sono una preoccupazione a Milwaukee, dove la catena di ristoranti di George Webb dovrà mantenere la promessa di offrire hamburger gratis ora che i Brewers hanno vinto la 12esima partita consecutiva in Major League di baseball. 

Sarebbe un impegno audace ovunque, potenzialmente anarchico nel Wisconsin. Immaginate un ansioso manager della George Webb, calcolatrice alla mano, mentre fa i conti e si chiede se sul Pianeta Terra pascolino attualmente abbastanza bovini da carne ha scritto Jason Gay sul Wall Street Journal

Oh, l’account ufficiale di George Webb ci ha tenuto a chiarire che gli hamburger non potevano esser pronti un attimo dopo la 12esima vittoria, bisogna dargli il tempo di prepararli, in altre parole era inutile mettersi in finale alle quattro del mattino. 

Dodici vittorie consecutive sono la migliore striscia della squadra dal 2018, una delle sole tre volte nella storia in cui George Webb ha dovuto servire carne di manzo gratis. A luglio erano arrivati a 11  risparmiando la vita a numerosi bovini. Ora i Brewers hanno un record di 76-44, sono in testa alla NL Central e sono la squadra con più vittorie nella Major League. Lanciano bene [terza media punti], battono bene [seconda media più alta], corrono bene [secondo posto per basi rubate]. È una squadra con stipendi bassi e possiede alle spalle una delle tifoserie più fedeli del baseball, uno stadio pieno di maniaci racconta il Waal Street Journal, aggiungendo – fermi, attenzione – che in panchina siede un allenatore che mangia pancake e li tiene nella tasca posteriore.

[Sedendo in panchina peraltro i pancake li schiaccia, o no?]

Si chiama Pat Murphy, 66 anni, leggenda tra gli allenatori universitari, quella vecchia scuola che non esiste più, il tipo di manager che sembra in grado di riparare il tuo camion e dice cose esilaranti anche quando non sta affatto cercando di dirle.

Con lui, e prima ancora degli hamburger di Webb, è nato a Milwaukee il fenomeno dei Murph’s Pocket Pancakes, in vendita allo stadio a 4 dollari e 99 con sciroppo d’acero o salsa alle fragole. Murphy parla con un certo entusiasmo anche di altri carboidrati tascabili. La pizza, per esempio. Murphy ne ha elogiato la sua capacità di essere pieghevole, come un panino – ha spiegato con aria impassibile, probabilmente ignaro dell’esistenza a Port’Alba e dintorni della cosiddetta pizza a portafogli – anch’esso in effetti custodito in genere nelle tasche posteriori. 

La disparità del monte stipendi nel baseball si manifesta soprattutto nei playoff, quando sono risorse necessarie sia le grandi stelle sia una rosa profonda. Una squadra con un monte stipendi come quello di Milwaukee non vince le World Series dai tempi della Florida nel 2003. Ma quello che hanno i Brewers – ha scritto il Wall Street Journal – non si può comprare. Cioè lo stadio, quel pubblico, quella follia, i pancake di Murphy e non si possono comprare neppure gli hamburger di Murphy. Ché sono gratis. Fino a esaurimento scorte.

  Washington Post: Quattro anni fa, Ben Griffin ha abbandonato il golf. Ora punta a un posto in Ryder Cup” – All’inizio si è impegnato molto ma senza vittorie nel tour. Così si prese quello che sarebbe stato un anno sabbatico  ➔   [si legge qui]

 

▬▬▬▬▬         ▬▬▬▬▬

Interpreti

 

   

Ulivieri e il dubbio che lo tormenta su Israele

➣  Baggio è il giocatore più forte che ha allenato?

«No, il più forte è Alviero Chiorri. Aveva tutto. Più di Baggio, più di Mancini. Per dire: quando Baggio era vicino all’area non tirava, piazzava la palla. Alviero no, lui poteva piazzarla ma sapeva anche tirare. E poi era forte di testa, aveva dribbling».

➣  Perché non ha fatto una grande carriera?

«Perché non pensava solo al calcio. C’era una cosa che lo appassionava molto di più del pallone».

➣   Quando era a Cagliari, fu squalificato con un’accusa infamante: calcioscommesse.

«Ho trascorso tre anni di dolore e di sofferenza. E – lo ammetto – ho pensato anche al suicidio. Mi ha aiutato il bosco: ci entravo dentro al mattino e camminavo tutto il giorno».

➣   Perché non ha mai allenato una grande?

«Perché non ero tagliato. Ho la passione per insegnare calcio, ma a certi livelli rompi le scatole».

➣   L’anno prossimo arriverà a vent’anni da presidente dell’Associazione allenatori.

«Ma non dite che sono attaccato alla poltrona perché la mia non è una poltrona: è una seggiola. E quello che facciamo noi dirigenti è volontariato puro. Aiutiamo gli allenatori, ci adoperiamo nel sociale. E ci poniamo domande. Io, ad esempio, adesso ho un dubbio che mi tormenta».

➣   Qual è questo dubbio?

«Riguarda Israele, che affronteremo a settembre con la Nazionale. Ho un dubbio sulla Uefa, su quello che riterrei giusto fare. Abbiamo due scelte davanti a noi: o si gioca a pallone e basta, oppure si guarda anche il mondo. Noi fatichiamo a non osservare quello che ci accade attorno. Chiederemo alle altre componenti del calcio cosa ne pensano».  – intervista di stefano agresti, la Gazzetta dello sport

▬▬▬▬▬         ▬▬▬▬▬

Oggi

 

La chance di una finale bisex agli Europei di hockey

Europei maschili e femminili di hockey, entrambi nello stesso luogo, a Mönchengladbach, hanno prodotto tre semifinaliste su quattro in comune. La sola difformità è nella Francia, avanti tra gli uomini e non tra le donne. È stata la grande novità del torneo. A parte l’oro del 1924 e due argenti nello stesso periodo, non c’è traccia di eccellenze francesi. Il celebrato eroe di questi giorni si chiama Timothée Clément, autore del gol con cui è stata eliminata l’Inghilterra vicecampione d’Europa in carica, dopo aver battuto nel girone finanche la Germania, campione del mondo in carica e argento olimpico. La Francia è poi uscita in semifinale e domani per il titolo sarà Olanda-Germania, cioè le due nazionali che si sono divise 7 degli ultimi 8 titoli. L’eccezione è stato il Belgio 2019. 

Oggi ci sono le semifinali femminili e il dominio del duo Olanda-Germania è perfino più sfacciato. Si sono divisi tutti i titoli dalla prima edizione del 1984 in poi, con le due parentesi delle inglesi nel 1991 e nel 2015. Oh, divise per modo di dire: l’Olanda ne ha vinti 12 e la Germania due [ma con 7 finali perse e 5 piazzamenti al terzo posto], ma ci siamo capiti. Le inglesi stavolta sono state fatte fuori dal Belgio, le vice campionesse uscenti. Se ci fosse una Olanda vs Germania pure tra le donne, avremmo finalmente quel che è stato sfiorato con la Champions di calcio e ai Mondiali di pallanuoto, la finale bisex sfumata due volte con Barcellona-Arsenal e Ungheria-Grecia. 

 

 

Filippo Conca

I nomi di spicco fra i partenti al circuito franco-belga sono quelli di Marc Hirschi e Kaden Groves, numero 14 e numero 19 del ranking UCI. Ma per il ciclismo italiano è la corsa del ritorno tra i professionisti con maglia tricolore di Filippo Conca, ingaggiato dalla Jayco AlUla dopo un biennio nel quale si era rassegnato a correre tra i semi dilettanti. Gli hanno dato il numero 26. Ventisei sono anche i suoi anni. È di Lecco e laureato in Economia. Sta facendo un pensierino all’idea di poter correre il prossimo Giro d’Italia ed è comunque un successo dello Swatt Club, non solo un movimento sportivo – racconta Antonio Ruzzo su Il Giornale – ma un’idea nuova di ciclismo che rompe gli schemi, che spiega come con la passione, con l’intuito, con la spregiudicatezza e l’ostinazione di chi vuol percorrere una nuova strada, si possa togliere un po’ di ruggine a un movimento ossidato sulle antiche abitudini. Un’idea che nasce per dare una seconda chance a chi è rimasto fuori dal giro, a chi vuole provarci ma a 24 0 25 anni è già considerato vecchio (troppo vecchio), a chi non si rassegna all’idea di pedalare senza gareggiare, a chi ha perso un’occasione ma crede che ce ne possa essere un’altra

Oggi il più in forma in gruppo è certamente Corbin Strong, il neozelandese che ha vinto qualche giorno fa la Arctic Race in Norvegia e a fine luglio pure il Giro di Vallonia. Al Giro d’Italia si era segnalato con il secondo posto nella tappa di Vlore in Albania. L’anno scorso ha vinto Biniam Girmay, quattro volte si è piazzato Tom Boonen senza mai entrare nell’albo d’oro. 


 

 E guardo il mondo da un oblò: lo sport mentre succede

 Cosa è successo nella notte a Cincinnati

 Segui la giornata


     

Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30. 

Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link 

Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. A cosa serva non si sa, però pare che fa molto fico. 

           

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.