Squadra che vince non si cambia, tranne il Liverpool

Dibattito sulle squadre vincenti che aggiungono molti nuovi acquisti

Dicono che il primo sia stato Vujadin Boskov. Facile. Ne ha dette tante. «Rigore è quando arbitro fischia» . «Dopo pioggia viene sole» . Ma quest’altra no, non può averla inventata lui. «Squadra che vince non si cambia» non può essere farina del suo sacco. Gira tanto e su bocche assai diverse fra loro. L’ha ripetuta Milly Carlucci per riaccogliere Mariotto al tavolo della sua giuria di ballerini e alla fine l’ha rubacchiata pure Matteo Salvini per certi affari della Lega in Veneto. Ma Boskov non c’entra. Primo: non è una frase abbastanza stralunata per appartenere al suo canone. Secondo: prima del suo arrivo fra noi si trova attestata in certe dichiarazioni di Pierre Carniti per la CISL e molte volte nelle uscite di Arnaldo Forlani a proposito del governo e della DC. 

Ora né Carniti né Forlani, mettiamoci pure Milly Carlucci e Matteo Salvini, potrebbero candidarsi a sedere sulla panchina del Liverpool, dove a una Premier vinta senza troppi batticuori stanno facendo seguire una compravendita fantasmagorica, con i due acquisti più costosi dell’estate [Florian Wirtz, Hugo Ekitiké], un altro paio di arrivi rumorosi [Milos Kerkez,  Jérémie Frimpong] e presto forse pure Alexander Isak, per avvicinarsi a una spesa finale e complessiva di 400 milioni di sterline. «Se sei in una posizione di forza, ne devi approfittare»: questo per certo lo diceva Bob Paisley, in effetti allenatore di 6 scudetti e 3 Coppe dei Campioni fra il 1975 e il 1983. 

Quattrocento milioni di sterline sarebbe la seconda cifra più alta mai pagata a un calciomercato inglese dopo le smargiassate del Chelsea 2023. La mancanza di acquisti della scorsa estate, unita a qualche cessione mirata, ha dato al Liverpool il margine di manovra per spendere tanto e restare dentro parametri di sostenibilità.

Chi ne sa, dice che in questo modo Arne Slot avrà modo di passare dal 4-3-3 della scorsa stagione a qualcosa di più simile a un 4-2-3-1, con Salah, Wirtz e Gakpo alle spalle di un centravanti – oggi può essere Ekitiké, domani potrebbe essere Isak. Arne Slot ha preso il comando delle operazioni. Ha dekloppizzato il gioco della squadra nella stagione scorsa, adesso sta ripetendo la stessa operazione nella composizione della rosa. I tifosi lasciano fare. A Liverpool pensano: se è riuscito a vincere il campionato e far giocare la squadra con calciatori scelti da qualcun altro, cosa potrà fare adesso che gli stanno dando i suoi? 

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Se il calcio fosse aristotelico, non ci sarebbe niente di sbagliato. Ma dalla notte dei tempi il calcio ha scelto di andare a letto con il diavolo, della logica non sa cosa farsene, e se la squadra che vince cambia è proprio perché si può vincere da imperfetti o si può fare naufragio con un transatlantico. «Squadra che vince si cambia» ebbe il coraggio di dire Marcello Lippi dopo aver riportato lo scudetto alla Juventus alla metà degli anni Novanta mettendo fine a una lunga attesa. Era ancora un Lippi innovatore, da cittì dell’Italia fra 2006 e 2010 cascò pure lui nella trappola di Forlani come Enzo Bearzot fra 1982 e 1986. 

Arne Slot è olandese. Gli olandesi sono lontani da tutto questo. Hanno dovuto strappare la terra alle acque per abitare il loro paese. Se fossero stati napoletani, si sarebbe detta arte di arrangiarsi, ma di origine germanica come sono, hanno meritato un profilo da scienziati. Slot sa che deve farsi trovare cinque metri più avanti, se vuole scappare all’inseguimento e stamattina Jonathan Wilson sul Guardian ne parla in termini che potrebbero dispiacere a Max Allegri, e che certamente scandalizzeranno gli allegristi.

“Il calcio – dice lo storico del calcio autore di libri preziosi come Il Portiere e La Piramide Rovesciata – il calcio è uno sport infinitamente complicato; niente è mai così semplice come sembra. Ogni cambiamento porta con sé un dubbio. In quest’epoca in cui così tanti allenatori hanno una filosofia, un ideale platonico del gioco a cui aspirano, una delle grandi ironie è che spesso le squadre di maggior successo sono quelle che incarnano una tensione. Slot ha vinto con i giocatori di Klopp. Pep Guardiola ha finalmente vinto la Champions League dopo l’arrivo di Erling Haaland, la cui riluttanza nel tornare a centrocampo ha rappresentato un punto di svolta significativo rispetto ai precedenti centravanti di Pep. La manifestazione di una teoria che non preveda complicazioni sembra poco efficace, più prevedibile, rispetto a un sistema costruito su dei compromessi”.

Wilson lo dice per avvertirci che la rifondazione del Liverpool di Slot con calciatori più vicini alle teorie di Slot non ha garanzie di successo superiori a quelle dello scorso Liverpool. Questo fa il calcio: si diverte a prendere in giro le nostre certezze e la nostra logica. Semplice sarebbe immaginare che un’addizione produca sempre una somma. Se non succede – e non succede – semplice non è.

“Ogni trasferimento – dice Wilson – è un rischio, e cambiare quasi mezza squadra in una volta sola amplifica quel rischio. Probabilmente non era questo che il Liverpool aveva pianificato. Per quanto possa essere sgradevole discutere della morte di Diogo Jota in termini di ripercussioni sulla formazione è un aspetto che il club ha dovuto affrontare. Il Liverpool sembra aver agito con grande sensibilità nell’aiutare i giocatori ad affrontare il loro dolore, ma all’improvviso ha dovuto comprare un centravanti. Può darsi che i nuovi acquisti si integrino all’istante, ma è del tutto ragionevole aspettarsi che il processo di integrazione richieda qualche settimana. Più giocatori arrivano, più tempo ci vorrà e questo potrebbe costare al Liverpool qualche punto cruciale”. 

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Dietro Virgil van Dijk ha 34 anni, qualche equilibrio è saltato con la cessione di Jarell Quansah e forse – ipotizza il Guardian – Slot potrebbe essere tentato dall’idea di arretrare un centrocampista per difendersi palleggiando, come faceva in sostanza il Barcellona con Javier Mascherano, “ma sembrerebbe uno stratagemma buono solo per le partite contro avversari prudenti”.

Wirtz ha un profilo più offensivo di Dominik Szoboszlai, Gravenberch e Mac Allister dovranno assumersi più responsabilità in copertura, il ruolo di Salah potrebbe cambiare in modo significativo, da centravanti a facilitatore del gioco altrui, com’è stato chiesto in passato a Roberto Firmino, Jota, persino Luis Díaz. Si può fare, dice Wilson, ma è “un altro elemento di incertezza. Ed è questa la vera preoccupazione sul conto del nuovo Liverpool. L’emozione per i nuovi acquisti è radicata nella proiezione immaginaria di ciò che potrebbero realizzare insieme, ma un’inevitabile conseguenza di questa proiezione è la possibilità di un fallimento. L’incertezza di cinque nuovi acquisti permette al Liverpool di sognare, ma lo espone anche ai dubbi”.

Può darsi, ma nel frattempo il Times ha scritto con Hamzah Khalique-Loonat che Florian Wirtz è il calciatore che ha reso di nuovo sexy il dribbling. Lui, e pure Eze del Crystal Palace, uno contro l’altro per il primo titolo della stagione inglese, il Community Shield, lo scudo che da noi si chiama Supercoppa.

 

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