Il patrimonio di Venus Williams in Victoria Mboko

 

   

Il sangue si eredita, la virtù si acquista

Miguel Cervantes

 

Il patrimonio di Venus Williams in Victoria Mboko

Quando per ventiquattro anni hai frequentato il circolo esclusivo di Wimbledon, i prati, i palchi, le fragole e tutto quanto il resto, quando per oltre cento partite sei passata davanti alla poesia di Rudyard Kipling che ti invita a trattare allo stesso modo la vittoria e la sconfitta – due impostore allo stesso modo – allora ti viene facile dire che né l’una né l’altra ti riguardano, che «non esiste un’età per vincere e neppure un’età per perdere». 

È con questa ferma convinzione che Venus Williams è scesa in campo a Cincinnati con una wild card per il suo secondo torneo in due settimane, dopo la vittoria al primo turno di Washington su Peyton Stearns, 23 anni, numero 35 al mondo. Non c’è un’età per vincere o per perdere – ha dovuto sottolineare – perché un po’ tutti nel mondo hanno fatto i maliziosi e gli spiritosi, seah figurati che mondo deve essere quello in cui una signora di 45 anni torna dopo un’assenza di due e batte una ragazza nata un paio di decenni dopo di lei, per giunta la numero 35 del mondo. Il tennis femminile deve essere messo male – molto male – si è sentito ripetere e ripetere da numerose persone sedute sul divano senza aver mai preso una racchetta in mano, in prevalenza uomini. 

Così, forse per non nuocere al suo sport, stanotte Venus si è consegnata a Jessica Bouzas Maneiro e si è lasciata battere 6-4 6-4. “Per la 1.099esima volta nella sua carriera – racconta Tumaini Carayol sul Guardian – Venus Williams si è piazzata sulla linea di fondo prima di una partita di tennis e si è preparata a dare battaglia. Come è successo quasi ogni volta che ha gareggiato negli ultimi 31 anni, ha lottato duramente fino alla fine, ma non c’è stato un esito da favola nel Midwest”. È andata subito sotto 1-4 con due break subiti, è risalita fino al 4-4, “ha gradualmente trovato il suo ritmo e ha lottato duramente, ha prodotto il suo miglior tennis nel secondo set, usando il dritto per intimidire la spagnola dalla linea di fondo e dimostrando la sua qualità con una prima di servizio distruttiva”.

Nel secondo set si è anche portata in vantaggio per 4-3. “Sebbene una sconfitta al primo turno in qualsiasi evento fosse un tempo una tragedia per una giocatrice del calibro e del record di Williams – scrive il Guardian – a 45 anni e dopo aver gareggiato così poco le sue aspettative erano basse”. Venus ha detto che in questo momento per lei è difficile essere arrabbiata o triste, ma ci ha provato, ci proverà di nuovo. Gareggerà nel torneo di doppio misto agli US Open in coppia con Reilly Opelka e riceverà sicuramente una wild card per il tabellone del singolare. “Sebbene alla sua età avrebbe senso che i prossimi US Open fossero la sua ultima apparizione in uno Slam, Venus Williams ha dimostrato per tre decenni che la sua prossima mossa è sempre impossibile da prevedere”.

 

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La vittoria della diciottenne a Montréal

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Quando per oltre cento partite sei passata davanti alla poesia di Rudyard Kipling che ti invita a trattare allo stesso modo la vittoria e la sconfitta – due impostore allo stesso modo – allora la tua missione è insegnare questa cosa a chi viene dopo di te. Il mondo anglosassone la chiama legacy, noi la traduciamo come eredità, ma l’eredità può diventare una ghigliottina – come sa chi guarda Marco Liorni la sera. Sarebbe nello poter tradurre legacy con solco, una traccia, delle orme. Dentro le orme delle sorelle Williams ha messo i piedi più di una generazione, e la processione non finisce ancora. Naomi Osaka e Victoria Mboko hanno giocato qualche ora fa la finale di un Masters 1000 fra due eredità venute da ceppi diversi ma apparentati. Con tutto l’armamentario retorico che esce dai cassetti in occasioni come queste [la regina che ha riscritto la storia ed è salita sul tetto del mondo], Mboko stamattina è davvero l’ultima cosa nuova successa nel tennis – e viene da lì. Viene da un certificato di nascita prodotto nella Carolina del nord e da una storia di immigrazione cominciata nella Repubblica democratica del Congo e approdata in Canada, a Toronto, la città delle mille facce, le mille lingue e i mille colori, come NY o perfino più di NY. 

Mboko ha vinto in tre set rimontando il primo di svantaggio [2-6 6-4 6-1] ed è diventata la seconda adolescente a vincere un Masters 1000 dopo la doppietta Dubai-Indian Wells di Mirra Andreeva. Lungo il cammino, Mboko ha fatto fuori quattro ex campionesse di uno Slam: Sofia Kenin al 2° turno, Coco Gauff agli ottavi, Elena Rybakina in semifinale e Naomi Osaka nel match per il titolo. Certo, adesso può sempre alzarsi da un divano la voce di qualcuno che si domanda che razza di tennis sia quello in cui una diciottenne eccetera eccetera. Ma come dice Venus Williams con Rudyard Kipling come ghost writer, non esiste un’età giusta per vincere. Neppure per perdere. 

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