Lo Slalom del 27 luglio | Cosa leggere, sapere e vedere

 

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#3  giorni alle finali di Nations League maschile di pallavolo

►  MAX VERSTAPPEN ha chiuso un’altra prodigiosa corsa al primo posto. Ha vinto la Sprint di Spa – che detta così sembra una rapida seduta di cda in una società per azioni o una veloce sauna in un centro benessere. Invece era la terza gara corta del Mondiale di F1 e si è lasciato alle spalle le due McLaren – le quali poco dopo si sono riscattate facendo primo e secondo tempo nelle qualifiche. Norris e Piastri partono davanti a tutti per la corsa lunga di oggi. Leclerc ha fatto quarto e terzo nei due appuntamenti di ieri e ha riscattato una giornata grigiarella di Lewis Hamilton. Doppio incubo riassume il Corriere della sera

◇   La Nazionale femminile di pallavolo ha vinto in Polonia con la Polonia la 28esima partita consecutiva [3-0]  e oggi gioca la finale di Nations League con il Brasile. È la terza finale nelle ultime quattro edizioni per le azzurre che difendono il titolo vinto lo scorso anno prima di andare ai Giochi di Parigi: 17 punti di Paola Egonu. 

◇  Luciano Darderi ha vinto anche il torneo di Umago dopo quello di Bastad di domenica scorsa. Ha battuto in finale lo spagnolo Taberner e da domani sarà numero 35 al mondo. Oggi cominciano i Masters 1000 del Canada: a Toronto per gli uomini, a Montréal per le donne, così non di dispiace nessuno. 

◇  È arrivata la prima medaglia d’oro della spedizione italiana ai Mondiali di scherma. L’ha vinta la squadra maschile di fioretto [43-42 sugli USA in finale] riscattando la prova mediocre nell’individuale. La squadra femmniile di spada – oro olimpico – è uscita in semifinale e ha perso il bronzo nella piccola finale con la Corea. 

◇  Chiara Pellacani ha vinto il bronzo mondiale dal trampolino di 1 metro ai Mondiali. È la sua prima medaglia mondiale individuale dopo alcuni podi nel sincronizzato misto. 

 

 

E così con un bacio io muoio

William Shakespeare

 

La prima finale della Spagna dopo Rubiales

  Una cosa è certa prima ancora di giocare la partita, prima ancora di rigiocare per il titolo europeo la stessa partita che due anni fa in Australia assegnò il titolo mondiale con un gol di Olga Carmona. Niente baci dopo la Coppa. A due anni di distanza dal caso Rubiales, le mani strette intorno alla faccia di Jennifer Hermoso, lo schiocco stampato sulla bocca come nemmeno Ivano Fossati avrebbe saputo dire – a due anni di distanza la Spagna si sta sforzando di andare oltre, di essere un’altra cosa, di uscire dal covo delle accuse, dei processi e del risentimento. 

Quel bacio, ricostruisce stamattina Jonathan Liew per il Guardian, fu la causa scatenante  di questioni e lamentele innescate all’interno del calcio spagnolo e irrisolte per decenni. Forse non ci sarebbe stato un altro modo per scioglierle. Le azioni di Rubiales erano abbastanza eclatanti ma ciò che davvero ha ferito è stato il modo in cui i meccanismi di potere e le influenze si sono istintivamente mobilitate per proteggerlo.

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Messi contro Lamal. Prepariamoci

Nella sua rubrica domenicale per Repubblica, Gabriele Romagnoli si occupa del padre di tutti i duelli che ci attende in marzo, la Supercoppa delle nazioni, com’è che la chiamano, ah sì, la Finalissima, la partita tra l’Argentina campione del Sudamerica e la Spagna campione d’Europa, ovvero sui poster Messi vs Yamal. Diciannove anni contro trentanove. La prima e l’ultima volta. Forse. Ma poi chi lo sa come girano i Mondiali del Nord America dell’estate prossima.

Romagnoli dice che una volta vent’anni di differenza erano una garanzia, potevi andartene finché c’eri solo tu nell’universo. Quando Maradona si ritirò, Messi doveva ancora arrivare a Barcellona. Adesso le carriere sportive durano troppo, sfondano Wikipedia. Se Leo avesse salutato da blaugrana, o dopo la triste Parigi, perfino dopo il trionfo in Qatar, Lamine sarebbe rimasto per lui quello a cui aveva fatto un bagnetto. Esci prima e i confronti restano ipotesi per intelligenze da bar o artificiali. Rimani e vedi avanzare la tua nemesi che non è mai il tuo opposto, ma il tuo doppio, quello che si prende lo stesso spazio, la stessa luce e ti regala la stessa ombra

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Che cosa stanno leggendo in Europa

🟨  In Inghilterra e in Spagna l’attesa per la finale degli Europei femminili di calcio – In Francia l’arrivo del Tour de France a Parigi – In Italia il calciomercato

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I temi del giorno

 

E bomba o non bomba siamo arrivati a Parigi

Benvenuto Kaden Graves nel club della trilogia. Dicesi club della trilogia quello a cui appartengono i ciclisti che hanno vinto almeno una tappa in tutti i Grandi Giri di tre settimane. L’australiano ha aggiunto la corsa di ieri in Francia a Pontarlier ai 7 successi della Vuelta e i 2 in Italia. Sei giorni fa lo aveva fatto Tim Welles e a maggio il club aveva accettato l’iscrizione di Wout Van Paperin-Aert dal Giro. In tutto adesso sono 114 nella storia, ma è solo un dato statistico, nulla di irrilevante: ai 114 mancano Coppi e Saronni, invece c’è Moser. Il primo a riuscirci fu Fiorenzo Magni nel 1955, l’ultimo italiano è stato Elia Viviani nel 2019. 

Il vero dato statistico impressionante arriva da Proccycling Stats su Tadej Pogacar. Chiuderà il Tour senza aver preso neppure 1 secondo di distacco in tre settimane da nessuno dei primi-cinque in classifica. Al Tour era successo solo un’altra volta: nel 1903 con Maurice Garin. Ma qualcosa si è rotto fra Tadej e l’immaginifico Alexandre Roos – che per il secondo giorno di fila punzecchia la Maglia Gialla dalle colonne de L’Équipe, sottolineando come sia strano questo sabato sera, il giorno prima del ritorno a Parigi, un giorno nel quale non si scrivono i primi bilanci, dove la Maglia Gialla non viene in conferenza stampa per togliersi finalmente la maschera, per parlare della sua corsa, per svelare qualche retroscena delle sue tre settimane, le sue giornate no, i momenti bui, le strategie. Una serata di tappa quasi come tante altre.

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Dai campi

Quattro gol di Allegri: signora che faccio, lascio?

  Max Allegri chiedeva di vedere qualche segno di progresso rispetto all’amichevole persa contro l’Arsenal per 1-0 in Singapore. Sono arrivati quattro gol contro i campioni d’Inghilterra del Liverpool, ma magari i maxisti integralisti si indispettiscono perché quelli subiti sono il doppio, vai a sapere [eh eh, satira politica]. Il Corriere della sera parla di mutazione alla milanese, come la cotoletta, e rilancia il saturo giochino su Allegri, quella storia del calcio semplice: difesa e ripartenze perché le reti di Lotus-Cheek e Okafor [una doppietta addirittura] sono arrivate a campo spalancato”. Anche per la Gazzetta è già il Milan di Max [8.5 in pagella per Leao: Sontuoso. Non è certo diventato un centravanti di ruolo, ma quando è lanciato in velocità, non lo ferma neppure Van Dijk. Un gol, un assist e altre giocate da campione. Aggiunge rincorse difensive. Se continua così….

[Se continua così, rischia di diventare il fatto del campionato, ‘o fatto come dicevano i vecchi del mestiere sulla salitina dei passi perduti di Soccavo]

Monica Colombo scrive sul Corriere che forse è prematuro convincersi che il Milan è tornato, che la rosa — pur priva di pedine fondamentali che il mercato ancora dovrà fornire — è già competitiva, che Leao è prossimo a vivere la sua stagione da protagonista e che Max Allegri non è il tecnico superato che dalle parti di Torino lo scorso anno ci hanno indotto a pensare. Forse è presto credere a tutto questo però, dopo un ottavo posto e due esperienze sgangherate in panchina, è difficile non lasciarsi trasportare dalle recenti indicazioni positive.

A proposito di calcio estivo e di come dobbiamo considerarlo, la pagina facebook Calcio da dietro era un pochino infastidita nei giorni scorsi dalle parole girate intorno alla sconfitta di Singapore ma pure quelle per lo 0-2 del Napoli con l’Arezzo. Davide Zennaro lo ha chiamato populismo calcistico augurandosi di trovare nei resoconti e nelle cronache d’agosto i concetti ed i processi dietro preparazioni atletiche, visto che siamo nel periodo giusto per affrontare l’argomento? Speranza vana, eh?. Oh, poi ricordava pure che il 25 luglio del 2014, nella prima uscita stagionale, la Juventus di Allegri perse dal Lucento, squadra di Eccellenza, ma alla fine tutti ricordano come andò a finire la stagione.

Cosa cambia nell’Inter

Paolo Condò esamina sul Corriere della sera che cosa pare cambiato nell’Inter con l’inizio della nuova stagione e al primo giorno di raduno. Lookman è importante non solo tecnicamente, per dare insieme con Pio Esposito e Bonny delle alternative in attacco ma anche perché psicologicamente occorre una faccia (famosa) nuova per dare il senso del cambio di stagione, della ripartenza da premesse diverse da quelle che ti hanno portato molto lontano, ma concretamente da nessuna parte. Inoltre, scrive Condò, “le stesse voci interne al fondo Oaktree, che balenano nei discorsi comunque più conservativi di Marotta e Ausilio, indicano la necessità di ringiovanire quello che dal 2021 a ieri è stato un eccellente instant team, una squadra capace di rigenerarsi senza più chiedere soldi all’azionista, ma così facendo è salita di età media oltre il livello di guardia. Nelle partite mondiali di giugno le altre squadre che hanno superato la fettuccia delle 60 partite in stagione (Real, Psg, Chelsea, City) correvano. Magari non come in autunno, ma per essere ormai in estate sulla loro condizione atletica c’era poco da eccepire. L’Inter no. L’Inter in America camminava

 Il secondo test del Napoli

Dopo il 2-1 al Catanzaro di Aquilani, il Corriere dello sport-stadio scrive con Fabio Mandarini che nel primo tempo il 4-3-3 di Conte ha fatto registrare ottimi progressi e ha messo anche in evidenza i grandi colpi a disposizione in tutte le zone del campo. Hanno segnato Raspadori e poi Lucca su rigore, senza litigare con nessuno per tirarlo. De Bruyne, Lang e Neres volano, si legge. Re Kevin ha lavorato da mezzala sinistra e fino a esaurimento scorte ha alzato l’intensità del pressing, s’è inserito e ha dispensato calcio puro negli ultimi trenta metri. Averlo è un lusso, sfruttarlo un must. Splendidi alcuni duetti con Neres sull’asse destro.

Oh, poi c’è la storia dello stadio. Il San Paolo non è dentro gli standard per gli Europei del 2032. Sarebbe stata una sorpresa il contrario, nonostante il maquillage per le Universiadi di qualche anno fa. L’UEFA ha comunicato quali sono i parametri da rispettare, ma De Laurentiis non è d’accordo sul restyling e Antonio Giordano sulla Gazzetta esplicita come si vada ora a un braccio di ferro politico tra il Napoli e il Comune. Anche se non ha avuto la rilevanza mediatica di San Siro, la storia – scrive Giordano – in realtà ha vari capitoli che la trasformano in una serie televisiva, e però rifugiandosi nelle ultimissime puntate, si resta in un orizzonte opaco: al Comune sognano di rifare il Maradona mentre il Napoli guarda altrove, è partito da Bagnoli ed è arrivato sino a Caramanico, zona Centro Direzionale. Però il viaggio pare ancora lungo.

Ahia, Baroni parla come Spalletti

Gianluca Oddenino su La Stampa fa il punto sulle prossime mosse di mercato del Torino [I soldi non mancano a Cairo per costruire una squadra di qualità dopo le ricche cessioni di Ricci e Milinkovic-Savic] e racconta il 4-1 in amichevole sulla Cremonese: La squadra di Baroni ha proposto idee, si è mossa con intelligenza nel calcio relazionale che chiede il suo allenatore (tanti scambi di ruolo e molta pressione per attaccare la difesa avversaria) e soprattutto ha colpito al momento giusto. I primi 30 minuti sono stati brillanti, con un 4-2-3-1 dove Adams era il terminale offensivo sostenuto dall’inedito tridente con Vlasic esterno destro, Sanabria trequartista e Lazaro adattato come esterno a sinistra.

Sotto la curva di Totti

Ferguson ha segnato il gol della vittoria romanista nell’amichevole di Kaiserslautern e Jacopo Aliprandi ricorda sul Corriere dello sport-stadio che si è giocato al Fritz-Walter Stadium, laddove il 26 giugno 2006, al minuto 95 della sfida tra l’Italia e l’Australia, Francesco Totti scagliava il suo destro all’incrocio dei pali della porta lato curva nord portando gli azzurri ai quarti di finale del Mondiale 2006. Dietro quella porta ieri ottocento tifosi romanisti hanno sostenuto la nuova squadra di Gasperini nel primo vero test importante di questa stagione.

  La diffidenza intorno alla Lazio

Ha vinto con un gol anche la Lazio di Sarri [Guendouzi su rigore], ma era contro l’Avellino. Contestazione a Lotito in occasione di questa prima uscita pubblica dopo la rinunzia al ritiro in Cadore e il lavoro svolto nel centro blindato di Formello. Il Corriere dello sport-stadio riferisce che nel primo tempo Sarri sceglie la via “usato sicuro” sulla destra, mettendo i suoi tre fedelissimi Hysaj (terzino), Vecino (mezzala) e Pedro (ala) a calpestare le stesse zolle, mentre la corsia di sinistra è stata quella sperimentale, con i due volti nuovi per il Comandante, Nuno Tavares e Dele-Bashiru, a dare supporto a Zaccagni. Il risultato è un gioco molto più orientato sul versante mancino

paroleDi Francesco vede tutto meglio

Che fine hanno fatto i suoi famosi occhiali?

«Mi sono operato. Li uso solo per guidare la sera, o quando leggo.

Ultimamente, saggi sulla motivazione e sull’uso delle parole. L’ultimo si chiama Pensieri lenti e veloci, di Daniel Kahneman. Insegna a conoscere la nostra mente».

E lo psicologo nel suo staff?

«Mi ha aiutato a superare le due retrocessioni in due anni all’ultima giornata, con Frosinone e Venezia. Botte su botte. Ho fatto un percorso con una società di comunicazione, per assorbire le sconfitte e trasmettere messaggi corretti ai giocatori». – intervista di franco vanni, Repubblica

 

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Interpreti

Il mal d’Australia di Ceccon, un altro italiano riluttante

Thomas Ceccon ha dato una bellissima intervista stamattina a Giulia Zonca per La Stampa. Alla sua maniera. Schietto, diretto e senza spazi di interpretazione. Il suo isolamento nel gruppo: «Ho cambiato approccio. A me pareva che i veterani non volessero conoscerci. Per fortuna si cresce e si matura. Me lo hanno detto: ti vediamo più socievole. Vedere l’Italia dall’altra parte del mondo, dall’Australia, dove ho passato diversi mesi, ha stravolto la prospettiva. Ho realizzato che noi italiani siamo sempre divisi in gruppetti, ognuno per fatti i propri, un po’ invidiosi. .. Non parlo solo di sport, temo sia una caratteristica nazionale».

Il mal d’Australia. ««Nostalgia intensa. Dopo le Olimpiadi, là ho trovato tutto quello che volevo: nuoto, surf, amici, allenamenti felici. Il massimo a cui ambire. Al rientro sembra di non avere più nulla. Ho passato un paio di settimane emotivamente toste: ero spento e giù. Hanno questo spirito che invidio, anche gli Usa hanno fatto cosa simile e magari, vista da fuori, sembra la retorica del gruppo ma quando ci sei dentro dà davvero carica, magari potessimo farlo noi. Mentalità diversa. In Italia non ci viene spontaneo, siamo individualisti».

L’avversione per l’ingresso nel programma olimpico delle gare sui 50 metri. «Non lo calcolo allo stesso modo dell’oro che ho, no, sono fatto così. Sei medaglie in più, sono una inflazione. I 50 rana dai, ma che gara è?». Si è fatto degli amici, ecco. 

Il programma di oggi a pranzo

Finale 400 metri stile libero maschili – Miglior tempo del mattino in batteria per Samuel Short [3:42.07] con un ritmo progressivo e ben distribuito [Swim Swam]. Alle sue spalle Lukas Märtens, primatista mondiale e oro olimpico, favorito per il titolo ma con una chiusura meno brillante del solito. In finale il diciottenne Zhang cinese Zhanshuo e per l’Italia Marco De Tullio con l’ottavo tempo [3:45.88].

|  Semifinale 100 metri farfalla femminili – La più veloce del mattino è stata Gretchen Walsh, che chiude in 55.68 dopo un passaggio ai 50 metri in 25.28, sotto il parziale del record del mondo. Alle sue spalle Angelina Köhler in 56.49, seguita da Roos Vanotterdijk in 56.66. Avanti pure Mizuki Hirai, Zhang Yufei campionessa olimpica, Torri Huske e la cara Rikako Ikee che accese il fuoco per il secondo conto alla rovescia verso Tokyo 2021. Nuovo record africano per Erin Gallagher [57.29], qualificata con il 16esimo tempo Costanza Cocconcelli.

|  Semifinale 50 metri farfalla maschili – Noè Ponti e Maxime Grousset hanno fatto lo stesso tempo di 22.74. Altri quattro nuotatori sono rimasti sotto i 23 secondi, Thomas Ceccon ha chiuso con il 7° tempo in 23.06. 

 |  Finale 400 metri stile libero femminili – Miglior tempo per Katie Ledecky [4:01.04] gestendo con esperienza ogni singolo passaggio. Alle sue spalle Lani Pallister, Li Bingjie e Summer McIntosh [4:03.11], più controllata rispetto ai suoi standard da record.

|  Semifinale 100 metri rana maschili  – I sedici qualificati alle semifinali sono andati tutti sotto il minuto. Miglior tempo per il russo neutrale Kirill Prigoda [58.53], seguito dal tedesco Lucas Matzerath [58.75] e da Nicolò Martinenghi [58.84], che a fine batteria ha detto in tv di aver fatto fatica. Ha nuotato i primi 50 in 27.11. Avanti pure Ludovico Blu Art Viberti [59.56], 13esimo tempo assoluto.

|  Semifinale 200 metri misti femminili – Nelle batterie una sorpresa con l’australiana Tara Kinder miglior tempo [2:09.44], un centesimo meglio della primatista mondiale Summer McIntosh per via di un passaggio più aggressivo e un finale meno incisivo[Swim Swam]. Terzo crono per Alex Walsh [2:09.50] e qualificazione alla semifinale anche per la tredicenne Yu Zidi [2:11.90]. Fuori le italiane Sara Franceschi [2:12.91, 21esima] e Anita Gastaldi [2:13.07, 22esima], entrambe settime in batteria.

 |  Finale 4×100 metri stile libero femminile  – Le USA hanno dominato le batterie con il tempo di 3:33.57 schierando Erin Gemmell, Kate Douglass, Anna Moesch e Simone Manuel. Italia in finale con il 7° tempo [3:36.67] con Sara Curtis, Chiara Tarantino, Sofia Morini ed Emma Virginia Menicucci. Curtis ha nuotato in 24.98 lanciato i primi 50 metri. 

|  Finale 4×100 metri stile libero maschile – Terzo tempo per la staffetta azzurra con Carlos D’Ambrosio, Lorenzo Zazzeri, Leonardo Deplano e Manuel Frigo. D’Ambrosio ha fatto il suo primato personale in prima frazione [47.96], i più veloci sono stati gli USA con Shaine Casas, Jonny Kulow, Destin Lasco e Patrick Sammon

Nella notte

4.00  Batterie 100 metri dorso femminili – con Anita Gastaldi  |  100 metri dorso maschili – con Christian Bacico e Thomas Ceccon  |  100 metri rana femminili – con Lisa Angiolini e Anita Bottazzo  |  200 metri stile libero maschili – con Carlos D’Ambrosio e Filippo Megli  |  1500 metri stile libero femminili – con Simona Quadarella

|  paroleAnita Bottazzo deve essere proprio un bel tipo

Cominciamo dal nome: perché Anita?

«È la protagonista di un libro portoghese, piaceva ai miei».

Le hanno detto che somiglia a Federica Pellegrini?

«Milioni di volte, sin da bambina».

Perché la rana?

«È lei che ha scelto me, come direbbe Martinenghi. Facevo stile libero ma a una Coppa Brema, a 12 anni, mancava una ranista nei 100, mi hanno buttato in acqua. Andai forte. E dire che ero destinata al rugby. Nonno, zio e mio padre, tutti rugbisti. Ci ho provato anch’io, ma non faceva per me. Ho praticato ginnastica artistica e giocato a calcio. Il nuoto c’è stato sempre ma a 8 anni, a Preganziol, la mia strada era già segnata».

Tradimento di famiglia.

«Nessuna pressione dai miei. Mio papà non c’è più dal 2014, una malattia genetica, si chiamava Adriano, faceva l’agronomo. Mia madre, Nicoletta, è arredatrice di interni. Le devo molto: mi ha seguita quando a 15 anni ho deciso di trasferirmi a Imola per allenarmi con Cesare Casella».

Cosa studia?

«Biotecnologie: per modificare, con regole, il patrimonio genetico e curare alcune malattie. C’entra mio padre? Sì». – intervista di alessandra retico, Repubblica

La prima medaglia individuale di Pellacani

La storia di Chiara Pellacani in piscina è cominciata grazie a un bambino che si chiamava Daniele, e che certamente si chiama ancora così. Era un suo compagno di classe in terza elementare e le disse tu non sai, tu non hai proprio idea di quanto sia divertente gettarsi in acqua da un trampolino. Daniele sapeva usare i congiuntivi, come si vede. Sapeva anche convincere, con la stessa evidenza. Chiara Pellacani ha cominciato così a Roma, oggi ha 23 anni e non si separa dalla collana del tuffatore che sua madre le ha regalato, un portafortuna di cui parlava la scheda del CONI un anno fa per i Giochi di Parigi escludendo che potesse trattarsi di una collana della tuffatrice

È la terza italiana di sempre sul podio della specialità dopo Tania Cagnotto ed Elena Bertocchi. Oro e argento sono andati all’australiana Maddison Keeney e alla cinese Li Yaje. Quattro anni fa Pellacani si è trasferita negli USA per studiare alla Louisiana State University, prima di passare alla Univeristy of Miami. Suo fratello Lorenzo è un calciatore della Luparense, in Serie D. 

Lia Capizzi sul Corriere della sera racconta che di un supporto per la sua psiche ha avuto bisogno dopo i Giochi di Parigi. Le delusioni dei due quarti posti (nei 3m e nel sincro 3m) l’avevano portata ad avere il rigetto dei tuffi. Per tre mesi non è entrata in acqua, ha frequentato un corso di pugilistica pur di stare lontano dal trampolino. A gennaio le è tornata la voglia, presa per mano dal suo allenatore Tommaso Marconi. Hanno deciso di riprovarci con maggior convinzione

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Oggi

 


Guida allo sport in tv di oggi

I Masters 1000 dal Canada e le batterie della notte da Singapore

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