Lo Slalom del 3 giugno | Cosa leggere, sapere e vedere

   

 

   

«Ma che cosa ha?» 

«Ha tredici anni» 

Il tempo delle mele

     

►  JANNIK SINNER  ha vinto senza troppo faticare il suo ottavo di finale al Roland-Garros contro il russo Rublev e ha raggiunto Lorenzo Musetti ai quarti. Errani-Paolini sono ai quarti nel torneo di doppio, Bolelli-Vavassori sono stati eliminati. Ma tranquilli, non ci facciamo prendere dal panico: al torneo di Parigi ci sono anche gli stranieri. 

◇  La Lazio ha annunciato nel giro di poche ore la separazione da Marco Baroni e il ritorno di Maurizio Sarri in panchina: Bentornato Comandantehanno scritto sui canali social. 

◇  Il fondo americano che ha offerto alla famiglia Pozzo 150 milioni di euro per prendere l’Udinese è il Guggenheim Partners, società privata che gestisce all’incirca 350 miliardi di dollari di asset. 

◇  Milano ha vinto Gara-2 di semifinale play-off a Bologna per 85-66 portandosi così sull’1-1. 

◇  Al Palio della Quercia di Rovereto, Nadia Battocletti ha mancato per 4 centesimi il primato italiano dei 1.500 metri di Sinta Vissa. Venerdì correrà i 5.000 al Golden Gala di Roma. Tre italiani hanno corso gli 800 metri sotto 1:45 – sono Francesco Pernici, Federico Riva e Giovanni Lazzaro

 

 

#3 giorni al Golden Gala

 

  

Nello sport è arrivato il tempo delle mele

È da un mese e mezzo circa che la Ferrari si sta avvitando intorno a un rovello, al sospetto di aver sbagliato qualcosa nel progetto della nuova macchina. 

Ingannevole è stato marzo più di ogni cosa, quando Lewis Hamilton ha vinto la Sprint in Cina e si è piazzato sul podio nella gara corta di Miami. Ci aveva messo sulla strada, aveva avvertito che si era trattato di una corsa dalla «strategia perfetta, ma rischiosa», aveva detto aver «giocato d’azzardo con la sosta». Espedienti, insomma. Il velo è caduto a fine aprile, quando le McLaren si sono manifestate in tutta la loro superiorità [peraltro in parte inespressa] e quando Max Verstappen ha dimostrato di poter competere per il podio anche guidando un ferro da stiro. 

Ora il rovello in casa Ferrari ha un nome un cognome, come scrive Fabio Tavelli su Sky Sport Insider, lo stesso nome e cognome intorno al quale per quasi un anno è cresciuto il clamore o come dicono i giovani l’hype. Lewis Hamilton è un caso. Per i suoi risultati e per il suo umore. Dopo Barcellona ha invitato gli ingegneri di Maranello a concentrarsi sulla macchina del 2026, un po’ come quando nel 2024 erano stati invitati a concentrarsi su quella del 2025 e così via. Se fosse facile, si potrebbe anche fare. Tavelli spiega che la cosa porta conseguenze. 

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 Che cosa stanno leggendo in Europa

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▥   I parigini in Nazionale

A tre giorni da Spagna-Francia di Nations League, i calciatori del PSG sono stati accolti a Clairefontaine dai compagni di nazionale, compreso Mbappé che nelle foto si mostra sorridente e in cuor suo chissà quanto sta mummulianno. Gli eroi sono arrivati titola stamattina L’Équipe. Ousmane Dembélé ieri ha anche portato la Coppa dei Campioni sul Philippe-Chatrier del Roland-Garros per l’ostensione della reliquia al pubblico. Il giornalista americano di tennis Ben Rutherford ha scritto su X: Come se non bastassero da sole l’eccitazione e l’orgoglio nazionalista che già ci sono

▥   L’Italia e la tirannide del pessimismo cosmico

Abbiamo deciso di vivere le qualificazioni ai Mondiali che cominciano venerdì all’insegna del terrore. È andata così. Pace. Amen. È vero che Erling Haaland è un fenomeno paranormale nel buttare il pallone in porta ma è anche vero che nonostante porti la maglia numero nove della Norvegia, con lui la Norvegia non è mai andata né ai Mondiali né agli Europei. Finora. 

Nessuno garantisce che non ci vada proprio stavolta, ma neppure possiamo andare a Oslo immaginando che tutto sia finito prima ancora di cominciare. 

Il Corriere della sera parla di tormenti, insidie e Mondiale che nasce tra le preoccupazioni: s’è fatto male Locatelli. Spalletti vede la miglior Norvegia della storia e Alessandro Bocci scrive che ha anche mandato a Oslo un paio di collaboratori per studiare le condizioni del campo. Un paio. 

Pesano gli infortuni, la condizione psicologica degli interisti che ieri si sono presentati a Coverciano con il morale a terra, la condizione scadente di tanti titolari, non solo quelli nerazzurri. Ora è un momento di tristezza (speriamo) esagerata. Il forfait di Acerbi è stato un colpo basso per una difesa che non può contare su Calafiori e Buongiorno. Gatti, sotto esame in questi giorni a Coverciano, non è al cento per cento. Lo juventino, da quando si è fatto male, il 29 marzo contro il Genoa, ha giocato appena 8 minuti divisi in due partite. Ora per fortuna sta bene ed è in vantaggio sul milanista Gabbia per completare il terzetto con Di Lorenzo e Bastoni. Sul capitano del Napoli non è scattato l’allarme, ma ieri non si è allenato e le sue condizioni vanno tenute sotto controllo. Dietro ci sono solo due debuttanti, che stanno assaggiando per la prima volta l’azzurro in questi giorni a Coverciano: il veronese Coppola e Ranieri della Fiorentina. Non la situazione migliore per fronteggiare Haaland

Peraltro. Poniamo di perdere. C’è il ritorno. Poniamo che il ritorno non basti. La seconda del girone va agli spareggi. Poniamo di arrivare terzi. C’è il paracadute per le migliori piazzate in Nations League. Insomma. Se il traguardo è andare ai Mondiali, conterà andarci. In qualunque modo. Pensare che Oslo sia decisiva, riempire l’aria di aria da ultima spiaggia, può rendere una squadra fragile ancora più fragile. 

O forse sono soltanto stanchezza e definitiva insofferenza fiorite in questo appezzamento di terra verso la tirannide del pessimismo cosmico.


 

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Il profumo che arriva da Loïs Boisson

Un anno fa il torneo di Parigi aveva invitato in tabellone una ragazzina di 21 anni, sempre che a 21 anni si possa ormai essere ancora ragazzine. Ma come le rose e come tutte le più belle cose, la sua gioia durò qualche giorno appena, si ruppe il legamento crociato e buona notte. A Parigi, si sa, hanno la testa dura, altrimenti non avrebbero insistito 87 anni per costruire la cattedrale di Notre-Dame né altri cinque per riaprirla dopo l’incendio. Così, appena spuntata la nuova primavera, l’hanno invitata di nuovo. Anche se adesso gli anni di Loïs Boisson sono diventati 22. Non importa. Nel tennis contemporaneo femminile non sono tanti. Le teenager un tempo comandavano ma lunedì prossimo fra le prime-100 ce ne saranno appena tre [Mirra Andreeva, Maya Joint, Viktoria Mboko]. Se ne sono infischiati anche del fatto che nel suo curriculum ci fosse solo una partita vinta di recente nel circuito principale della WTA, al torneo di Rouen. Le hanno dato una wild card e gli sceriffi da cui siamo circondati l’avrebbero chiamato un atto di amichettismo – una delle parole più orrende e uno dei concetti più deformi che sono presenti in mezzo a noi. 

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«Un’esperienza incredibile è stato il Mondiale di freccette a Londra: gli spettatori vanno mascherati, i campioni hanno la pancia per trovare il bilanciamento, e si dice che con una mano si tiene la freccetta e con l’altra la birra. Mi sono appassionato, il primo anno sono andato travestito da Zorro, il secondo da cono stradale. I prossimi Mondiali di atletica saranno a Tokyo, e io ho già un obiettivo: voglio restare per assistere a un combattimento di sumo».

FILIPPO TORTU intervistato da Repubblica

    

Mike McCallum, il ladruncolo che i Re non vollero affrontare

Per la boxe italiana Mike McCallum era quello che si era battuto due volte con Sumbu Kalambay per la cintura mondiale dei pesi medi [a Monte-Carlo e a Pesaro] e un’altra al Palalido di Milano con il titolo dei superwelter in palio contro Luigi Minchillo. Per gli americani era The Body Snatcher, il borseggiatore di corpi, un ladruncolo, perché ti sfilava le energie dalla tasca senza farsene accorgere. Un colpetto, un altro colpetto, un altro ancora, eri finito alle corde e neppure lo sapevi. Secondo alcune ricostruzioni che girano, sembra abbia avuto un malore mentre guidava. Una seconda versione riferisce che si è sentito male in strada mentre stava andando in palestra. Lo hanno trovato morto gli agenti della polizia del Nevada, in quello stato di Las Vegas dove aveva messo ko al quinto round Donald Curry.

Il nome di Mike McCallum profuma di adolescenza e di anni Ottanta. Il Los Angeles Times scrive che era così temuto per la sua tecnica impeccabile che i quattro re del decennio si rifiutarono di affrontarlo. I quattro re erano e saranno Thomas Hearns, Ruberto Duran, Sugar Ray Leonard, Marvin Hagler. Di Hearns era stato sparring partner. «Nessuno di loro voleva averci a che fare – ha detto il pugile Hall of Fame Lou DiBella allo scrittore Kevin Iole – perché era un pugile tecnicamente perfetto»

Così McCallum sarebbe diventato il primo campione del mondo nato in Giamaica per altre vie, con 49 match vinti, 5 persi e un pari. Trentasei volte ha vinto prima del limite, nessuno lo ha mai messo ko. Nel 2011 la rivista Ring lo aveva messo all’ottavo posto tra i 10 migliori detentori del titolo dei pesi medi degli ultimi cinquant’anni. Andò a prendersi la prima corona al Madison Square Garden – medi jr WBA – battendo l’irlandese Sean Mannion. Era stato alle Olimpiadi del 1976: quarti di finale. Una seconda e una terza corona sarebbero arrivate nei medi WBA e poi nei massimi leggeri WBC. Il suo Il suo ex allenatore Eddie Futch una volta disse di McCallum: “Mike ha la capacità di scivolare, scivolare e incassare i pugni”.

Boxing Scene scrive che non aveva paura di viaggiare, non aveva paura di battersi fuori casa. Non solo contro Kalambay in Italia, ma anche contro l’inglese Herol Graham a Sheffield, contro Michael Watson a Londra, contro l’irlandese Steve Collins a Boston. Era straordinario nel disinnescare la potenza altrui, come dimostrò con un sinistro contro Donald Curry, e poi con Julian Jackson. Per battersi contro Curry guadagnò 500.000 dollari, l’equivalente oggi di 1 milione e 400 mila dollari, una cifra ridicola al confronto con le borse d’oggi. Eppure stamattina tutti lo ricordano come un uomo realizzato e sorridente. Scrive Boxing Scene che non era un pugile spettacolare e carismatico, ma quando Thomas Hearns, Sugar Ray Leonard e Roberto Duran non vogliono combattere contro di te, significa qualcosa. L’ex direttore di Boxing News, Claude Abrams, aveva seguito i suoi match a bordo ring diverse volte. Ha scritto: Se dovessi scegliere un uomo il cui stile incarnasse la capacità di rendere facile qualcosa di difficile, quel pugile sarebbe McCallum. Tecnicamente brillante. Perfetto nel colpire. Stratega superbo. Grande cervello. Non si riusciva a prevedere cosa avrebbe fatto. Combatteva contro chiunque fosse disposto a sfidarlo e inseguiva chi non lo era

 


     

 Guida allo sport in tv di oggi

I quarti al Roland-Garros e i Trials USA di nuoto

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