La ricostruzione dell’Inter

   

Da dove ripartire dopo lo 0-5 di Monaco

Il quadro intorno a Simone Inzaghi si schiarirà entro domani. La Gazzetta in prima pagina titola che “l’Inter aspetta il sì” mentre il Corriere dello sport-stadio risponde con “L’ultimo Simone”. Il Corriere della sera dice che “prende le distanze”: domani l’incontro decisivo con Marotta “,a l’addio all’Inter ora è più probabile”. Paolo Tomaselli ha scritto che “di passare per il Grande Perdente, il tecnico sembra essersi stufato. Forse si è sentito anche poco tutelato da una società che a gennaio ha deciso (su indicazioni della proprietà) di non rimediare a un attacco di riserva che con il trio Arnautovic-Correa-Taremi ha dato un contributo davvero modesto: se le volate si giocano sui dettagli, questo era il meno trascurabile. Nell’incontro di domani tra tecnico e società però si scopriranno le carte. In Arabia dicono che la firma di Inzaghi con l’Al Hilal sia imminente e che il contratto sia pronto. Meno certezze sulle cifre, si oscilla fra i 30 e i 50 milioni all’anno. Quanto basta per un paio di anni detox , per poi ributtarsi a testa bassa in una nuova fase della carriera: senza disdegnare in futuro una squadra come la Juventus, che nelle settimane scorse ha fatto un sondaggio sull’allenatore dell’Inter, avendone intercettato il malumore”. 

Repubblica parla di Inzaghi e Marotta alla resa dei conti, mentre Maurizio Crosetti dice che “il peso di una finale persa così può schiacciare senza rimedio. Il problema è anagrafico e tecnico, ma di più mentale. Un atleta si porta dentro l’ombra di certe sconfitte, e qui siamo oltre la soglia della normalità. Perché, se è vero che nello sport e forse nella vita, le delusioni sono sempre di numero superiore rispetto ai successi, una ferita come quella di Monaco può diventare una zavorra psicologica senza remissione. Chi saprà curare le ferite di Simone Inzaghi? Chi potrà allenare, adesso, il suo cervello?“

In caso di separazione si fanno i nomi di Fabregas, Vieira, De Zerbi. Solo che il Marsiglia ha appena annunciato la conferma di De Zerbi e il Como non ha voluto mollare Fabregas al pressing della Roma.

|  tesori  Dei molti modi di spendere denari

La Champions è poi una questione di idee, di visione, di talento e portafogli. Ne scrive Paolo Condò stamattina sul Corriere della sera facendo notare che dall’anno del Triplete di Mourinho il calcio italiano ha perso quattro finali su quattro.

“È come se andassimo a sbattere – dice – contro un soffitto di vetro: con i nostri budget riusciamo, a prezzo di memorabili imprese, ad arrivare ogni tanto al penultimo gradino. Ma l’ultimo ci è precluso, vincono solo i big spender: i club che hanno battuto Juve e Inter sono Barcellona, Real Madrid, Manchester City e Psg. Desiré Doué ha rubato l’occhio sabato: ha 19 anni, è stato acquistato la scorsa estate dal Rennes per 51 milioni, e in stagione è stato solo la terza aggiunta più cara. Kvara (75) e Joao Neves (60) sono costati di più. Ora l’Italia è il grande campionato che manca la Champions da più tempo, e per rivincerla probabilmente dovrà cambiare qualcosa nelle economie dei nostri club. Ma la domanda è: se l’Inter avesse avuto 51 milioni da spendere sul mercato interno, avrebbe trovato un giovane paragonabile a Doué? La risposta è no, e il vero problema è questo”.

Massimiliano Gallo sul Corriere dello sport-stadio sottolinea che all’Inter “fin qui Marotta ha coperto da solo l’enigma Oaktree. Ma lo ha fatto con quel che all’Inter già c’era. Ha provato a mescolare le tessere del puzzle. Un gioco delle tre carte alla milanese. Ora, però, le riserve sono esaurite. Nelle dispense non c’è più nulla. Bisognerà investire per rinforzarsi, non c’è altra strada. È il momento in cui si capiranno le reali intenzioni del fondo californiano”.

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