Cosa sarà del PSG adesso che le stelle le ha di nuovo

   

Perché può aprire un ciclo, o forse no

Cosa sarà anche del PSG, adesso che la squadra senza stelle un po’ di nuove stelle se le ritrova in casa. C’è da gestire la nuova dimensione di Ousmane Dembélé, candidato numero 1 al prossimo Pallone d’oro – sebbene il Mondiale per club potrebbe rimescolare suggestioni e gerarchie. C’è una nuova dimensione anche per Doué, il ragazzo che fila dritto verso la porta come fosse un tram, un tram chiamato desiderio.

C’è un contesto che Vincent Duluc stamattina su L’Équipe racconta come quello di una squadra giovane, un allenatore onnipotente, un proprietario di successo. E nella storia delle Coppe europee, le squadre giovani e dominanti hanno avuto scarso futuro.  

Nel senso che si disgregano sotto il pressing del mercato. Tuttavia il PSG ha i mezzi per assicurarsi che tutti i suoi giovani siano inattaccabili. Non sarà l’Ajax del 1995 e 1996 che venne depredato per gli effetti della sentenza Bosman e scomparso dalla scena per un ventennio. Non sarà neppure l’Ajax di ten Hag saccheggiato di nuovo. Il Manchester City si sta ricostruendo, il Real Madrid verrà risistemato da Xabi Alonso, il Barcellona deve comprare qualcosa in difesa. Le tentazioni non mancano e in passato i club francesi non sono mai stati in grado di aprire un ciclo: non lo fece il Monaco che perse mezza squadra nel 2004 e neppure l’OM di Tapie negli anni Novanta, spappolato dallo scandalo di corruzione. 

Ma questa è una storia diversa, fa notare L’Équipe perché la natura e le risorse del PSG, consentiranno di sfuggire alla regola e di tornare ancora più forti. L’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al-Thani, non era allo stadio, ma la vittoria del PSG è stata anche sua. Non si intravede alcun segno di un ritiro: l’apertura del capitale ad Arctos [12,5%], per un investimento stimato in 530 milioni di euro, è avvenuta nell’ambito di un investimento globale del fondo americano in Qatar. Il modo in cui QSI ha costruito il campus di Poissy [350 milioni di euro] e sta sviluppando il grande progetto di uno stadio suo non lascia presagire un minore impegno.

Nasser al-Khelaïfi ha detto: «Spero che questo sia l’inizio di qualcosa, ma saremo molto umili. Siamo una squadra molto giovane e questo significa che siamo sulla strada giusta».

È incerto casomai il futuro di Marquinhos, dicono le radio a onde lunghe del mercato. Resterà per sempre il capitano che sollevò la prima Champions di Parigi sotto una pioggia di coriandoli, ma potrebbe averlo fatto per l’ultima volta. All’età di 31 anni il suo orizzonte a Parigi è incerto.

|  stili  La palla al centro del PSG

Giulia Zonca su La Stampa racconta invece l’approccio filosofico che c’è dietro lo schema della palla al centro PSG, vista più volte in Ligue 1 e riproposta in finale di Champions League. Il minuto zero diventa il protagonista di una finale di Champions: non l’ha decisa ma l’ha definita, con una mossa quasi intimidatoria, decisamente bulla, vagamente arrogante che somiglia molto a Luis Enrique, l’uomo che l’ha chiesta. Calcio di inizio di Psg-Inter e Vitinha lancia secco in territorio avversario senza guardare chi ha intorno o considerare chi ha davanti e così ottiene diversi effetti a catena, soprattutto su chi sta a casa e a chiedersi perché buttare il pallone. Una scommessa? Un atto intimidatorio, giusto per dire «ora me la vengo a prendere?». Uno scherzo, un atto eversivo? La spiegazione esiste, solo che non basta: se davvero prendiamo la scelta come una tattica fa piuttosto ridere, se invece la consideriamo un incipit, funziona.

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