Lo Slalom del 22 maggio | Cosa leggere, sapere e vedere

 

      

Fumare abbrevia la vita di otto anni. Se fumassi, mi perderei almeno 350 partite di football

Tony Curtis

     

►  IL TOTTENHAM ha vinto l’Europa League battendo in finale a Bilabo per 1-0 il Manchester United

◇  Il PSG ha dedicato la giornata di ieri alle interviste di avvicinamento alla finale del 31 contro l’Inter. Luis Enrique ha detto questa cosa, ha detto che l’Inter è forte, è molto forte, mentre Kvaratskhelia ha raccontato che con Fabian Ruiz e con Donnarumma guardano le partite del Napoli

◇  Richard Carapaz ha vinto la tappa del Giro a Castelnovo ne’ Monti con un attacco nel finale. La maglia rosa Isaac Del Toro ha preso l’abbuono in palio per il secondo posto e adesso guida la classifica con 31 secondi di vantaggio sul compagno-rivale Juan Ayuso

◇  La squadra di basket di Trapani è stata condannata a 4 punti di penalizzazione per dei versamenti irregolari, ma la sconterà nel prossimo campionato perché i play-off sono già cominciati

◇  Al meeting di Savona Leonardo Fabbri ha vinto la gara del getto del peso con la misura di 21,21. Lorenzo Simonelli ha battuto nei 110 ostacoli l’oro olimpico 2016 Omar McLeod correndo in 13.24 ma con un super vento a favore. Secondo le tabelle di World Athletics le migliori prestazioni tecniche sono state di Ronal Longa nei 100 metri [9.96: pari a 1220 punti] e di Alessandro Sibilio sui 400 ostacoli [48.44 pari a 1209 punti]. 

◇  Il Corriere della sera parla di domino delle panchine perché il Milan sta pensando a Italiano, il Bologna preme per trattenerlo, Sarri è un’altra tentazione per il neo ds Tare, Palladino non è al sicuro a Firenze, Allegri è il nome a cui pensano Napoli e Inter se Conte e Inzaghi passassero ai saluti

◇  Sotto di 14 punti a 3 minuti dalla fine, gli Indiana Pacers hanno rimontato i New York Knicks in Gara-1 di finale di conference a Ovest con 30 punti di Aaron Nesmith [8/9 da tre]. Tyrese Haliburton ha avuto in mano il pallone della vittoria, il tiro da tre ha preso il ferro e si è impennato prima di entrare allo scadere dei regolamentari, ma il suo piede era sulla linea e la sfida è andata al supplementare. Sorpassi di qua, sorpassi di là, sottomano di Andrew Nembhard a 26 secondi dalla fine e vittoria per gli ospiti al Madison Square Garden. 

 

 

#1 giorno a Napoli-Cagliari e Como-Inter

   

Che ci fanno i colossi del football alle Olimpiadi

Un giorno verrà un fantasma e avrà gli occhi di Jim Thorpe. Busserà alla porta del CIO e con un secolo di ritardo chiederà conto delle medaglie che gli furono tolte dopo i Giochi di Stoccolma del 1912. Le aveva vinte nel pentathlon e nel decathlon. I signori dell’olimpismo vennero a sapere di certe sue partite a baseball in una lega minore, soprattutto vennero a sapere che quelle partite erano state retribuite. Lo dichiararono professionista e lo spogliarono d’ogni bene che il barone De Coubertin aveva immaginato per i soli nudi e puri dello sport. 

Pur giocando a baseball, Thorpe non aveva abbandonato il football americano, altro amore suo. I campionati dei due sport si giocavano in periodi diversi dell’anno e onestamente non voleva farsi mancare nulla. I Canton Bulldogs gli davano 250 dollari a partita: era una fortuna. Avrebbe giocato per sei squadre diverse fra il 1920 e il 1928 senza mai riuscire a vincere il campionato. Si sarebbe ritirato all’età di 41 anni dopo aver giocato anche 52 partite nella NFL. Il sito della lega lo ha inserito nella formazione ideale degli anni Venti del novecento e una volta pure tra i migliori-100 giocatori di ogni tempo, alla posizione numero #37. 

Su questa sua vita da dilettante riluttante, Hollywood ci ha fatto un film dando a Burt Lancaster il ruolo di Wa-Tho-Huk, Sentiero Lucente, il suo nome da nativo americano, figlio di genitori nati da donne amerindie. 

Un giorno verrà un fantasma e avrà gli occhi di Jim Thorpe. Busserà alla porta del CIO e con un secolo di ritardo chiederà spiegazioni perché adesso ai colossi della NFL vengono spalancate le porte. Ventinove anni dopo la sua morte, i figli di Thorpe ottennero dal CIO una retromarcia, la squalifica del 1912 era stata impropria perché nessuna protesta era stata presentata entro i termini previsti di 30 giorni. Le medaglie furono riassegnate alla memorie e il CIO ne fece materialmente stampare delle copie. Ma vennero consegnate ai figli. Non al povero Jim, morto come un reietto professionista. Le hanno loro, le medaglie, sempreché le abbiano ancora. Cosa sappiamo dell’uso che gli eredi fanno dei beni ereditati?

[Aperta parentesi. È per questo motivo che bisognerebbe comprare libri solo dei contemporanei, solo di scrittori in vita: così consumano di persona i guadagni delle loro opere. Come staranno spendendo i loro soldi i figli di Javier Marías? Chiusa parentesi]

Fu Juan Antonio Samaranch a dichiarare Jim Thorpe vittima di un torto. Fu un gesto coerente con l’indirizzo che avrebbe dato allo sport, mettendo fine all’ipocrisia del dilettantismo olimpico dai Giochi del ‘92 in avanti. Barcellona vide nascere il Dream Team della pallacanestro, l’arrivo dei ricchissimi signori del basket NBA sotto i cinque cerchi. Trentasei anni dopo Los Angeles aprirà ai caschi e alle imbottiture degli omoni che per mestiere cercano un touchdown. I proprietari delle franchigie hanno accettato di lasciarli liberi di partecipare ai Giochi del 2028 nel flag football, la versione senza contatto del gioco, quella che si gioca nelle scuole elementari fino al primo anno di liceo, e che perfino Tom Brady ha provato da bambino. Vale come placcaggio la rimozione di una delle due bandierine che il portatore della palla tiene appiccicate addosso. Le partite durano due tempi da 20 minuti e per le Olimpiadi sono perfette quanto quelle di rugby a sette [altre cose da sapere sulle regole si trovano qui]. 

Il punto è un altro. Il punto è nella domanda a chi convenga questo matrimonio. A tutt’e due, dice Sports Illustrated analizzando la sottoscrizione dell’accordo. È la combinazione perfetta. È dal 2006 che gli investitori americani cercano soluzioni sempre nuove per allargare la platea delle Olimpiadi, invecchiata e smagrita. Ci sono sport che sono stati spinti a cambiare con la forza per non morire [il pentathlon di De Coubertin], altri si sono riformati da soli [la pallavolo], un mucchio di nuove discipline è entrato nel programma per intercettare l’attenzione del pubblico giovane, le carte di credito di domani: il basket 3×3, l’arrampicata sportiva. lo skateboard, la breakdance, il baseball e il softball che fanno dentro-e-fuori, il cricket che guarda all’area del mondo in maggiore espansione economica. 

Tutto torna, Jim, non ti offendere. Sei solo nato nel momento sbagliato. Tutto torna, cominciano a tornare anche i conti. I siti che leggono le faccende dello sport con una lente economica hanno certificato che i Giochi di Parigi sono stati un trionfo. Grazie alle Olimpiadi, la piattaforma Peacock ha ottenuto nell’agosto del 2024 la più alta quota di spettatori di sempre, confermando la bontà della strategia NBC di creare un ramo d’azienda in streaming e dare la priorità ai Giochi su quel canale. Peacock ha offerto più di 4.000 ore di copertura in diretta, gli utenti hanno trascorso in connessione 23,5 miliardi di minuti, il 40 percento in più rispetto a tutte le precedenti Olimpiadi estive e invernali messe insieme.

Secondo i dati Nielsen, Peacock ha rappresentato il 2,1% degli ascolti totali nel paese in agosto, in aumento rispetto all’1,5% di luglio e alla media dell’1,3% registrata nei 12 mesi precedenti. Non è vero – non è più vero – che le Olimpiadi cambiano perché sono in crisi. La crisi è finita. Le Olimpiadi cambiano perché hanno provato che il cambiamento funziona. Anche sui canali lineari della NBC, la tv tradizionale che ha messo in piedi 32 dirette da cinque milioni di spettatori e altre 17 con più di dieci milioni, con il picco di 17,9 durante la finale della ginnastica femminile. Nel complesso, la NBC ha registrato una Total Audience Delivery di 30,6 milioni di spettatori per la programmazione pomeridiana in diretta e in prima serata, un aumento dell’82% rispetto a Tokyo 2020. Nonostante il fuso orario. 

Che sta succedendo? Sta succedendo che i pianeti delle abitudini diffuse si stanno allineando. Negli Stati Uniti lo streaming rappresenta ormai il 41% della visione televisiva complessiva, con YouTube che da solo detiene una quota del 10,6%, Netflix è al 7,6% e Prime Video al 3,1%. Dicono gli analisti di Sports PRO che la decisione della NBC di riposizionare le Olimpiadi in streaming e di attingere alla cultura popolare per rafforzare la copertura lineare dell’evento si è rivelata astuta e ha creato un modello di crescita a lungo termine. Tutti gli occhi saranno puntati su LA28. È il fulcro dell’accordo da 7,6 miliardi di dollari tra la NBC e il CIO, la rete spera in un ritorno senza precedenti per i Giochi casalinghi. Quando non ci sarà il fuso orario e quando avremo le stelle della NFl che si strapperanno le bandierine in vinile di dosso. 

Pare che Patrick Mahomes non veda l’ora e solo la Sibilla Cumana può sapere cosa accadrà se dovesse esserci pure il fidanzato di Taylor Swift. LA NFL è nel pieno di una campagna di voracità senza precedenti. Sta cercando di prendersi spazi in ogni giorno della settimana. Sta andando all’attacco del Natale tradizionalmente riservato alla NBA. Sta aggredendo ogni quota di mercato in ogni paese europeo disposto a innamorarsi del football: la Germania, per esempio. Le partite NFL si giocano a Londra, a Monaco, a Dublino, a San Paolo. Quando arriveranno le Olimpiadi del 2028, le partite della stagione regolare saranno estate esportate anche in Australia. La NFL non fa mistero del suo desiderio di un dominio globale. Ecco perchè la versione con le banderuole viene considerata un’importante iniziativa di crescita, oltre che una via di fuga d’emergenza – scrive Sports Illustrate – nel caso in cui il tackle diventasse un tabù, con l’incubo del movimento che si chiama concussion

La NBC trasmetterà ogni secondo delle partite delle squadre USA in un periodo dell’anno di solito dedicato ai resoconti degli allenamenti dai ritiri e alla preparazione al Draft. 

I bambini in Ciad, in Ecuador e in Norvegia – ha scritto la rivista americana – vedranno le più grandi star del nostro Paese, alcuni di loro potrebbero considerare il football in modo nuovo.

Avremo un altro Dream Team di cui parlare, avremo forse l’occasione di vedere tutti insieme nella stessa squadra Mahomes, Saquon Barkley e Justin Jefferson – i Michael Jordan, Magic Johnson e Larry Bird dell’attuale generazione. 

È un bene anche per i Giochi. Anthony Edwards ha fatto notizia per aver abbracciato un giocatore di tennistavolo a Parigi, quindi immaginate Joe Burrow che posta su Instagram una foto dal beach volley o CeeDee Lamb che racconta in un podcast la giornata trascorsa al tiro con l’arco. Le Olimpiadi hanno l’opportunità di attirare più attenzione sul football, sarebbe facile per gli ambasciatori del football ricambiare il favore. Prepariamoci a tre anni di hype, test, partite di esibizione su NBC, NFL Network e Netflix. Ore e ore e ore di podcast, di programmi in studio e di TikTok sul processo di selezione dei giocatori. Certo, ci sono dubbi su quanto potranno esser bravi questi giocatori nell’afferrare bandierine anziché placcare, ma è un altro discorso.

In dodici saranno già a Panama nel mese di settembre per l’IFAF Americas Continental Flag Football Championship. Nessuno ha la certezza che il flag football resista nel programma olimpico anche a Brisbane nel 2032 ma questa è la migliore occasione che due colossi come NFL e CIO possiedono per stabilire una relazione. 

Il Super Bowl di quest’anno – fa notare Sports Illustrated – si svolgerà durante le Olimpiadi invernali 2026 perché la NFL ha prolungato la sua stagione regolare di una settimana: tanto per cominciare sarebbe saggio che trovassero un accordo. L’inclusione dei giocatori NFL ai Giochi è un passo che ha fin troppo senso per tutti i soggetti coinvolti. È un riflesso del mondo in cui viviamo. Dite che si tratta di un’opportunità per i ricchi di diventare ancora più ricchi? E cosa c’è di più americano di questo? NFL e Olimpiadi: insieme, finalmente. L’unica sorpresa è che non ci avessero già pensato prima

Lo spiegheremo al fantasma di Thorpe. 


  

 Che cosa stanno leggendo in Europa

 🟨   In Inghilterra e in Spagna il successo del Tottenham in Europa League – In Francia una intervista a Nadal – In Italia la volata scudetto e il calciomercato

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Yu Zidi

L’ultimo prodigio del nuoto da 12 anni e viene dalla Cina. Dopo aver nuotato i 200 misti ai campionati nazionali in 2:10.63, ha chiuso i 200 farfalla vincendo il titolo con il tempo di 2:06.83 e qualificandosi per i Mondiali di Singapore. È un tempo fuori scala per la sua età, decisamente al di sotto di ogni record giovanile. Ai Mondiali di Fukuoka di due anni fa si sarebbe giocata il bronzo per 5 centesimi, con lo stesso tempo avrebbe vinto l’oro ai Mondiali di Doha del 2024 [Laura Stephens du prima in 2:07.35], ai Giochi di Parigi si sarebbe piazzata quarta.

Yu Zidi può gareggiare con le adulte perché il nuoto non impone limiti di età, al contrario di ginnastica o pattinaggio. Katie Ledecky aveva 15 anni quando vinse l’oro negli 800 metri alle Olimpiadi di Londra 2012, la tedesca Franziska van Almsick era 14enne ai tempi dell’argento nei 200 metri e il bronzo nei 100 metri ai Giochi di Barcellona 1992. Nel 2028 a Los Angeles Yu Zidi avrà 15 anni e ci sembrerà già vecchissima. 

World Aquatics ha messo un tetto nei tuffi [14 anni] e nel nuoto artistico [15 anni]. Ai Mondiali 2019 c’erano tre tredicenni sul podio tra piattaforme e trampolini [i cinesi Chen Yuxi e Lu Wei, l’ucraino Oleksii Sereda]. La Carta olimpica non pone limiti e lascia la decisione alle singole federazioni. La ginnastica ha aumentato il limite di età due volte [15 anni nel 1981 e 16 anni nel 1997], il caso Valieva ha spinto il pattinaggio artistico a introdurre la soglia minima dei 17 anni, proprio mentre le giovani discipline scalano i Giochi. Hiraki Kokona ha vinto a Tokto l’argento nello skateboard a 12 anni e ne aveva 11 la cinese Zheng Haohao quando s’è presentata a Parigi.

Il sito specializzato Corsia 4 scrive che le caratteristiche del nuoto, in particolare modo di quello femminile, spesso favoriscono qualità fisiche come la leggerezza e l’acquaticità, alcune delle quali possono essere già possedute da una ragazza (o dovremmo forse dire bambina) proprio come Yu Zidi. È altamente improbabile, tuttavia, che tempi come quello da lei ottenuto siano frutto semplicemente dell’estrema propensione naturale al nuoto.  Yu Zidi nuotava già un anno fa crono che le potevano valere piazzamenti ai Mondiali – 4.40 nei 400 misti, 4.10 nei 400 stile – e i suoi miglioramenti vanno ben oltre quelli di una ragazzina che sta imparando pian piano a gareggiare. Se posso, non sono per niente contento di vedere questo genere di risultati. Agli Assoluti Primaverili abbiamo giustamente elogiato la prestazione di Alessandra Mao, tra le più giovani campionesse italiane di sempre, e spesso citiamo Benedetta Pilato e Federica Pellegrini come esempi virtuosi di precocità che, nel loro caso, si è poi trasformata in una bellissima carriera sportiva. Dovremmo però farlo sempre con un po’ di preoccupazione, andandoci con i piedi di piombo: per una storia di successo ci sono decine di parabole al contrario, che possono anche trasformarsi in piccoli drammi sportivi. È giusto chiedere a una dodicenne di gareggiare contro atlete che hanno in alcuni casi 20 anni più di lei?.

Corsia 4 ricorda le vicende di Rūta Meilutytė, oro da quindicenne a Londra 2012, inatteso e meraviglioso, il suo sorriso innocente ed incredulo dopo ogni turno di gara e sul podio con la medaglia al collo. Al termine della settimana olimpica, il suo allenatore aveva dichiarato che, come premio, Rūta poteva finalmente mangiare un bel gelato. Un premio innocente, che sembrava adatto ad una ragazza così giovane e semplice come era la campionessa lituana ai tempi. Dietro a quella promessa, in realtà, si nascondeva probabilmente qualcosa di ben più profondo. Il periodo di allenamento passato in Inghilterra agli ordini di John Rudd l’ha formata ma anche segnata per sempre, tra problemi di natura psicologica e disturbi alimentari con i quali ha poi dovuto fare i conti in età adulta: vale la pena scambiare la propria serenità per un oro Olimpico?

 

   

Il Tottenham ha salvato la stagione

Un gol di Brennan Johnson al 42esimo minuto ha dato al Tottenham il primo trofeo europeo in 41 anni. Poiché così vanno le faccende del pallone, Ange Postecoglou può dire di voler insistere con il suo progetto sentendosi dalla parte della ragione nonostante i bassifondi della classifica occupati, mentre Ruben Amorim dall’altra parte ha fatto sapere di essere pronto a dimettersi se i dirigenti o i tifosi glielo chiedessero [non ha chiarito il numero dei tifosi sufficiente a far scattare le dimissioni: uno, dieci, mille, centomila]. 

Quando Amorim ha assunto la guida dello United a inizio novembre, la squadra era a sette punti dalla qualificazione alla Champions League con una partita di campionato da recuperare. Ha chiuso il campionato a 27 punti di distacco. È solo la seconda volta in 35 anni che lo United non si qualifica per le coppe europee. La precedente era stata la stagione d’esordio di Louis van Gaal, nel 2014-15. 

La vigilia della partita era stata accompagnata dall’idea che se c’era un giocatore del Manchester United che meritava il successo in Europa League, allora quel giocatore era Bruno Fernandes [i suoi gol e i suoi assist hanno portato 12 punti alla squadra, il 31 percento del totale]. Stamattina invece – oplà – il nome di Bruno Fernandes si trova in cima alla lista dei colpevoli per la finale andata in questo modo. Jamie Jackson sul Guardian parla della necessità di trovare disperatamente un sistema che permetta al Manchester United di creare delle occasioni, oltre a un Bruno Fernandes che non venga meno proprio quando la squadra ha bisogno di lui. Macchinosa, inefficace e priva di talento: così è andata con il 3-4-3 di Amorim da novembre, e Fernandes insieme con Rasmus Højlund, Mason Mount, Amad Diallo e troppi altri ha finito per essere anonimo. Una legge dello United dice che se Fernandes non è un fattore determinante, la squadra va in difficoltà. La sua inefficacia era stata la ragione principale delle tre sconfitte nei tre precedenti della stagione con un punteggio complessivo di 8-3. Quando Postecoglou diceva che c’erano un paio di giocatori chiave da tenere sotto controllo, si riferiva ovviamente al portoghese

Al Times sono increduli. Martin Samuel, la firma calcistica di spicco del giornale, da Bilbao attacca così: Oh, andiamo, ma chi gli credeva? Siamo onesti. Non ero solo io. Quando Ange Postecoglou ha detto che alla sua seconda stagione vince sempre un trofeo – non ha detto di solito, ha detto sempre – anche i suoi più convinti sostenitori devono aver fatto una smorfia. Quanto ai più cinici, beh, loro non sono riusciti nemmeno a restare seri. Un trofeo? Vincere un trofeo alla seconda stagione? Ange: al Tottenham? Amico, ascolta, non è quello che succede lì

E invece colpo di scena. Un trofeo. Davvero. Un trofeo nel nuovo stadio, e per giunta un trofeo europeo, il primo dai tempi di Keith Burkinshaw. Sarà l’anno – scrive il Times – in cui torneranno in Champions League, e non attraverso un inutile quinto posto, o un ennesimo secondo posto come l’Arsenal. Mettetevi dopo un quinto posto su un autobus scoperto e vedrete quanti si radunano per strada. Questo invece è un vero successo, una ricompensa, e per Postecoglou anche una rivincita. Non è un personaggio monodimensionale come viene dipinto e certamente non è un pagliaccio. È l’idea che ha acceso la sua ira alla vigilia della partita: passare per un eroe o per un pagliaccio a seconda del risultato, Ma persino il calcio raramente è così binario. Quindi, dopo aver tolto il naso rosso, può un uomo essere un eroe con la peggior prestazione del Tottenham in campionato nell’era della Premier League? Sì, se succede anche questo.

 

Lo Slalom mentre succede

Gli highlights di ieri e di oggi

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Pep, guardati attorno: è pieno di squadre con la rosa corta

    L’avrete certamente visto quel video in cui Pep Guardiola con un pizzo a riso [un risolino agli angoli della bocca] ha detto che lui non ce la più a mandare in tribuna cinque o sei calciatori per volta, gli pare disumano, non se la sente e se il Manchester City vuole andare avanti così, se vuole ancora tenere una rosa tanto profonda allora se ne va, ecco, se vogliono che resti gli devono dare una squadra con meno alternative. 

Ora, considerando come vanno le cose, tutto si potrebbe risolvere serenamente proponendo a Guardiola lo scambio della panchina con qualche collega che in giro si va lamentando invece di averne poche, di alternative. Ce ne sono, eh, ce ne sono. Gli analisti di Opta invece hanno preso molto sul serio lo scalpore suscitato dall’uscita di Pep e si sono messi a indagare. In effetti Guardiola ne aveva parlato già tre anni ma senza minacciare le dimissioni: deve essere rimasto davvero shockato dall’esclusione di Abdukodir Khusanov, Savinho, James McAtee e Rico Lewis dall’elenco dei 20 convocati per l’ultima trasferta di Bournemouth.

Ma le dimensioni della sua squadra sono davvero così preoccupanti? In tutte le competizioni di questa stagione – spiega Opta analyst – 32 giocatori diversi hanno giocato almeno un minuto per il City. Sono davvero tanti? Ebbene, sono sette le squadre della Premier League che ne hanno utilizzati di più, con Southampton e Chelsea in testa [39 ciascuna].

Vero. Ma Guardiola non dice questo. Guardiola dice che LUI non se la sente, non che sia sbagliato averne trentadue. Sono stati 25 i giocatori a cui ha potuto offrire l’equivalente di almeno tre partite intere [270 minuti]. Nelle otto stagioni precedenti il numero medio era stato di 22,6. Ventiquattro giocatori hanno raggiunto quella soglia in ciascuna delle sue prime due stagioni, ma il numero è sceso a 23 nel 2018-19 e 2019-20, a 22 nel 2020-21, 2022-23 e 2023-24, mentre nel 2021-22 erano 21. La media in Premier è stata di 22,3. 

Rafa Nandal senza tennis sta benissimo

È da sei mesi che Rafa Nadal ha smesso di essere un tennista e alla vigilia del torneo di cui è stato signore assoluto, tre giorni prima dell’omaggio che riceverà a Porte d’Auteuil, dice a l’Équipe di non essere mai stato schiavo del gioco amato. Lo dice in una intervista con David Loriot lunga tre pagine e mezza sulla carta, rilasciata fresco di doccia, immacolato nella sua giacca blu navy dopo il consueto allenamento in una delle palestre della sua accademia a Manacor. Un’intervista realizzata sette giorni fa alle 10 del mattino, in una giornata come tante in questa sua nuova vita così cambiata.

Dal giorno in cui ha smesso di essere un tennista dice di non aver più preso in  mano una racchetta da tennis e di aver scoperto che – porca miseria – si sta benissimo. Parla con serenità e senza nostalgia, consapevole che il corpo non poteva dare di più

«Sono contento di non avere troppo dolore. È molto importante per me. Certi giorni dormo un po’ meno per via del piccolo, ma fa parte della vita. Ho un’accademia, una cosa che mi appassiona. Seguo ancora un po’ il circuito. Quando una partita mi piace, ne guardo qualche spezzone, mai molte partite intere. Non mi manca giocare a tennis, credo di aver concluso la carriera sapendo che non mi restava molto da fare. Il fisico aveva raggiunto un punto in cui non potevo dare di più. Nei primi quaranta giorni dopo il ritiro mi sarebbe piaciuto continuare a giocare, perché ero ancora in grado di farlo, dal punto di vista del gioco. Ma il piede stava malissimo. Riuscivo a malapena a camminare. Sono stato molto attento e oggi ho pochi dolori, in generale, nel corpo. La gente pensa che 20 anni della mia carriera professionale siano finiti, in realtà mi alleno quasi come un professionista da quando avevo 8 anni. Sono quasi 30 anni che faccio una cosa sola o dedico gran parte della mia vita a una cosa sola. Forse l’ultimo anno di tennis è stato troppo. Il corpo non mi permetteva di competere al livello che amavo. Ma non potevo saperlo. Quando mi sono sottoposto a un intervento chirurgico all’anca e ho avuto la certezza che il mio corpo avrebbe potuto funzionare di nuovo bene, ho dovuto cogliere l’opportunità. Perché amavo quello che facevo e non avevo la sensazione di aver perso il mio livello. Oggi sono in pace, in pace con tutto questo. Mi sono divertito molto in questi ultimi mesi. Ho avuto l’intuizione che per me non sarebbe stata una situazione molto complicata da vivere, perché ho tante cose e tanti progetti nella vita che mi rendono felice. Mi sto godendo questa nuova fase, sto imparando un sacco di cose nuove e mi sto godendo la mia famiglia».

 

«Perché avrei dovuto ritirarmi dopo il Roland Garros 2022? Non ne vedo il senso. Perché avevo vinto dovevo ritirarmi? Nel 2022 ho vinto in Australia, ho vinto Acapulco, ho vinto il Roland-Garros. Mi sono rotto una costola a Indian Wells e mi sono strappato gli addominali a Wimbledon. Se non fosse successo, penso che sarei stato pronto per vincere Wimbledon. È sempre la stessa cosa. Comincio a fare supposizioni. Se me lo chiedete oggi, sì, certo, mi sarei dovuto ritirare dopo il Roland-Garros. Ma come avrei potuto farlo nel 2022 se mi trovavo in un grande momento sportivo, felice di giocare a tennis? Se avessi saputo che sarebbe andata così, mi sarei sicuramente ritirato! Ho sempre avuto un’idea nella testa: ogni volta che vincevo un torneo importante, mi dicevo di non poter sapere se sarebbe stato l’ultimo. Questo dubbio e questa incertezza in cui vivevo mi portavano a stare sempre in allerta, a godere al massimo dei momenti belli».

Oh, non è che Nadal parli solo di sé, del suo corpo, del suo piede, della sua testa, della sua carriera,, di lui, di lui, di lui. C’è un passaggio nell’intervista in cui si sofferma a dir la sua sulla docuserie di Netflix su Carlos Alcaraz, considerando che «non rispecchia la sua personalità o il modo in  cui vive la carriera. Non sembra un tennista che si allena, ma uno a cui piace fare festa, che ne ha bisogno e che non è molto professionale. Non è vero. Carlos è un grande professionista. È una persona che lavora duramente per portare il suo tennis e il suo fisico ai massimi livelli. Penso che l’approccio al documentario sia stato sbagliato, perché la percezione che le persone hanno della sua vita reale è diversa da quella che ha lui. Se poi mi chiedi se è necessario spingere il proprio corpo e la propria mente al limite per essere un campione, ti dico che nessuno ti obbliga a fare nulla. Decidi tu cosa vuoi fare e fino a che punto vuoi arrivare. Io non ho la sensazione di aver sacrificato qualcosa. Ero molto felice giocando a tennis, ma lo ero anche in altri modi, fuori dal campo. Ho lavorato molto in campo e in palestra, ma la mia vita ha sempre avuto un valore molto più grande del tennis. È così che non mi sono perso. Uscivo spesso con i miei amici. Ovviamente non tutti i venerdì e tutti i sabati, ma non sono mai stato uno schiavo del tennis o un ossessionato del tennis».

E poi niente, basta, dice che vive bene nell’anonimato e nella tranquillità. Ah, no: certo. Dice pure d’esser convinto che Sinner non abbia mai avuto intenzione di imbrogliare, se ne dice sicuro e che ci scommetterebbe la vita sua, t’’o ggiuro ‘ncopp’’a mammà. Ma tanto questa frase la trovate in giro ovunque. 

Oh, a proposito di Nadal. Anche il Times ha mandato un suo giornalista a Maiorca, alla Academy di Rafa: Stuart Fraser è andato a indagare nei dettagli minuti e nel tocco familiare che hanno reso il suo centro il migliore del genere. Ha incontrato zio Toni in canottiera negli spogliatoio, la sorella di Rafa [Maribel] nell’ufficio da vicedirettrice dell’accademia, il cugino ventunenne Joan che si allenava su un campo secondario. Alcune accademie di tennis sono dei veri e propri bunker, sono pensate esclusivamente per far crescere i giovani più promettenti. Qui, Nadal e i suoi familiari se ne vanno in giro senza alcuna aria di superiorità tra la gente del posto, venuta a usufruire delle strutture ricreative del Rafa Nadal Club per 60 sterline al mese

Cioè. Non è che a Maiorca si paghi in sterline. Usano l’euro. È il Times che – insomma: s’è capito. Segue reportage. Undici anni fa questo sito alla periferia di Manacor, la seconda città più grande dell’isola con una popolazione di 43.000 abitanti, era un campo invaso dall’erba alta e dalle piante. È davvero sconcertante vedere cosa è diventato, a 35 minuti di auto dall’aeroporto di Palma. Eredità è una parola che viene usata con troppa facilità nello sport, senza troppa sostanza ma è chiaro che Nadal ha consegnato una struttura magnifica alla sua isola. Il costo totale non è di dominio pubblico, ma si sa che ha contribuito personalmente alla costruzione con alcuni milioni. In totale ci sono 45 campi da tennis, in terra battuta e in cemento, al coperto e all’aperto. Circa 170 bambini provenienti da tutto il mondo frequentano l’accademia, combinando l’allenamento con lo studio presso la scuola internazionale che accoglie anche adolescenti locali desiderosi di studiare in inglese. L’atteggiamento di Nadal è alla base dell’intero modulo di allenamento, che si compone di cinque aree chiave: tennis, fitness, psicologia, nutrizione e tecnologia. I valori che hanno caratterizzato la sua carriera, come impegno, tolleranza e rispetto, vengono costantemente insegnati ai ragazzi in ogni aspetto del loro allenamento. [Il racconto è tutto qui]

Il sorteggio al Roland-Garros

Alle due del pomeriggio Parigi sorteggia i tabelloni del torneo. Se avete la pausa pranzo potete sbirciare tutto su YouTube con i potenti pezzi di questa bella newsletterina facendo clic sulla pagina di oggi del Teleco-Slalom. In effetti si può anche andare direttamente su YouTube ma così c’è più traffico e uno si può sparare una posa con gli amici. 

Che cosa dobbiamo aspettarci? La certezza è che un attimo dopo arriveranno le notifiche con il cammino possibile di Jannik Sinner, in genere c’è scritto scopri il tabellone di Sinner. Per quanto assurdo possa sembrare ci sono però anche altri 127 giocatori al torneo e addirittura 128 donne. Iga Światek, tre volte campionessa, è retrocessa al numero #5. Ha un record sulla terra parigina di 35 vittorie in 37 partite e se dovesse arrivare ai quarti di finale potrebbe incrociare Aryna Sabalenka, la numero #1 del mondo a cui ha chiesto di allenarsi insieme qualche giorno fa. Le prime #4 sono Sabalenka, Gauff, Pegula e Paolini, le prime 8 sono colpletate da Mirra Andreeva, Keys e Zheng Qinwen. 

Tra gli uomini la mina vagante è Novak Djokovic con il numero #6. Qualche anno fa, per un campionissimo ormai in disarmo, in un certo giro si usava la dicitura mina vacante – che nella lingua madre [e padre] del papà di Slalom significa una mina vuota, disinnescata. Se è diventato il caso del trucido serbo lo scopriremo strada facendo. Altre mine più o meno a vacanti sono Gael Monfils, João Fonseca, Kei Nishikori e Stan Wawrinka fra gli uomini – tutti senza testa di serie – e in modo finanche più clamoroso fra le donne Emma Raducanu, Naomi Osaka, Ons Jabeur, Danielle Collins e Belinda Bencic. 

▥   La pioggia ha messo un pochino in crisi il programma delle qualificazioni al Roland-Garros. Sono state completate 26 partite e chi ha i biglietti per lo stadio oggi ne può guardare 48. La sorpresa più grande è arrivata dalla giapponese numero 200 del mondo, si chiama Nao Hibino, ha salvato un match point e dopo ha eliminato la canadese Bianca Andreescu, ex campionessa degli US Open. Hibino era sotto di un set e 3-5 nel secondo, poi ha recuperato anche da 2-5 nel tie-break del secondo set per non farsi mancare niente. 

Hibino ha salvato il match point sotto di un set e 5-3 e ha recuperato dal 2-5 nel tiebreak del secondo set prima di ottenere una famosa vittoria in condizioni difficili sul campo 14.

▥   Anche il miglior giocatore delle qualificazioni maschile ha rischiato di uscire. Alexander Shevchenko si è salvato al super tie-break del terzo set contro il francesino Mathys Erhard. 

È ancora in corsa anche il 21enne americano Ethan Quinn. Il suo allenatore Brian Garber lo chiama atipico. Atipico non per il gioco, ma per gli interessi relativi alla sua età. Dice che andare a cena con lui è come leggere il Wall Street Journal. Sa tutto di finanza e investimenti. Inoltre quando si è trasferito in Florida per allenarsi, la prima cosa che ha chiesto non è stata il nome di un ottimo bar, ma dove trovare una cassettiera antica per la sua camera da letto.

 

   

La finale di Champions nel rugby

Dopo due vittorie del Tolosa e due de La Rochelle negli ultimi quattro anni, la Champions di rugby finirà dopodomani all’Union Bordeaux Bègles per la prima volta oppure tornerà dopo cinque anni in Inghilterra, al Northampton che non la vince dal 2000 con i suoi Saints. L’Èquipe dedica una pagina alla partita di sabato e in particolare al tallonatore Maxime Lamothe, cresciuto in un piccolo club della periferia di Bordeaux. Eccellenze della partita: Mathieu Jalibert è il terzo marcatore del torneo [71 punti], Damian Penaud il quinto [60], l’inglese Tommy Freeman l’ottavo [45]. È abbastanza sorprendente che le due squadre abbiano cinque dei loro giocatori al primi cinque posti per mete segnate: Penaud 12, Freeman 9, poi Louis Bielle-Biarrey con 8, Henry Pollock con 7, il sudafricano Juarno Augustus che gioca a Northampton. Se Mameli ci ruggisce dentro, ditegli che al quinto posto con 5 mete c’è pure Ange Capuozzo del Tolosa. 

 

     

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