Il telefono di Cairo senza scatto alla risposta

 

La sua presenza costante sulle pagine della Gazzetta

Sott’occhio, al primo colpo, ma proprio di sfuggita – la descrizione di un attimo direbbe il signor Tiromancino – sott’occhio al primo colpo, giunti a pagina 49 della Gazzetta di stamattina si viene colti dalla sensazione di un déjà vu.

I déjà vu inquietano. Un déjà vu è quel senso di familiarità con un’esperienza in corso. Cavolo, uno pensa, l’ho già vissuta. Sembra una profezia, una reminiscenza, invece è un’anomalia. Molte delle teorie che spiegano il déjà vu non sono meno inquietanti del déjà vu. È comunque una sensazione di sovrannaturale che interviene nella vita quotidiana.

Giunti a pagina 49 della Gazzetta di stamattina proprio questo succede. Ti lasci a sinistra una pagina che racconta il duello fra Del Toro e Carapaz sul Colle delle Finestre, e a destra – cavolo l’ho già vissuta – c’è un’intervista a Urbano Cairo

Mmm. Ma non aveva parlato l’altro ieri? La Gazzetta lo aveva sottratto al suo riserbo per strappargli un’intervista sul Giro d’Italia, la passione popolare, il grande romanzo scritto sulla strada, quella roba là. Può essere che si tratti di un falso ricordo? 

Il déjà vu – lo dicono i neurologi – è un’alterazione della realtà. Non può che essere così. Dev’essere per forza un falso riconoscimento questa nuova intervista-bomba della Gazzetta al suo editore, al presidente di Rcs che dice «sarà emozionante la benedizione del Papa». Ti pare che un direttore non s’accorge di aver pubblicato due volte in tre giorni una pagina intera con un’intervista alla stessa persona? Non può essere, non succede mai. 

In effetti ci deve essere stato un incidente, un malinteso, in Gazzetta non se ne sono accorti. Non è un déjà vu. Non è un’alterazione della realtà. È proprio la realtà. Urbano Cairo era in effetti a tutta pagina anche l’altro ieri sul suo giornale. C’era con una pagina intera pure il 26 maggio perché era deluso da Vanoli, c’era con una pagina intera il 24 maggio dal festival della tv per illustrare il progetto di Cairo, c’era il 22 maggio a pagina quasi intera con la cronaca della festa del suo compleanno [la crudele fatica della cronaca merda e sangue], c’era stato il 10 maggio in occasione della partenza del Giro dall’Albania. 

Sei pagine nel mese di maggio. Ma con incursioni certificate anche il 3 maggio per rassicurare sulla salute di Vanoli [«Il mister sta bene»], il 5 maggio per la commemorazione di Superga [È salito al Colle – scriveva la Gazzetta – con il figlio Federico. Una scelta sobria, dettata dalla necessità di vivere un momento di preghiera, anche intimo], il 6 maggio per dirsi orgoglioso della Primavera, poi un inspiegabile silenzio fino al 27 maggio [quando parla ancora di Vanoli] e al 28 maggio con la notizia della sua presenza a Brentonico per la visita in anteprima esclusiva alla nuova cantina ERT1050 che aprirà al pubblico nei prossimi mesi e fa parte della galassia Oniverse.

Il 30 maggio ha rinunciato alla corta e ha spiegato il suo punto di vista sulla squadra. Per fortuna non esiste più lo scatto alla risposta, sennò tutte queste interviste quanto gli venivano a fare. 

Va detto che Urbano Cairo è in grande forma. Oggi per esempio fa una bella battuta, ma bella bella, sul fatto che al Giro d’Italia tiferà per Del Toro, «con quel nome» dice, ah ah ah, «con quel nome» risponde alla domanda che voleva forse metterlo spalle al muro, di fronte alle sue responsabilità.

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