Il primo Giro di Mura: la ragazza che non volle dire come si chiamava

 

La ragazza che non volle dire come si chiamava

  Sul traguardo di Benevento, al quarto giorno di Giro d’Italia 1965, c’è una quarta maglia rosa diversa. Albano Negro la sfila a Galbo e il giovane Mura torna al suo lavoro nel dopo-corsa con la rubrica Il processino. Attacca così:

“Michele Dancelli sembra proprio instancablle: in tutte le tappe del presente Giro c’è stato il suo zampino. Nella Rocca di Cambio-Benevento è stato battuto sulla linea del traguardo dal solito Durante, ma gli resta la soddisfazione di essere stato tra i promotori dell’episodio risolutore. L’impegno che Dancelli profonde senza risparmio in ogni frazione è tale da legittimare questa domanda: Dancelli corre puntando alla vittoria di tappa o alla classifica? E in caso di risposta affermativa alla seconda delle due alternative, è giudizioso questo suo modo di condurre la gara?”

Mura sente i pareri di Mugnaini, Bitossi, Sambi. Andreoli, Aldo Moser, Zanin, un paio di direttori sportivi e qualche spettatore in strada,  tra cui “un postelegrafonico” e alcuni studenti dell’istituto tecnico Alberti, del liceo scientifico e del liceo classico, “equamente diviso – scrive – in adorniani e tacconiani”.

Per Dancelli invece tifa “una graziosa ragazza – scrive il diciannovenne Mura – ma il nome non ce l’ha voluto dire”. 

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