L’attesa per Kiplimo a Londra e per una maratona sotto le due ore

Tutti hanno un amico runner. A volte un’amica. Spesso un amico e un’amica runner. Anche se non vanno a correre insieme, i runner si conoscono. Non si frequentano magari, ma si conoscono. Tutti. Si conoscono e si riconoscono. Si riconoscono fra loro e si riconoscono in mezzo a noi divaneur. Chiedono cosa hai mangiato, come dormi, e quanto dormi, come sta il fegato, perché non corri, vieni a correre con me, andiamo piano, all’inizio solo 20 minuti.

Qualche anno fa conoscere qualcuno che avesse corso una maratona era come incrociare il misterioso dahu sui Pirenei, tutti si entusiasmavano, la ma-ra-to-naaaaa, dai, sul serio, quant’è una maratona, venti km, noooo, quarantadueeeee, non può essere. Ma Chrystelle Bonnet su L’Équipe ha scritto che ora sulla Terra ci sono meno persone dei rinoceronti di Giava che non ne hanno corso una. 

Quando qualcuno annuncia di aver preso un dorsale in qualche parte del mondo, attorno cala il silenzio. Le persone si scambiano sguardi seri, sanno che il loro amico diventerà fastidioso

Fastidioso è un termine sommario che L’Équipe adopera per dire: monomaniacale. Il runner tipo attacca con la mia preparazione, l’uscita lunga, l’uscita corta, l‘intervallo, la resistenza di base. Può essere considerato divertente quanto un foglio di calcolo Excel, scrive Bonnet. Ma Clément Le Coz, psicologo sportivo e mental trainer, suggerisce che lo sport ad alto livello comporta molto rigore, e il rigore nella nostra società ormai va di pari passo con ciò che intendiamo per noioso. 

Insomma. Bonnet voleva solo scrivere un pezzo spiritoso per ironizzare su un fenomeno. Tra gli stessi runner esiste una corrente in cui è alta la consapevolezza della forza che esercita la passione. Tra gli amatori circola la voce tapascione – secondo Treccani di origine lombarda, trascritta come tappascià nel Vocabolario milanese-italiano di Francesco Cherubini del 1814. Sta per chi compie passi piccioli e frequenti, in Toscana dicono sgambare, zampettare. 

La verità è che non tutti i runner sono noiosi. Ce ne sono pure di pazzi. Il giorno prima di una maratona vanno a giocare una partita a tennis. L’Équipe ha dedicato questo e un’altra dozzina di pezzi alla febbre di massa per la maratona, toccando tutti i possibili aspetti in uno speciale pubblicato in occasione della corsa di Parigi. 

Cosa aspettarsi a Londra

Domani invece si corre a Londra, e tutto il popolo dei runner – ma pure quello di noi divaneur – si passa la voce per la possibilità che davvero crolli il Muro, la barriera delle due ore. 

Carlos Arribas su El Pais ha scritto: Ciò che 10 anni fa veniva visto come un’impresa utopica e i suoi sostenitori come sognatori folli o venditori di scarpe da ginnastica, adesso è inevitabile.

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Il Guardian ha incontrato Jacob Kiplimo, il grande indiziato a fare il tempone se ce n’è uno. All’inizio di quest’anno ha realizzato una prestazione così sbalorditiva che persino i tapascioni hanno pensato boh. È successo quando il 24enne ugandese ha corso sulle strade di Barcellona i 21 km della mezza maratona in 56 minuti e 42 secondi, un tempo di 48 secondi più veloce di chiunque altro nella storia. 

Poco più di due mesi dopo, Kiplimo è a Londra per il suo debutto nella maratona completa e l’hype aumenta – si dice così no?  Hugh Brasher, direttore dell’evento, è più che felice di alimentare l’attesa. Lo definisce il debutto più affascinante di sempre. 

Kiplimo era considerato una superstar potenziale già prima di gareggiare sui 5.000 metri, all’età di 15 anni alle Olimpiadi di Rio. È cresciuto in una casa umile ma onesta, una fattoria a Kween, a 1500 metri sul livello del mare, nei paraggi del vulcano Elgon. Suo padre aveva tre mogli e lui diversi fratelli più grandi con cui andare a correre, tra cui Robert Chermonges e Victor Kiplangat, entrambi maratoneti da meno di 2 ore e 10 minuti. All’età di 10 anni ha iniziato ad allenarsi con loro. Quando è stato notato da chi fa questo mestiere, è stato portato in Italia per preparare i Giochi di Rio. Giuseppe Giambrone, il suo coach, gli predisse che sarebbe diventato uno dei più grandi al mondo. 

Le prestazioni sbalorditive di Kiplimo a 15 anni includevano i 5.000 metri in 13:19.54 e i 10.000 in 27:26.28. Le super scarpe non esistevano ancora. Ha due titoli mondiali di cross, medaglie di bronzo olimpiche e mondiali nei 10.000 metri. Gli manca uno sprint finale devastante per battere tutti nel fondo in pista. Su strada non gli serve. Parte e va. A Londra gli sfidanti si chiamano Eliud Kipchoge, il più grande di tutti i tempi, e il campione olimpico Tamirat Tola. C’è il vincitore dello scorso anno: Alexander Mutiso. C’è l’attesissimo Sabastian Sawe, l’opposto di Kiplimo, un anti-precoce, esordiente a trent’anni in 2:02:05 alla maratona di di Valencia nel mese di dicembre: il secondo debutto più veloce della storia. Al cast stellare vanno aggiunti Timothy Kiplagat e gli etiopi Mengesha ed Esa. Kenenisa Bekele ha rinunciato per una lesione muscolare. 

Quelli che ne sanno, dicono che il gruppo di testa probabilmente passerà la metà gara in 61 minuti, dando a Kiplimo la possibilità di correre uno split negativo, cioè una seconda parte più veloce della prima per battere il record mondiale del povero Kiptum: 2:00:35. Ci sarà vento favorevole nella seconda metà della corsa, le previsioni dicono che forse sarà un po’ più caldo dell’ideale. Kiplimo dice che per ora si sta concentrando su un buon debutto, non sull’abbattimento del muro delle due ore. Se stavolta le cose andranno come pensa, allora alla prossima ci proverà. 

Inevitabilmente, dice il Guardian, i tempi da record di Kiplimo hanno “suscitato qualche sospetto, soprattutto considerando il numero di atleti dell’Africa orientale scoperti positivi al doping nell’ultimo decennio. Sui forum online – ha scritto Sean Ingle, firma olimpica del giornale inglese – si legge che i suoi agenti, Rosa and Associati, hanno avuto precedenti clienti risultati positivi all’EPO, tra cui la campionessa olimpica di maratona 2016, Jemima Sumgong, e Rita Jeptoo, vincitrice due volte a Boston. Questi casi hanno portato Federico Rosa a essere indagato dal governo keniota nel 2016, prima che tutte le accuse fossero ritirate. L’avvocato di Rosa ribadisce che il governo non aveva prove contro il suo cliente e giura che di Kiplimo, di Rosa e del suo team ci si può fidare”. 

Quando Kipchoge corse in provetta la maratona di Vienna sotto le due ore, in condizioni da test in laboratorio che impedirono a World Athletics di omologare il tempo, Kiplimo era uno dei cavalieri che gli fecero da scorta, era uno dei pacer, una delle lepri che gli faceva il ritmo. 

La corsa femminile

Tra le donne ci sono Sifan Hassan, primatista d’Europa [2h13:44] che torna a Londra due anni dopo l’incredibile corsa del 2023, quando si fermò due volte e vinse in 2h18:33 all’esordio sulla distanza. Gareggia contro l’etiope ex-primatista mondiale Tigist Assefa [2h11:53], ci sono pure Megertu Alemu, la keniana Joyciline Jepkosgei e l’ugandese Stella Chesang. Esordio sui 42 km per Eilish McColgan. L’Italia c’è con Sofiia Yaremchuk e con Yeman Crippa. 

L’ultima volta che abbiamo visto Sifan Hassan e Tigst Assefa, più di otto mesi fa, si stavano sfidando a 200 metri dal traguardo in una delle maratone più belle della storia olimpica. Hassan è scattata verso l’oro, la medaglia aggiunta ai due bronzi in pista nei 5.000 e 10.000 metri. Assefa prese l’argento, e da allora nessuna tra le due ha più corso. Hassan si è presa quattro mesi di pausa per ricaricarsi, dopo aver percorso oltre 60 km in 10 giorni alle Olimpiadi. Assefa ha visto Ruth Chepngetich stracciare il suo record mondiale a Chicago nel mese di ottobre [2:09:56 da 2:11:53] . Il duello poteva essere un tetra-ello ma Chepngetich e Peres Jepchirchir [oro olimpico 2021] si sono ritirate la scorsa settimana. Jepchirchir parla di un infortunio alla caviglia, Chepngetich non ha rivelato nessun problema specifico. 

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