Lo Slalom del 2 aprile | Cosa leggere, sapere e vedere

 

 

#4 giorni al Giro delle Fiandre

 

►  Il Bologna ha vinto per 3-0 la semifinale di andata di Coppa Italia sul campo dell’Empoli: dopo 51 anni è vicino al ritorno in finale. Stasera Milan-Inter. La Gazzetta in prima pagina lo definisce derby elettrico”   ◇  Il Milan ha mandato l’a.d. Furlani a Londra per convincere  Fabio Paratici a lavorare come d.s. dalla prossima estate. Il Corriere della sera scrive che il sogno per la panchina è Guardiola, ma De Zerbi resta la pista più percorribile. Vincere e dirsi addiotitola Repubblica a proposito della missione di Conceiçao   L’infortunio alla caviglia terrà fuori Erling Haaland dalle cinque alle sette settimane: Norvegia-Italia è in programma il 6 giugno    La Nazionale italiana di ginnastica ritmica non si presenterà alle prime tre prove di Coppa del mondo perché il primo test in allenamento a Desio dopo la rimozione della dt Emanuela Maccarani è stato un disastro. È la fine di un’era ha scritto Marco Bonarrigo sul Corriere della sera   È morta suor Paola, diventata popolare come tifosa della Lazio a Quelli che il calcio  con Fabio Fazio    Novara ha vinto la Coppa CEV femminile di pallavolo conquistando in Romania i due set che mancavano dopo il 3-1 dell’andata. È la seconda Coppa europea per il volley italiano dopo la Challenge Cup di Roma. Inoltre Conegliano Milano e Scandicci sono tutte qualificate per la final four di Champions   La Stampa scrive che Renzo Furlan potrebbe essere il nuovo allenatore di Jannik Sinner dopo la separazione da Jasmine Paolini. Darren Cahill lascerà Jannik a fine anno e Furlan merita una chance di prestigio ha scritto Stefano Semeraro

 

  

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|   Voglio svelarti un grande segreto che ti aiuterà nella vita

Devi essere gentile e avere coraggio

Cenerentola, Walt Disney

 

 prima di tutto

L’Arminia Bielefeld e lo spirito di Cenerentola sulle Coppe nazionali

  I francesi la chiamano Cendrillon, e Cendrillon dicono di averla scritta loro. Non era ancora schiarato il Settecento quando Charles Perrault prese piuma d’oca e calamaio per scrivere la istoria di codesta fanciulla che sale su una zucca con l’aiuto di una fata zia e se ne va al ballo con le scarpette di cristallo ai piedi. 

Monsieur Charles veniva da una famiglia alto-borghese vicina alla corte di Francia, suo padre era al parlamento, suo fratello era l’architetto della facciata del Louvre, il suo gemello era morto bambino e sua moglie se ne andò presto, molto presto, lasciandogli quattro figli sotto i cinque anni da mantenere e soprattutto intrattenere. 

Perrault pensava che le fiabe avessero qualcosa da dire e da insegnare. Quando ne raccolse alcune sotto il titolo di I racconti di Mamma Oca le fece uscire in seconda edizione a firma di suo figlio Pierre, un diciannovenne sotto processo con l’accusa di omicidio: voleva restituirgli una dignità per ottenere la protezione del re. 

SEGUE

  Il Cannes ci prova dalla serie D

E stasera tocca al Cannes. «I riflettori sono puntati su di noi», dice il CEO Félicien Laborde. Il calcio della Costa Azzurra ha avuto storici lampi di grandeur col Monaco e più recenti bagliori a Nizza, mentre qualche km più in là loro facevano i conti con la Palma d’oro della decadenza. Hanno eliminato ai quarti di finale il Guingamp che vola alto in Ligue-2 colmando due divisioni di differenza e ora c’è lo Stade Reims, un altro nome con un grosso strato di polvere depositato sopra, sei titoli di campione di Francia fino al ‘62, addirittura due finali di Coppa dei Campioni nel ‘56 e nel ‘59, gli anni di Kopa e di Fontaine. 

Quando il Cannes ha battuto il Guingamp c’erano 9.000 tifosi nello stade Pierre de Coubertin, 8.000 in meno rispetto al record di presenze che risale al 1993, prima che le tribune nord e sud venissero smantellate, una decisione che ha coinciso con la caduta in disgrazia del club e con l’uscita dal circuito dei professionisti.

Il Cannes è un gigante che dorme e che vive di ricordi, famoso per aver prodotto due dei grandi del calcio francese, Zinedine Zidane e Patrick Vieira – e poi certo anche Sébastien Frey. A Cannes hanno visto gli ultimi calci  a un pallone del divino Rudy Krol e hanno avuto in panchina Luis Fernandez – quello del quadrilatero magico di Hidalgo a centrocampo con Tigana, Giresse e Platini. Anche Hidalgo da giovane ha giocato là. 

Dopo essersi qualificato per la Coppa UEFA due volte negli anni ’90, il Cannes si è dato a un calo vertiginoso. Il punto più basso è stato toccato nella stagione 2014-15 quando una sentenza li ha esclusi dai campionati nazionali e ricacciati fin nella settima divisione. La ripresa è stata graduale, la risalita faticosa. Da quando il gruppo Friedkin ha comprato il club nel giugno del 2023 è ritornato l’ottimismo. Il club ha i mezzi finanziari per spingersi più su, sebbene l’amministratore delegato insista sul fatto che il loro budget non è molto più grande rispetto a quello delle avversarie in National 2. 

Sébastien Pérez ha giocato per il Blackburn Rovers e il Marsiglia, da un anno è il direttore sportivo e ha portato 16 giocatori e un nuovo allenatore [Fabien Pujo], ma nel mese di ottobre hanno cambiato chiamando in panchina Damien Ott e prendendo l’ex centrocampista del Birmingham e del Senegal Cheikh N’Doye e il portiere Jérémy Aymes. L’impatto di Ott è stato rivoluzionario. Il suo predecessore aveva vinto solo una delle sue sette partite, Ott nove su 16, mettendo il Cannes in corsa per la promozione e portandolo alle semifinali della Coupe de France. 

Dice il d.s. Di aver condotto uno studio per scoprire quale tipo di squadra fa il salto dalla National 2 alla National 1, scoprendo che negli ultimi-10 anni ce l’avevano fatta quelle che segnano di più, non quelle che subiscono di meno. Il loro attaccante Julien Domingues è il capocannoniere della Coupe con 11 gol, il primo giocatore dai tempi di Jean-Pierre Papin a raggiungere la doppia cifra nella competizione. 

Quando il Cannes ha iniziato la sua campagna nei preliminari di agosto, il piano era usare il torneo come un laboratorio per testare le cose e creare un’alchimia nella squadra. Solo che hanno iniziato a far fuori squadre più forti [Grenoble, Lorient e Guingamp] e ci hanno preso gusto. «Non giocheremo con 11 uomini dietro la palla» dice Laborde. «Vogliamo andare allo Stade de France anche se non era un traguardo. Vogliamo tornare tra i professionisti. Questo è il DNA del Cannes. L’obiettivo è tornare a produrre un Vieira o uno Zidane»

Una promozione o due consentirebbe al management di lavorare sugli scambi con gli altri club del gruppo Friedkin, non solo la Roma ma anche l’Everton, due storie rilanciate con lo stesso spirito imbevuto di romanticismo: richiamando da una parte Claudio Ranieri e dall’altra David Moyes. «Abbiamo la luce puntata su di noi, ma prima o poi si spegnerà di nuovo» riconosce Laborde. Dall’Inghilterra dice il Guardian che in una città famosa per il suo festival cinematografico è appropriato che sia un produttore come Friedkin al centro di un progetto ambizioso: per riportare il Cannes sul grande schermo per sempre.

 

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Non c’è pace per i tendini nel baseball

C’è una specie di epidemia nel baseball della Major League: si fanno tutti male al gomito. È diventata una minaccia esistenziale per questo sport scrive il raffinato New Yorker per raccontare lo strano fenomeno. Lindsey Adler ha fatto un salto in Texas dal professor Keith Meister, il chirurgo che traccia una linea di di sei centimetri sul braccio dei lanciatori, taglia e fissa legamenti, tendini, ossa, tira la pelle con un retrattore a due punte, ficca lì dentro una telecamera artroscopica modificata e inizia a documentare il danno: la rottura del legamento collaterale ulnare, una delle parti più importanti del sistema muscoloscheletrico per chi lancia palline rotonde su un diamante. 

A quel punto il professore usa un pezzetto di tendine prelevato dal polso o dalla coscia del giocatore e cuce, scattando altre foto man mano che procede. Per rafforzarlo ulteriormente Meister usa pure fibra sintetica intrecciata della larghezza di due millimetri. Sembra un laccio per le scarpe. Meister la posiziona sul legamento e ricama. Questa tecnica, questa combinazione tra la tradizionale chirurgia e una procedura sperimentata negli anni Settanta, si chiama chirurgia ibrida.

I numeri sono impressionanti. Il New Yorker dice che nelle settimane immediatamente precedenti la giornata d’apertura della MLB, il professor Meister ha fatto fino a sette interventi chirurgici al giorno. È in questo periodo dell’anno che statisticamente i lanciatori hanno più probabilità di aver bisogno di lui. Le teorie su questo fenomeno ruotano in gran parte attorno al modo in cui un lanciatore si allena durante la bassa stagione, anche se gli esperti non sono ancora d’accordo. Si sa che gli infortuni al gomito si verificano in quel periodo a un ritmo allarmante e che l’intervento chirurgico al gomito è una conseguenza dei lanci ad alta intensità.

Per tutto l’anno scorso Shohei Ohtani ha solo battuto senza lanciare, rinunciando alla sua anomalia di giocatore bidimensionale. Si stava riprendendo dall’intervento al gomito. Il secondo. Spencer Strider, stella ventiseienne degli Atlanta Braves, si è rotto il legamento durante la seconda partita della stagione 2024. L’asso degli Yankees Gerrit Cole si è sottoposto all’operazione in primavera e dice che i tifosi di baseball dovrebbero essere grati alla comunità dei chirurghi ortopedici. 

CHE STA SUCCEDENDO NEI LANCI

Il New Yorker ricorda che storicamente il lancio è un’arte in cui il giocatore si affida a un caricamento, a una finta e alla capacità di far atterrare la palla in una determinata zona. Nel corso dell’ultimo decennio, i lanciatori si sono specializzati in tecniche che aumentano la velocità media della palla anche a scapito degli strike. L’obiettivo è far sì che un battitore sbandi e faccia strike out in quel modo. È una strategia con meno rischi, un riflesso nel baseball del giro palla, giro palla, giro palla, giro palla, giro palla al potere nel calcio contemporaneo: la ricerca di uno spazio in cui infilarsi con la riduzione del pericolo dell’uno-contro-uno, il dribbling, il contropiede. 

Il New Yorker dice che questa impostazione avrebbe impedito a un lanciatore come Greg Maddux di diventare una stella. Maddux ha lanciato per più di cinquemila inning nella stagione regolare e per 109 partite complete. Era un maestro di precisione e spesso lanciava palle che inducevano i battitori a colpire debolmente, ma per gli standard odierni non lanciava abbastanza forte o non faceva abbastanza strike out.

Questo in sostanza è cambiato. Ci sono più palle che vanno intorno alle 90 miglia all’ora e oltre. Il lancio ha toccato il culmine nel massimo sforzo richiesto. Il trauma che il professor Meister trova sotto la pelle dei giocatori è diverso dagli infortuni che curava solo cinque o dieci anni fa. Meister dice di riuscire a identificare da una risonanza magnetica lo stile di uno lanciatore, se usa più spesso uno sweeper, uno slider duro, se carica sulle estremità. 

Come reagisce il sistema? Anziché concentrarsi sulla protezione della salute dei lanciatori, i direttori generali delle franchigie si sono dati alla creazione della panchina profonda. Nessuno lancia per più partite consecutive. Una sera vai allo stadio per vedere Ohtani e invece Ohtani non c’è. Deve riposare. Nel 2010 sono stati utilizzati 635 lanciatori diversi nelle 30 squadre durante la stagione. Nel 2024 siamo arrivati a 855, sette in più per ogni squadra.

Non è divertente tifare per una squadra la cui formazione cambia di continuo. I tifosi vogliono vedere i loro giocatori preferiti scrive la rivista. La lega ha chiesto aiuto e consiglio a un esperto di biomeccanica, il professor Glenn Fleisig. Un’idea proposta da Fleisig è rendere la palla più pesante o più grande. Ma un cambiamento del genere avrà bisogno di tempi lunghi. 

Ora è evidente che il professor Fleisig è venuto in Major League per far del male all’IBAN del professor Meister, ma il New Yorker ci convince che il professor Meister ha un cuore d’oro e lui stesso vuole il bene dei legamenti dei giocatori. Eh sì perché l’epidemia si è diffusa a tutti i livelli. I chirurghi delle superstar stanno iniziando a riparare i gomiti dei bambini che cercano di imitare ciò che vedono fare ai loro lanciatori preferiti. Solo che c’è una differenza tra operare un adulto fisicamente maturo e un bambino le cui cartilagini si stanno ancora sviluppando, dice Meister. «I bambini guariscono più velocemente – ha detto il chirurgo – e tuttavia l’impennata tra i giovani non promette nulla di buono per il futuro dello sport».

 

orizzonti

La pallina nuova del golf, nel frattempo

Nel frattempo una pallina nuova è arrivata nel golf per sanare un problema simile. I professionisti iniziavano a colpire regolarmente a una velocità allarmante, secondo la definizione di Taylor Craig per Last Word On Sports.  I campi non potevano diventare più grandi o più lunghi senza spendere una fortuna per l’acquisto di nuovi terreni. Il golf è già uno sport costoso. La soluzione più semplice era la ristrutturazione della pallina in modo che richiedesse più potenza per lanciarla alla stessa distanza. Il PGA Tour l’ha testato con dieci giocatori tra cui Brian Harman e Ben Griffin. Dicono che questi nuovi modelli avranno una maggiore influenza su chi ama le traiettorie basse, mentre per un tipo come Rory McIlroy non ci sarà un grosso impatto. Brian Harman è molto scettico sull’efficacia della nuova politica [in effetti lui è uno che ama le traiettorie basse] e suggerisce invece di rinnovare i campi tanto per cominciare, allargate sti green – dice – abbattete alberi, comprate nuovi ettari anziché lavorare sul rollback delle palline. Harman ha trovato una frase che gli pare convincente. «Nel baseball non ingrandiscono gli stadi se Jose Altuve batte un mucchio di fuoricampo. Temo che questo rollback della pallina da golf avrà l’effetto opposto a quello che vogliono».  

Il dispositivo che fa vedere le partite NBA agli ipovedenti

Brian Vu è un tifoso della NBA da 14 anni ma non ha mai assistito a una partita come quella della scorsa settimana a Portland. Non solo i Trail Blazers della sua città hanno battuto i Memphis Grizzlies, ma per la prima volta nella sua vita Vu ha detto di essersi sentito coinvolto nella partita, parte attiva delle 18.491 persone presenti al Moda Center. 

Vu è ipovedente e anche stavolta non ha visto neppure un’azione ma ha potuto sentire ogni punteggio, ogni palla persa e ogni tiro. Il 32enne ha utilizzato un dispositivo tattile che gli ha permesso di seguire le azioni in tempo reale tramite vibrazioni percepite attraverso le dita. Il dispositivo è stato presentato questa stagione dall’azienda OneCourt, con sede a Seattle. Dopo tre esperimenti nella scorsa primavera, i Trail Blazers a gennaio sono diventati la prima squadra NBA a offrire il servizio, seguiti dai Sacramento Kings e i Phoenix Suns. 

Il dispositivo ha le dimensioni di un laptop e la sagoma di un campo da basket. Le vibrazioni indicano il movimento della palla. Attraverso un auricolare arrivano aggiornamenti sul punteggio, la cronaca di un’azione, una palla rubata, una stoppata, un tiro da tre punti o altro. Ne ha scritto The Athletic

      

Il circuito di Michael Johnson

Nasce fra due giorni il circuito di Michael Johnson che promette o minaccia di essere alternativo alla Diamond League. Slalom ne aveva parlato a giugno qui. La prima tappa è prevista a Kingston, dove Edoardo Bennato sul finire degli anni Settanta-inizio anni Ottanta cantava di voler imparare a suonare il sassofono – e ci riuscirò oh oh oh oh. Seguiranno Miami, Philadelphia e Los Angeles. 

Johnson ha spiegato i suoi progetti ieri in videoconferenza. Ci saranno 48 concorrenti tra uomini e donne, 17 paesi di provenienza, tre giorni di gare, montepremi da 12,6 milioni di dollari, ma solo gare su pista, niente salti, niente lanci. Johnson dice che «abbiamo ascoltato i tifosi, soprattutto quelli giovani» [eccallà, mettono sempre i giovani in mezzo] e dunque i giovani «non vogliono più perdere tempo con qualifiche ed eliminatorie, aspettare due o quattro anni per sapere chi sia il più veloce. Vogliono sfide, scontri diretti, rivincite. L’élite che dà spettacolo, senza tanti inutili intermezzi. Vogliono vedere le star in azione, non i comprimari». Sanno sempre tutto dei giovani, quelli che non sono più giovani. Audisio dice che si tratta di un’atletica fatta solo di highlights e che questa SuperLega rischia di avere pochi europei e non tutti gli americani. C’è la primatista mondiale Sydney McLaughlin-Levrone, manca Noah Lyles. Concentrarsi sullo scontro, in genere, non porta a migliorare il cronometro

Ma a Johnson pare non interessare. «Preferisco vendere un altro show, quello dell’agonismo. Nel nostro circuito non ci saranno lepri, né segnali luminosi che indicano il primato da battere, solo sana concorrenza. Ognuno potrà correre con le scarpe, con le maglie e con gli sponsor che vuole. Se oggi nelle gare sono aumentati i record è perché non essendoci mai tutti i migliori l’atleta si concentra sul cronometro. Meglio invece un Fight Club, però su pista».

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  28 MARZO 2024

 

Il pasticcio in cui è finito Wout Van Aert

Eppure era solo poco tempo fa, era l’inverno scorso nel fango del ciclocross, era il marzo passato sui ciottoli delle Fiandre, quando il ciclismo raccontava la rivalità dei due Van, quando c’era Wout contro Mathieu, van Aert contro van der Poel, prima che il folletto del Tour arrivasse a mangiarsi pure quest’altra scena e quest’altro dualismo. Il 15esimo posto di Wout all’ultima Harelbeke ha scatenato il malcontento del Belgio – che sente da un po’ di aver perso il suo jolly. L’ultima corsa vinta da Van Aert con Van der Poel in gruppo è sempre una Harelbeke, ma quella di due anni fa. Dopo ce ne sono state altre 46 e l’olandese ne ha vinte quattro, compreso il Mondiale e la Roubaix. Tolte un paio di tappe al Tour e alla Tirreno-Adriatico, le ultime classiche in cui Van Aert ha battuto Van der Poel sono ormai lontanissime nel tempo, la Milano-Sanremo e le Strade Bianche del 2o20. 

Dice L’Équipe che Wout Van Aert è il ragazzo a cui ti affezioni anche quando porta a casa una pagella ben al di sotto delle sue aspettative e del suo potenziale, o quando torna tardi dalle vacanze scolastiche con una carnagione più abbronzata dei suoi compagni di classe. Solo che la stampa belga rumoreggia quanto il pubblico. Durante la corsa di domenica Oliver Naesen della Decathlon AG2R dice di aver sentito i tifosi fischiare, racconta che li ha sentiti gridare ah ci sei anche tu, guarda che Mathieu è passato un minuto fa. 

Dopo Harelbeke, alcuni media hanno utilizzato il termine Zorgenkind: significa un bambino che crea problemi. E questa cosa, questa parola, ha messo di malumore l’amico Naesen perché sull’Old Quaremont ha visto Van Aert che faceva uscire a tutti la lingua di fuori, solo che non c’erano le telecamere. La sua ascesa è passata inosservata, perché lo spettacolo era davanti con Mathieu Van der Poel e Mads Pedersen. È successo che sul Taaienberg si sia lasciato sorprendere per un cattivo posizionamento, così stanno riemergendo antichi interrogativi sul diamante grezzo del ciclismo che ha vinto una sola Monumento e che si sta facendo sfuggire le sue due corse preferite, le corse per le quali sarebbe tagliato: secondo al Fiandre 2020, quarto al Fiandre 2023, secondo alla Roubaix 2022, terzo alla Roubaix 2023. 

Se Pogacar e Van der Poel possono permettersi il lusso di non presentarsi alla Dwars vor Vlaanderen, Van Aert no, Van Aert è qui, ricordando che i guai veri sono cominciati un anno fa su queste strade, nella discesa che porta al Kanarieberg, dive cadde e andò fuori gioco per il resto della stagione. È un tratto di strada che gli organizzatori hanno eliminato. Altre cadute si sono succedute, tra cui quella alla Vuelta dopo tre vittorie di tappa, ma secondo Nico Mattan è la preparazione in quota sul Teide a spiegare i risultati in ombra delle ultime settimane. 

Con L’Équipe Mattan è critico sulla strategia di Van Aert: «Viene pagato per andare su un vulcano per tre settimane? Se io sono il suo sponsor, non sono d’accordo. Io come corridore avevo bisogno di sentire gli avversari. Se te ne vai ad allenarti da solo in montagna, per forza quando sei in gruppo cadi molto. Il gruppo devi sentirlo con i gomiti». 

Ma sembra una polemica tagliata con l’accetta. Neppure prima di andare a Tenerife la stagione di Van Aert era stata così brillante. Arthur Van Dongen, il suo direttore sportivo, assicura che è «in buona forma, tutti dimenticano che viene da un anno davvero terribile. L’anno scorso abbiamo seguito la stessa preparazione e si sentiva molto bene prima della caduta alla vigilia del Fiandre. Ha dato tutto, vive al 100% da professionista, la sua prestazione in allenamento è buona. Siamo fiduciosi e non vediamo l’ora di correre Ha sbagliato sul Taaienberg e forse gli è mancata un po’ di esplosività e di ritmo in corsa. Ma i veri traguardi devono ancora venire. 

Dice l’Équipe che Van Aert ha ormai trent’anni e i suoi sogni di vincere un’altra Monumento, la Ronde o l’Inferno del Nord, si affievoliscono gradualmente. Forse le disavventure dell’anno scorso e la sua vita familiare a cui è molto legato – la moglie e i due figli erano alla partenza di Harelbeke la scorsa settimana – hanno intenerito il campione belga?

A Oliver Naesen viene da ridere. È un ragionamento che rigetta in nome dell’amico. Dice che all’età di trent’anni, se davvero ti sei intenerito con due figli a casa, qualunque cosa poi significhi, non te ne vai per tre settimane sul Teide, non ci vai per piacere, è una condizione più disagiata che gareggiare alla Parigi-Nizza o alla Tirreno. «Ma se non dà i suoi frutti, allora diciamo: oh sì, certo, si capisce che è stato un errore. I due favoriti per la Roubaix, per me, sono Wout e Mathieu Van der Poel. Wout porta il peso di tutto il Belgio. Bisognerebbe sostenerlo perché dopo Remco Evenepoel, è il miglior corridore che abbiamo. E bisogna ammettere che Mathieu è un alieno. Se Wout fosse nato dieci anni prima, avrebbe vinto dieci Monumenti in più. Ma sfortunatamente per lui è nell’era di Pogacar, forse il più grande di sempre, e di Mathieu, il più forte nelle corse di un giorno. È un po’ un pasticcio». 

CHE STANNO FACENDO QUEI DUE

Tadej Pogacar è stato alcuni giorni a casa a Monte-Carlo, Mathieu Van der Poel è rimasto in Belgio dopo il successo di Harelbeke contrariamente al piano di partenza che prevedeva una puntatina nella più mite Spagna. Poi il meteo è migliorato anche nelle Fiandre. Pogacar è uscito in allenamento con Davide Formolo, Tim Wellens e Urska Zigart, oggi è prevista la ricognizione del tracciato e l’Équipe scrive che potrebbe essersi dato appuntamento sul Paterberg con Mathieu. 

     

Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30. 

Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link 

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