Michael Johnson ha un piano per salvare l’atletica. Salvarla lo dice lui. Vuole renderla più simile al tennis. Sta per lanciare un coso che si chiama Grand Slam Track, quattro incontri basati su duelli ricorrenti tra atlete e atleti di punta.
Da anni Michael Johnson critica l’organizzazione dell’atletica, la definisce caotica. L’obiettivo è sfidare lo status quo, quella condizione che raramente finisce per mettere una contro l’altra le stelle al di fuori delle Olimpiadi o dei Mondiali. La campionessa olimpica Sydney McLaughlin-Levrone, detentrice del record mondiale dei 400 metri a ostacoli, è stata il primo acquisto di alto profilo di questo circuito che fatalmente finiremo per chiamare la Superlega dell’atletica. Un ingaggio simbolico del progetto. McLaughlin-Levrone è incline a gareggiare nei meeting con una certa parsimonia, così i duelli con Femke Bol scarseggiano. Michael Johnson pensa che dandocene in abbondanza, l’atletica sarà migliore.
La Grand Slam metterà sotto contratto altre 47 persone con uno stipendio base per il loro impegno a tempo pieno, un importo che Johnson finora s’è rifiutato di rivelare. Altre 48 saranno invitate di volta in volta per ogni appuntamento della durata di tre giorni. Ogni atleta gareggerà in due eventi, ce ne saranno sei coppie per genere. Il vincitore di ogni evento riceverà 100.000 dollari, l’ottavo classificato 10.000. La Diamond League ne dà 10.000 al primo piazzato.
E I SOLDI?
La maggior parte dell’investimento iniziale di 30 milioni di dollari viene dalla Winners Alliance, fondata nel 2022, inizialmente vicina alla Professional Tennis Players Association, il sindacato alternativo alla ATP sostenuto da Novak Djokovic. Si è estesa al cricket, al basket e ora arriva nell’atletica leggera. Ha raccolto 75 milioni di dollari da diversi investitori, tra cui la Pershing Square Foundation di Bill Ackman.
Grand Slam Track mira a superare le dozzine di meeting più piccoli, diciamo pure: a mangiarseli uno alla volta, per diventare il vero appuntamento da vedere e da non perdere, ogni volta che c’è. La serie per ora non ha un contratto televisivo, quel che si sa è che si concentrerà solo sulle corse, niente salti, niente lanci, niente pedane. Johnson dice di aver imparato da 24 anni di televisione che la sovrapposizione degli eventi distrae il pubblico. Gli atleti non indosseranno pettorali, non dovranno portare le odiatissime spille da balia, considerate e denunciate come delle reliquie a bassa tecnologia in un’epoca in cui ogni altra parte della divisa è ottimizzata per la religione della performance.
[letto su Wall Street Journal, articolo di Rachel Bachman]