Sbocciare in primavera a Monte-Carlo: la finale di Musetti 

   

La settimana delle rimonte e della scalata al ranking

Quando Lorenzo Musetti pensa che Jack Draper ha vinto Indian Wells e che Jakub Mensik si è preso il titolo di Miami, in cuor suo cede alla tentazione di pensare che questo 2025 di tennis senza padroni possa portare anche a lui una gioia. Rispetto ai Fonseca e ai Tien che arrivano è un anziano, ma i suoi 23 anni non possono essere considerati un’età fuori dal tempo per entrare fra i primi-10 al mondo.

Questo si gioca Musetti a Monte-Carlo con Carlitos Alcaraz, diventato nel frattempo il più grosso raccoglitore di punti ATP dell’anno davanti a Sinner con la vittoria in semifinale su Davidovich Fokina.

Musetti è già sicuro di esser salito al numero #11 della classifica. Un’altra vittoria lo farebbe svegliare domattina al #7. Venerdì Musetti aveva ottenuto la sua vittoria più significativa su Stefanos Tsitsipas, il nome presente nell’albo d’oro del torneo in tre delle ultime quattro righe. Ci aveva perso cinque volte su cinque, quattro sulla terra rossa.

Tsitsipas aveva fatto suoi sette dei primi nove game: non c’era partita. È stata la terza recuperata da Musetti in una situazione di svantaggio e ieri è arrivata pure la quarta con De Minaur, primo australiano in una semifinale di Monte-Carlo dopo 46 anni e primo australiano a cercare una finale sul rosso dai tempi di Patrick Rafter a Roma: anno 1999.

Il magazine Tennis sottolinea l’importanza che Lorenzo Musetti attribuisce alla serenità raggiunta fuori dal campo, la vita con la compagna Veronica Confalonieri, il primo compleanno del piccolo Ludovico festeggiato a Miami tutti insieme, ma poi le partite di tennis sono partite di tennis, e se dall’altra parte della rete c’è Carlos Alcaraz la faccenda si complica. 

E però. Nel secondo set del derby con Davidovich Fokina, come fa notare Tennis, Alcaraz ha “perso il controllo del dritto. Conosce sé stesso e il suo gioco abbastanza bene da sapere che non deve puntare alla perfezione. Con il suo modo di giocare a palla e di correre rischi, gli errori sono inevitabili. La chiave per lui è essere paziente nei momenti difficili, sapere che i suoi tiri ricominceranno a lasciare il segno. Una pazienza e una positività che si sono rivelate molto utili contro Davidovich Fokina, e ancora di più contro Arthur Fils nei quarti di finale”.

Anche per Alcaraz si tratta poi della prima finale a Monte-Carlo.

Quando tre anni fa si sfidarono in un altro match per un titolo sulla terra battuta, ad Amburgo – scrive Steve Tignor – mi sono chiesto se sarebbero diventati la prossima grande rivalità su questa superficie. Quel giorno Musetti ha prevalso in tre set serrati e avvincenti, ricchi di scambi audaci da un angolo all’altro. Il mix tra la velocità di Alcaraz e lo spin di Musetti, un rovescio a una mano contro un rovescio a due mani, rese la battaglia da fondocampo particolarmente varia. Da allora la rivalità non si è concretizzata. Un altro italiano, Jannik Sinner, è subentrato in epiche battaglie con Alcaraz. Musetti ha un record di 0-3 contro Carlitos dal 2022 e non ha vinto più di tre game in nessuno dei sette set giocati. Possiamo sperare in qualcosa di meglio? Alcaraz sta giocando bene. La terra sembra averlo rinvigorito e gli permette di usare più spesso il suo colpo X-factor, la palla corta. Sarà motivato. È il favorito. Molto dipende dalle condizioni fisiche di Musetti. Ha vinto quattro partite combattute in tre set questa settimana. Gli resta ancora dell’energia? Se perde il primo set, avrà un’altra rimonta in tasca? Musetti, residente a Monte-Carlo, avrà un vantaggio: il pubblico è prevalentemente italiano e lo ha aiutato a rimanere a galla per tutta la settimana. Spero solo che ci diano un po’ di quello che ci hanno dato ad Amburgo tre anni fa. Questi ragazzi possono ancora essere degli ottimi rivali”.

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