Ma quali arrotini: la terra battuta è fatta per i creativi

Fermi tutti. E se avessimo sempre sbagliato? E se avessimo sembre sbagliato a considerare la terra rossa come la superficie cara e adatta ai più noiosi fra gli interpreti del tennis? Massì, ci siamo capiti, noiosi sta per pallettari, io la tiro di qua, tu la tiri di là, non deve mai succedere niente se non il tuo errore. Alberto Berasategui, per esempio. Gianni Clerici li chiamava gli arrotini. Fiorirono tutti insieme nel campo spagnolo, prendendo la scia di Sergi Bruguera – che però era un’altra cosa. I pallettari sono quelli che ti danno l’idea di non conoscere nemmeno le regole del gioco che stanno giocando. Loro tirano di là e questo gli basta. Ma già è diverso colui il quale cerca la riga, gioca vicino vicino ai confini del campo.
Ecco. Fermi tutti. E se avessimo sbagliato? Se invece fosse proprio la terra battuta la superficie dove si vede più tennis in purezza? O forse lo sta diventando, ecco, forse è questo, forse lo sta diventando. Se possiamo ancora rintracciare nel rovescio a una mano il gesto della limpidezza tecnica – sempre che lo sia, sempre che lo sia stato – bisogna prendere atto che ai quarti di finale di Monte-Carlo sono arrivati in tre che lo giocano così.
Rémi Bourrieres per Eurosport France ha scritto che “la prestazione di Lorenzo Musetti ha dimostrato come in un’epoca in cui la potenza è l’arma predominante nel tennis, la terra battuta offre ancora spazio all’espressione di profili più creativi e artistici. Al punto da essere l’ultimo baluardo?”.
È una faccenda molto suggestiva. Ai bei tempi avrebbe richiesto un supplemento d’indagine di un paio d’ore di discussione con l’amico geniale di Slalom. Accontentiamoci di Toni Nadal che in una intervista a Le Monde dice: «Nel tennis, la dimensione della rete è immutabile, mentre l’altezza media dei giocatori è passata da 1,75 dei miei tempi a 1,90. Sono anche più potenti. Suggerisco di ridurre le dimensioni delle racchette, perché la natura stessa del gioco è cambiata. Quando mi chiedono consigli tattici, non so cosa dire se non: devi colpire più forte» [suggerimento nel quale riecheggia una vecchia barzelletta ambientata nel golf che Slalom propose nel gennaio 2022, rintracciabile nel numero #846 per i collezionisti oppure qui per i più pratici].
Comunque. Uscendo da questo flusso di coscienza, Patrick Mouratoglou condivide l’analisi di zio Toni, pensa che «il tennis soffre i troppi ace e i troppi servizi vincenti». Lassa fa’ a isso, po’: lui è l’inventore dell’Ultimate Tennis Show, tra le cui regole c’è una sola palla di servizio.
“Il talento grezzo – si legge su Eurosport France – non è altro che una brutta abitudine se non si hanno i muscoli per sostenerlo. Proprio come il rovescio a una mano sta gradualmente scomparendo dai campi da gioco, il tennis creativo non ha più diritto di esistere in un mondo dove è meglio essere un bruto tozzo che un artista dal cuore tenero. È vero ovunque ma un po’ meno sulla terra battuta, forse perché è l’unica superficie a non essere stata modificata negli ultimi anni, conserva le sue ancestrali specificità in termini di lentezza e altezza di rimbalzo, sembra allora essere diventata il ritrovo per eccellenza dei poeti scomparsi dal circuito. La loro Arca di Noè, dove hanno ancora un certo diritto di espressione, anche se poi l’ultima parola spetta comunque alla potenza a tutti i costi”.
È paradossale. La terra, a differenza dell’erba, ha premiato storicamente la disciplina e la ripetizione del gesto, più la meticolosità che il genio. Se batti a 200 km orari, non hai neppure il tempo di scendere a rete. È già tornata indietro la risposta, e la risposta potrebbe essere un passante. Dove te ne vai? Stai dietro.
Stefanos Tsitsipas sostiene che a differenza del rovescio a due mani, con il quale si riesce a compensare anche una posizione più sbilenca, il colpo una mano chiede una posizione perfettamente stabile, un’impresa complicata man mano che il gioco diventa sempre più veloce. La terra offre al rovescio a una mano una libertà di movimento che consente di generare più topspin. Le statistiche di Eurosport France segnalano che fra i primi-10 rovesci con più effetto ci sono sette giocatori che lo eseguono a una mano, con Tsitsipas Dimitrov e Musetti in testa. Per non dire di quel colpo vintage che è la smorzata.
“Il tennis sulla terra battuta crea arabeschi spesso sublimi e offre un gioco multidimensionale che va ben oltre i primi due colpi di racchetta” così comuni sul cemento. Così, quando alla terra battuta si addiziona un tipo come Carlos Alcaraz, “il tennis ridiventa il territorio di tutte le possibilità: tutti i colpi sono ancora permessi, compresa la possibilità di conservare qualche grammo di finezza in questo mondo di bruti”.
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«Sinner? Amo il suo tennis, ma a me avrebbero dato 20 anni. Non posso fare a meno di pensare a Maria Sharapova e provare pena per lei»
SERENA WILLIAMS a Time