Qualcosa sta cambiando nei rapporti di forza tra il Bayern e la Bundesliga

    BAYERN VS INTER   Quindici volte ai quarti di finale nelle ultime diciassette Champions. Questo è il Bayern. Più undici scudetti nelle ultime dodici Bundesliga, e un altro in arrivo. Neppure il PSG in Francia è stato così egemone: dal 2013 ha perso due campionati e non uno solo [Monaco 2017, Lille 2021]. Eppure qualcosa sta cambiando intorno al Bayern, qualcosa nelle dinamiche economiche e di mercato. Lo ha scritto The Athletic in una lunga analisi dedicata alla maniera in cui i bavaresi sono soliti rafforzarsi: indebolendo le dirette concorrenti. Per decenni la strategia è stata questa. Se il Borussia Dortmund diventa un guastafeste con Lewandowski, Gotze e Hummels, la migliore maniera per batterlo è portargli via Lewandowski, Gotze e Hummels. 

Nel libro Bayern: Creating a Global Superclub, Uli Hesse ricorda come l’acquisto di Karl Del’Haye dal Borussia Monchengladbach nel 1980 abbia inaugurato tale politica. La lista dei colpi analoghi negli anni ’80 e ’90 include Lothar Matthaus, Andreas Brehme, Olaf Thon, Stefan Reuter, Jurgen Kohler, Stefan Effenberg, Thomas Helmer, Mehmet Scholl, Oliver Kahn, Andreas Herzog, Mario Basler e Giovane Elber: tutti portati via ammazzando nella culla una ribellione neonata all’egemonia. Negli anni 2000 sono arrivati Michael Ballack, Lucio e Ze Roberto dal Bayer Leverkusen dopo la loro finale in Champions League. Lukas Podolski dal Colonia, Miroslav Klose dal Werder Brema e Mario Gomez dallo Stoccarda. Manuel Neuer e Leon Goretzka sono stati soffiati allo Schalke, Mario Mandzukic al Wolfsburg. 

“L’ipotesi che il Bayern compri per impedire a una squadra di diventare la sua concorrente non è troppo lontana dalla realtà dei fatti” ha scritto The Athletic. Così, nell’aprile scorso, la rivista 11 Freunde si è presa la pizzicata e si è divertita a pubblicare un articolo in cui affermava di aver scoperto “il piano segreto di mercato del Bayern”.

[Va molto sui giornali svelare “il piano segreto di”. Succede anche nelle pagine di politica oppure adesso nelle pagine internazionali. Non sappiamo chi sarà il prossimo allenatore della Roma ma conosciamo “il piano segreto di Putin”]

IL MERCATO E I BAVARESI

Comunque. 11 Freunde si divertì e pubblicò una lista di 17 nomi a cui il Bayern puntava in estate. Erano i 16 calciatori del Bayer Leverkusen più Xabi Alonso, l’allenatore. Era uno scherzo, ma uno scherzo fuori tempo, dice The Athletic, perché il Bayern ha trascorso una parte dell’estate scorsa a cercare un accordo con il Leverkusen per il difensore Jonathan Tah e per il brillantissimo Florian Wirtz. Lo ha fatto dalla sua storica posizione di dominio.

“I giocatori tedeschi o residenti in Germania che non vogliono giocare all’estero, quando sentono di un essere cresciuti troppo per un club di medio livello, non hanno tutte le strade disponibili che esistono in Premier: quattro, cinque o forse ora fino a sei o sette club che offrono un certo tipo di palcoscenico”. Ne hanno una: il Bayern. 

Quando il Mondo Bayern parla di Wirz – quando ne parlano sia l’ex ceo Karl-Heinz Rummenigge [al quotidiano Abendzeitung] sia il presidente onorario Uli Hoeness [a Kicker] – si sente dire che si tratta di sogno, di un tema caldo.

Lo hanno fatto anche a ridosso degli scontri diretti con il Leverkusen. Quando in Germania hanno chiesto un commento al presidente del Bayern, quello si è fatto venire un sorriso amaro sulle labbra e ha risposto che la cosa non lo sorprendeva affatto: «Il Bayern lo fa prima delle grandi partite da quando leggevo Kicker a 10 anni».  

Ma qualcosa è cambiato. Dopo aver preso Mats Hummels dal Dortmund nel 2016, il Bayern non è riuscito più a togliere una stella alle avversarie. Gli spazi sono più larghi. In un’epoca diversa, Jude Bellingham, Jadon Sancho ed Erling Haaland andando via da Dortmund sarebbero finiti là. Così Kai Havertz e Josko Gvardiol, Dominik Szoboszlai e Dani Olmo. Invece hanno tutti lasciato la Germania e firmato per dei club all’estero.

“Chi desidera formarsi – scrive The Athletic – va in Bundesliga per la sua reputazione di campionato adatto a migliorare velocità, tecnica e gioco in transizione. Ma il Bayern non è più una scelta naturale per uno come Wirtz. Quando un prezzo tocca le nove cifre, non è nemmeno chiaro se può permetterselo”

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