Lo Slalom del 27 marzo | Cosa leggere, sapere e vedere

#3 giorni alla Gand Wevelgem

 

►  Il neo presidente della federazione ginnastica Andrea Facci ha licenziato la direttrice tecnica Elena Maccarani, per la quale è stata richiesta l’imputazione coatta dal Gip di Monza per le accuse di maltrattamenti da parte delle ex azzurre Basta e Corradini. La decisione sul rinvio a giudizio è attesa prossimamente. Maccarani è irritata per averlo saputo prima dai social e poi da una mail. La ritmica non perdona gli scandali titola Repubblica   La Red Bull ha ufficializzato l’arrivo di Yuki Tsunoda al posto di Liam Lawson   Sasha Zverev e Iga Swiatek sono usciti dal torneo di Miami, eliminata anche Emma Raducanu ◇  La Virtus Bologna ha perso la nona partita consecutiva in Eurolega sul campo della Stella Rossa di Belgrado

 prima di tutto

   

L’Europa si è presa la NBA, la NBA viene a prendersi l’Europa

Nel momento peggiore di sempre per i rapporti politici, diplomatici e commerciali fra Europa e USA, la NBA si è fatta venire l’idea di aprire una succursale qui da noi. Dal piano segreto, segretissimo, stanno cadendo i primi veli. Sarà presentato oggi da Adam Silver a New York ai trenta proprietari delle franchigie, prima che nei prossimi giorni sia prevista una votazione. Dopo aver sondato il mercato europeo in numerose occasioni negli ultimi anni, la NBA sembra pronta a passare all’azione. È un torneo in collaborazione con la FIBA, immaginate come sono felici in Eurolega. Alla riunione parteciperà anche il segretario generale Andreas Zagklis e seguirà una conferenza stampa di Adam Silver.

Il sito americano Sportico ha svelato per primo qualcosa. Le decisioni più strategiche, come l’ampliamento del campionato o l’aggiunta di nuove squadre, richiedono un voto con maggioranza qualificata: 23 su 30. Secondo L’Équipe l’annuncio di un incontro e i primi frammenti di informazione usciti in anticipo possono anche essere considerati un modo di esercitare pressione sull’Eurolega dopo il rifiuto iniziale di una partnership nel marzo 2024. La lega americana è andata avanti per conto proprio, proponendo a diverse società di calcio europee di farsi una squadra di basket sotto l’ombrello della NBA. Se l’Europa si è presa la NBA con Doncic, Antetokounmpo e Jokic, in attesa di mettere dei dazi pure sui centri e sulle ali grandi, la NBA viene a prendersi l’Europa. 

Sette giorni fa, nella sua veste di presidente dell’ASVEL, Tony Parker si è fatto promotore sulle colonne di L’Équipe di un appello per una fusione o una collaborazione tra Eurolega e NBA Europe. Con o senza la partecipazione dell’Eurolega – dice il giornale francese – la NBA sembra determinata a piantare la sua bandiera nel Vecchio Continente

Sì, ma chi gioca

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Secondo The Athletic le squadre interessate sono sedici, gli investitori sono facoltosi e il gettone di ingresso è di 500 milioni di dollari. Un dirigente di alto rango della NBA ha definito pure speculazioni l’indiscrezione sulla cifra. Il nuovo campionato europeo includerebbe un mix di franchising NBA in trasferta e slot titolari di diritti. Le fonti di The Athletic a conoscenza dei colloqui dei mesi scorsi incidano in quattro franchigie di Eurolega già esistenti delle potenziali diserzioni dalla Eurolega: Real Madrid, Barcelona, ​​ASVEL e Fenerbahçe. Né Adam Silver né l’Eurolega hanno voluto commentare le notizie in possesso di The Athletic

A Parigi potrebbe nascere una squadra nuova di proprietà della Qatar Sports Investments. Un portavoce del fondo che spende e spande nel calcio per il PSG ha confermato i contatti. Altre città interessate cono Manchester, Berlino e Monaco. Ovviamente a Manchester c’è di mezzo Mansour bin Zayed Al Nahyan, tramite l’Abu Dhabi United Group degli Emirati Arabi Uniti: i proprietari del Manchester City. La famiglia Al Mubarak ha espresso grosso interesse per la partecipazione alla NBA, sebbene i fondi sovrani non possano possedere più del 20 percento di qualsiasi franchigia NBA.

«Riconosco che c’è un’enorme storia e tradizione nel basket europeo – ha detto Adam Silver, sempre più somigliante al senatore Bailey di C’era una volta in America – e vogliamo rispettarle. Ma gli Stati Uniti sono abituati a campionati chiusi, l’Europa è abituata a campionati aperti con promozioni e retrocessioni. Quindi stiamo esaminando questi aspetti. Capiremo quali sono le pratiche più efficaci per creare una lega commercialmente valida». Ma Nicolas Batum, francese che gioca con i LA Clippers, dice a L’Équipe che bah, secondo lui i migliori resteranno a giocare in America. 

Batu’, ma certo che è così. Mica Silver vuole svuotare la NBA e portare i migliori giocatori in Europa. Silver vuole dragare qualche milioncino agli investitori della Eurolega con la silhouette di Jerry West, montare canestri e distribuire brioche al popolo che chiede il pane. In Italia sarebbe perfetta Roma, che una squadra in Serie A non ce l’ha e che può offrire in cambio il bonus del Colosseo ai turisti della pallacanestro, così come in fondo lo offre ai turisti del rugby venuti dal Regno Unito. 

C’è un altro aspetto. [Forse]. Solo un anno fa NBA Europe poteva essere presentato come un progetto di pallacanestro che al massimo avrebbe aperto un braccio di ferro turbo-capitalistico per il controllo del mercato. Dentro il perimetro dell’attuale contesto internazionale, a qualcuno potrebbe venire perfino la tentazione di leggere quest’episodio come un’eco ulteriore della politica e come una OPA ostile

Per restare nel nostro orticello è una nuova iniziativa che si presenta nel nome del libero mercato, come la Superlega con la Champions League, come la LIV del golf con il PGA Tour, come sta per fare il circuito di Michael Johnson nell’atletica con la Diamond League. Ma il basket in Europa ha già un trauma, ha già conosciuto una scissione, una stagione di confusione nella Coppa dei Campioni, una stagione in cui non s’è ancora capito chi sia stato davvero campione – perché alla fine noi Alici questo vogliamo dal paese delle meraviglie: non si sa se fu il Maccabi primo nella FIBA SuproLeague o la Virtus Bologna che vinse la ULEB Euroleague. Fu come avere un campione dei pesi massimi della WBC e uno della WBA, tutto bello, tutto bellissimo, salvo scoprire che le serate più attese erano quelle per la riunificazione del titolo, mentre la moltiplicazione delle corone e dei match è stato esattamente il motivo che ha fatto morire l’epica della boxe. 

 

   

Il tesoro della FIFA

Sono salite a sette le squadre già qualificate per i Mondiali del 2026. L’Argentina campione del mondo in carica si è qualificata battendo 4-1 il Brasile e grazie al pareggio tra Uruguay e Bolivia. In Asia ha staccato il pass anche l’Iran, ma il Guardian pone la questione dei visti di ingresso negli USA. Il paese è nella lista dei 41 per i cui cittadini la Casa Bianca ha previsto delle restrizioni. Così il giornale inglese ipotizza che la FIFA possa avere un piano-B e dirottare l’Iran in un girone ospitato in Canada o in Messico. Argentina e Iran si aggiungono a Giappone e Nuova Zelanda, oltre ai tre paesi ospitanti. Restano ancora 41 posti da assegnare. 

IL MONTEPREMI DEL MONDIALE PER CLUB

Ma è il Mondiale per club che ieri si è preso la ribalta con l’annuncio del montepremi. Chi vince il campionato vede arrivare sull’IBAN una cifra pari a 125 milioni. Così, all’improvviso, non si ode più alcuno stridore di denti, non si trova in giro nemmeno un Brontolo, non c’è più un solo allenatore che si lamenti del calendario, sono spariti i sindacati calciatori che minacciavano il boicottaggio e lo sciopero perché si gioca troppo e saltano i legamenti crociati, neppure si lamenta Carletto Ancelotti da Madrid, dove i più ricchi e potenti nel mondo del calcio cercano più o meno ogni giorno di farci credere di essere dei tartassati: dalle istituzioni, dagli arbitri, dalla vita che sa essere crudele. 

Giulia Zonca su La Stampa li definisce soldi a pioggia che ripianano debiti e condizionano il mercato. Potrebbero persino salvare stagioni e la Juventus, nel suo ennesimo minuto zero, può addirittura ricalcolare l’annata sulla base di una coda che rimescola ogni giudizio, che pompa ogni fatturato. Il pallone va dove lo porta il dollaro e non è detto che ci stia male. Anzi. La Fifa decide secondo interessi precisi, poi organizza, di solito bene e foraggia progetti per lavarsi la coscienza che però vanno effettivamente a costruire futuro, sogni, possibilità. Si gioca sempre troppo, si viaggia ancora di più, ma non esiste un uomo cattivo che tira i fili di questa storia: è un sistema che sta bene a tutti. E infatti all’annuncio del jackpot non si è più sentito un lamento.

Un jackpot che Paolo Condò sul Corriere della sera stamattina definisce favoloso. Tanto che Condò avanza un paradosso. Questo montepremi è roba da risparmiare gli uomini adesso per averli freschi a giugno perché per le proprietà di Inter e Juventus vale una liquidità insperata. 

E però. Anche qui. Condò ricorda che la nuova formula del Mondiale per club — quadriennale, ma questo magari è solo l’inizio — è una sfida aperta della Fifa alle leghe continentali, una Superlega di un mese simile a quelle esibizioni di tennis pagate da qualche nababbo che mettono in palio un montepremi superiore a Wimbledon. Gli invitati godono, gli esclusi rosicano, ma alla fine l’impatto è limitato ai singoli conti correnti. Nel calcio ci sono invece i bilanci, le spese, gli ingaggi e la competizione si svolge con questi parametri. Il Mondiale per club durerà un mese, i suoi effetti molto di più.

Qualche altro titolo

   Il Corriere della sera intervista Santiago Gomez alla vigilia della partita del Milan a Napoli. A Carlos Passerini ha raccontato la sua fede: «Quando avevo 17 anni mi hanno diagnosticato una trombosi al braccio. Ho subito tre operazioni, sono stato fermo sei mesi. A un certo punto i medici mi hanno detto chiaramente che se l’ultimo esame non fosse andato bene avrei dovuto smettere col calcio. È stato lì che ho incontrato Diòs nella mia vita. Ho pregato perché non facesse finire il mio sogno di diventare calciatore. Tutto è andato bene. C’è un passaggio nella Bibbia che parla dell’armatura di Dio. Lo scudo della fede, l’elmo della salvezza, la spada dello Spirito che è la Parola di Dio. È un passaggio che amo. Sono qui per compiere il suo proposito. Prima di tutto come uomo, poi come fùtbolista. È la mia missione». 

Zlatan Ibrahimovic è tornato a Milanello dopo una lunga assenza seguita al viaggio americano di pacificazione tra l’a.d. Furlani e la proprietà. Repubblica parla di House of Cards rossonera e di lotta di potere. Secondo Sky Sport Paratici è in vantaggio su Tare per il ruolo di prossimo d.s. 

   La Stampa parla stamattina di mercato fantasma perché a 50 giorni dallo slot invernale dominano delusioni e comparse. Un terzo dei volti nuovi non raggiunge 90 minuti di gioco. Salama del Toro guida il gruppo dei 14 mai scesi in campo. Beppe Bozzo, agente FIFA e intermediario, dice che comprare bene si può ma a gennaio i migliori non si muovono [Tranne Kvaratskhelia], mentre Ariedo Braida considera che in inverno meno si opera e meglio è. In tutta evidenza si sta proponendo a De Laurentiis. 

 

 

52   I punti segnati dalla Virtus Bologna in Eurolega sul campo della Stella Rossa di Belgrado. La peggiore prestazione offensiva da molto tempo a questa parte, certamente dalla stagione del covid in poi. Sotto i 60 punti era rimasta due anni fa quando ne segnò 55 a Milano. Nona sconfitta di fila in Europa, la quinta tra campionato e coppa, una prestazione che Repubblica Bologna definisce sconcertante. Walter Fuochi ha scritto: Inghiottita dalla voragine del suo dissesto tecnico e del collegato dilagante malumore, la Virtus sparisce a Belgrado dentro la sua ennesima notte del terrore. Oggi è una squadra che non esiste, un’entità astratta incapace d’ogni elementare forma di gioco. Pare arresa dentro cuori e teste, ancor prima che incatenata alla propria pochezza

 

13   I muri di Civitanova in Gara-4 dei quarti di finale scudetto contro i 3 di Milano: la chiave per la vittoria in quattro set e la qualificazione alla semifinale. MVP il regista Boninfante, che dà sicurezza ai compagni e detta i ritmi distribuendo palloni per il top scorer Lagumdzija (18), Bottolo (15) e Nikolov (14) [iVolley Magazine

 

2.600   Gli spettatori a Cisterna di Latina per l’altra Gara-4  dei quarti di finale play-off scudetto di pallavolo. Ma ha vinto Trento con un Alessandro Michieletto da 16 punti

 

   

Tadej Pogacar alla Roubaix

La discussione è finita. Tadej Pogacar francamente se ne infischia di essere caduto alle Strade Bianche. Tutta la preoccupazione delle persone che lo circondano non lo intacca. Ha deciso di voler correre la prima Roubaix della sua carriera e la correrà. Il prezzo è la rinuncia alla corsa di domani, a un nuovo duello con Mathieu van der Poel per il quale Slalom aveva già fatto partire il conto alla rovescia. 

Dice L’Équipe che bisogna ringraziare Tim Wellens, se tutto questo alla fine è successo per davvero. Il 10 febbraio il belga è partito per una ricognizione degli ultimi 150 km del percorso e Tadej non ha voluto lasciarlo da solo, l’ha accompagnato e la strada gli è piaciuta. Così spiega Mauro Gianetti, il direttore generale della UAE. Si sono presi del tempo per riflettere con l’idea di fare un punto dopo la Milano-Sanremo: sono quelle situazioni in cui i dirigenti trovano che si debba fare una call per allinearsi, ma di certo lo saprete: chi è che al giorno d’oggi non fa una quotidiana call per allinearsi su qualcosa? Di solito sono delle call alle quali si arriva già skillati, la prossima volta per favore non ci facciamo riconoscere. 

Comunque. Alla notizia della ricognizione con Wellens, L’Équipe si era insospettita. Non si va nella foresta d’Arenberg in un giorno di riposo per turismo ma è pur vero che il processo decisionale non è stato così semplice come la squadra vorrebbe far credere, a partire da Fernandez Matxin, il direttore sportivo. Racconta di aver mandato un messaggio a Casamandrej Pogacar [perché lo chiamiamo così], un messaggio dopo la ricognizione per chiedergli se gli fosse piaciuta la giornata, si sono visti quarantotto ore dopo al Giro degli Emirati Arabi e tira a me-votta a te gli è parso l’anno perfetto per provarci. 

Con la doppietta Giro-Tour dell’anno scorso, diventata una tripletta con l’aggiunta del Mondiale di Zurigo e l’azione cominciata a 101 km dal traguardo, Tadej si è conquistato una certa libertà decisionale dentro la squadra, non può più essere considerato il ragazzino arrivato da Komenda a 18 anni, al quale per molto tempo hanno negato la partecipazione al Giro, la sua corsa preferita scrive il giornale francese. 

Possono ancora costringerlo a bere bustine da 77 grammi di Dragibus dopo una tappa, ma per il resto camminano sul filo del rasoio dei desideri della loro stella e cercano di non turbarlo.

La cosa vale anche per i piani delle corse. Allo scorso Tour ha mandato all’aria tutti i piani della squadra stabiliti la mattina per la tappa di Saint-Lary-Soulan. Ha improvvisato. La squadra non può più proibirgli nulla, sebbene il suo agente Alex Carera precisi con un filo di risentimento che no, Tadej non è il capo, rispetta le regole come gli altri. 

Il capo è Matar Suhail al-Yabhouni al-Dhaheri, il principale finanziatore del team, informato delle discussioni su Roubaix e poi della decisione presa martedì sera. 

Perché dietro la sua aria da guastafeste sorridente – scrive il giornale francese – Pogacar incarna il progetto degli Emirati Arabi Uniti a lungo termine. Ha prolungato il suo contratto fino al 2030. Matxin è uno dei d.s. della squadra, sta seguendo i corridori al Giro di Catalogna e ha detto che la Roubaix è sempre un  rischio. Se ne assume la responsabilità, se qualcosa dovesse andare storto, se qualcosa dovesse finire per compromettere i programmi della stagione [Tour+Vuelta+Mondiale in Ruanda]. 

Casamandrej ha deciso che vuole andare a vedere com’è fatto l’Inferno. 

   

La teenager filippina che ha battuto Iga Swiatek

Nella foto che gira da da ieri sera, c’è questa ragazza in toga da laurea che regge un diploma, in posa, al centro con Rafael Nadal alla sua destra e Iga Swiatek alla sua sinistra. Lei si chiama Alexandra Eala, filippina, ha un sorriso raggiante e sta salutando la fine del suo periodo alla Rafa Nadal Academy durante una cerimonia in cui la campionessa polacca è l’ospite d’onore. Siamo nel maggio 2023 e meno di due anni dopo la ragazzina ha tirato uno scherzo sublime alla numero 2 del mondo sui campi di Miami. 

Una sorpresa totale. Eala si allena ancora a Maiorca. È diventata la tennista #140 al mondo questa settimana, ma tutto sommato resta una sconosciuta per il grande pubblico. Questa settimana aveva già battuto una delle prime-30 al mondo come Jelena Ostapenko, poi la numero #5 Madison Keys, infine questa pazzesca vittoria contro una delle dominatrici del circuito. 

Dopo il match point, se ne è rimasta ferma per qualche secondo al centro del campo, immobile, ha detto di aver avvertito la sensazione che non tutto fosse ancora finito, voleva godersi quel momento di tempo sospeso. Il suo coach l’ha rimproverata. Le ha detto che invece avrebbe dovuto gettare la racchetta in aria, sdraiarsi sul cemento, forse avrebbe dovuto anche rotolarsi, saltare, ballare, quella roba là, perché chissà se mai la batti di nuovo la #2 del mondo che ha vinto cinque torni dello Slam. 

Eala è mancina. Scrive L’Équipe che ha costruito la sua vittoria con audacia e coraggio. L’audacia e il coraggio di rispondere colpo su colpo a Swiatek, fino al punto di costringerla a giocare spesso il dritto alla fine del primo set, quando la polacca parlava di continuo al suo box alla ricerca di qualche soluzione. 

Eala è entrata in tabellone con una wild card. Nella categoria juniores aveva vinto il titolo di Flushing Meadows 2022, e quattro anni prima il Petits As, il campionato mondiale non ufficiale per le Under-14. Sono i passaggi che hanno rafforzato nei suoi genitori l’idea di mandarla in Spagna a perfezionarsi da Nadal. Mercoledì scorso  è arrivato anche zio Toni al box. 

Secondo Lucile Alard de L’Équipe non ha mostrato segni di intimidazione giocando contro uno dei suoi idoli ed è stata invece un’immagine di compostezza mentre smantellava il servizio di Swiatek per prendere il controllo della partita, senza mai voltarsi indietro

[E del resto perché voltarsi indietro? Non sono mica i 1.500 metri]

Ora chi lo sa, vai a sapere, se Iga Swiatek era condizionata dell’incidente avvenuto al turno precedente, quando uno stalker si è presentato al campo per insultarla. Ha commesso 19 errori non forzati nel set di apertura e si è fatta rimontare un vantaggio di 4-2 nel secondo. Ha servito  per il set sul 5-4 e in quel momento ha subito l’ottavo break della partita. 

C’è stata una sorpresa anche in campo maschile, dove Sasha Zverev ha visto rotolare la sua testa di serie numero 1 sotto la ghigliottina tirata da Arthur Fils, l’emergente francese che così raggiunge i quarti di finale in un Masters 1000 per la seconda volta consecutiva dopo Indian Wells a inizio mese. Fils ha vinto in rimonta, nonostante avesse subito un break sul 3-1 nel terzo set, lottando contro un rovescio di solito assai affidabile ma che ieri sera non ne voleva sapere di entrare. Alla prossima se la vede con il diciannovenne ceko Jakub Mensik. 

   

Qualche intervista in giro 

 

  Federica Brignone

➣  Che cosa comporta essere numero uno: stimoli, pressione, appagamento?

«In realtà numero uno lo sono già stata e allora mi aveva messo pressione. A questo giro spero solo di essere soddisfatta. E comunque non cambia nulla essere numero 1 o numero due, ciò che sei non dipende dai risultati». [intervistata da Daniele Sparisci per il Corriere della sera]

 

  David De Gea

➣  Come ha iniziato a giocare?

«Da bambino per strada, poi nel fútbol sala, il calcetto. Ero più veloce rispetto a adesso. Un giorno mio padre, che era stato un portiere, mi comprò una porta e iniziai a tuffarmi».

➣  Si parla spesso della solitudine dei numeri uno, la conosce?

«Tante volte mi sono ritrovato da solo. Da piccolo se prendevo un gol sentivo il giudizio di chi era sugli spalti. Poi il passaggio dalla porta da calcio a 7 a quella regolare: la guardavo, mi sembrava enorme. Non ci si rende conto di quanto lo sia a quell’età. Adesso sono cresciuto, maturato. Ma la porta è sempre grande e il pallone a volte piccolo piccolo».

➣  Qual è il primo aspetto che nota in un portiere?

«La reattività, come cade, come blocca il pallone. Ammiro diversi portieri attuali, da giovane mi fermavo a osservare gli altri da dietro la rete cercando di rubare con gli occhi i loro punti di forza».  [intervista di Matteo Dovellini, Repubblica]

 

  Leo Junior

➣  Campioni come Vinicius, Rodrygo e Raphinha sembrano i propri sosia in nazionale. È un problema di mentalità?

«Stiamo soffrendo con una generazione di giocatori, quella degli ultimi 25 anni, molto diversa dalle precedenti. Noi dovevamo lavorare molto per meritarci la convocazione: ai miei tempi si diceva che il Brasile avesse almeno tre squadre di titolari, davamo l’anima per la nazionale. Oggi ci arrivano molto presto, quando perdono tornano nei loro club e sembra che non sia successo nulla». [intervista di Emiliano Guanella per La Stampa dopo la sconfitta del Brasile per 1-4 iin Argentina

  Giovanni Galeone e la pigrizia di Allegri

«Max è pigro e se glielo dici si offende. Livorno, suo padre, la famiglia alla quale è molto legato, Giorgio che gioca a calcio nella Juve e adesso Max è anche diventato nonno, Valentina gli ha dato due nipotini». 

➣  In una scala da 1 a 10 quanto è pigro? 

«Quando lavorò al Milan gli misero a disposizione un insegnante d’inglese per fare pratica tutti i giorni. Mai ascoltato, non ne aveva voglia». 

➣  Un limite notevole. 

«Lo sceicco del Psg telefonò pregandomi di convincerlo ad andare. Tre, quattro anni di contratto, Max avrebbe dovuto crescere Motta che allenava le giovanili e in seguito sarebbe passato in prima squadra. Vai a Parigi, gli ripetevo. Vacci, mister, vincerai tutto». 

➣  E lui? 

«“In Francia giocano a scapoli e ammogliati”. Che gli vuoi dire? Pensa che ha rifiutato il Chelsea due volte nello stesso anno, la seconda perché era appena morta sua mamma. Poi l’Arsenal dopo Wenger. Vedrai che si riprende, dicevo. Non si fidava del progetto. Anche il Manchester United e prima di tornare alla Juve, il Real Madrid». 

➣  La motivazione del no a Florentino? 

«Non ci vado per rispetto nei confronti dei club ai quali ho detto no». 

➣  Pure bugiardo. Pigro e bugiardo. 

«Ma allenatore straordinario. E un uomo leale, diretto. Sono stato fortunato».  [intervista di Ivan Zazzaroni, Corriere dello sport-stadio]

 

     

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