La linguaccia di Yildiz era già andata al servizio di Allegri, al servizio di Motta e stamattina diventa pure il poster della prima giornata trascorsa da Igor Tudor sulla panchina della Juventus. Ma c’è stato troppo calcio nella storia del calcio per non sapere che col bagliore di una sera si campa una sera. Soprattutto perché di un bagliore si è trattato, ma per stavolta ce lo facciamo bastare.
E dunque si vedrà, intanto stamattina è nel gioco delle parti sottolineare che il ripudiato Vlahovic è entrato nell’azione del gol [il Giornale] o che lo slalom vincente del 10 turchino è stato innescato da una rimessa laterale–lampo dell’allenatore in versione raccattapalle di Dortmund [il Corriere della sera].
Il corto muso che faceva orrore può essere un sollievo, come dice Antonio Barillà su la Stampa quando sottolinea che “basta poco, a volte, per essere felici. Un unico gol, seppur bellissimo, la vittoria contro una squadra sotto di 20 punti, un minimo di ordine, una grinta accettabile. Basta poco, dopo aver toccato il fondo. Per questo il popolo della Juventus applaude Tudor e sorride in maniera perfino eccessiva”.
Emanuele Gamba su Repubblica considera che “la Juventus è ora una squadra malaticcia, quindi già migliore rispetto a quella vuota e depressa che aveva indotto il cambio dell’allenatore. Se Tudor sarà la cura è ancora presto per dirlo, però intanto ha tirato giù una medicina che è qualcosa di più di un placebo, anche se la sensazione è che questi calciatori, più che guarirli, bisogna convincerli: di essere sani, e certe volte di essere calciatori. Si sono comunque visti un poco più di verticalità, o semplicemente meno orizzontalità, e senz’altro uno spirito diverso, anche se la squadra resta contagiata dalla paura. La Juve ha giocato così così una partita di livello tecnico scadente”.
Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello sport-stadio, scrive nel suo commento che “la prestazione della Juve, invero un filo più ordinata, non è stata esaltante e i progressi non così evidenti: contavano i tre punti e sono arrivati. Da tempo non solo a Torino la normalità è diventata la nuova rarità. Su una rara normalità ha investito Igor Tudor alla prima uscita: la sola concessione alle intuizioni, Nico a tutta fascia. Il resto, nella logica delle cose, della sua storia e del momento, compresa la presenza di Elkann che allo stadio mancava da un po’”.
È quello che La Stampa definisce elogio della semplicità oppure con Giulia Zonca la mano di Igor: “Questa Juve non è ancora di nessuno e non è detto che diventi sua. La casa resta da costruire e in questi tre mesi si tratta più che altro di rendere abitabile quel che esiste, di lasciare a Yildiz la libertà per esprimere un talento evidente, di ridare un’aggiustata generica: tipo il riscaldamento della panchina a prescindere da chi entra. Banalità, accortezze, furbizie, abbracci. Per il resto ribussare più avanti”.
COSA RESTA DI MOTTA
Ma Thiago Motta ha fatto anche cose buone. Ce lo ricorda Rivista Undici sottolineando che “il lascito più importante (probabilmente l’unico) dell’ormai ex allenatore bianconero è la valorizzazione dei giovani”. La Juventus è l’unico club italiano tra i primi venti in Europa per spazio concesso in campo ai giocatori Under-21, si trova al 13esimo posto tra i due Manchester e davanti al Real Madrid. Undici dice che dal punto di vista patrimoniale “la valorizzazione di Yildiz e di tutti gli altri giovani della rosa è un aspetto da non sottovalutare. Certo, contano ben di più la qualità e i risultati: il fantasista turco è primo per presenze stagionali nella rosa bianconera (41), ma soprattutto nell’ultimo frangente dell’era Motta è apparso in difficoltà – fino al battibecco finale che sta rimbalzando sui quotidiani in questi giorni. Nel complesso però il trend è evidente. 7.653 minuti concessi a dieci giocatori sotto i 21 anni. L’ormai ex allenatore ha svezzato Mbangula e Savona, facendo assaggiare la Serie A a Rouhi e Adzic, fino a ritagliare un ruolo centrale – forse l’aspetto tecnico più positivo del suo percorso – a Khéphren Thuram. Il fratello di Marcus è appena uscito dall’Under 21 anagrafica in senso stretto, ma è stato di gran lunga preferito a tutti gli altri più esperti centrocampisti a disposizione”.