Il falso mito degli scontri diretti

Non sono quasi mai gli scontri diretti a decidere i campionati. La ragione è di aritmetica elementare. Gli scontri diretti assegnano una mole di punti inferiore a quelli che sono in ballo con le squadre della seconda metà della classifica. Chi si dà alla fuga e diventa imprendibile, lo fa perché non lascia scampo. Arraffa tutto quel che può e dietro non sanno fare altrettanto. Ma pure quando i campionati finiscono testa-a-testa gli scontri diretti sono una spiegazione ingannevole, sono una moneta falsa.
È un’antica lezione del calcio, sperimentata e imparata già quando la vittoria valeva 2 punti e non 3, figuriamoci oggi. La Fiorentina del ‘69 vinse il campionato con 4 punti di vantaggio sulla coppia Cagliari e Milan, senza mai battere né Cagliari né Milan, né all’andata né al ritorno. Il Cagliari l’anno dopo festeggiò con gli stessi 4 punti di vantaggio sull’Inter, ma lasciandone all’Inter 3 su 4 negli scontri diretti. Nel campionato del ‘76-77 il Torino sommò 50 punti sui 60 possibili, ne portò via 3 su 4 alla Juventus, ma la Juventus arrivò prima con 51. Ai granata di Gigi Radice erano stati fatali gli 8 pareggi contro 5.
Uno storico scudetto al Perugia sfumò nel ‘79 per tre punti di differenza dal Milan, ma contro i rossoneri il Perugia non perse, anzi non perse mai per tutto il campionato, fu invece una zavorra pareggiare 19 partite su 30, tre delle quali contro Lanerossi Vicenza e Verona, due squadre che sarebbero retrocesse.
Anche alla Juventus è capitato di vincere il titolo ‘81 con 2 punti appena sulla Roma senza mai batterla, con due 0-0 negli scontri diretti. Tutto fu deciso altrove, era l’anno del gol di Turone. Né la Juventus avrebbe battuto la Fiorentina l’anno dopo [due 0-0], bruciandola però sul traguardo dell’ultima giornata con un rigore di Brady a Catanzaro e un solo punto di scarto, mentre i viola pareggiavano sul campo del Cagliari quintultimo, e dopo aver fatto lo stesso in casa del Como retrocesso. La Roma di Liedholm fu campione 1983 con +4 sulla Juve di Platini, nonostante una sconfitta e un pareggio negli scontri diretti. Il Napoli di Maradona vinse lo scudetto ‘87 lasciando 3 punti su 4 all’Inter.
Mettiamo un cerchio intorno alle date delle grandi sfide in calendario, e invece le cose succedono un po’ per volta. I più grossi sprechi d’acqua non si contano quando scoppiano i tubi, ma quando i tubi gocciolano. Se lo scudetto del 2002 finì a Torino [Juventus 71, Roma 70, Inter 69] non fu perché Lippi batté le sue inseguitrici: fece un pari e una sconfitta con la Roma, due pareggi con l’Inter. Quello scudetto è finito a Torino perché l’Inter inciampò nel 5 maggio, e prima ancora perché non aveva saputo vincere a Venezia, ultima in classifica con 18 punti in 34 domeniche. Lo stesso era successo nel ‘72. La Juventus aveva vinto quello scudetto sorpassando il Milan all’ultima giornata, non per averlo messo sotto nei faccia-a-faccia [due pareggi, due volte 2-2] , ma perché il Milan aveva conosciuto la fatal Verona. E sui due punti di vantaggio del Milan di Pioli sull’Inter nel 2022 possiamo discutere per ore: se furono il prodotto del rigore parato da Tatarusanu nel derby oppure il frutto dell’errore di Radu a Bologna.
Può bastare? Forse no, forse non ancora. Forse finiremo per iscrivere anche questo campionato all’elenco. Un sospetto che paradossalmente arriva nella domenica in cui Simone Inzaghi ha vinto a Bergamo uno di quegli scontri diretti che ogni tanto gli vengono rimproverati di non dominare abbastanza. Ma Inzaghi non se n’è preoccupato. I punti negli scontri diretti sono 12, facciamo che davvero valgano il doppio come ci diciamo si arriva a 24. I punti in palio con le squadre dal decimo posto in giù sono 66.
Il +3 sul Napoli di stamattina è solo superficialmente figlio del 2-0 di ieri sull’Atalanta. È molto più apparentato invece con i soli 4 punti lasciati dall’Inter alle squadre parcheggiate nella parte destra della classifica, quella zona dove lo sperpero del Napoli ha toccato i 10 punti dopo lo 0-0 di Venezia. Una differenza di 6 che fa passare da un possibile +3 a un sicuro -3, per tacere degli altri 4 punti lasciati da Conte nelle due trasferte di Roma, due partite che erano sull’1-0 ancora fino all’87esimo minuto. Anche i punti lasciati dall’Atalanta alla parte destra della classifica sono tantissimi: 11. È così che sfioriscono gli scudetti, nella distrazione delle domeniche ordinarie.