Lo Slalom del 4 febbraio | Cosa leggere, sapere e vedere

 

 

martedì 4 febbraio 2025

 

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|   Il buon senso c’era, ma se ne stava nascosto per paura del senso comune

Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi

DISCUSSIONI

Il tennis, i gesti bianchi e il buon senso

Lo strano caso di Belgio-Cile in Coppa Davis

    È successa questa cosa in Coppa Davis, l’avrete vista. La partita tra il belga Zizou Bergs e il cileno Cristian Garin si è conclusa domenica sera con un occhio gonfio, la richiesta di una squalifica e un incidente internazionale. Sarà colpa di Piqué. 

Nel terzo set della partita, con un passante di dritto Bergs ha tolto il servizio a Garin [chissà se si può dire ancora togliere il servizio] e si è portato sul 6-5. Sarebbe andato a servire per il match. Sarebbe. Ma non è andato. È scattato verso la rete per esultare ed è balzato in aria proprio mentre l’altro stava attraversando il piccolo corridoio laterale tra il net e le sedie per tornare al suo posto. Bergs ha travolto Garin, l’ha colpito al volto con la spalla destra, il cileno si è mantenuto l’occhio destro ed è caduto a terra. E non c’era neppure Carmando là vicino. 

Così Bergs ha innescato una straordinaria catena di eventi, a partire da una disputa tra Garin e il suo medico, dibattiti sulle regole del tennis e quello che il comitato olimpico cileno ha pubblicamente definito un vergognoso incidente internazionale. 

Eh, sono giorni così. Sono giorni di linguaggio disinvolto. Domenica mattina c’era un editoriale che definiva la vicenda di Roccaraso la fine della civiltà. Non i barconi nel Mediterraneo: i poveri a Roccaraso. Ora c’è il vergognoso incidente internazionale dei cileni. Va così. Passerà. 

La faccenda è finita con una serie di penalità progressive inflitte a Garin per essersi rifiutato di tornare in campo, fino a perdere il game, il set e il match. L’incidente è avvenuto con il Belgio in vantaggio per 2-1. Così il Cile è stato eliminato. Dice The Athletic che dopo essere andato a terra Garin si è rialzato ma sembrava scioccato e disorientato. Bergs si è scusato all’istante, prima che l’arbitro Carlos Ramos desse anche a lui un’ammonizione per condotta antisportiva. Esultava come uno Zizou. L’altro Zizou. Lo sapete come sono fatti i calciatori, questi barbari. Ma è escluso che stavolta si sia trattato di una testata. Già è qualcosa. 

Il Cile si è infuriato per quella che ha considerato una punizione blanda, troppo blanda, Garin lo diceva e lo ripeteva già mentre riceveva le cure mediche. Voleva che Bergs fosse punito più severamente, squalificato, incarcerato, tenuto in un campo di prigionia, forse la pena di morte, chi lo sa, chi può dirlo, i tempi sono questi. Ma dopo tanto novecentesco drama, appena è rientrato negli spogliatoi ha preso il telefono, si è scattato un selfie allo zigomo tumefatto e lo ha messo in una storia su Instagram. Ecco qua. Stava molto male, in tutta evidenza.

Secondo il regolamento della Coppa Davis, i membri di una squadra non devono in nessun momento abusare fisicamente di alcun avversario, spettatore o altra persona all’interno dell’arena. L’abuso fisico è il contatto non autorizzato. Il salto di Bergs su Garin potrebbe essere considerato tale e secondo il regolamento l’arbitro ha l’autorità di sancire una sconfitta per una violazione del genere. 

Garin era a quattro punti dalla sconfitta e voleva la partita vinta a tavolino. Se la sua richiesta fosse stata accolta, il match sarebbe andato sul 2-2 con una partita finale da giocare tra Nicolas Jarry [#38 al mondo] e l’adolescente Alexander Blockx. Ti piace vincere facile [qui si sorvola sulla finale di Coppa Davis del ‘76]. 

Perché Bergs non è stato punito? L’arbitro Ramos, lo stesso che era sulla sedia durante la finale degli US Open tra Serena Williams e Naomi Osaka nel 2018, ha spiegato che lo scontro gli è parso mooooolto fortuito, per niente intenzionale. «Nulla di ciò che è accaduto durante la partita può far pensare a qualcuno che non sia stato un incidente», e qui già si avverte in sottofondo la voce di Vichi di Casa Pound che chiede e allora le foibe, eh, e allora Jannik Sinner, e allora la sua contaminazione da doping, eh, non è forse un incidente, cosa c’è di intenzionale, eh, perché voi invidiosi e odiatori lo volete punire?

Ramos ha detto che il medico super partes del torneo aveva autorizzato Garin a continuare, anzi, stava pure commettendo una violazione della regola sul tempo, ritardando l’ingresso campo nel tempo assegnato al cambio. I regolamenti, tuttavia, non fanno riferimento alla volontarietà o all’intenzionalità del contatto fisico, né il via libera del medico – fa notare The Athletic – avrebbe dovuto influire sulla decisione di Ramos. 

Tutti se lo ricordano. Novak Djokovic è stato squalificato per una pallata involontaria a una giudice di linea, Alex Michelsen lo stesso per una la palla tirata tra la folla nella finale di Winston-Salem dell’anno scorso, Terence Atmane al Roland-Garros per un episodio del genere: tutti fuori indipendentemente dal fatto che uno spettatore si sia fatto male o meno. 

Ma è anche vero che Garin non è stato squalificato. Non tecnicamente. Se avesse ricevuto il penalty point e il penalty game in un altro momento della partita, quando non era a un passo dalla sconfitta, non avrebbe perso. Garin diceva di non essere in grado di giocare, diceva di aver perso conoscenza per tre secondi, anche se il medico della squadra cilena – il medico della squadra cilena – mmm, sostiene che il giocatore si sta sognando i pesci a mare, non scherziamo con le cose serie, ma quale perdita di conoscenza. 

Il capitano della squadra cilena, Nicolas Massu, ex campione olimpico di singolo e doppio, coach agli US Open 2020 di Dominic Thiem, ha detto che un’ora e mezza dopo il fattaccio nessuno aveva ancora rivolto delle scuse ai cileni e nessuno aveva chiesto come si sentisse Garin. 

La Federazione internazionale del tennis che gestisce la Coppa Davis [ITF] parla di «situazione rara, sfortunata e molto delicata, nella quale tutti i soggetti coinvolti, compreso il medico indipendente del torneo, hanno svolto il loro compito basandosi su regole e procedure. Comprendiamo le emozioni legate a questo insolito incidente, ma la decisione finale è stata presa dopo aver considerato tutti i fatti e le circostanze uniche che lo hanno determinate». Insomma: Ramos ha fatto bene. Non dai partita persa a un giocatore che sta andando a servire per il match se quello esultando ha urtato con la spalla l’avversario al cambio di campo. Neppure se si chiama Zizou. 

Il comitato olimpico cileno non è d’accordo, Garin ha riaperto Instagram e ha detto di essere turbato e incredulo, altro che, dice che un simile vergognoso incidente internazionale non deve restare impunito. Peccato non ci sia un torneo a L’Aja: potevano risolverla lì. Un portavoce di Tennis Belgium ha dichiarato a The Athletic il proprio rammarico per «lo sfortunato scontro, un momento di disattenzione derivante dall’entusiasmo, senza alcun intento malevolo. Chiediamo calma e obiettività» 

The Athletic considera che si tratta di un incidente piuttosto strano. Sebbene non ci sia nulla di male nel festeggiare con entusiasmo, c’è stato un elemento di sconsideratezza nelle azioni di Bergs. Poteva anche essere dichiarato colpevole. Sarebbe stato un modo terribile di perdere una partita. La rabbia di Garin è del tutto comprensibile ed è difficile sapere esattamente quanto dolore provasse, ma ora dovrebbe pentirsi di non aver messo da parte il suo senso di indignazione e di non aver cercato di concludere una partita che poteva portare al tie-break

Il Cile è fuori, il Belgio andrà in Australia a giocarsi un posto per la Final 8 di novembre a Bologna. Più in generale – dice The Athletic – l’incidente aprirà il dibattito su cosa sia o non sia accettabile su un campo da tennis. Alcuni sostenitori avranno apprezzato la passione nella celebrazione di Bergs, altri penseranno che si sia trattato di una violazione piuttosto chiara delle regole e che non sia stata punita in modo appropriato. Ripropone inoltre un dibattito sull’incoerenza nell’applicazione delle regole, in particolare sulle inadempienze che dovrebbero essere punite indipendentemente dal contesto e dall’impatto.

Ora è chiaro come va a finire. Appena raccontano tutto a Sacchi e Van Basten, rivogliono lo scudetto della monetina. 

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23 APRILE 1990

    EUROGOL

Il portiere che non ricorda di esserlo stato

Pascal Rousseau è stato uno dei migliori portieri francesi della fine degli anni ’80. Ha giocato con il Laval, con il Marsiglia di Tapie nell’anno dello scudetto ‘90, principalmente è stato al Rennes. È stato un nazionale Under-21. In Italia potrebbe essere stato un Ottorino Piotti. Solo che Pascal Rousseau non se lo ricorda, non ricorda più niente della sua vita precedente il marzo del 2019. Una amnesia, un buio totale. Non ricorda neppure l’infortunio al ginocchio che ha messo fine alla carriera. 

Una mattina sta parlando con sua moglie. Lei esce dalla stanza, lui si alza, cade e si sveglia in ospedale. Non sa come si chiama, non sa che l’infermiere che lo saluta è il suo più caro amico da vent’anni. Tutta la memoria cancellata. Tutta la sua vita da riscoprire. Con la moglie non ce l’hanno fatta. Erano all’improvviso due estranei. Si sono lasciati. Rousseau ha riscoperto i pezzetti di quanto aveva vissuto con i diari che sua madre aveva conservato, con i vecchi post sui social network. La diagnosi è nevrosi dissociativa retrograda, una amnesia funzionale, del tutto psicologica, secondo il suo psicoterapeuta. A un certo punto il corpo blocca il recupero dei ricordi. Succede quando quelli troppo dolorosi generano uno stress insormontabile. 

È come quando saltano i fusibili in un circuito elettricospiega stamattina L’Equipe in due pagine dedicate alla storia del portiere. Alcuni ricordi riaffiorano con un’immagine, un aneddoto, un’atmosfera, un’emozione. È un po’ come la madeleine di Proust

«La mia vita è stata stravolta. Ho sviluppato una specie di ipersensibilità. Ho capito che mia moglie era mia moglie quando una volta l’ho presa in braccio. Sono stati anni difficili. La mia famiglia si è dispersa. È stato complicato capirmi per le persone intorno a me. Ho dovuto anche accettare che non mi credessero. Ho deciso di andare avanti. Ho fatto ricerche continue sulla mia vita. Quando qualcuno mi spiega qualcosa, lo registro. Mi hanno detto che ero un calciatore, ma non conosco la mia carriera. Vedo che ho giocato con Enzo Francescoli e Jean-Pierre Papin. Mi sono rivisto in qualche filmato. Mi sono messo in porta per vedere se ricordo come si fa. So come tuffarmi, so come parare le palle. Sto addirittura pensando di ricominciare ad allenare i portieri. Come faccio? Non lo so»

Il suo lavoro è di consulente per mutui e pianificazione pensionistica. Ha ripreso rapidamente le sue competenze. Nell’ottobre del 2023 è tornato allo stadio a Rennes e l’accoglienza è stata memorabile. Ha rivisto pure certi amici lasciati nel 1989, Moune e Boubou. «Non ho più alcun ricordo di voi – gli disse – ma è come se vi conoscessi da una vita»

  L’Equipe: “Bennacer nel deserto” – Oltre al versatile terzino Amar Dedic, l’OM ha attirato negli ultimi istanti del calciomercato invernale anche il centrocampista del Milan, il cui arrivo è stato ufficializzato ieri sera | “Il Lens ha tentato Under” | “Cherki, i 22,5 milioni di euro del Dortmund non sono stati sufficienti” 

Le Figaro: Intervista a Stéphanie Frappart: «Sogniamo più di essere Mbappé che Frappart» 

L’EDICOLA

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La Coppa di Francia: un altro Pollicino contro il PSG

È tradizione secolare della Coupe de France mandare in scena partite così, “alimentare la sua leggenda“ dice L’Equipe con “storie di Pollicini, di  Davide che sconfiggono Golia“. Il PSG è stato un pennuto maltrattato dal Clermont nel 1997 e dall’Évian-TG nel 2013, ma ora ha “le sembianze di un uccello rapace” alla vigilia della partita con  il Le Mans, squadra di Serie C. Ha già dovuto frustrare il sogno senza ma senza se senza te, il sogno disperato dei tifosi dell’Espaly [Quinta Divisione] agli ottavi di finale. Non sono dei sentimentali, ‘sti parigini. Il PSG ha traiettoria chiara dentro i confini e una decisamente più incerta fuori. Negli ultimi diciassette mesi ha subito una sola sconfitta contro una squadra francese, il 12 maggio 2024 dal Tolosa [1-3, 33esima giornata di L1]: non una partita senza posta in palio. La sensazione di questa vigilia è che non si lascerà spiazzare da una squadra in terza divisione per la quinta stagione consecutiva.

Thierry Gomez, il presidente, dice che questa partita è un regalo, un premio agli sforzi, eccetera eccetera. Le Figaro racconta “la tortuosa storia“ del Le Mans, “squadra sexy, stadio fantasma, crisi finanziaria, rinascita fulminea“.

Prima di questo stallo, in effetti, l’ascesa dalla Quinta Divisione alla serie B in tre anni aveva deliziato i tifosi. In panchina siede Patrick Videira, 47 anni, proveniente dal Furiani-Agliani [Quarta Divisione]. Dice di capire l’impazienza dei tifosi, quella voglia di fare le cose in fretta, di correre: del resto siamo o non siamo a Le Mans? Vorrebbero fare tutto in 24 ore [battuta]. Comunque la squadra adesso è al sesto posto, imbattuta da nove partite tra Coppa e Campionato: dal 30 novembre. “È un punto luminoso sufficiente per immaginare un finale di stagione incantevole?” scrive L’Equipe. La risposta – come sanno gli affezionati di Slalom – è la solita. E noi che ne possiamo sapere?

L’Equipe dedica un pezzo anche a Vito Mannane, portiere di riserva del Lille che prende la ribalta in Coppa: oggi la squadra gioca il suo ottavo di finale contro il Dunkerque, serie B. “Don Vito vede lontano” – dice il titolo. 

 

    INGHILTERRA

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Il mio vicino Ed Sheeran fa il tifo per l’Ipswich

Framlingham, 3.000 abitanti in campagna, venti miglia all’incirca da Ipswich. È il guscio di Ed Sheeran, la pop star che a un certo punto può capitare di incrociare passeggiando per le stradine che conducono alla piazza centrale. Tutti nel paese hanno il loro piccolo aneddoto da riferire, per esempio quando nel piccolo studio di registrazione che si è finanziato e costruito da solo una mattina hanno visto che entrava Taylor Swift. Tutti sanno esattamente dove Sheeran abita, lo lasciano in pace. 

L’Équipe Magazine è andato a sentire un po’ di persone per cucire tutto insieme e raccontare pure della passione calcistica di Sheeran per l’Ipswich Town. L’arrivo dei nuovi proprietari è stata l’occasione per prendere parte al progetto, innanzitutto sponsorizzando le maglie con il nome del suo tour, poi partecipando allo sviluppo della terza divisa nera dell’anno scorso. In  estate è diventato azionista del club con una quota dell’1,4%. In città amano raccontare che avrebbe convinto un giocatore a firmare con una videochiamata, si vocifera che si tratti di Liam Delap del Manchester City.

Alla periferia di Portman Road – si legge – un enorme murale raffigura Ed Sheeran da bambino e da adulto, tifoso dell’Ipswich. A due passi ci sono le statue delle leggende Kevin Beattie [giocatore dal 1972 al 1981], Bobby Robson e Sir Alf Ramsey, che hanno guidato la squadra al titolo nel 1962 e l’Inghilterra al titolo mondiale nel 1966.

IL CALCIO ITALIANO

Due cosine sul mercato chiuso a mezzanotte

La sessione invernale del mercato si è chiusa a mezzanotte, così da domani mattina possiamo cominciare a leggere pezzi su quella dell’estate prossima. Stamattina no, stamattina è ancora analisi. Il Corriere della sera dice che con Felix è gran Milan. João è quel ragazzo definito una volta un calciatore trasformato in un prodotto finanziario, l’emblema perfetto del cinismo del calcio, dell’irresponsabilità di chi ne manovra i fili, delle logiche esogene che lo governano, e di quanto smisuratamente si sta gonfiando la bolla speculativa [Pippo Russo, Domani]. 

Anche Sottil e Bondo sono rossoneri. Il Napoli ha cercato Garnacho, ha cercato Adeyemi, si stava accontentando di Saint-Maximin, alla fine ha immaginato di trovare il sostituto di Kvaratskhelia in Okafor. Dopo Okafor c’era Causio. Lentini aveva detto di no. Fagioli ha lasciato la Juventus per andare a Firenze, dov’è arrivato pure Zaniolo, finalmente libero di togliersi la maglia dopo un gol, libero di esultare senza violare la sobrietà a cui tiene molto Gasperini. 

Paolo Condò sul Corriere della sera si occupa della nuova rivoluzione in corso e in corsa firmata dal Milan. Gimenez e Joao Felix cambiano volto all’attacco del Milan, sono la spada e il fioretto, possono alternarsi fra Leao e Pulisic ma anche giocare assieme. Walker ha debuttato discretamente nel derby, di certo è sia bravo che anziano, vedremo se bravo ma anziano oppure anziano ma bravo

  Corriere della sera: L’Inter ha i nervi tesi. E senza rotazioni rischia di rallentare – Marotta: «Polemiche? Meglio non parlarne»

Repubblica: Diavolo, che colpi. Joao Felix chiude un mercato super

La Stampa: Colpi da Champions

La rielezione di Gabriele Gravina in Federcalcio

Repubblica: Un faro acceso sui conti dell’Inter

Corriere della sera: Gravina riunisce (per ora) il calcio. «Le priorità: Mondiali e riforme» – Plebiscito per il candidato unico, Juventus in Consiglio federale dopo 7 anni” 

Repubblica: Il tris di Gravina senza avversari. Stoccata alla politica” – Il presidente della Figc rieletto con il 98,68% dei voti. Abodi lo punge, Infantino va via prima della proclamazione. Matteo Pinci chiude la sua cronaca dall’assemblea del calcio scrivendo che il ministro per lo Sport ha chiamato in causa la Figc per «l’applicazione non sempre puntuale delle regole» nel controllo sui bilanci delle squadre. Rispondeva alle domande su un’inchiesta di Report e sulle «pressioni per non fare escludere l’Inter dal campionato» denunciate da Sigfrido Ranucci. Argomento su cui la procura federale della Figc – scrive Pinci – ha acceso ieri un faro che potrebbe diventare presto un’indagine ufficiale.

La Stampa: La longevità di Gravina e il ritorno della Juve nel Consiglio Figc” – Gugliemo Buccheri ha scritto: Non c’è Lotito e non c’è De Laurentiis nella sala del consiglio di via Allegri. Ci sono la Juve, l’Inter e l’Udinese con Milan, Atalanta, Bologna e Cagliari membri del comitato esecutivo della Lega di Serie A: la formazione è pronta a giocarsi la partita più delicata. Il nostro calcio chiede il riconoscimento di «impresa sociale»: i tranelli, le menzogne, le calunnie, sostiene Gravina, sono state smascherate.

Gli affari degli inglesi

Anche in Premier tutto si è compiuto alla mezzanotte, quando le zucche sono rimaste zucche e chi non ha una carrozza vera se la fa a piedi. In omaggio forse a uno dei romanzi più citati di Alberto Moravia, il Manchester City ha fatto le cose di sempre, ha speso un po’ di soldi, stavolta 50 milioni di sterline, e si è comprato un giocattolo nuovo, il centrocampista Nico González, ovviamente spagnolo, nel tentativo di rimediare al vuoto di Rodri. Tom Allnutt sul Times dice che González legge il gioco come Rodri e che Pep ha un giocatore brillante da plasmare. Può avere dei difetti difensivi, ma l’allenatore del Manchester City deve essere stato attratto dalla sua intelligenza e maturità

Martyn Ziegler, sempre sul Times, ha scritto che il City acquista in grande quantità ma con prudenza, pare un controsenso, ma perché stupirsi, gli inglesi sono maestri di ossimori, la poesia di John Donne ne è piena. E dunque il City che raramente ha speso soldi a gennaio, stavolta ha eclissato tutte le altre squadre della Premier League messe insieme

Nell’analisi del Times di fine mercato, una fiche sul tavolo dei sogni l’ha gettata pure il Tottenham andando a prendersi Mathys Tel dal Bayern, un giocatore che ha un disperato bisogno di giocare e che deve ancora esprimere il potenziale individuato dai tedeschi quando lo hanno acquistato dal Rennes nel 2022. Tel è un adolescente libero e impavido con un repertorio completo. Gli piace ingannare i difensori con colpetti di tacco e tocchi di suola. La sua caratteristica più grande è il primo tocco. È dotato di velocità e in quanto destro gli piace giocare all’ala sinistra, ricevere la palla e buttarsi dentro. Tuttavia tutto il talento del mondo è inutile se non giochi.  

Non è molto tecnica come analisi, non ci sono mappe di calore, dati, statistiche, ma in effetti vai a dargli torto, a questi del Times

  VITE OLIMPICHE

Le Olimpiadi francesi stanno ai piedi di Pilato

Era ovvio che la Francia si rivolgesse  a Martin Fourcade quando le sono stati assegnati i Giochi invernali del 2030. Era la figura più immediata a cui rivolgersi per offrirgli la guida del comitato organizzatore. Sette medaglie olimpiche di cui cinque d’oro, 13 titoli Mondiali nel biathlon, 7 Coppe del mondo fra 2008 e 2020, un membro del CIO. Una specie di sinonimo di sport invernali, il candidato ideale per questa nuova avventura olimpica francese, il Tony Estanguet della neve. Come Jean-Claude Killy era stato il volto di Albertville 1992. Così stamattina è grosso lo scalpore per la sua rinuncia: L’Équipe dedica l’intera prima pagina alla sua retromarcia, una nuova conferma della distanza che esiste tra la cultura sportiva dei francesi e quella di noi italiani, la distanza dei loro interessi editoriali e i nostri. 

È successo che gli uomini forti delle due regioni alpine interessate, Renaud Muselier e soprattutto Laurent Wauquiez, sono apparsi riluttanti a cedere le chiavi del progetto a Fourcade, nonostante il favore della presidenza della Repubblica e del CIO. Tra le critiche rivolte al 36enne ex biatleta, le sue opinioni politiche, considerate troppo di sinistra, la sua candidatura anticipata da L’Équipe lo scorso ottobre, il suo desiderio di mantenere i contratti con Rossignol che sollevano lo spettro del conflitto di interessi e recentemente il rifiuto di disporre la sede del comitato organizzatore a Lione anziché in montagna

Fourcade allora fa un passo indietro. Non Giochi più, me ne vado. Modalità di governo, prospettive, visione, l’ancoraggio territoriale: sono i temi che Martin Fourcade ha definito fondativi e sui quali gli pare che esistano posizioni inconciliabili, senza dubbio un sollievo per Renaud Muselier e Laurent Wauquiez considera Clémentine Blondet nell’editoriale di apertura del giornale, nel giorno in cui a Saalbach cominciano i Mondiali di sci alpino, a un annodue giorni dalla cerimonia d’apertura di Milano-Cortina. 

La constatazione – dice – è soprattutto quella di uno spreco. Perché da agosto l’entusiasmo post-Olimpico di Parigi 2024 ha avuto tutto il tempo di raffreddarsi. Diverse città o stazioni sciistiche hanno approfittato di questi mesi di procrastinazione per cercare di promuovere i propri interessi locali. La telenovela Fourcade non ha fatto altro che penalizzare in anticipo chi guiderà il comitato organizzatore del 2030. Due settimane prima del lancio ufficiale, questa posizione così simbolica dovrà essere assegnata con urgenza. Nella corsa di lunga distanza che è un’organizzazione olimpica. perdere tempo e poi dover sprintare non è mai senza conseguenze

  Corriere della sera: Gas come doping, il ciclismo vieta il monossido” – Stop alle inalazioni per i corridori, migliorerebbero le prestazioni ma sono pericolose

NEVI

I Mondiali di sci si aprono con una gara Frankenstein, uno slalom parallelo, ma non solo parallelo anche a squadre, ma non solo a squadre anche squadre miste. Se Mameli già vi ruggisce dentro, placatelo con quattro nomi italiani: Alex Vinatzer, Filippo Della Vite, Lara Della Mea e la debuttante Giorgia Collomb, 18 anni, alla prima gara d’élite: una Lara Colturi se non Lara Colturi non se ne fosse andata a gareggiare sotto la bandiera albanese, dove le garantivano di poter tenere un team privato [la mamma]. 

La formula del Frankenstein prevede quattro scontri diretti: sul 2-2 si passa al conteggio dei tempi. L’Italia debutta agli ottavi di finale contro l’Ucraina [Anastasiia e Kateryna Shepilenko, più due tra Mariichyn, Filiak, Shepiuk e Tsybelenko]. Le sorelle Shepilenko sono figlie di Julija Charkiwska, fuggita con loro dal paese dopo l’invasione della Russia attraverso la Polonia fino al Kaunertal, dove vivono da allora.

Ai quarti di finale per l’Italia si prospetta la Francia [Direz, Lamure, Anguenot e Favrot, con Cerutti e Loriot riserve]. Nella stessa parte del tabellone c’è l’Austria e arriverà la vincente di Svezia-Repubblica Ceca. Nella parte alta la Svizzera [Holdener, Darbellay, Tumler e Aerni] è la testa di serie numero 1. 

La montagna su cui si svolgono le gare si chiama Zwölferkogel. Una pista è intitolata a Ulrike Maier morta in un incidente nella discesa libera a Garmisch-Partenkirchen nel 1994, oro mondiale nel Super-G proprio a Saalbach nel 1991. L’altra pista si chiama Cristallo di ghiaccio. Per gli spettatori con gli sci ai piedi sono previsti dei punti lungo il percorso per seguire l’azione, per gli altri con gli scarponi è stato costruito uno stadio di arrivo con una capienza di 15.000 tifosi. Oh, poi c’è pure chi non ha mai messo gli sci ai piedi, nemmeno una volta, nemmeno in gita con una tik-toker, preferisce le pantofole, il termosifone, e se la guarda da casa. 

L’Equipe indica le tre stelle più attese dei Mondiali in Marc Odermatt che cerca una tripletta [discesa, Super-G e gigante], Mikaela Shiffrin appena rientrata dall’infortunio, l’attrazione Lindsey Vonn, che ieri ha parlato di sessismo a proposito delle critiche che ha dovuto fronteggiare col suo ritorno in pista a quarant’anni. Le sì e Marcel Hirscher no. 

La Stampa intervista Marc Girardelli con Daniela Cotto. «I protagonisti saranno i giovani, anche se il favorito resta Marco Odermatt. È di un’altra categoria. Il suo asset è la forma fisica e la capacità di rischiare. Ha un fisico incredibile, questo gli permette di avere più pressione in curva. È alto 1,82 ma sotto la tuta spuntano muscoli da body builder. Il re sarà sempre lui». Gli italiani? «Non vinceranno molti ori. Se Vinatzer riuscirà a conquistare una medaglia sarà già un successo. Nessuno si aspettava il suo secondo posto in slalom a Kitzbuehel. Ma è forte anche in gigante, ora è libero di rischiare, ha un’ottima tecnica e senza freni ha chance di podio. Poi c’è Paris, un fuoriclasse, si scatena quando sale la tensione. Ma per la libera punto su Franjo von Allmen, lo svizzero. Le soddisfazioni vi arriveranno dalle ragazze in superG, discesa e gigante. Goggia in velocità è favorita, più delle svizzere. Ma anche Brignone va forte in discesa, è stata una sorpresa. Il bello di Federica è che rischia anche se le condizioni sono difficili. Secondo me farà bene pure in gigante, ha carattere. Ho sciato con sua mamma, Ninna Quario, a volte ci sentiamo e mi racconta della figlia. Poi c’è Marta Bassino, mi sembra in crescita, deve difendere il titolo in superG».

  Reportage de L’Equipe dalla Turchia per seguire la nuova duplice avventura di Jean Patry al Galatasaray e di Earvin Ngapeth al Fenerbahce

 

     IL TELECO-SLALOM

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17.00  Il meeting di Ostrava

Il debutto stagionale di Mattia Furlani e di Leonardo Fabbri: guida alle gare

Le Coppe europee di basket: le eccellenze da guardare partita per partita

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