Il passato è solo una storia
che raccontiamo a noi stessi
Scarlett Johansson in “Lei”
discussioni
Lo Bello querela Van Basten dopo 30 anni. Calciopoli non ha mai scritto l’ultima parola. La FIGC deve deliberare sui titoli contesi del 1915, 1925 e 1927. E il prossimo?
Dunque c’è un altro scudetto italiano che si avvia in un tribunale.
No, non questo.
Non ancora almeno.
È una storia più antica della contesa su Calciopoli (2006) ma fresca, freschissima, roba solo di trent’anni fa. Un battito di ciglia rispetto alle battaglie legali in corso su altri tre o quattro scudetti che non sono finiti mai: quelli del 1915, del 1925 e del 1927.
Qui siamo nel 1990 e l’ex arbitro Rosario Lo Bello ha annunciato in un’intervista con Alberto Facchinetti per il Fatto Quotidiano che querelerà Marco Van Basten a proposito di un capitolo della sua autobiografia Fragile dal titolo “Lo scudetto rubato”, in riferimento a Verona-Milan 2-1 giocata alla penultima giornata mentre il Napoli vinceva a Bologna e tornava al primo posto, dopo aver guidato la classifica nei primi 23 turni.
Che cosa ha scritto Van Basten – L’arbitro, Rosario Lo Bello, quel giorno fece di tutto per farci perdere. … Davvero una storia strana, sembrava tutto organizzato.
Che cosa ha risposto Lo Bello – «Sono rimasto davvero sorpreso da tanto livore dopo 30 anni, molto clamore».
➣ Lei con quale stato d’animo arrivò a quella partita? «Ricordandomi che due anni prima, il 1° maggio 1988 a Napoli, davanti a tutto il mondo collegato in tv ed a 90mila napoletani che sportivamente applaudivano in lacrime, il Milan col 3-2 effettuava il sorpasso e si avviava allo scudetto. L’arbitro era lo stesso, il sottoscritto».
➣ Cosa successe nel suo spogliatoio a partita conclusa? «Entrò prima Ramaccioni poi consentii, ritenendola una cortesia, anche l’ingresso di Galliani e Gianni Letta. Raccontai quanto accaduto per le espulsioni e ricevetti sincere e immediate scuse davanti agli assistenti. Subito dopo è cambiata la versione ufficiale in tv da parte di qualcun altro, ricordando anche “la monetina di Alemão” a Bergamo. Per 10 anni c’è stata una persistente “gogna mediatica” contro di me. Inutile dire su quali reti televisive». | Intervista di Alberto Facchinetti, il Fatto
Ritorno al futuro per chi l’ha visto e per chi non c’era
8 aprile 1990 – Quartultima di campionato. Il Milan ha un punto di vantaggio sul Napoli. A Bologna pareggia 0-0 grazie all’errore dell’arbitro internazionale Lanese che non vede un gol segnato da Marronaro: la palla aveva superato di 30 centimetri la linea di porta e avrebbe dato la vittoria al Bologna.
Anche il Napoli pareggia a Bergamo per 0-0. Al 77’ Alemão lascia il campo, sostituito da Zola, perché colpito alla testa da una moneta di 100 lire lanciata dalla tribuna. Classifica: Milan 45 punti, Napoli 44.
A Bergamo c’era Bettino Craxi in tribuna. Giustamente ha criticato i cori (i soliti, da un pezzo) antimeridionali. … In campo a Bergamo pioveva di tutto, ogni domenica negli stadi italiani piove di tutto, un po’ meno in quelli con la pista d’atletica. Questo è un fatto, ci sono le riprese tv a ricordarcelo. Che poi possa aver fatto un po’ di scena, più o meno consigliato, non so e non interessa, siamo nel campo delle illazioni. Ma basta questo per rimettere in discussione il principio della responsabilità oggettiva? O è più giusto pensare che se nessuno tirasse oggetti nessun giocatore farebbe scena?
di gianni mura, la Repubblica, 10 aprile 1990
Nessuno potrà mai stabilire con certezza la durata dell’intontimento e l’entità del dolore, nessuno potrà mai stabilire con certezza se Alemão a Bergamo sarebbe potuto rimanere in campo. È tuttavia legittimo, da profani, viste le immagini, sentito e letto ciò che dicono vari medici , nutrire qualche dubbio sulla gravità del danno subito dal giocatore. Qualche settimana fa, a Torino, il milanista Ancelotti rimase intontito dallo scoppio di un petardo al rientro in campo dopo l’intervallo: prontamente soccorso, decise di continuare a giocare. Questione di stile: di Ancelotti che è un gentiluomo, non del Milan che è una squadra (e una società) come le altre. Pronta cioè a sfruttare le circostanze favorevoli: come fece a Bergamo nel caso del gol segnato in seguito a una rimessa laterale provocata dai giocatori dell’Atalanta perché fossero prestate cure a un milanista infortunato; e come ha fatto domenica a Bologna. … Il Napoli avrà la vittoria a tavolino. E sarebbe scandaloso se non l’avesse, sceneggiate di Carmando e Ferlaino a parte. L’istituto della responsabilità oggettiva è una delle poche àncore di salvezza rimaste: rinunciarvi sarebbe come firmare una resa davanti agli ultrà. … Il 2-0 per il Napoli è un male necessario.
di gianfranco teotino, Corriere della sera, 10 aprile 1990
11 aprile 1990 – Il giudice sportivo assegna il 2-0 a tavolino al Napoli, all’epoca previsto per episodi del genere. La classifica: Milan e Napoli 45 punti. Nel 1987-88 i risultati di tre partite erano stati ribaltati dal giudice sportivo: Pisa-Napoli da 1-0 a 0-2 per una rondella sul capo di Renica, Juventus-Cesena da 2-1 a 0-2 per un petardo esploso accanto a Santin, Milan-Roma da 1-0 a 0-2 per un petardo che colpì Tancredi. Dopo Atalanta-Napoli del 1990 è stato cambiato il regolamento.
Ho un amico cacciatore che si intende di balistica. Mi ha detto che una moneta da 100 lire scagliata da quella distanza, con quella parabola ha un impatto di 2-3 chilogrammi. Ne volete sapere una? Il pallone rinviato dal portiere e colpito di testa da un difensore ha un impatto pari a 50 chili Silvano Ramaccioni team manager Milan
13 aprile 1990 – Anticipo della terzultima giornata: Milan-Sampdoria 1-0
14 aprile 1990 – Terzultima giornata: Napoli-Bari 3-0. Classifica: Milan e Napoli 47
18 aprile 1990 – La Commissione disciplinare conferma in secondo grado di giudizio il 2-0 a tavolino, riconoscendo che “è innegabile che Alemao patì una lesione che gli impediva di proseguire in piena efficienza psico-fisica la propria attività agonistica”. Decisivo il fatto che all’ospedale di Bergamo il primario del reparto di neurologia avesse disposto una TAC per accertamenti.
Se Agnolin ha visto, il medico ha diagnosticato. Le uniche due cose certe di questa vicenda. Gli unici due fatti dimostrabili, sicuri, evidenti, davanti al fiume di sospetti, molti dei quali, si sa, cominciano proprio al minuto numero settantasette di Atalanta-Napoli, quando la monetina colpisce in testa Alemão. E Alemão è soccorso dal massaggiatore Carmando. E forse dire «soccorso» è un eufemismo, perché tutta la scena è abbastanza strana. Un mimo, un curioso mimo, sul quale è ormai fiorita una vasta letteratura d’interpretazione.
di fabrizio roncone, l’Unità, 19 aprile 1990
Dalle immagini si vede il massaggiatore che dice ad Alemao: “Buttati a terra, buttati a terra”. Davvero curioso. Alemão fu portato addirittura in ospedale e tenuto sotto osservazione. Misero in piedi un vero e proprio circo, con esami neurologici.
di marco van basten. Fragile (Mondadori, 2019)
Quindici minuti prima del fischio finale, il centrocampista brasiliano Alemão finì a terra, apparentemente colpito alla testa da una moneta. Il massaggiatore lo raggiunse e gli disse gesticolando: “Sta giù, sta giù, non muoverti. Non alzarti”.
di ruud gullit, Non guardare la palla (Piemme, 2016)
21 aprile 1990 – La Commissione d’appello federale, in terzo grado di giudizio, chiude il processo confermando il 2-0 a tavolino.
La giustizia sportiva, non diversamente da quella ordinaria, si basa sull’apparenza e giudica a colpi di carte bollate, non disponendo di una sonda che penetri dentro il cuore degli esseri umani. Una morale, questa, che finirà col castigare anche uno dei vincitori. La Federcalcio, infatti, per ovvi motivi di opportunità, sta pensando di escludere il massaggiatore del Napoli Carmando dall’organico della Nazionale, a causa del “Buttati giù” da lui gridato ad Alemão, che dopo l’impatto con la monetina si era già rialzato. Carmando protesta innocenza, giurando di averlo fatto per poter curare meglio il giocatore, ma dovrà rassegnarsi alla legge pirandelliana sul valore inesorabile, seppur talvolta ingannevole, delle maschere esteriori.
di massimo gramellini, la Stampa, 22 aprile 1990
22 aprile 1990 – Penultima giornata di campionato. Il Napoli vince a Bologna per 4-2: al 16’ è già 3-0. Intanto a Verona il Milan va in vantaggio con Simone al 32’, si fa raggiungere da Sotomayor al 61’ e subisce il gol della sconfitta da Pellegrini all’88’. Era rimasto in nove per le espulsioni di Rijkaard (82’) e Van Basten (87’). Sul 2-1 espulso anche Costacurta (90’). Prima dei tre calciatori cartellino rosso per Sacchi. Maradona dice: «Non me lo aspettavo, ma lo desideravo». Classifica: Napoli 49, Milan 47.
Un allenatore come Sacchi, alla penultima giornata di campionato e con lo scudetto sospeso al filo anche del dettaglio più secondario, non può perdere in quel modo il controllo dei nervi. Tanto più che il Milan stava ancora vincendo per uno a zero. Dopo l’espulsione del tecnico rossonero, tutta la squadra ha perso completamente la testa. In un certo, senso, l’atteggiamento di Sacchi ha dato via libera ai furori anti-arbitrali di tutti i giocatori. Rijkaard non ha più smesso di protestare, Van Basten si è tolto la maglia, Costacurta si è rivolto minacciosamente verso l’arbitro. In alcuni casi, potevano anche avere ragione: ma è assurdo che una squadra come il Milan si lasci andare a delle chiassate da piazza del mercato.
di dario ceccarelli, l’Unità, 23 aprile 1990
È vero che Lo Bello ha negato un rigore sacrosanto a Van Basten. È vero che Sacchi ha dato fuori da matto per lo sdegno, e che Lo Bello è stato sadico nel buttarlo fuori senza un minimo di considerazione per lui e per la sua sofferenza di uomo. È però anche vero che, espulso il nocchiero, la ciurma si è data all’ammoina più deplorevole.
di gianni brera, la Repubblica, 24 aprile 1990
29 aprile 1990 – Ultima giornata di campionato. Milan-Bari 4-0 (giocata a Bergamo), Napoli-Lazio 1-0 con gol di Baroni. Classifica: Napoli 51, Milan 49. Napoli campione d’Italia. Classifica senza la monetina: Napoli 50, Milan 49.
Il Milan di Sacchi avrebbe vinto a maggio la sua seconda Coppa dei Campioni consecutiva. Salvatore Carmando sarebbe andato regolarmente ai Mondiali con la Nazionale di Vicini come massaggiatore. La sua uscita dal giro della Nazionale avvenne in concomitanza con la nomina di Arrigo Sacchi commissario tecnico.
Qualche mese fa lo scudetto del 1990 era già stato materia del libro di Arrigo Sacchi con Luigi Garlando La Coppa degli Immortali (Baldini+Castoldi) ma aveva fatto meno rumore. Sacchi era stato più allusivo, meno esplicito.
Ad Alemão avevano ordinato: “Resta giù!” a Bergamo, anche se la monetina non gli aveva fatto così male. Giocavamo meglio del Napoli, era giusto che vincessimo noi anche se eravamo arrivati a fine stagione con il fiato corto. … Andammo a giocare al Bentegodi che eravamo cotti. Su quella partita ho scoperto retroscena che non posso raccontare. Il Verona vinse 2-1. L’arbitro Lo Bello espulse Van Basten, Rijkaard, Costacurta e anche il sottoscritto. Finimmo in otto. Il Napoli si prese lo scudetto. Andai da Berlusconi e consegnai le dimissioni. Il presidente non le accettò, mi spedì in vacanza dieci giorni e per convincermi a restare in carica mi fece fare anche un giro in elicottero. Anni dopo, quando ero dirigente del Real Madrid, Alemão, diventato procuratore, si presentò in sede per proporci un suo giocatore. Lo presentai a Butragueño e a Ramón Martínez, responsabile del settore giovanile e degli osservatori: «Questo signore mi ha fatto perdere uno scudetto». Alemão, imbarazzato, spiegò: «Ho eseguito un ordine, ho sbagliato. Ma il danno peggiore l’ho subito io, perché mi sono rovinato la carriera. Credo di essere stato un buon giocatore, ma oggi mi ricordano solo per quella monetina». Comunque non accostammo il giocatore che ci aveva proposto.
di arrigo sacchi e luigi garlando, La Coppa degli Immortali (Baldini+Castoldi, 2019)
Il 1° aprile del 2016 in una intervista con Andrea Schianchi per la Gazzetta dello sport Sacchi aveva già accennato alla rabbia provata nell’aprile del 1990: «Tanta. Ma quella volta ci furono cose poco chiare. Poi ho saputo, però sto zitto sennò mi mettono in galera. Diciamo che la politica non fu estranea a quella vicenda».
Negli ambienti politici campani da diversi anni si favoleggia di un colloquio definitivo e rivelatore sulla storia – legata a un clima contrario a Berlusconi – avuto un giorno da Sacchi con un grosso esponente della DC regionale dell’epoca. La circostanza non è verificata.
Il 25 gennaio 1990 Berlusconi si era insediato come nuovo presidente della società Mondadori aprendo la stagione del cosiddetto lodo Mondadori (il verdetto sarebbe arrivato il 20 giugno). Il 10 marzo alla Bolognina, il comitato centrale del PCI aveva approvato la mozione del segretario Achille Occhetto per la nascita di un nuovo partito riformatore.
Le ultime parole di Alemão – Le più famose 100 lire della storia del calcio italiano compiono 30 anni. «Non sopporto quella monetina, quasi mi ricordano solo per quello in Italia. Non feci nessuna scena, non finsi, mi colpì in pieno in testa e rimediai un taglio. Rimasi a bordo campo dolorante. Bigon mi sostituì dopo pochi istanti, decise il medico che dovevo uscire, non io. Rifarei ogni cosa, non feci sceneggiate. Il Milan non ha mai mandato giù quello scudetto perso, ma è solo un alibi quel 2-0 a tavolino con l’Atalanta. Non lo persero per quella gara. Accettare una sconfitta non è mai semplice neppure dopo 30 anni. Era ancora tutto da giocare il destino del campionato anche dopo Bergamo. Loro a Bologna cosa fecero quella domenica? 0-0 e con il gol di Marronaro che l’arbitro non vide. E quella che cosa fu? E poi a Verona persero la testa quando vincevano per 1-0. Ricordano solo quello che vogliono, ma la verità è che lo scudetto lo vinse la squadra più forte».
intervista di pino taormina, il Mattino, 3 aprile 2020
Tutti gli scudetti che fanno discutere
Quattro scudetti assegnati negli anni che precedettero la seconda guerra mondiale sono tuttora oggetto di discussione. Per tre di essi la federcalcio ha dato incarico a una commissione di storici di studiare i casi. Si tratta dei titoli del 1915, del 1925 e del 1927. La commissione è stata composta con l’ausilio di Matteo Marani, giornalista, scrittore, vicepresidente della Fondazione Museo del calcio, ed è guidata da Francesco Bonini, rettore della LUMSA, ordinario di Storia delle Istituzioni politiche e presidente della Società italiana di storia dello sport. Ne fanno parte tra gli altri: Pierre Lanfranchi, ricercatore del centro internazionale di sport e cultura presso l’Università Montfort di Leicester, collaboratore della Fifa; Daniele Marchesini, docente di Storia contemporanea alla Facoltà di Lettere dell’Università di Parma; Sergio Giuntini, direttore del Comitato scientifico della Società italiana di storia dello sport.
Gli appuntamenti slittati causa virus – Non saranno loro ad assegnare o meno gli scudetti contesi. Gli storici hanno il compito di raccogliere la documentazione e di scrivere una relazione al presidente federale Gravina, al quale spetta il compito di deliberare, probabilmente affiancato da un esperto di diritto pubblico. La crisi sanitaria ha scompaginato gli appuntamenti. Il 6 marzo era previsto il primo incontro tra gli storici e la federazione. Entro aprile sarebbe stata consegnata la relazione, entro maggio erano attese le decisioni. Tutto slittato a giorni con meno emergenze.
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A cura di Angelo Carotenuto e Massimiliano Gallo.
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