mercoledì 15 gennaio 2025
GLI SPIN-OFF
QUELLO CHE STA SUCCEDENDO
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DI CHE COSA SI PARLA STAMATTINA
Los Angeles, il basket per uscire dal fuoco
Alzati, Los Angeles, alzati e cammina. Anzi di più: corri, passa la palla, schiaccia. Riapri le serrande dei palazzi dell’entertainment, opponi il basket alla tragedia. Li abbiamo visti quei ragazzini con la palla a fette giocare su un playground in mezzo alle ceneri, sono venuti a dirci che questo rimane di te dopo una settimane di fiamme, brace spoglie e voglia di vivere, voglia di alzarsi in sospensione e metterla dentro.
È un’immagine che abbiamo visto già altre volte. Assomiglia alla foto che scattò Paolo Gerace in via Manzoni a Milano, c’era un ragazzino senza nome che colpiva un pallone di tacco sui binari del tram, un bambino senza nome con la maglia romanista numero 22 di Zaniolo sulle spalle, il campionato era fermo da tre settimane, eravamo tutti chiusi dentro casa per il lockdown, lui corse fuori a pochi passi dalla questura per un gesto di meraviglia e di eversione. Lo scrittore Marco Ciriello, amico di Slalom, disse che quel bambino era uguale al piccolo Dzeko ritratto con un pallone sulla testa fra le macerie della guerra nei Balcani. Paolo Di Stefano sul Corriere della sera scrisse che “viene da chiedersi se quella figurina in movimento che irrompe nell’immobilità irreale e astratta della città sia davvero un bambino bramoso di libertà, di aria, di gioco, oppure sia un angelo disegnato da Chagall e planato da chissà dove per dirci qualcosa”.
Al contrario del calcio, il basket ha un rapporto con la strada che non si è interrotto. Non si dribbla più nei piazzali fra le macchine, ma il playground resiste, rimane un’istituzione, il tempio del gioco gratuito e selvaggio. È il posto naturale dove Los Angeles poteva correre per dire che la vita continua. Anche senza di noi.
Adesso hanno riaperto anche i grandi palazzi della NBA, le arene dove certi adulti milionari fanno lo stesso gioco dei bambini. «Penso che un gruppo funzioni meglio quando trae forza l’uno dall’altro. Questo è il nostro compito: dare forza, dare speranza e dare gioia». Così parlò JJ Redick, il coach dei Lakers, prima della sconfitta di lunedì per 126-102 contro i San Antonio Spurs. «Lo sport è tante cose, certamente può offrire una via di fuga e una distrazione».
Centinaia di migliaia di persone hanno avuto la vita sconvolta dagli incendi, l fiamme che hanno inghiottito decine di migliaia di acri e costretto a evacuazioni di massa. Anche la casa presa in affitto da Redick è bruciata a Palisades. Lui dice di essere stato sopraffatto. Non dall’incendio, ma dalle manifestazioni di affetto ricevute dalla sua famiglia.
Lo Staples Center che adesso vorrebbero farci chiamare Crypto.com Arena si trova a meno di 20 miglia dal punto in cui sono stati emessi gli ordini di evacuazione. LeBron James contro Victor Wembanyama era il faccia-a-faccia tra il passato-presente e il presente-futuro della lega, originariamente programmato per sabato, posticipato per la tragedia in corso. È andato in scena in modo sommesso, in un ambiente inquietante, un venditore fuori dal palazzetto ha detto a the Athletic che la partita «ci dà sollievo temporaneamente, prima di doverci svegliare domani e capire cosa fare». Hannah Wagner, una delle spettatrici, ha spiegato che «ti guardi intorno e vorresti aiutare la comunità. Niente è normale quando succede qualcosa del genere in un’area metropolitana così grande, ma stare insieme è una terapia»
I Lakers hanno messo delle magliette da riscaldamento con la scritta grazie ai primi soccorritori sulla schiena. Hanno osservato un minuto di silenzio per le vittime. Gabe Vincent si è rivolto alla folla esortando all’unità e al sostegno dei più bisognosi. Anthony Davis ha definito la situazione difficile per la città. «Una cosa che abbiamo scoperto con il covid è che lo sport in un certo senso riporta la gioia alle persone, anche se è temporanea. Eravamo ansiosi di giocare di nuovo a basket di fronte ai nostri tifosi. È un momento difficile, ma lo supereremo insieme».
Gli incendi di Eaton e Palisades sono due dei più distruttivi nella storia della California, secondo il New York Times. Il bilancio delle vittime fino a lunedì sera era di 24 persone. Kawhi Leonard dei Clippers ha saltato la partita della squadra a Denver per tornare a casa e prendersi cura dei familiari, evacuati dall’area di Pacific Palisades. È rientrato in squadra lunedì, per una partita giocata davanti a 13.119 persone, il numero più basso della stagione. Le 12 squadre sportive professionistiche di Los Angeles si sono impegnate a donare 8 milioni di dollari per sostenere le vittime e coloro che combattono gli incendi. Questo fa succedere la vita. Fa sempre sbucare un pallone in mezzo a delle macerie.
IL TELECO-SLALOM
Guida allo sport in tv di oggi
L’Arabia vuole comprarsi DAZN
L’Arabia Saudita cerca da tempo una piattaforma globale da cui mettere in mostra le sue ambizioni sportive. La ricerca sta per finire. Secondo il New York Times, il regno del Golfo Persico è vicino ad acquisire il 10 percento di azioni in DAZN, il servizio di streaming sportivo finanziato da Len Blavatnik. L’operazione è condotta da una divisione del fondo sovrano saudita, disposto a spendere più di un miliardo di dollari. La discussione sarebbe in corso da almeno un anno, secondo tre persone che il magazine americano cita come fonte. DAZN è già il partner più importante per il portfolio di eventi sportivi organizzati in Arabia Saudita, come il campionato di calcio [anche femminile] e i match di pugilato.
La parte più interessante del piano è l’intenzione di trasmettere gratuitamente e in chiaro tutti gli eventi che si tengono in Arabia Saudita. Una indiscrezione che segue l’annuncio dato il mese scorso: la trasmissione gratuita della Coppa del Mondo per club in estate. “Per il regno – spiega The Athletic – il successo finanziario conta meno della maggiore visibilità degli eventi sportivi di cui detiene i diritti”. I sauditi sono stati coinvolti per anni anche in trattative per acquisire una quota di BeIN Media Group del Qatar, sullo sfondo di una battaglia legale-diplomatico-politica tra i due stati. BeIN accusa da anni il più grande regno del Golfo di aver orchestrato una campagna di pirateria contro la propria rete.
FONTI | New York Times
RUOTE
Il Tour vuole passare da Montmartre
L’Équipe si è fatto dare un buco da le Parisien. Il buco nel gergo giornalistico è una notizia che non hai. La circostanza è buffa perché la notizia riguarda il Tour de France, la corsa organizzata da ASO, il gruppo che è proprietario anche del giornale. Secondo le Parisien l’ultima tappa del Tour de France 2025 potrebbe passare dalla collina di Montmartre. La richiesta è stata depositata alla questura di Parigi per consentire al gruppo di tornare sul percorso utilizzato per la i Giochi Olimpici. Le immagini delle biciclette che risalivano rue Lepic in mezzo alla folla sono state fra le cartoline memorabili di un’edizione meravigliosa.
Secondo la richiesta depositata, il Tour vorrebbe percorrere tre volte rue Lepic dopo essere entrato a Parigi, passando per il Quai d’Issy dopo aver attraversato la Senna [ma non in acqua, tranquilli]. La discesa verso gli Champs-Élysées avverrebbe da rue Royale.
È evidente che L’Équipe il buco lo ha preso di proposito. La trattativa con la questura deve essere tesa e riservata. Stamattina il giornale sportivo dice infatti che “la questura ha espresso riserve su un percorso che rompe i codici, per usare un’espressione cara a Tony Estanguet, ex gran capo di Parigi 2024, anche se si tratta di una richiesta eccezionale per celebrare i 50 anni del primo arrivo sugli Champs-Elysée. Numerosi sono i vincoli logistici e di sicurezza che spiegano la riluttanza delle autorità, senza nemmeno menzionare i costi”.
E qui L’Équipe mena la sua zeppata: “In attesa di maggiori dettagli da parte dei vari attori in campo, ci asteniamo da ogni giudizio definitivo. Non molto tempo fa, anche l’idea di organizzare la cerimonia di apertura dei Giochi di Parigi 2024 sulla Senna sembrava una follia, prima di rivelarsi non solo fattibile ma indimenticabile”.
[Oh, comunque anche Jonas Vingegaard ha fatto sapere che non verrà al Giro d’Italia. Pure lui, come Tadej Pogacar, pare orientato verso una doppietta diversa: Tour+Vuelta].
L’EDICOLA
Le prime pagine dei giornali
Che cosa stanno leggendo in Europa
🟨 ……
CREPE
L’India e il cricket: mai più le mogli in viaggio con i giocatori
Quando la nazionale indiana di cricket perde le sue partite, il motivo è chiaro e lampante. La colpa è delle mogli. Non è andata forse così in Australia? C’erano loro durante l’ultima tournée finita male. No, non in campo, che c’entra. C’erano anche loro negli alberghi, sul pullman della squadra, erano di fianco ai mariti. Così il Board of Control for Cricket in India è pronto a imporre regole più severe su quanto tempo possano trascorrere in futuro con la squadra nei tour all’estero.
L’occasione di una visita in Australia è sempre ghiotta. E poi si risparmia sul telefono. Un vecchio corrispondente di cricket del Times, Mike Atherton, raccontò che nel 1990 Wayne Larkins era stato così in preda alla nostalgia fino a spendere 20.000 sterline al giorno per le chiamate a casa. I tempi sono cambiati. Ci sono whatsapp e il wi-fi, non c’è nemmeno più lo scatto alla risposta, ma una puntatina a Sydney – se si può, quando si può – perché escluderla?
La brutta prestazione della squadra ha innescato una riflessione. La presenza di mogli e bambini è stata considerata una distrazione. Le signore rischiano la stessa messa al bando già in vigore per le fidanzate. Sì, in effetti in trasferta sono ammesse solo le donne con regolare certificato di matrimonio. Dalla ricostruzione del Times non è chiaro quanti giocatori abbiano avuto accanto le mogli nel tour australiano, certamente il battitore Virat Kohli, sposato con la star di Bollywood Anushka Sharma.
Secondo quanto riportato in India, il Board avrebbe deciso che alle mogli sarà consentito viaggiare per non più di due settimane nei tour che durano più di un mese e mezzo, non oltre i sette giorni nelle trasferte più brevi. Ma dovranno spostarsi a bordo di un altro pullman, non su quello della squadra. Suresh Menon, giornalista sportivo indiano, ha detto che il divieto è ridicolo. Quando l’India vince, sostiene, nessuno dà il merito alle mogli. Perché pensare che la loro presenza abbia un impatto sul risultato solo per le sconfitte? Binoo Johan, autore di Top Game, un libro sullo sport indiano, non è rimasto sorpreso e al tempo stesso si è detto divertito dalla notizia del divieto. Ha ipotizzato quel che tutti sotto-sotto intuiscono, le autorità indiane del cricket temono che fare sesso possa avere ripercussioni sulle prestazioni dei giocatori. Scrive il Times che “la convinzione deriva in gran parte dal celibato del Mahatma Gandhi negli ultimi anni della sua vita ed è basata sulla sua convinzione che chi conserva il proprio fluido vitale acquisisce un potere inesauribile”.
Ecco spiegato finalmente il superpotere di Goldrake, non erano i libri di cibernetica e le insalate di matematica. Quante ce ne fanno credere, da bambini.
FONTE | The Times
EFFETTO DOLLY
Ogni maledetto 15 gennaio
La clonazione di Slalom
🟨 Il diritto alla maternità retribuita in WNBA
2020 Lo storico accordo firmato in America con le giocatrici di pallacanestro
🟨 Cinquant’anni di gol italiani. Chi è il re?
2020 France Football indaga in mezzo secolo di gol francesi e stabilisce che quelli di Thierry Henry hanno avuto un peso superiore agli altri di Michel Platini e Jean-Pierre Papin. Slalom prende i sette criteri e li applica alla serie A.
🟨 Ode all’abbraccio dopo un gol
2021 Nel pieno della seconda ondata covid, il calcio si interroga sul rito del festeggiamento senza distanziamento sociale: si fa o non si fa?
🟨 L’ultimo set in tribunale per Novak Djokovic
2022 QR Code, green pass e vaccini. Il pasticcio che escluse l’allora numero 1 al mondo dall’Australian Open.
🟨 Kyrgios Eleyson, il tennista senza limiti
2023 Alla vigilia di un nuovo Australian Open, ritratto dell’australiano bizzoso e incompiuto
🟨 Una parrocchia e una rivista per adulti. Il basket libero delle Prigioniere di un Sogno. Senza uomini fra i piedi
2024 DI GIULIA ARTURI | Una storia che viene da una palestra della periferia milanese anni Ottanta.
TENNIS
Il nuovo servizio di Carlitos Alcaraz
AUSTRALIAN OPEN
Se lo dice da solo. Se lo chiede da solo. Carlitos Alcaraz ha chiuso in tre set la partita contro Nishioka, gli ha lasciato cinque game in tutto e sul vetrino della camera dove si lasciano cuoricini, messaggi e saluti ha scritto: “Sono un robot al servizio?”. Ha giocato 60 scambi con il proprio servizio e 14 non sono neppure cominciati. Li ha chiusi con un ace. Ha perso solo 11 punti col proprio servizio. Non ha concesso palle-break. Ecco perché gli viene quella domanda. Alcaraz ha cambiato la meccanica del servizio durante la preparazione, eliminando gli stop nei movimenti per guadagnare ritmo e fluidità. Colpisce la palla più in alto per guadagnare qualcosa in direzione e in potenza. È una meccanica senza variazione di ritmo. È una fionda. Lancia la palla e inizia il movimento tirando il corpo all’indietro. I piedi sono entrambi dietro la linea. Una statistica in sovrimpressione stanotte ha certificato il vantaggio. La velocità media del suo servizio è cresciuta di 7 km orari rispetto al torneo in Australia di un anno fa: da 190 a 197.
Qualche giorno fa Diario AS ha pubblicato alcune foto scattate all’Accademia Ferrero in preparazione. Due scatti in particolare raccontano i dettagli del lavoro svolto. Il primo riprende l’esercizio che consente di controllare l’altezza e la direzione del lancio della palla: l’allenatore Samuel López usa un piccolo canestro. Il secondo ci mostra Alcaraz con un piccolo cono blu in mano al posto della racchetta, serve per simulare il movimento senza dover alzare un peso.
LO ZIBALBOURNE
Novak Djokovic è diventata la seconda persona nell’era Open a vincere 150 partite di Grande Slam in singolare dopo aver compiuto trent’anni. La prima è stata Serena Williams. È diventato pure il giocatore con più singolari giocati complessivamente nei quattro tornei principali. Dalla notte scorsa sono 430, Federer si era fermato a 429, Serena Williams a 423. Jaime Faria di accontenta di essere diventato il primo giocatore portoghese nella storia a portargli via un set.
BOOMERANG Siamo soltanto alla giornata-4 e la Cechia non ha più donne in tabellone. Una faccenda bizzarra e sorprendente per un paese che in questo momento ha 7 giocatrici fra le prime 52 al mondo e che ha conquistato un titolo di Slam in tre delle ultime quattro stagioni: con Barbora Krejčíková al Roland-Garros 2021 e Wimbledon 2024, con Markéta Vondroušová a Wimbledon 2023. È curioso che stiano invece tornando a galla gli uomini, senza un titolo Slam dal gennaio ‘98, quando Petr Korda vinse a Melbourne. Dagli US Open in avanti, fra i giocatori fuori dalla Top-10 i più vincenti al mondo sono stati Jiri Lehecka [18 successi] e Tomas Machac [17]. Stanotte Machac è venuto fuori al quinto set da una partita contro il battitore Opelka, con tre tie-break, 40 ace dell’americano ma pure 16 doppi falli.
LO SQUALO Naomi Osaka è al terzo turno di uno Slam dopo tre anni e per la prima volta da mamma. Quando ha chiuso il match point ha fatto un salto di gioia e si è messa una mano sul cuore. Ha battuto in tre set e in quasi due ore la testa di serie #20 Karolina Muchova, una delle giocatrici più belle da vedere. La prossima avversaria sarà Belinda Bencic, a sua volta al primo torneo al rientro dalla maternità.
LA PIPPA DEL GIORNO Qinwen Zheng è fuori. La numero 5 al mondo è destinata a perdere qualche posizione in classifica dopo la finale raggiunta un anno fa. È stata battuta da Laura Siegemund, tedesca, finora 7 sconfitte su 7 prima negli Slam contro avversarie fra le prime-dieci in classifica. Ha 36 anni ed è allenata da Antonio Zucca, sardo di Porto Torres, il suo compagno nella vita. Ha dedicato a lui questa vittoria così speciale e così tardiva. «È sempre al mio fianco». Nel team c’è pure Matteo Boccolini, preparatore atletico della Dinamo Sassari. Siegemund ha un papà ingegnere e ha iniziato a giocare a tennis all’età di 3 anni. Ha vissuto a Riyadh dai 4 ai 7 anni, a Giacarta dai 9 ai 10. Si è laureata in psicologia all’Università di Hagen nel 2016.
SNORKELLING Aryna Sabalenka ha centrato la sedicesima vittoria consecutiva a Melbourne contro un’avversaria non banale come Jessica Bouzas Maneiro. Con 25 vincenti e 27 non forzati e con un 61% di punti ottenuti con la prima. Servirà qualcosa di più nei prossimi turni.
CANGURI Mirra Andreeva si è presa un bello spavento. La 17enne è stata molto imprecisa da fondo campo. Ha commesso 53 errori forzati contro 39 vincenti, ha impiegato 2 ore e 21 per battere Moyuka Uchijima, andata a servire per il match sul 5-4 nel terzo set, prima di subire la rimonta e perdere 7-6 al terzo [10-8 al tie-break].
POP-CORN
Le immagini della notte dall’Australia e dalla NBA
Lo Slalom mentre succede
Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30.
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