Federica Brignone 539 punti, Sofia Goggia 385. Mancano ancora 19 prove, Mikaela Shiffrin è fuori dal giro, a inizio febbraio ci sono i Mondiali. Dentro questa cornice di incognite si può abbozzare una specie di calcolo per capire se le due stelle dello sci possono davvero puntare alla Coppa del mondo generale. Brignone la vinse in pandemia, quando Shiffrin uscì dal circuito per la morte del padre. Goggia mai.
Negli ultimi sei anni, quelli che per gerarchie e valori tecnici possono essere messi a confronto con l’attualità, la Coppa del mondo femminile è stata vinta con una media punti che varia dentro un range fra i 32 del 2022-23 e i 40.8 del 2019-20. Una premessa di metodo: non sono stati considerati i punti effettivi della vincitrice – perché potrebbe essere stata la dominatrice incontrastata di una stagione. La quota-successo è stata fissata un punto più su del totale ottenuto dalla seconda classificata: i punti insomma necessari e indispensabili per farcela.
Dopo le 16 prove iniziali, dentro quel range 32-quasi 41 ci sono soltanto due sciatrici: Federica Brignone con una media punti di 33.6 e Camille Rast con 33.3. Lara Gut-Behrami è a 26.5 [“ ultimamente con almeno un errore a gara”, Gianmario Bonzi, voce di Eurosport] , Sofia Goggia a 24. Non significa che la corsa sarà un duello. Significa che da Sara Hector in giù devono tutte correre molto di più. Tenendo questo passo sono tagliate fuori. Oppure significa che bisognerà fare qualcosa che non è mai successo dal 2018: vincere una Coppa con una media molto bassa, per esempio i 30.7 punti che sarebbero bastati nel 2017-18. Le diciannove prove ancora in programma sono ben distribuite: cinque Super-G, cinque discese, cinque giganti, quattro slalom.
La classifica generale stuzzica dice Neve Italia. Oggi nel Super-G di Cortina a Goggia serve un altro lampo, a Brignone basta continuità. Daniele Sparisci sul Corriere della sera ha scritto che si tratta di “un doppio patrimonio da osservare, studiare e proteggere come le vette delle Dolomiti che il mondo ci invidia. In altri tempi SuperSofi avrebbe vissuto malissimo il passo falso di St. Anton. Non adesso, non più. Faceva parte del percorso, lo aveva messo in conto dopo il trionfo ritrovato (in superG) negli Usa, al rientro dall’infortunio. Per non cadere nella trappola delle aspettative, un giochetto logorante tanto quanto i danni fisici. Mettere il freno all’inquietudine, abbassare i toni per tornare a volare. Funziona, meravigliosamente. Incroci di traiettorie, di destini conducono verso dimensioni inesplorate. Sofia era quella «tutto cuore», «Braveheart», Fede quella «tecnica». Macché, tutto torna sempre in discussione e l’unica certezza è che le due stelle sono capaci di interpretare qualsiasi ruolo”.
Due italiane sul podio sull’Olympia delle Tofane mancavano dal 2002. Sofia Goggia ha ottenuto la 14esima vittoria italiana sulla pista delle gare olimpiche femminili tra un anno. “Godiamocela finché dura” avverte Bonzi – e qui il pensiero vola di nuovo al biathlon. Milano-Cortina può diventare la luminosa chiusura di un ciclo, anzi di un ciclone; per i madrigalisti l’evento del canto del cigno; oppure può diventare l’Olimpiade dello scarto, lo switch della propensione italiana dalle discipline classiche a quelle contemporanee, con i 25 anni di Amedeo Bagnis nello skeleton, i 25 di Simone Deromedis, i 21 di Miro Tabanelli e i 18 di Flora Tabanelli nella Big Air e nello Skicross del freestyle. Sempre che Lara Colturi non lasci l’Albania e torni sotto la bandiera italiana.
AGGIORNAMENTO: Dopo il Super-G di Cortina la media punti di Federica Brignone è salita a 37.5
La ricostruzione di Sofia Goggia
La rivista Sciare ha un’intervista molto molto interessante con Matteo Artina, il nuovo preparatore atletico di Sofia Goggia. Ha iniziato a seguirla nel dicembre del 2023. Artina racconta di come Sofia Goggia si è rimessa in piedi dopo l’ultimo infortunio grave, quello del 5 febbraio 2024 a Pontedilegno. I passaggi più significativi.
Sulla ripresa dopo l’incidente. «Il polpaccio ovviamente era inesistente, così come si era abbassata notevolmente la forza contrattile, ma abbiamo potuto concentrarci su altri gruppi muscolari, adduttori, ischiocrurali (muscoli posteriori della coscia), glutei, per essere pronti nel momento in cui avrebbe ricominciato ad appoggiare il piede e caricare la gamba. Gli scarponi li ha rimessi una volta recuperato un volume adeguato del polpaccio. Ci siamo quindi dedicati a un graduale mantenimento di tutte le capacità fisiche «attorno» all’infortunio, ovvero la forza del tronco e la parte alta del corpo. E poi le qualità aerobiche utilizzando alcuni attrezzi specifici adattati. Un vogatore che permetteva di spingere con una sola gamba e quella incidentata su uno skateboard, o uno skierg usando una panca dove appoggiare il ginocchio per avere comunque una sorta di appoggio bipodalico.
L’ortopedico avvisa di procedere in modo progressivo e crescente, ma trovare un modo per misurare la progressività del carico non è semplice. Così ci siamo affidati ad un file di excel per identificare come calcolarlo. Ho usato una unità di misura fittizia (unità di carico), frutto del rapporto tra il carico assiale (ad esempio una spinta di 20 kg) e il tempo (le ripetizioni). Quindi ho stabilito i protocolli da seguire da lì a salire. Siamo andati avanti così per un mese e mezzo».
Sul recupero dell’equilibrio. «Sofia ha lavorato tanto per migliorare la qualità dei suoi movimenti, l’agilità, le capacità di tipo pliometrico. Si tratta di ripetizioni ad oltranza, oscillando tra errori ed esecuzioni corrette, tra sentirsi a proprio agio o impacciata. È una questione di volontà, di attitudine. credo che per raggiungere il massimo livello nello sci di oggi serva soprattutto atletismo, in senso stretto. Il vantaggio di avere confidenza col proprio corpo è assoluto. Ci arrivi con esercizi di agilità giocando molto sull’efficacia esecutiva di gesti non-programmati. lo sciatore non ha tempo di verificare se il movimento eseguito è corretto, perché nel momento in cui si accorge che c’è qualcosa di sbagliato la curva se n’è bella che andata! Quello che ho capito molto bene è che creare un rapporto d’amicizia con l’atleta può essere sconveniente. Non è necessario entrare nella vita privata e conoscere il diario di bordo quotidiano per sapere come gestirlo. Esistono segnali comunicativi che sono sempre lì, davanti agli occhi. Quindi, ti chiedo come stai, ma non cos’hai fatto la sera prima. In università una delle prime cose che insegno è: non tutto ciò che conta si può contare. Posso sapere con precisione l’altezza del salto, il tempo di appoggio dei piedi a terra, il massimo consumo di ossigeno. Ma poi c’è quella parte, forse evanescente, che è la qualità esecutiva, il movimento umano. Qualcosa che deve essere efficiente, bello, armonico».