Il boom delle maratone nel mondo

Crescono partecipanti e arrivi femminili

 

  Il 2024 è stato l’anno della maratona. Anzi. Non della maratona. Dei maratoneti. A Nel mese di aprile a Parigi è stato battuto il record di partecipazione che apparteneva dal 2019 a New York: 54.175 contro 53.627. Solo che da allora è stato battuto altre due volte: prima a Berlino [54.280] e poi di nuovo a New York [55.646]. Che sta succedendo? La risposta è facile. Le scarpe. La corsa non è più un dominio esclusivo dei super-snelli di tipo A, scrive il Wall Street Journal per analizzare il boom. La distanza di 26,2 miglia [i 42 km] ha attirato runner di tutte le taglie e tutte le velocità, in particolare della GenZ.

La quota di maratoneti tra i 20 e i 24 anni è cresciuta da circa il 5% del totale all’8% negli ultimi tre anni, secondo le statistiche tenute dalla federazione americana. Del resto, scrive il WSJ, la corsa si basa sui boom. Negli anni ’70 la prima esplosione portò le persone a fare qualcosa che chiamammo jogging. Nel 1994 Oprah Winfrey ha corso la Marine Corps Marathon, spingendo milioni di donne a provarci, a inondare le mezze maratone e altre gare. Adesso il nuovo design delle scarpe, il tacco, la schiuma, le suole ammortizzate con la morbidezza di un marshmallow hanno ampliato la pratica. L’altro evento decisivo, secondo il WSJ, è stata la pandemia che ha spinto i lavoratori impazziti dentro casa a cercarsi esercizi che potessero fare da soli e all’aperto. Molti hanno iniziato a correre. Il giornale americano fornisce anche alcune cifre sulla penetrazione dei diversi marchi sul mercato. 

Qualche tempo fa Valerio Piccioni su Domani ricavò alcuni dati dall’ultima maratona di New York, dove gli arrivi femminili al traguardo hanno superato quelli maschili. Un analogo sorpasso era registrato alla mezza maratona di Roma per le iscritte da Svezia, Gran Bretagna, Danimarca, Polonia, Germania, Repubblica Ceca. Le donne all’arrivo – scrisse – sono state il 40,93 per cento. Ma se scomponiamo questa cifra, viene fuori che fra gli italiani la percentuale scende al 22,32, mentre in quella straniera sale al 52,94. Insomma, all’estero, la donna sta superando l’uomo in diversi pezzi di mondo, in Italia siamo inchiodati a un ritmo di poco più di un quinto della torta. I motivi di questa percentuale più bassa: una questione culturale, i pregiudizi, il maschilismo e meno tempo libero.

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