Che colpa hanno i minatori, se il Real gioca troppo

Il Deportivo Minera contro il Real Madrid in Copa del Rey

 

  Si chiama Deportiva Minera, ed è una delle rappresentanti di punta del Cinderella Football Club, il circo che vive in questo periodo dell’anno il suo momento di gloria. Gennaio è il mese in cui generalmente in Spagna, in Inghilterra, in Francia, sbuca una squadra dalla serie GN e finisce per un turno di Coppa tra le zampe dorate dei grandi club. È più o meno lo stesso periodo in cui ci si lamenta che si gioca troppo. 

La Deportiva Minera è un club di El Llano del Beal, antico borgo dedito all’attività mineraria. Stasera riceve addirittura il Real Madrì e la prosopopea di Florentino Pérez nello stadio Cartagonova di Cartagena, Murcia, perché il suo campo municipal Ángel Celdrán è troppo piccino. Con una capacità di circa 2.000 spettatori, era stato costruito negli anni ’50 per una squadra di minatori. Oggi continua ad avere 2.000 posti, ma gli abitanti sono scesi a 1.300. L’anno scorso, in occasione del 75esimo anniversario del club, la Deportiva si è regalata una promozione in Quarta serie, la categoria più alta mai raggiunta nella storia da questa Cenicienta del fútbol. Dopo una stagione da sogno, il borgo continua a festeggiare. Sempre a Cartagena, in uno stadio dalla capienza di 15.000 spettatori [addirittura], la Deportiva ha eliminato nel turno precedente l’Alavés ai calci di rigore. 

“La città sta vivendo un sogno con questa partita” scrive El Pais, sottolineando che El Llano del Beal è il borgo più piccolo tra tutti i posti che hanno una squadra entro la serie D spagnola.  È come se stasera al posto di Inter-Milan in Arabia, ci fosse la Juventus che va a giocare a Traiana, frazione di Terranuova Bracciolini in provincia di Arezzo, 109 abitanti, con una squadra al 13esimo posto del girone E della serie D, davanti a Triestina e Ostia Mare. Invece il Terranuova Traiana ha fatto ieri 1-1 con la Fulgens Foligno e la Juventus è attesa dal Mondiale per club. 

Dicono a El Llano del Beal che «questa è la cosa più bella che ci sia capitata in città. Abbiamo vinto alla lotteria senza giocare». Sono le parole di un tal José García, 76enne che viene descritto mentre si appoggia al sottile bastone di canna, con un berretto e degli occhiali da sole. «Chi mi avrebbe mai detto che avrei visto la Minera eliminare una grande di Spagna. Nello stadio eravamo tutti congelati e ovunque guardassi c’era gente che piangeva» 

Nell’ufficio del club, una piccola stanza in un angolo dello stadio a pochi metri dal prato, c’è un grande scudo in gesso del Real Madrid che spicca tra decine di quadri con vecchie fotografie della squadra. Qual è la spiegazione? La passione per il Real Madrid di Bienvenido Gallego, 73enne, presidente onorario della Minera. È stato un calciatore della Minera negli anni ’60. Oggi la stella si chiama Damián Petcoff, centrocampista argentino di 34 anni, il migliore della squadra, con un passato in serie B a Córdoba nel 2010-11 e con l’UD Logroñés nel 20-21. Ha giocato la Copa del Rey 21-22 con l’Atlético Baleares eliminando prima il Getafe e poi il Celta Vigo. Petcoff non è un tipo che si fa illusioni, a El Pais dice che questa partita va vissuta per quello che è, una cosa unica, irripetibile, anzi «se per caso dovesse accadere di eliminare il Real Madrid, meriteremmo di essere mandati direttamente in finale».

Il bello del calcio è che un giorno Petcoff potrà dire di essere stato sullo 0-0 contro il Real Madrid. Per un minuto, due, dieci, sessanta, novanta: dipende solo da loro.

Embed from Getty Images

I CALENDARI IPERTROFICI

Eppure, nel giorno in cui tutto questo capita, sempre El Pais fa notare come il calendario del calcio sia cambiato dal 1980 a oggi, soprattutto per le eccellenze, le squadre dell’élite. Prendiamo proprio il Real. Vive il paradosso di poter diventare campione del mondo tra i club per due volte nel giro di sette mesi, di nuovo a luglio con la prima edizione della nuova Coppa dopo esserci riuscito a dicembre con l’ultima edizione nella versione precedente. “Ecco come funzionano le cose in un calendario di gomma che si espande come mai prima d’ora” scrive il giornale spagnolo. Il punto è il solito. Il torneo esiste perché chi vince incassa 100 milioni. Non è il caso di girarci attorno. Non c’è un’altra ragione. 

Negli ultimi due decenni del 20esimo secolo, il Barcellona doveva affrontare un calendario massimo di 58,8 partite di media per stagione. La cifra è salita a 62 dal 1999-2000. A Madrid in maniera simile sono passati dalle 57,2 di fine Novecento alle 61,9 di oggi. Il picco del Real Madrid sono state le 66 del 2002, il picco del Barcellona le 64 del 2000 e del 2012. 

Ora, poiché i numeri si possono sempre leggere in base alla lente che si sceglie di portare, si potrebbe anche dire che le 55 partite del Real 23-24 sono undici in meno rispetto a quelle di vent’anni fa e che le 53 dell’ultimo Barcellona sono calate di una dozzina rispetto al decennio scorso, a fronte di incassi lievitati come il casatiello nei giorni di Pasqua a casa di zia Maria.

Se tra la fine del Novecento e oggi le partite medie in una stagione di una squadra spagnola d’élite sono aumentate più o meno di quattro, con le rose così ampliate, le cinque sostituzioni, gli ingaggi cresciuti, onestamente non pare chissà quale aggravio. Pare più un argomento ideologico per mettere fine a eventi come Deportivo Minera-Real Madrid, i replay della Coppa d’Inghilterra, Campobasso-Juventus e Inter-Pordenone.

Embed from Getty Images

Il pacchetto di partite aumentate non si concentra nelle manifestazioni in cui le grandi incrociano le piccole, ma nei tornei che si sono trasformati in Bancomat. Per vincere due Coppe dei Campioni, Arrigo Sacchi dovette giocare in tutto 18 partite, di cui due contro una squadra finlandese, due contro una belga, due contro una bulgara, due contro una jugoslava, una finale contro una portoghese, una contro una rumena, senza squadre inglesi tra i piedi.

Diciassette partite sono la quota servita al Real Madrid per vincere una sola Coppa nel 2000, di cui quattro contro il Bayern e due contro il Manchester United. Chi l’ha voluta una Coppa così? Il Real Madrì e tutti i Real Madrì sulla faccia della terra. Quando spunta il rapporto Howden che conta gli infortuni nei cinque maggiori campionati e segnala una percentuale in aumento del 24% negli anni in cui d’estate si gioca un Europeo o un Mondiale, si avverte una puzza di bruciato lontana migliaia di chilometri, perché il rapporto mette l’accento sulle partite delle Nazionali e sui danni economici dei club, evidenziando che l’onere finanziario per problemi medici a carico delle società è cresciuto del 58%: da 90,2 milioni nel 22-23 a 142,65.

Ma se in questo 24-25 il Real Madrid può arrivare a toccare 72 partite, se l’orizzonte del City è di 75 e quello del Bayern, di 64, non c’entrano proprio nulla gli Europei e i Mondiali di Spagna Inghilterra e Germania. Non c’entra nulla neppure il Deportivo Minera – che peserà per un settantaduesimo su tutta la fatica dei Galattici. Il guaio è che questo ragionamento ha il difetto di essere legato ai fatti. E i fatti non hanno un buon ufficio stampa.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.