Il tennista ignorato nella classifica dei campioni di fine anno
Quando ieri sera ha cominciato a circolare l’edizione digitale de L’Équipe, sono cominciati pure i primi contatti riservati e le prime telefonate. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani si era ritagliato alcune ore di relax nella sua Fiuggi, dove è stato raggiunto dalla chiamata di Andrea Abodi, a sua volta avvertito da ambienti vicini al CONI. «Qualcosa bisogna fare» si sono detti, prima di avvertire i più alti funzionari di Palazzo Chigi, secondo alcune fonti impegnati in una mano di mercante in fiera.
La situazione ha preso nella notte la piega che ha preso, nell’esatto istante in cui la notizia è giunta sul tavolo di Giorgia Meloni. I più ardenti fra gli uomini a lei vicini, uomini di terra, di mare e dell’aria, l’hanno subito invitata a recarsi a Palazzo Venezia per tenere un discorso alla nazione, ma la direttrice Edith Gabrielli ha fatto notare che non si poteva, gli spazi sono tutti occupati dalla mostra Guglielmo Marconi. Vedere l’invisibile. Il balcone per giunta è inagibile.
In pochi minuti, con impeto virile e impavido slancio, ma al tempo stesso con impeto impavido e slancio virile, i capi del gabinetto hanno disposto un piano alternativo per consegnare all’ambasciatore di Francia una lettera con cui in nome degli uomini e delle donne d’Italia, compresi i pezzetti di territorio con le sbarre di ferro in Albania, il governo avrebbe manifestato la sua profonda contrarietà per l’iniziativa del quotidiano francese che «offende la nazione, ostacola la marcia e insidia l’esistenza medesima del popolo italiano». I più solerti collaboratori del primo ministro hanno consigliato di consegnare la dichiarazione anche all’ambasciata di Londra. «Nun famo ride» avrebbe risposto la presidente del Consiglio.
Ma non c’è dubbio che la decisione irrevocabile presa nella notte avrà stamattina riflessi internazionali. Nella sua nota Palazzo Chigi parla di «frasi, promesse, minacce, ricatti e di ignobile assedio societario di altre cinquantadue nazioni» aggiungendo certe considerazioni onestamente poco chiare su alcuni dadi, certi vascelli, la tenacia, il coraggio, il valore, boh.
Quando l’ambasciatore francese è stato raggiunto dalla lettera, era impegnato in un crucipuzzle per provare a prendere sonno. Emmanuel Macron lo aveva costretto a guardare fino a poco prima, fino a tarda serata, la rappresentazione di Natale in casa Cupiello su Rai 1 a cura di Vincenzo Salemme, per averne una copia su un nastro VHS, «senza le pubblicità, mi raccomando».
La diplomazia francese si è messa in moto. È accorsa sul sito de L’Équipe, ha scaricato una copia digitale del giornale che stamattina è fisicamente anche in edicola, e ha verificato la portata dell’incidente diplomatico. Le rimostranze dell’Italia avevano un fondamento. L’Équipe ha premiato come campione dei campioni 2024 il nuotatore Léon Marchand e non Jannik Sinner. Ecco il senso delle parole «infamia» e «vergogna» contenute nella nota consegnata dal ministro competente alla diplomazia francese con foga immortale e ambrogio fervore, ma anche con immortale fervore e ambrogio foga.
La neo ministra dello sport del governo Bayrou, Marie Barsac, è stata informata quando stavano sopraggiungendo le prime luci dell’alba, giacché in genere le luci dell’alba sono in effetti quasi sempre le prime di ogni nuovo giorno. Secondo alcune fonti, nei piani altissimi dello sport italiano si è registrata una certa irritazione mista a sorpresa: «Ma che davéro dovemo parla’ de sport co ‘na femmina?».
È toccato per l’appunto a Marie Barsac mettersi in contatto con la direzione del quotidiano francese, per riferire tutto il disdoro sentito dall’Italia sulla propria pelle, dinanzi non solo alla mancata assegnazione del premio all’italico tennista che tremare il mondo fa, ma soprattutto per la sua esclusione dalle prime 10 posizioni, per far posto a rappresentanti di discipline proletarie, un saltatore con l’asta [Armand Duplantis], addirittura un judoka [Teddy Riner], un rugbista [Antoine Dupont], oltre a un pilota [Max Verstappen], un cestista [Steph Curry], addirittura tre giovanotti che vanno in bicicletta, tra cui un pistard [Harrie Lavreysen], un belga [Remco Evenepoel] e uno nato in Slovenia [Tadej Pogacar].
Il più intrepido assaltatore e il più valoroso monello fra i consiglieri di Palazzo Chigi, ma anche il più valoroso assaltatore e il più intrepido monello ha suggerito di istituire un gabinetto di comando mettendo subito uno scrittore su un biplano per mandarlo a trasvolare nei cieli della Slovenia, progettando appena possibile l’annessione di Komenda. L’irritazione italiana è arrivata a toccare l’ora della decisione irrevocabile segnata dal destino nel momento in cui dalla classifica del quotidiano francese è spuntato al sesto posto Carlos Alcaraz. Lui sì, Sinner no.
Secondo alcune indiscrezioni che arrivano da ambienti vicini al ministro della Cultura, la crisi italo-francese sarebbe dovuta a un’ontologia intonata alla rivoluzione permanente dell’infosfera globale. La Gazzetta sarebbe pronta a una risposta dura, durissima, nelle prossime ore. Il TG1 parla di escalation. La classifica della Ligue 1 sarà esclusa dalla pagina rosa dei campionati esteri, il nome di Bernard Hinault sarà cancellato dall’albo d’oro del Giro d’Italia, il portiere del Milan viene da questo istante ridenominato Michele Mignano.
Jannik Sinner è stato raggiunto in anteprima dalla notizia ieri sera, nell’ora che volge al disio ma soprattutto all’ora dei canederli. Quando gli hanno chiesto quale sarebbe stato il tenore della sua replica, ha esclamato di non essere un tenore e dunque non fa repliche, non concede bis. Agli amici avrebbe viceversa confidato di sentirsi deluso ma sereno come Crisippo di Soli, nella consapevolezza che certo troverai niuno infra e’ mortali a cui non spesso occorrano cose da dolorarlo. Subito dopo aver moltiplicato i pani per gli amici convenuti presso di lui, si è alzato, ha camminato sulle acque del lago di Anterselva ed è tornato ad allenarsi.