Lo Slalom del 4 dicembre | Cosa leggere, sapere e vedere

 

mercoledì 4 dicembre 2024

#4 giorni al GP di Abu Dhabi

 

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DI CHE COSA SI PARLA STAMATTINA

I fratelli coltelli dentro la cerchia di Pogba

  Questa è la storia di un gruppo di amici di un sobborgo a est di Parigi. Hanno attraversato insieme un mucchio di quelle difficoltà che si vivono nelle banlieue francesi e che riusciamo a vedere solo quando esplodono sulle pagine di cronaca o vengono raccontate in un bel film. Sono stati vicini di casa, sono stati compagni di squadra con un pallone tra i piedi, il più talentuoso di loro, uno dei più giovani, ce l’ha fatta, ha sfondato, è diventato una star, un campione del mondo, un ragazzo convinto che prima o poi sarebbe arrivato pure al Pallone d’oro, partendo da Renardière. E invece la vita di Paul Pogba si è trasformata in un regolamento di conti

Nelle prime ore del pomeriggio di ieri è cominciato il processo a Roushdane K., Boubacar C., Machikour K., Mamadou M., Adama C. e Mathias Pogba, fratello maggiore di Paul, denunciati nell’estate del 2022 per degli episodi avvenuti a partire da marzo, tutti finiti a settembre in custodia cautelare con l’accusa di estorsione, associazione per delinquere, sequestro di persona [tranne Mathias]. Roushdane K. è l’unico ancora incarcerato. 

Una storia in cui emerge quello che L’Equipe chiama “un rapporto ambiguo” tra il calciatore della Nazionale francese e i suoi amici per la loro dipendenza finanziaria da lui. L’accusa li chiama ricattatori, la difesa sostiene che Pogba menta e che anche loro sono vittime della storia, per aver subito violenze, auto bruciate, ferite di arma da fuoco. 

 

Che cos’è questa storia

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Se cerchiamo una data da dove far partire questa storia, possiamo cerchiare sul calendario quella di sabato 19 marzo 2022. Durante un fine settimana a Parigi, prima di unirsi alla Nazionale, Pogba va a recuperare una delle sue auto da Boubacar C. e Adama C., incontra Roushdane K. e il quartetto viene portato in un appartamento dove Machikour K. e Mamadou M. lo stanno aspettando. È quello il momento in cui si fanno vivi pure due tipi incappucciati e armati che chiedono al giocatore 13 milioni di euro in cambio di una presunta protezione che andrebbe avanti da parecchio. 

Sotto minaccia [“Stai zitto, guarda in basso”] Pogba promette di pagare. Firma un impegno finanziario in criptovalute e versa un acconto di 100.000 euro a Boubacar C. Non lo dice a nessuno, cambia numero di telefono, diventa irraggiungibile, il Manchester United lo cede alla Juventus. Raggiunti dal fratello Mathias, tutti gli amici vanno allora a Torino nel mese di luglio, e poi dalla madre Yeo Moriba, nell’albergo in cui soggiorna. 

Fanno leva sull’improvviso benessere arrivato dentro casa di una famiglia originaria della Guinea e arrivata in Francia nel 1992, un anno prima della nascita di Paul. Una famiglia che vive in un appartamento modesto, in una zona tranquilla eppure non risparmiata dal traffico. I Pogba abitano in sei persone dentro una casa di tre stanze. Arrivare a fine mese è dura, ma nel 2007 tutto è cambiato. I gemelli Mathias e Florentin hanno firmato per il Celta Vigo, Paul è entrato nel centro di formazione del Le Havre, uno dei più celebrati del paese. Il seguito è noto: Manchester, Torino, Manchester, Torino. Un’altra dimensione. I contratti a sette cifre prendono il posto delle donazioni di cibo. Ma Pogba è ancora legato ai suoi amici di allora. In Inghilterra come in Italia li ospita in casa, alcuni li assume in modo informale come factotum: una pratica comune tra i calciatori. Il successo di uno è il successo di un clan. 

Un paio di volte l’anno, spesso di sua iniziativa, secondo quanto ricostruito da L’Equipe, Pogba regala soldi agli amici,  donazioni che vanno dai 5.000 ai 10.000 euro, in contanti o attraverso un trasferimento bancario. Suo fratello Mathias è il beneficiario più costante, ma quando le sue richieste diventano troppo frequenti, il rapporto comincia a guastarsi. Nel 2017, quando Florentin subisce una truffa immobiliare, Paul mette mano alla tasca. Il 19 agosto 2021, per il compleanno dei gemelli, ciascuno riceve dal fratellino un regalo di 100.000 euro. All’inizio del 2022, quando Boubacar C. trova una casa per sua madre, Pogba gliene offre 40.000. Distribuisce i biglietti delle partite nel quartiere. Presta le sue case. Presta le sue macchine. Se un vecchio amico perso di vista ed emigrato a Reunion ha bisogno di comprarsi una macchina, Pogba gli manda 5mila euro. Pensa di dover fare felici tutti quelli che sono stati poveri con lui. 

In tribunale Adama C. riferisce che «ci ha detto di chiedere a lui, ogni volta che avessimo avuto bisogno di qualcosa». Machikour K. aggiunge che «non si sentiva obbligato a fare delle cose, altrimenti non ci avrebbe suggerito di non esitare a chiedere». Adama è anche l’intermediario tra Paul e il vicinato quando arrivano proposte di investimento o di prestito. Nel 2019 ha ricevuto un assegno di 150.000 euro per contribuire all’apertura di un fast-food. In cambio Paul non chiede nulla. «Non so dire di no» racconta Paul a chi indaga. 

Durante un viaggio a Clairefontaine, la banda di amici gli chiede un giorno alcuni milioni di euro per un progetto immobiliare. Pogba racconta: «Mi hanno detto: – Dopo questa cifra non ti chiederemo niente più, ti lasceremo in pace, tutti saranno al sicuro…». Ma Pogba si sottrae, forse la richiesta è alta perfino dentro la cornice di un rapporto di questo tipo. Per alleggerire il senso di colpa pensa di regalare 300mila euro a testa. A metà del viaggio, secondo il rapporto de L’Équipe, consegna in contanti 20.000 euro a Boubacar, 15.000 per Adama e 15.000 per Machikour.

Questi accordi tra amici avevano già portato una buona dose di disavventure in passato. Una volta Paul aveva accusato Mamadou M. di avergli prelevato del denaro, si dice 200.000 euro, utilizzando le sue carte di credito. Altri, come Boubacar C., non hanno mai rimborsato i prestiti concessi. Pogba è un amico, no? Un amico che diventa un bersaglio, secondo l’accusa. Un amico di infanzia ha riferito alla polizia che «i ragazzi mi hanno offerto i loro servizi per estorcere del denaro a Paul»: una missione che pare risalga addirittura al 2015 o al 2016.

Quando gli inquirenti hanno ascoltato l’agente Rafaela Pimenta, si sono sentiti riferire di quel giorno in cui a Manchester Adama C. e gli altri arrivarono inaspettatamente a casa, per rimproverare Paul di non essere sufficientemente legato alle sue radici, di essere un ingrato. Pogba commentò con lei: «È come se fosse venuto qui tutto il quartiere»

Ma Paul ha il cuore grande, Paul perdona presto. Chi osserva da vicino le cose che accadono, non capisce, non comprende la natura di questo rapporto, tutta questa confidenza che un giorno è tenerezza e un giorno è brutalità, questo sconnettersi e riconnettersi, condividere il pane e la paura, un appartamento e un conto corrente. Quando nel settembre del 2023 la storia è finità in tribunale, Paul Pogba ha spiegato: «Avevo molto rispetto per tutti loro, erano la mia famiglia. Dopo tutto l’aiuto che gli ho dato, anche volontariamente, quello che è successo è davvero triste. Nonostante tutto, avranno sempre un posto nel mio cuore, ma è un peccato che sia andata così».  

Gli accusati

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Il fratello. È il più noto dei sei imputati, prima della vicenda era anche il meno esposto dei fratelli Pogba. A differenza di Paul e del gemello Florentin – oggi al Virton, in serie C belga – Mathias ha avuto dal calcio parecchie disillusioni. Era assente nel giorno del rapimento, è rientrato nel caso a fine agosto con la pubblicazione di una serie di video misteriosi. Si considera un burattino in questa storia. E’ finito in custodia cautelare da settembre a dicembre 2022, quando pensava di trovare un club in Australia. Oggi vive in Belgio, lontano dal calcio.

Il confidente gemello. Partito per andare a vivere a Dubai, Adama C. è stato arrestato solo nel marzo 2023 e ha trascorso un anno in custodia cautelare. È amico d’infanzia di Paul Pogba, raggiunto a Torino nel 2012 per fargli compagnia. Tra loro si chiamavano Anche gemello: “perché ci capiamo senza parlare”. Aveva le chiavi di casa e delle macchine di Paul, era incaricato sia di trovare investimenti sia di fargli da autista. 

Il maggiordomo. Fratello maggiore di Adama C. e amico di Mathias Pogba, anche Boubacar C. ha vissuto con Paul Pogba a Torino per una stagione. Era il tuttofare: la spesa, le prenotazioni, il guardaroba, la cura del gatto. Dal 2016 è diventato l’autista personale di Yeo Moriba, madre di Pogba, con uno stipendio di 2.600 euro al mese tramite assegno. Frustrato da questo status, si è defilato nel 2021. “Ero trattato come uno schiavo”, ha detto durante un’udienza. “Non ho visto mio figlio crescere. Ho dedicato tutta la mia vita alla famiglia Pogba”. 

Il mago. Il più giovane degli accusati. Mamadou M. è il cognato di Riyad Mahrez. Incarcerato due volte, nel 2010 e nel 2011, Pogba lo ha definito in tribunale un fratellino. Ha giocato anche lui, centrocampista, semiprofessionista. Ospitato in casa da Pogba, gli faceva da assistente per circa 1.500 euro al mese tra 2016 e 2020, senza contratto di lavoro. È stato il testimone di nozze di Paul nel 2019. Dal 2020 ha fondato una propria società di consulenza sportiva, con l’ambizione di fare l’agente. 

L’amico dell’amico. Anche lui ex calciatore, Machikour K. è della generazione dei gemelli Mathias e Florentin. Contabile fino al 2018, ha aperto un marchio di fast food con uno dei suoi fratelli nel 2019 a Seine-et-Marne, sostenuto finanziariamente da Pogba.

Il pezzo grosso del quartiere. È l’unico a non avere avuto un rapporto diretto con Paul Pogba, ad avere precedenti penali gravi e ad essere ancora in carcere. Fratello maggiore di Machikour K., Roushdane K. è noto per essere il boss del quartiere, come lo definì Pogba alla polizia. Roushdane K. è sospettato di aver organizzato il ricatto ai danni del giocatore. Ha utilizzato nove linee telefoniche nel periodo dei fatti e ha all’attivo diverse condanne, la prima nel 2003 all’età di 17 anni, poi dieci anni di reclusione per tentato omicidio nel 2006 e cinque nel 2017 per concorso in rapimento in un contesto terroristico, accusato di aver fornito un taser. 

fonti |  L’Équipe qui e qui

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    Inghilterra

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La fascia arcobaleno sui cui è apparso il nome di Gesù

In Inghilterra è scoppiato uno di quei bei casi che fanno la fortuna di polemisti, opinionisti, contorsionisti, impressionisti, revisionisti, vaticanisti [CFR Sempre di domenica, Daniele Silvestri]. Insomma: Marc Guehi, difensore del Crystal Palace, ha sfidato la federazione inglese di calcio scrivendo Jesus Loves You su una fascia da capitano arcobaleno, nonostante la minaccia di squalifica. L’aveva fatto nel fine settimana durante la partita con il Newcastle e si è ripetuto ieri sera nello stadio dell’Ipswich. Le regole vietano messaggi religiosi e ora il 24enne potrebbe essere squalificato. 

Suo padre John è un ministro della chiesa e accusa la federazione di usare un doppio standard. Dice che suo figlio è un cristiano devoto e critica la federazione per non aver minacciato misure simili contro il capitano dell’Ipswich Sam Morsy, nazionale egiziano, musulmano praticante, che per convinzioni religiose la fascia arcobaleno non l’ha messa. Guehi senior dice di non capire come mai prima delle partite della Nazionale si possa suonare God Save The King o prima della finale di Coppa l’inno Abide With Me, mentre non si possa scrivere Jesus Loves You sulla fascia che manifesta solidarietà alle battaglie sociali della comunità LGBT. In sostanza, l’accusa dei Guehi alla federazione è di «cercare di imporre agli altri ciò in cui credere».  

La stampa conservatrice britannica e il partito anti-woks sta corteggiando e spalleggiando i Guehi. Papà ha detto al Daily Mail: «Questo è un paese cristiano, ce ne ricordiamo quando entriamo in edifici pubblici che hanno lo stemma reale che riporta le parole Dieu et mon droit. Io sostengo mio figlio per quello che ha fatto. Non vedo nulla di sbagliato nel messaggio che porta sulla fascia. Sono un ministro della chiesa e un cristiano devoto come Marc. Lui non si è rifiutato di indossare la fascia arcobaleno, quindi dov’è il problema? Morsy sì, Mosrsy non l’ha messa. Mio figlio l’ha indossata. Gesù amava tutti. Scrivendo il nome di Gesù sulla fascia non vedo dove sia il problema. Tutti hanno il diritto di avere un’opinione»

La fascia fa parte di una serie di iniziative lanciate dalla Premier League e dai suoi club a sostegno dell’inclusione LGBTQ+. L’Ipswich ha dovuto diffondere una nota per dichiarare che il club supporta la campagna Rainbow Laces anche se Morsy ha messo al braccio un pezzo di stoffa più convenzionale. 

Papà Guehi dice invece che suo figlio sta trasmettendo un messaggio più o meno del tipo «mi avete dato una fascia. Come cristiano non credo nella vostra causa, ma la indosserò». 

Oliver Glasner, il manager del Palace, ha detto di Guehi dopo la partita di martedì: «Rispettiamo ogni singolo giocatore, in particolare Marc che è il nostro capitano. È un bravo ragazzo, molto umile e non dovremmo farla più grande di quanto non sia. È molto rispettoso verso tutti. Nel calcio siamo tutti contro la discriminazione, questa è una grande campagna. Ne abbiamo parlato. Non è un bambino, è un adulto, ha una sua opinione e noi la accettiamo, così come rispettiamo ogni opinione. Questa campagna invita a essere tolleranti, Marc è molto tollerante». 

  QUELLO CHE STA SUCCEDENDO  IN TEMPO IRREALE

 Le immagini della notte in NBA

 Lo Slalom mentre accade. Per ora: le giocate più belle e più importanti del campionato di basket negli USA 

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  TITOLI

Dicono dell’Atalanta

▥   Corriere della sera: Atalanta, luna park scudetto” – Vittorie, gol e calcio spettacolare alla 9ª stagione Gasperini può puntare su ogni tavolo, campionato compreso  ➔  Paolo Tomaselli ha scritto: C’è stato un tempo nel quale l’Atalanta ispirava più che altro giochi di parole nella lotta scudetto («Pazza iDea») o suscitava curiosità in Europa proprio per il mito della omonima eroina greca, allattata dagli orsi e allevata dai cacciatori, una guerriera resistente e piena di risorse come la sua trasposizione calcistica. Adesso è l’Atalanta che mette paura a tutti, grandi e piccoli, perché la democrazia gasperiniana non fa differenze. E se in Spagna titolano «Real e Barça state attente in Champions, l’Atalanta è verticale ed europea» dando eco alle parole di Fabio Capello sulla Gazzetta dello Sport, anche in Italia gli avversari guardano il calendario con lo stesso animo fosco degli agricoltori che seguono il corso di una tempesta violenta.

▥  Il Foglio: Quanto è sottovalutata la rosa dell’Atalanta?Marco Gaetani ha scritto: A contraddistinguere l’operato della dirigenza atalantina durante l’estate è stata anche la reattività: il già citato Brescianini prelevato in un blitz fulmineo dopo il quasi-accordo con il Napoli; l’immediata virata su Retegui, affare chiuso in 48 ore in seguito all’infortunio di Scamacca; la prontezza che ha portato all’arrivo di Bellanova dopo i problemi nella trattativa che avrebbe dovuto portare Wesley in nerazzurro; l’intelligenza di premunirsi con l’acquisto di Samardzic prima di perfezionare la cessione di Koopmeiners. E iniziano a vedersi anche i primi frutti della scommessa Zaniolo

▥  La Gazzetta dello sport: Modello Atalanta – Giovani, strutture e 193 milioni di utile. È un club gioiello. Nel 2010, all’arrivo dei Percassi, gli asset a bilancio valevano 30 milioni: ora 240. Conti ok e investimenti anche con Pagliuca ➔  Marco Iaria ha scritto: Questa crescita organica, a livello sportivo e industriale, è ancor più significativa del filotto di utili che sembra non terminare mai. Lo è perché si è materializzata in un sistema calcio fortemente ingessato, dove è difficilissimo scalare posizioni economiche senza ricchi capitali. L’Atalanta ci è riuscita attraverso una miscela speciale di organizzazione, fiuto e competenze

REPLAY

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Ogni 4 dicembre su Slalom

🟨  Maradona, le donne e il femminismo

2020 Il dibattito intorno alla figura di Diego e al suo maschilismo, in occasione della morte caduta in coincidenza nel giorno internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne – [QUI]

🟨 I Mondiali tra i bambini spaccapietre del Benin

2022 Reportage di Valerio Giacoia dal paese africano, mentre le nazionali africane cercano di farsi strada in Qatar – [QUI]

  TITOLI

Dicono di Cairo

▥   Corriere della sera: «Il Toro per me è passione c’è voglia di fare bene. Idee chiare sul futuro». Cairo, 19 anni di presidenza, un record nella storia granata «Sono state diffuse cose non vere, avanti con determinazione»

▥   La Gazzetta dello sport: Cairo a tutto Toro –  ➔  Cairo è intervenuto sul rapporto altalenante con i tifosi, che ultimamente hanno manifestato dissenso”.

▥  La Stampa: Le parole di Cairo e l’incredulità dei tifosi”  ➔  Antonio Barillà: Per Cairo l’incompreso («I contestatori mi rimpiangeranno» sostiene provocatorio), la colpa è dei media cattivi che si divertono a destabilizzare, non d’un mercato estivo scellerato, fatto di cessioni pesanti e di scommesse perdute. A proposito, nel fiume di parole scorre la promessa dell’incedibilità di Ricci. Nodo al fazzoletto, ne riparleremo: di Buongiorno era stato detto lo stesso.

UN NUOVO STRAORDINARIO CONCORSO DI SLALOM

Adotta anche tu un sinonimo di asset e definisci cos’è il Giro d’Italia

«Non c’è la minima intenzione di vendere il Giro d’Italia: ce lo teniamo stretto perché è un asset che è cresciuto in maniera incredibile in questi anni» [Urbano Cairo a Radio Sportiva]

Solo che l’asset 2025 non ha ancora un percorso. Il Giro doveva essere presentato il 12 novembre, invece è tutto saltato e pare che non se ne parli fino alla metà di gennaio. Lo scorso 29 ottobre è stato presentato il Tour de France. La Vuelta ha annunciato la partenza dal Piemonte e sta per svelare l’intero tracciato il prossimo 19 dicembre. 

Del Giro si sa che in ballo ci sarebbero ancora diverse questioni secondo quanto riferito da Eurosport. La partenza sarebbe stata fissata da Tirana il 9 maggio, capitale di quell’Albania con cui il governo italiano ha firmato un protocollo per la costruzione dei controversi centri per la raccolta dei migranti, nel frattempo diventati canili per randagi

Per gentilezza in Albania ci portiamo pure il Giro. Ma Tirana non è ancora confermata perché ci sarebbero da risolvere ancora alcune questioni economiche e logistiche tra l’organizzazione della corsa e il governo albanese. Un altro nodo da sciogliere – riferisce Eurosport – riguarda lo sponsor Enel, il cui rinnovo del contratto con RCS non sarebbe ancora arrivato secondo il quotidiano spagnolo AS (l’attuale accordo, da 7 milioni di euro, scade a fine anno).  Lo spostamento in avanti dell’ufficialità del percorso potrebbe convincere alcuni corridori a desistere e a virare su altri obiettivi.

  TITOLI

▥  Il Giornale: “Sogno la Liga con il mio Mirandes. Io, italiano, ho scelto la stabilità spagnola” – Intervista ad Alessio Lisci, allenatore del club secondo in serie B: “Piedi per terra”

▥   Corriere della sera: Gravina alla Procura Figc: «Indagate su di me»” – L’inchiesta non sembra compromettere l’esito della votazione ma certamente turba il dibattito elettorale.

  LE ULTIME SU EDOARDO DOVE

▥   Corriere della sera: Bove e il tifo dalla tv: viola in campo per lui” – Nuove indagini sul malore. Il medico della Lazio: «Negai l’idoneità a un calciatore che gioca», poi la smentita  ➔  Dopo la scarica di adrenalina del risveglio (« Voglio gioca’ », aveva detto), convivere con la consapevolezza che la strada è lunga e in salita non sarà affatto facile.

▥  Repubblica: I brividi di Firenze in campo per Bove. Occhi lucidi, sorrisi e i messaggi di Mou – Alle 21 contro l’Empoli i viola torneranno al Franchi dopo la paura. Edoardo ha lasciato la terapia intensiva. Ieri nuovo saluto ai compagni

▥  La Stampa: Il coraggio di Edo” – Bove dall ‘ospedale sorride in video con i compagni. Ma solo i nuovi test diranno se potrà tornare in campo

▥  La Gazzetta dello sport: La partita di Bove” – Resta in terapia intensiva, decisivi i nuovi esami al cuore  ➔  Filippo Conticello ha scritto: Dai test in possesso dei medici, ad esempio, il Covid avuto da Edoardo nel 2020, che tra le conseguenze portava con sé una leggera miocardite, non pare aver lasciato strascichi sul cuore. Oltre alla tac coronarica, che ha dato un esito soddisfacente, è la risonanza magnetica cardiologica l’esame dirimente.

▥  Repubblica: Dubbi sul futuro: in Italia carriera a rischio” – I medici suggeriscono il defibrillatore sotto pelle. Qui chi lo porta non può avere l’idoneità sportiva

▥  Il Foglio: Sopravvivere all’arresto cardiaco è anche un tema per la politica. Lezioni dal calcio – Il malore di Edoardo Bove in Fiorentina-Inter e l’importanza delle manovre salvavita in caso di arresto cardiocircolatorio

▥   Ultimo Uomo: Edoardo Bove è uno di quei calciatori che tutti sentono vicino  ➔  Daniele Manusia ha scritto: Non è un calciatore-attore, non è uno di quei giocatori distaccati dalla realtà. La bolla che lo separa dal suo pubblico è quanto mai sottile

▥   Ultimo Uomo: il dramma di Bove ci ha fatto sentire una comunità   ➔  Emanuele Atturo ha scritto: Caressa ha gestito la diretta in modo impeccabile. Quasi da solo in uno studio televisivo, ha filtrato le informazioni che gli arrivavano, incrociando le fonti e cercando di parlare solo delle cose sicure. Ha avvolto le informazioni del peso di cui avevano bisogno. A parte i soliti casi patologici – a cui non farei troppo caso – sono sembrati tutti più responsabili e professionali. È venuta fuori una sensibilità all’altezza della situazione

▥   Corriere della sera: «Ho rivissuto la mia angoscia e lo choc per Manfredonia. Edo non abbia fretta di tornare». L’ex romanista Nela fu colpito da arresto cardiaco in campo nel 1984

  TITOLI

▥   Corriere della sera: Il processo è da rifare Abodi: «Ci sono le prove»

▥   Repubblica: Lo sfogo di Anna Basta. «Il potere ha tentato anche di screditarci» – L’ex atleta sugli sviluppi del caso abusi: «Il dito va puntato in alto». Il ministro Abodi: «Denuncia esplicita, ci sono prove oggettive»

 

    IL TELECO-SLALOM

 La giornata di sport in tv

 Quello che c’è da vedere e da sapere sugli eventi di sport in tv di oggi: dalla finale del Mondiale di scacchi alle partite di Premier

 NEWCASTLE VS LIVERPOOL   Alexander-Arnold ha imparato a difendere Tutto fila, tutto va per il verso giusto al Liverpool, dove Arne Slot non solo regge il confronto con Jurgen Klopp ma mediaticamente si prende pure certe belle soddisfazioni. L’Equipe dalla Francia gli intesta un decisivo aggiustamento della posizione di Alexander-Arnold, Gravenberch e Jota. Il primo soprattutto, meraviglioso terzino con giocate da numero 10, è stato spesso descritto in Inghilterra come il nocciolo duro dei dilemmi tattici di un allenatore. Durante Liverpool-City, Gary Neville, consulente di Sky Sports, ha parlato dell’apertura di gioco di Alexander-Arnold in occasione del gol di Cody Gakpo, dicendo: – Non vedrete mai più un passaggio migliore da un terzino destro. Il punto è che A-A viene spesso accusato di non tornare, non coprie, non marcare, quella roba là. Dopo il passaggio a Gakpo, fa notare L’Equipe, ha dato l’impressione che si stesse evolvendo come ai tempi di Klopp, vale a dire come un terzino che si inserisce a centrocampo durante il possesso palla. In realtà, Slot chiede ad Alexander-Arnold di comportarsi come un “classico” terzino destro, rimanendo spesso incollato alla linea laterale. Secondo Opta, nel Liverpool non ha mai crossato così poco dal 2021 [5,24 di media ogni 90 minuti], ma contrasta di più [3,33)] e ingaggia più duelli [9,05)] contribuendo al fatto che il Liverpool oggi ha la migliore difesa in assoluto in Premier League. – su SKY SPORT

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