I guai del Barcellona nascono dal crollo di quella che El Mundo chiama la linea Maginot del fuorigioco. Si è rotta. Non funziona più. È una questione di centimetri, si sa, certe volte di millimetri. “L’arma del fuorigioco con cui aveva preso in mano il Bernabéu, oggi è la sua trappola” ha scritto Orfeo Suarez sul quotidiano spagnolo. All’Atlético Madrid è bastato farla saltare una sola volta, nel recupero della partita, per ottenere la prima vittoria a Barcellona della lunga età di Simeone, una vittoria – scrive El Mundo – che “nega la logica, ma non quella del calcio, sempre tentato dalla teoria del caos. Simeone non nega l’evidenza della superiorità avversaria, ma si vede nell’argentino una soddisfazione in più nel vincere queste partite in modo irriverente, come a Parigi. È il suo Atleti nella sua forma più pura. Una volta contenuto il fuoco nemico, gli basta trovare un passaggio in una selva di dubbi”.
Il Barça aveva e continua ad avere uno “schiacciante potere offensivo”, ma ha preso cinque punti su 21 possibili nelle ultime sette partite, con tre sconfitte consecutive in casa in campionato [contro Las Palmas, Leganés e Atlético] che non si verificavano dal 1965 [ Valencia (1-2), Atlético (1-4) e Saragozza (0-1)]. L’ultima sconfitta può essere in effetti “uno di quegli incidenti che piacciono tanto al Cholo, ma inquadrato nell’ultimo tratto di stagione costituisce una tendenza, una crisi”
Una crisi ma non una situazione di emergenza, chiarisce El Mundo. Stamattina il quotidiano catalano Sport parla di Flick sotto osservazione, ma sembra più un titolo a effetto – di quelli che rispondono a certe logiche imparabili dei giochi di ruolo, un titolo pavloviano – che un riflesso della realtà. Spesso la realtà abita una terra che i titoli dei giornali non vedono. Secondo El Mundo Flick non corre certo rischi. Il Barça è secondo nella nuova Champions League e si è praticamente assicurato il passaggio fra le prime-8. La valorizzazione dei giovani, lo stile offensivo e la disciplina imposto nello spogliatoio da Flick sono apprezzati dal club, “anche se il club – precisa Suarez – si riduce a Joan Laporta e alla sua ristretta cerchia di fiducia. Flick è la sua scommessa molto personale. Il tedesco era nella testa del presidente prima dell’arrivo di Xavi. L’allenatore è ancora un personaggio da scoprire, anche se alcune cose sono state strane, come il fatto che non sia sceso a tenere la conferenza stampa dopo aver perso contro il Leganés. Mettere in discussione Flick significherebbe mettere in discussione tutto, e né il Barça né Laporta sono pronti per ulteriori discussioni, con un debito sulle spalle, l’incertezza su dove finirà la stagione a causa del ritardo nei lavori del Camp Nou e della fine del contratto con il Montjuïc, le incertezze sulla possibilità o meno di Dani Olmo di continuare a essere tesserato. Ora bisogna solo superare questa crisi con il torrone. Per fortuna il calcio non è come la guerra e si ferma a Natale”.