La vittoria a Marassi contro il Genoa
Șucu si pronuncia sciùcu, mentre nella lingua della città dove allena Antonio Conte sciusciù era un antico vezzeggiativo, la napoletanizzazione della parola francese choux, la pasta bigné. Da non confondere con ciuciù che invece sta per chiacchiericcio, pettegolezzo, ciarle. Ora, questo Napoli si muove in effetti tra sciusciù e ciuciù, tra certe morbidezze come il cross di Neves per la testa di Anguissa e certe discussioni animate da circoli che sono più contiani di Conte su bellezza, concretezza, estetica, cose ormai antiche come il cucco [qui ci vuole la c di casa, non la c di cielo e nemmeno la sc di sciolina], insopportabili come il sale nel caffè al posto dello zucchero. L’eccellenza nel calcio si fa con l’ibrido, a Napoli vivono di mezze porzioni. Pasquale Salvione sul Corriere dello sport-stadio considera: “Se il Napoli gioca come nel primo tempo può sognare ad occhi aperti, se scende in campo come nel secondo farà fatica a restare ancora aggrappato alla lotta scudetto. Due facce di una squadra che è ancora in costruzione”