La tecnologia che ha cambiato la regata in solitaria
Dopo aver lasciato le coste francesi, navigando verso sud per attraversare l’equatore e cambiare emisfero, gli skipper della Vendée Globe hanno superato il Capo di Buona Speranza e hanno tirato dritto verso l’arcipelago delle Kerguelen, a metà strada tra il Sud Africa e l’Australia. Costeggiano il continente antartico, in acque fredde, per circumnavigare il mondo lungo la via più breve. Sono attesi alla prima grande tempesta. I capricci del tempo sono inevitabili, mentre da qualche anno un altro tipo di pericolo è quasi scomparso dalla regata in solitaria, il pericolo di trovarsi faccia a faccia con un iceberg.
Lo racconta il giornale francese Libération rendendo conto dei recenti progressi tecnologici, in particolare il monitoraggio satellitare che permette all’organizzazione della regata di definire quella che si chiama una Zona di esclusione antartica [ZEA nel suo acronimo]. Una zona che circonda il lastrone di ghiaccio e che i marinai non possono attraversare.
Nessuna nave da ricognizione precede più gli skipper con un cannocchiale per individuare le montagne galleggianti di ghiaccio, come si faceva una volta, tra i pionieri della VG. Oggi tutte le rilevazioni vengono effettuate dallo spazio, prendendo in prestito alcuni satelliti: il franco-americano Jason, i Sentinel dell’ESA [l’Agenzia spaziale europea], l’altro franco-americano Swot, l’ultimo arrivato. Yannice Faugère, responsabile di oceanografia per il Cnes, l’agenzia spaziale francese, ha spiegato a Libération che viene utilizzata la tecnica dell’altimetria: il satellite invia un segnale al suolo, che rimbalza e ritorna a esso, consentendo di misurare con precisione la distanza percorsa. I dati permettono così di identificare tutte le piccole variazioni di altezza degli oceani, stimare il livello del mare, monitorare le onde, rilevare barche e anche pezzi di ghiaccio.
Jérôme Bouffard, mission manager dell’ESA, ricorda che «i satelliti Sentinel fanno parte di un programma europeo molto più ampio», il programma di osservazione della Terra che si chiama Copernicus. Copernicus mira a fornire dati di osservazione multisensoriale, per applicazioni diverse che vanno dall’agricoltura alla gestione delle risorse naturali, compreso il monitoraggio dei cambiamenti climatici e la sicurezza marittima. Il satellite Sentinel-1A in particolare è prezioso sui ghiacci, perché è un radar ad apertura sintetica, qualsiasi cosa significhi. Ha la particolarità di penetrare il buio e di guardare pure attraverso le nuvole, una caratteristica particolarmente interessante nelle aree in cui il tempo è imprevedibile, come l’Oceano Antartico.
Originariamente, Sentinel-1A avrebbe dovuto operare con il gemello 1B, andato perduto nel 2021 per danni a bordo. È stato sostituito proprio questa settimana, e con un certo slancio di fantasia lo hanno chiamato Sentinel-1C.
Oh, se volete sapere come si scovano gli iceberg, Yannice Faugère dice a Libération che il segnale ricevuto dai satelliti forma delle curve su un grafico. Quando spunta il colore rosso, ecco, quello è ghiaccio galleggiante. I dati sono gratuiti e open source, accessibili all’intera comunità scientifica e pure alle aziende interessate alla sicurezza in mare. Una delle società che se ne giova si chiama CLS [sta per Collection Localization Satellites], un’azienda francese consorziata con Cnes e una società di investimento belga, la CNP. Ecco, la CLS ha un progetto di rilevamento e monitoraggio degli iceberg per la Vendée Globe.
Per l’edizione in corso il monitoraggio è iniziato a luglio, ancor prima che la banchisa attorno all’Antartide iniziasse a sciogliersi e a rilasciare i numerosi iceberg che imprigiona. Prima si comincia, meglio si conoscono le dinamiche del movimento. All’inizio di settembre CLS aveva già una visione abbastanza globale e relativamente precisa, così è stato possibile disegnare una prima mappa ZEA. Da allora le osservazioni e le analisi sono state raffinate con i radar satellitari programmati davanti alla rotta degli skipper con circa dieci giorni di anticipo. I velisti partono con una prima versione della ZEA sul loro computer di bordo e aggiornano il software durante tutta la regata [Oh, poi ci sarebbe da discutere se questa cosa è compatibile con lo slogan della Vendée Globe dalle tre S: in solitaria, senza scalo e senza assistenza – ma oggi è la giornata internazionale contro le digressioni].
Il sistema non è sempre stato così avanzato. Le osservazioni di Sentinel-1 fanno parte del patrimonio della Vendée Globe dal 2016. Che succedeva prima? Il navigatore Jean Luc Van den Heede ricorda di aver scattato una foto a un iceberg che emergeva dalla nebbia proprio davanti alla sua barca nel 1989. Dal 2000 esistono dei waypoint, dei punti di passaggio per incanalare la corsa fuori dalle rotte più pericolose, come ricorda a Libération Hubert Lemonnier, direttore di gara. Era una primitiva versione della sicurezza anti-iceberg. Chiamiamola analogica. Entro il 2032-2035 circa, arriverà il Next Generation Sentinel. Avrà capacità superiori, con sensori ottici e radar di migliore qualità. In particolare il Sentinel-3 Next Generation sarà basato su una tecnologia molto vicina a Swot e promette di consegnare quella che viene definita una foto del mare. Per scoprire il vero volto degli oceani. Quest’ultima frase va letta pensando alla voce di Angela, non Angela dei Ricchi e Poveri, ma Alberto, Alberto Angela.