Che si dice di Lindsey Vonn al rientro in Coppa del mondo

Dopo sei anni a St. Moritz

Se siete qui per sapere del ritorno di Lindsey Vonn [14esima nel Super-G di St. Moritz], significa allora che davvero la vittoria di Cornelia Huetter è stata eclissata dall’americana, e forse stavolta pure il terzo posto di Sofia Goggia. C’è meno gente preoccupata stamattina. «È fantastico per il nostro sport, è una bellissima storia» ha detto il presidente della Federazione Internazionale, Johan Eliasch. «Marcel Hirscher e Lindsey dimostrano che non è mai troppo tardi per tornare. Conosciamo tutti la loro determinazione». 

Determinazione si può dire pure in altri modi. L’altro giorno su Domani Alessandra Giardini ha scritto: “Who wants to live forever, chi vuole vivere per sempre, cantava Freddie Mercury con la sua voce – quella sì – immortale. Era il 1986, ma la domanda è eterna. E oggi la risposta è chiara: tutti, tutti vorrebbero vivere per sempre. I progressi della medicina e della scienza ci garantiscono un’esistenza in vita più lunga, in media trent’anni in più rispetto al 1900. Il problema non è più la durata, ma la qualità dei trent’anni in più che ci siamo assicurati: un tempo non si viveva abbastanza a lungo da dover affrontare i disturbi dell’età avanzata, invece oggi invecchiamo e dobbiamo farci i conti. In Italia per ogni bambino ci sono cinque ultrasessantacinquenni, e la tentazione è quella di confondere una vita lunga con una che valga la pena vivere. Una vita attiva, sana, desiderabile. Ma se la scienza lavora per prolungarla, dall’altra parte la natura gioca contro: non ci vuole un filosofo per capire che è il rallentamento del corpo e della mente a rendere la morte tollerabile, a volte addirittura desiderabile. Come sempre, lo sport è vita accelerata. E tutto questo processo – l’aspettativa di vita che si allunga, i guai connessi all’invecchiamento, il pensiero della fine – i campioni lo affrontano molto prima degli altri. È l’esistenza sportiva che si chiude, è un altro tipo di morte, ma il meccanismo è ugualmente lacerante. E l’ossessione della longevità assilla gli sportivi molti decenni prima delle altre persone”.

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Vonn è stata molto attenta, soprattutto in partenza, lasciando andare diversi decimi, prima di dimostrare che si sente già molto competitiva in alcuni tratti. È parsa nervosa prima della partenza, nervosa ma raggiante. «Ho sempre avuto opinioni polarizzate, la gente o mi ama o mi odia – ha detto qualche giorno fa – St. Moritz mi ha adorato. È solo un primo passo e non cercavo di più. Volevo ottenere un risultato solido ed è esattamente quello che ho fatto. Non ho preso rischi con le mie traiettorie. Ho sciato davvero bene. Adesso ho solo bisogno che la mia parte superiore sia un po’ più veloce e sarò in ottima forma».

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