Lo Slalom del 17 novembre | Cosa leggere, sapere e vedere

 

domenica 17 novembre 2024

#oggi la finale del Masters

 

   COSA STAI PER LEGGERE, COSA SAPERE, COSA VEDERE
  • TENNIS. Un neologismo per te, come non è vero: sei te. Cercasi parole nuove per Jannik Sinner in finale al Masters – SINNERISMI: Jannik potrebbe camminare sulle acque. È che non gli va
  • VITE OLIMPICHE. Non neologismi, ma il silenzio per Mike Tyson Rory McIlroy alla ricerca della felicità Anche gli All-Blacks non sono più quelli di una volta
  • RUOTE. Il testa a testa Bagnaia vs Martin per il Mondiale di MotoGP. Guillaume Martin ha scritto un altro libro
  • NEVI. Lo slalom in Finlandia di Lucrezia Lorenzi per ricordare sua sorella Matilde
  • La guida ragionata allo sport in tv
  • Le prime pagine di sport da tutta Europa

QUELLO CHE STA SUCCEDENDO

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La parola è impotente

Giuseppe Ungaretti

 

DI CHE COSA SI PARLA STAMATTINA

Un neologismo per te, come non è vero: sei te

Cercasi parole nuove per Jannik Sinner

 

Al primo break, quando erano trascorsi quattro game, s’è affacciata l’ormai familiare sensazione che non più il risultato ci avrebbe appassionato e tenuti legati a uno schermo. I più volenterosi fra noi avrebbero potuto trovare casomai appagamento nello svolgimento del nastro, nel come e non nel se o nel chissà. Bisognerà provare a dare un nome prima o poi a questa sensazione, servirà un nome composto, un bel nome lungo, lunghissimo, come fanno i tedeschi nel loro vocabolario. Una trasposizione tennistica di Sergio Endrigo, la festa appena cominciata è già finita. Die Sinnerpartyerstbegonnenschonvorbei

L’Équipe sì che lo ha coniato stamattina un neologismo, e viene un brivido lungo la schiena al pensiero che qualcuno in Italia possa riprenderlo e imporlo, Sinnerminator, un nome che ci porta nei paraggi di Schwarzenegger. Conforta il pensiero che un soprannome inventato altrove raramente viene adottato. Fiuuu. [Però chissà chi ha inventato Top Ganna].

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IL TELECO-SLALOM

  Incredibile: c’è anche altro, a parte Sinner

   Il programma di sport in tv, una piccola guida delle anteprime, i temi, i personaggi: si fa quel che si può  [qui]  IN AGGIORNAMENTO

 

VITE OLIMPICHE

Non neologismi, ma il silenzio per Tyson

 

La maniera migliore di parlare del match di Mike Tyson l’ha forse trovata Dario Torromeo, firma di spicco del pugilato e non solo, a lungo inviato per il Corriere dello sport-stadio intorno ai ring di tutto il mondo, autore di numerosi libri su sport e giornalismo, oggi curatore di Storie di boxe. La maniera migliore è stata non parlarne. È per amore del pugilato che questo match andava lasciato in un cono d’ombra e anzi di più, di non-curanza. Mike Tyson che sale di nuovo su un ring a 58 anni non è irrilevante ma non c’entra nulla con le vicende a cui pure è stato accostato, il ritorno di Alonso, il ritorno di Jordan, il ritorno di Lindsey Vonn. La boxe ha fatto spesso scempio del concetto di ritorno, ne ha proposti di poco plausibili, a certe età improbabili. Ma questo rientro di Tyson è stato perfino di più. È stato un non-ritorno. Bastava considerare il canale che ha trasmesso il match, Netflix, il tempio contemporaneo delle finzioni, nel senso borgesiano che diamo al termine, cioè racconti, oppure meglio ancora: artifizi – come ottant’anni fa lui stesso chiamò la seconda parte della raccolta. 

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ORIZZONTI

McIlroy alla ricerca della felicità

Ecco, lui sì. Lui davvero è alla ricerca di un tempo perduto. Rory McIlroy sta giocando l’atto conclusivo della stagione del DP World Tour, in sostanza il circuito europeo. Cinquanta finalisti, una specie di Masters dle tennis, anche se questa parola usata nel golf ci porterebbe fuori strada. McIlroy si è presentato con un vantaggio da Giro delle Fiandre, direbbe Nicola Roggero. Il solo Thriston Lawrence avrebbe potuto portargli via il titolo.

Eppure, questa sesta corona, la terza consecutiva, è acqua che non leva sete. McIlroy sta perdendo il senno dietro i Majors. Matteo Dore sulla Gazzetta l’ha chiamata “un’immensa scimmia sulla schiena” perché è dal 2014 che non vince uno torneo dello Slam, quelli che danno un senso alla stagione

Quest’anno al Masters è arrivato 22esimo, al Pga Championship 12esimo, poi allo Us Open ha letteralmente gettato al vento una vittoria che a quattro buche dalla fine sembrava sicura, colpa di clamorosi errori col putt – scrive Dore – che hanno spalancato la porta a Bryson DeChambeau. Una mazzata micidiale che il taglio mancato al British Open non ha aiutato a far dimenticare. E fuori campo forse è andata anche peggio. A maggio la stampa americana ha scoperto che Rory aveva depositato richiesta di divorzio dalla moglie Erica al tribunale di Palm Beach, in Florida. Un mese dopo i documenti sono stati ritirati e il matrimonio si è salvato, solo a settembre Rory ha detto di aver capito che cosa è davvero importante nella vita Non è normale però arrivare fino al tribunale e poi fare marcia indietro.  

Se Sinner ha i pensieri al TAS di Losanna, ad agitare McIlroy – dice Dore – c’è poi la controversia con la LIV, la lega finanziata dall’Arabia Saudita, che lui ha combattuto con tutte le sue forze schierandosi apertamente con il PGA Tour, prima di scoprire che gli americani si stavano accordando segretamente con i rivali per una pace annunciata nel 2023 ma non ancora ratificata. E lui è rimasto al vento, in mezzo al campo di battaglia. L’altro giorno ha salutato l’elezione di Trump come una «buona notizia per il golf perché potrebbe aiutare ad arrivare alla famosa pace tra Pga e LIV. Ha accanto a sé Elon Musk, che credo sia l’uomo più intelligente del mondo». Deve essere costato molto a Rory abbandonare i panni di paladino della tradizione contro la volgarità dei nuovi ricchi. Le sue frasi sanno di resa

McIlroy ha cominciato la giornata conclusiva di oggi in testa, 12 colpi sotto il par come Antoine Rozner e Rasmus Hojgaard. Trishton Lawrence è dato per disperso, 17esimo a -4. Se Mameli vi ruggisce dentro, ditegli che Guido Migliozzi era 20esimo dopo il terzo giro. 

 

 

PANORAMI

Anche gli All-Blacks non sono quelli di una volta

Fragilità e cuore. Così si spiega la vittoria della Francia di ieri sera sugli All-Blacks. Così dice L’Équipe stamattina, sottolineando che si tratta del terzo successo di fila sulla Nuova Zelanda [30-29], dopo il 40-25 del 20 novembre 2021 e il 27-13 ai Mondiali, l’8 settembre 2023. È la seconda volta nella storia che i francesi riescono a realizzare un tris del genere, a trent’anni di distanza dall’altra. Renaud Bourel sul giornale francese ha scritto che questa partita rimarrà come un episodio schizofrenico nella vita di questa squadra. Non erano in tanti a immaginare un simile epilogo alla fine del primo tempo, non erano in tanti a immaginare questi francesi capaci di chiudere la partita con tanta energia dopo i primi quaranta minuti, il più delle volte trascorsi alle calcagna degli avversari e senza palla in mano

A Bourel viene in mente un paragone, immaginate la leggenda di Saint Denis, che sarebbe riuscito a correre con la testa decapitata sotto il braccio. Questo lo avrebbe reso famoso e gli avrebbe permesso di avere una città a suo nome. Con la testa decapitata sotto il braccio, nel secondo tempo i francesi si sono risollevati dopo esser partiti male, forse per la reinterpretazione dell’inno da parte di un crooner da crociera o per la scenografia molto alla Thomas Jolly di una magnifica haka. Gli All Blacks hanno giocato un primo tempo da lasciare a bocca aperta, dimostrandosi irresistibili a ogni accelerazione. Ma il passaggio negli spogliatoi ha rimesso la testa sulle spalle degli azzurri” 

I potenti mezzi di Slalom consentono di avere i riflessi filmati anche di questa partita. Basterà far CLIC su questa scritta con la righina sotto per andare sul riassunto della giornata di ieri per immagini, quella cosa che i bene istruiti chiamano LIVE BLOGGING, anche se molto live da noi non è [non sempre]. Ma voi a Slalom volete bene lo stesso. 

  IL MONDO DA UN OBLÒ Guarda le immagini di ieri

 

LA MOTOGP

Il testa a testa Bagnaia vs Martin

 

Francesco Bagnaia ha 19 punti da recuperare a Jorge Martin nell’ultimo GP del Motomondiale. Eppure quest’anno ha vinto 10 corse. Dieci contro tre. Nella sua rubrica domenicale per Repubblica, lo scrittore Gabriele Romagnoli sottolinea che per assegnare il titolo di campione nel motociclismo la differenza rischiano di farla non i Gran Premi, ma i premietti, le gare sprint, quelle del sabato (non è sempre domenica). Il pilota salito più volte sul podio che più conta meno otterrà. Non perché quello sia italiano, anche fosse l’opposto: è giusto, è logico? Se il calcio ha fatto lo spezzatino, era necessario smontare la moto?. È un passaggio dentro il quadro di un discorso più ampio sulla faticosa maniera in cui arriviamo all’ultimo atto di un evento. Il Masters di tennis per esempio con i gironi [“la possibilità di perdere e sopravvivere, l’orrendo annuncio per cui, avendo conquistato il primo set, Tizio andrà in semifinale anche perdendo il match, e sai che spettacolo ci resta”] e la Nations League boh, la Nations League è definita da Romagnoli “l’incrocio improbabile tra una serie di amichevoli e un campionato: non si scherza e non si fa sul serio, non c’è dramma e non c’è entusiasmo. Un ct che le perda tutte non verrà per questo cacciato (ma che delusione Tedesco). Se l’Italia alzasse il trofeo difficilmente si vedrebbero caroselli nelle strade. La gioia è un orgasmo disponibile per un numero limitato di sollecitazioni”.

 

RUOTE

Guillaume Martin ha scritto un altro libro

 

E adesso? E adesso ci occorre una nuova etichetta per Guillaume Martin, lo ricorderete, il ciclista francese che abbiamo chiamato filosofo da quando ha pubblicato un libro dal titolo Socrate à vélo: Le Tour de France des philosophes.  Normanno, come Anquetil, è figlio di una madre attrice e di un padre insegnante di aikido. Un anomalo, così lo abbiamo raccontato in questo quattro anni, quando eccepiva sulle corse in bicicletta durante la pandemia e sulla possibilità concessa a Rafa Nadal di infiltrarsi prima di ogni partita pur di arrivare fino in fino al Roland-Garros. E i ciclisti invece. «Mi piace interrogarmi sul comportamento degli animali nelle situazioni di pericolo», disse una volta alla fine della tappa.

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NEVI

Lo slalom in Finlandia di Lucrezia Lorenzi per ricordare sua sorella Matilde

Sul finire della prima manche, la leggera pioggerellina si è trasformata in una nevicata copiosa. Lucrezia Lorenzi ha lasciato il cancelletto in quel momento là, e ieri sera a Marco Franzelli che la intervistava in zoom per il TG1 ha detto con un gran sorriso che ogni fiocco le pareva più bello del precedente, e in ogni fiocco le pareva ci fosse Matilde, sua sorella, la ragazza morta dopo una caduta in allenamento in Val Senales. 

C’è tutto un ambiente che tace dopo le parole di Paolo De Chiesa, l’altro giorno in una intervista a La Stampa ha detto che Matilde si poteva salvare, usando parole dure verso il gestore dell’impianto e verso l’allenatore Angelo Weiss. 

Nella seconda manche la visibilità era migliore, lassù tra i fari di luce nel buio della Lapponia. Mikaela Shiffrin ha dominato sul piano e s’è presa l’ottava vittoria su questa pista, la 98esima in Coppa del mondo, la 61esima in slalom. È stato il podio numero 153, a due di distanza dalla leggendaria carriera di Ingemar Stenmark. Tutto questo è successo pochi giorni dopo l’annuncio del ritorno di Lindsey Vonn.

Gianmario Bonzi, voce della Coppa del mondo di sci su Eurosport, ha scritto sulla sua pagina facebook che la gara nella II manche è stata molto più bella, anche perché il muro segnava nella prima e si lucidava nella run decisiva, comportando un adattamento rapido. Il 2° posto di Liensberger, con due manche solide e quasi il vecchio stile ritrovato, rappresenta per me un bel passo avanti anche rispetto al 3° posto di gara 1 nel 2023. Kathy ha ritrovato il sorriso e in parte anche la sciata. Solo Shiffrin per ora è ingiocabile”.

Ora gli uomini

Ecco lo slalom maschile, 24 ore dopo quello femminile vinto da Mikaela Shiffrin. È la disciplina più incerta. L’Equipe stamattina scrive: bravo chi pensa di poter sapere chi vincerà la piccola Coppa di specialità. L’anno scorso hanno vinto almeno una gara sei atleti diversi [Feller, Schwarz, Strasser, Yule, Meillard, Haugan] e nelle ultime quattro stagioni ci sono stati quattro diversi vincitori del cristallo piccolo: Schwarz, Kristoffersen, Pinheiro Braathen e Feller. Un duopolio austronorvegese, dice il giornale sportivo di Parigi, anche se Pinheiro Braathen è tornato dopo un anno di pausa sotto la bandiera del Brasile, il paese di sua madre. Prima di questo valzer, c’era stato il lungo regno di Marcel Hirscher, sei sfere in slalom tra 2013 e 2019, anche lui tornato, anche lui sotto la bandiera olandese di mammà.

Raceski Magazine ci ricorda che a Levi gli uomini non gareggiano dal novembre 2019: all’epoca si impose Kristoffersen rimontando dalla quarta posizione a metà gara, Hirscher partirà col pettorale numero #31, subito prima di Christian Hirschbühl [al rientro oltre mille giorni dopo, precisa Race Ski Magazine] e Lucas Pinheiro Braathen.

Se Mameli vi ruggisce dentro, ditegli che gli italiani sono cinque: pettorale #17 Tommaso Sala, #18 Alex Vinatzer [5° posto a Sölden], #35 Stefano Gross, #38 Tobias Kastlunger, #56 Tommaso Saccardi. Chi vince qui adotta una renna. Ieri Hirscher è andato a trovare Ferdinand, Léo e Mr. Snow, le tre renne di cui è padrino. Le due renne adottate da Henrik Kristoffersen si chiamano Lars e Trenki,dice Race Ski Magazine.

Tra i candidati al mappamondo, incalza L’Equipe, non possiamo dimenticare Clement Noël, campione olimpico 2022, uscito dal suo primo inverno senza vittorie sul circuito dal 2018-2019, quinto posto in classifica ma con quattro podi, di cui due secondi posti [Madonna di Campiglio e Palisades Tahoe]. Fuori tre volte, è sempre arrivato tra i primi-5, tranne nella prima gara dell’inverno a Gurgl. Costante, ma di una costanza media, in una disciplina che resta quella in cui va fuori pista il maggior numero di sciatori.

SLALOM POP CORN 

  Il tiro di Tatum sulla sirena

I Boston Celtics hanno vinto una partita al supplementare con un tiro micidiale e tardi, di quelli aspetto-palleggio-aspetto-palleggio, tiro, ciuff. C’è stata pure la quinta vittoria di fila dei Lakers. Tutto nella specie di LIVE BLOGGING che in certi giorni perfino si aggiorna in tempo reale [qui]

 

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