Il vizio di tornare, la seconda vita dei campioni che non comincia mai

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Sembra che ormai nello sport non si faccia altro. Non si pensi ad altro. Tornare. Non è che non sia mai successo. Se venne preso dalla tentazione perfino un Bjorn Borg, così risoluto a scappare quando aveva 26 anni, allora possono tornare tutti. L’hanno fatto la sua proiezione John McEnroe e il divino Michael Jordan, lo fanno quasi per abitudine i pugili, perfino in età avanzata. Ma questa è la stagione dei record. Anche nei ritorni. Tyson Fury per esempio smette sempre, a ogni match, scende dal ring e dice che basta basta, questo è stato l’ultimo. Quando non lo dice lo pensa. Il tempo che gli manca per parlare con sua moglie e prendere atto che lei lo sa, sul divano di casa sarebbe un marito infelice. Anche il ritiro di Szczesny è stato una cosa mai vista, il più breve nella storia del calcio. 

Di andare e venire ha scritto l’altro giorno Alessandra Giardini su Domani, quando Marcel Hirscher ha rimesso gli sci ai piedi cinque anni dopo esserseli sfilati, tornando nello slalom gigante di Soelden in Coppa del mondo. “Scegli uno sport da bambino, e quando il tuo fisico ti chiede di lasciarlo è ormai tardi per i rimpianti. Non hai studiato, non sei andato in campeggio, non hai fatto l’interrail, non ti sei ubriacato alle feste, non hai passato un pomeriggio intero al cinema uscendo da uno spettacolo per entrare nell’altro. Però hai vinto, tu e pochissimi altri al mondo. «Lo devi sapere che niente sarà come diventare campione olimpico. O lo accetti, o sarai per sempre un uomo infelice», ha sentenziato un giorno Jury Chechi. Se non lo accetti, se non ti rassegni al fatto che la tua seconda vita sarà più normale della prima, sei destinato a recitare in eterno la stessa parte, quella dell’ex campione”.

Torna Anna van der Breggen in bicicletta, sta pensando di tornare sulle nevi anche Lindsey Vonn all’età di 40 anni perché si vanno approssimando i Mondiali di Saalbach e i Giochi di Milano-Cortina. La Head le prepara nuovi attacchi agli scarponi e lei prepara nuovi attacchi a Mikaela Shiffrin, Lara Gut-Behrami, Sofia Goggia: se e quando sarà. È tornato dall’esilio Mario Balotelli, pensa di tornare finanche Francesco Totti, o almeno così gli piace raccontare in giro. 

TOTTI  Nella sua rubrica domenicale su Repubblica, lo scrittore Gabriele Romagnoli ha detto che “il secondo tempo della sua esistenza non è cominciato mai. Ha bigiato il corso da allenatore, interrotto presto la carriera di agente, non è durato neppure alla Roma come vaga stella della lupa. Non sembra adatto per fare la seconda voce in telecronaca, né per i commenti da studio (chi può immaginarlo a punteggiare Marianella o discutere con Bruno Giordano?). Come attore può ottenere sensatamente un cameo o, insensatamente, un ruolo da protagonista che lo consegni al destino di Alberto Tomba, in arte Alex l’ariete. Gli affari, anche andassero alla grande, non gli danno i brividi. Per questo ora evoca la possibilità dell’eterno ritorno, inconsapevole incarnazione filosofica in cui l’universale (il numero 10) replica il proprio corso rimanendo uguale a sé stesso. Nessuno ci ha creduto, anche se qualcuno ha fatto finta per motivi commerciali. Poi quell’iperbole Totti l’ha cavalcata. Se lo dici una volta è una fesseria, se lo dici due volte è una mezza verità. Alla prossima ci siamo.  Un capitano in esilio non diventa un soldato semplice, sarebbe sempre complicato da gestire, ma se vuole giocarsela e qualcuno gliela vuole passare, non resta che assistere e raccontarla. In fondo, quanti non hanno smesso per tempo di scrivere?  Avrebbe da perdere soltanto quelle invisibili catene che lo imprigionano in una vita che non sa ricominciare”.

L’eterno ritorno è un mito di Nietzsche. Quando Milan Kundera ne parlò, spiegò tutto benissimo, che «c’è un’enorme differenza tra un Robespierre che si è presentato una volta nella storia e un Robespierre che torna eternamente a tagliare la testa ai francesi. Diciamo quindi che l’idea di eterno ritorno indica una prospettiva nella quale le cose appaiono in maniera diversa da come noi le conosciamo: appaiono prive della circostanza attenuante della loro fugacità». Quella sì che è un valore. 

Alessandra Giardini ha detto che “il più bravo a raccontare il ritorno è stato Omero, ma alla fine anche Itaca era diversa da come Odisseo se la ricordava. E lui era così cambiato che l’unico che lo riconobbe fu il suo cane, Argo: mosse la coda e abbassò le orecchie ma anche lui era talmente vecchio che non riuscì neanche ad andare incontro al suo padrone”. 

L’eterno ritorno è un inganno. Lo sanno i santi e gli innocenti, lo sanno i filosofi e gli umoristi – che ogni tanto addirittura coincidono nella stessa persona. Quando pensò all’esterno ritorno, Woody Allen se ne lamentò a modo suo: «Questo significa che io dovrò vedere ancora Holiday on Ice». 

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