Lo Slalom del 12 settembre | Cosa leggere, sapere e vedere | Cosa succede LIVE

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  • LA COPPA DAVIS   La deriva del tennis by night L’esordio dell’Italia contro il Brasile Le ultime su Sinner e sulla Wada: il Corriere della sera scrive di volontà politica di andare avanti, la Stampa scrive che non ci sarà il ricordo
  • RUOTE  L’oro europeo della crono di Affini e la necessità del riposo per i Grandi
  • EUROGOL  Anche il Lione rischia di far la fine del Bordeaux Mbappé sta diventando un caso La Champions secondo Boban Prospettive: davvero rischiamo un Mondiale senza il Brasile? Lo ipotizza Marca ADDII: La morte di Didier Roustan
  • PODEMI I giovani secondo Pecchia Oriana Sabatini va a guardare la ricomposizione dei cadaveri
  • VITE OLIMPICHE  Le grandi manovre dietro le elezioni alla presidenza del CIO
  • AMERICHE  Aiuto, si rischia un’egemonia in NFL con i Kansas Chiefs di Mahomes Chi ha scelto Kendrick Lamar per il Super Bowl?
  • La guida allo sport in tv della giornata
  • Le prime pagine di sport da tutta Europa

QUELLO CHE STA SUCCEDENDO

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GIOVEDÌ 12 SETTEMBRE 2024

#5 GIORNI ALLA CHAMPIONS LEAGUE

«L’Olimpiade non è fatta per costruire numeri che portino onore alla Patria, è uno strumento potente che espone le vite dei ragazzi che ci partecipano, soprattutto in quest’epoca di fragilità estrema»

[Niccolò Campriani, campione olimpico]

 

  DI CHE COSA SI PARLA STAMATTINA

La deriva del tennis by night

 

  Quando all’inizio accadde in Coppa Davis, la colpa fu tutta di Piqué, il calciatore, il barbaro invasore arrivato nel mondo del tennis per stravolgere la più antica fra le competizioni, la magnifica sacralità dei riti per l’insalatiera, le cinque partite in tre giorni, i cinque set: non si può, non si può, qui si finisce di giocare alle due del mattino, non è più Coppa Davis, basta, chiamiamola Coppa Piqué. Tutte le federazioni avevano votato a favore della riforma in cambio della promessa di uno sfracco di soldi, ma al momento dell’assunzione delle responsabilità è stata tua la colpa e allora adesso che vuoi, volevi diventare come uno di noi. 

Piano piano, un po’ per volta, la malapianta del tennis by night ha cominciato a fiorire pure nei giardini degli Slam e dei Masters 1000, dove quel poveraccio di Piqué non c’entrava niente, allora abbiamo dato la colpa ai francesi, ma sì, parbleu, mon Dieu, je suis Catherine Deneuve, ah la France la France, questi maldestri organizzatori di tutto, fanno sempre così, alle Olimpiadi, al Roland-Garros, sono incapaci – diciamolo – perfino nell’arrestare qualche ladro nei film della Pantera Rosa. I francesi ebbero la colpa di aver fatto giocare Jannik Sinner alle due e mezza del mattino a Paris-Bercy, barbari, barbari anche loro, come la Davis di Piqué. 

Poi la Davis l’abbiamo vinta dopo mezzo secolo e da allora non c’è stata più traccia di critiche alle formula, è tornato il fascino dell’antica insalatiera. Dove prima c’era depressione, scandalo e indignazione, adesso è tutto uno stile Davis e un’atmosfera Davis. Nel frattempo le partite hanno cominciato a chiudersi quasi all’alba pure altrove, tipo a Melbourne [Medvedev vs Ruusuvuori, ore 3.40], e certe volte a notte fonda finanche nel giardino romano di Angelo Binaghi al Foro Italico [Sonego vs Lajovic, ore 1.15], così – ehm – abbiamo chiuso tutti un occhio. Succede. Può capitare ovunque. A Bologna ieri il doppio di Italia-Brasile si è chiuso a mezzanotte e un quarto. 

Qualche settimana fa a New York è capitato ancora. Il tema è stato ripreso da Matthew Futterman su The Athletic, dove ha scritto che “quando succedeva una volta ogni tot anni, era una simpatica stranezza dell’ultimo Grande Slam dell’anno. Quando succede più volte all’anno, anche due volte in un weekend, è un po’ meno bello. Quando i giocatori scendono in campo dopo mezzanotte, in un momento in cui praticamente nessun altro sport darebbe inizio alle competizioni, non è affatto bello”.

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  CARNET

L’esordio contro il Brasile

Paolo Bertolucci, la Gazzetta dello sport: È arrivata come da pronostico una vittoria. Bisogna essere onesti però e riconoscere che, obiettivamente, il risultato, seppur positivo, è stato raggiunto in un modo più sofferto del previsto. Dopo aver disputato uno splendido primo set (vinto 6-1 con 14 punti su 17 sulla prima di servizio e quattro ace), Berrettini si è un po’ spento nei momenti più importanti del secondo e ha rischiato tantissimo di finire al terzo contro questo giovane ragazzo, tale Joao Fonseca (classe 2006), che ha saputo mettere in mostra tutte le sue qualità, unite per nostra fortuna anche a quella inesperienza che caratterizza, com’è naturale che sia, un giocatore di soli diciotto anni. Sono convinto che in futuro sentiremo parlare a lungo di lui e tra due anni lo vedremo giocare ad alti livelli, contro i migliori giocatori al mondo. Quello che sta già mettendo in mostra sul campo e in un appuntamento importante come la Coppa Davis, dimostra che siamo di fronte a un talento vero e puro.


  LE ULTIME SU SINNER E LA WADA

▥   Corriere della sera: Cosa rischia adesso Sinner e quando si chiude il caso La Wada ha scopi politici” – La vicenda doping non è ancora finita: tempi e scenari   ➔  Marco Bonarrigo ha scritto: “Ci può essere un intento «politico» dietro all’insistenza della Wada? Sì. Il caso dei 23 nuotatori cinesi positivi alla trimetazidina assolti dall’antidoping locale e che Wada non ha appellato al Tas a dispetto dei molti sospetti ha minato la credibilità dell’Agenzia che attraversa un momento difficile. Approfondire il caso Sinner potrebbe essere una reazione alle accuse di inefficienza. Fare appello e perdere davanti al Tas sarebbe però una mazzata memorabile.

▥   La Stampa: Wada e la verità segreta. «Sinner, doping escluso. Il ricorso non ci sarà». Parla dietro anonimato un super esperto dei laboratori dell’agenzia. «La quantità di Clostebol? Un cucchiaino di caffè sciolto in una piscina».   ➔   Paolo Russo scrive: Tra il 2019 e il 2023 sono comunque 38 gli atleti italiani risultati positivi al Clostebol. Di questi, 13 sono stati scagionati dalle accuse, incluso Sinner e altri 4 tennisti. Una volta la sostanza veniva somministrata soprattutto agli atleti della Ddr, ma qualche volta anche a quelli al di qua della vecchia cortina. Resta da capire come mai ora la metà dei casi provenga dall’Italia, che forse non a caso è insieme ad alcuni Paesi dell’America latina l’unico dove la sostanza, in forma di pomata o spray, si acquista in farmacia senza ricetta.

SINNERISMI La Gazzetta dello Sport: Casa Sinner, che festa coi bambini – La normalità di un campione

  RUOTE..

L’oro nella crono di Affini e la necessità del riposo per i Grandi

 

  Era una cronometro aperta, senza il campione europeo in carica Joshua Tarling, senza il campione olimpico e mondiale Remco Evenepoel, senza i giganti Filippo Ganna e Wout Van Aert. Trentuno km di occasione e l’ha colta Edoardo Affini, al primo titolo continentale, sotto la pioggia [35’15”47]  grazie a un bel finale. Ha battuto lo svizzero Stefan Kung di 9 secondi e Mattia Cattaneo si è piazzato terzo. È la prima volta dall’istituzione della corsa nel 2016 che vince un italiano e Affini non arrivava primo da una tappa del Giro di Gran Bretagna del 2019, pure quella una cronometro. Perché non c’erano le stelle? Lo spiega L’Équipe: calendario affollato, con i Giochi olimpici appena passati e i Mondiali che sono all’orizzonte, tra una settimana. 

Bici.Pro dice che Affini ha chiuso con un sorriso che non si vedeva da tanto. Da ragazzo aveva calcato questi podi con notevole regolarità, poi il professionismo si è dimostrato meno generoso di quanto ci si potesse aspettare. Il passaggio alla Visma-Lease a Bike, con Mathieu Heijboer che ha scelto di allenarlo, ha portato fiducia e nuova consistenza.  Ha montato un plateau da 68 denti, si legge, contro il 60 di Cattaneo.  La webzine Ciclopico parla di  un risultato che inverte l trend di una stagione che fin qui è stata avara di soddisfazioni anche se la maglia con le stelline non è la stessa cosa della maglia arcobaleno, a maggior ragione adesso che l’Unione europea se la passa come se la passa, l’ha detto pure Mario Draghi. Il titolo di Affini è il terzo titolo per importanza di Cyclingnews dopo un’analisi della Vuelta di Primoz Roglic e il ritorno alle corse di Tadej Pogacar in Canada. 

Qualche giorno fa Mattia Cattaneo era andato in fuga alla Vuelta, ma la squadra strada facendo lo aveva fermato, per vincolarlo ai suoi compiti di gregario di Mikel Landa. Sul blog Giro di Ruota Giovanni Battistuzzi aveva scritto: “Grama vita quella dei gregari, dicono. Molto meno ora di un tempo, va detto. In questi casi però il passato torna ed esplode. Li riporta indietro di decenni quando erano solo dei porta acqua, alcuni pregiatissimi, capaci di dare pure qualcosa in più ai capitani. O almeno così diceva Fausto Coppi di Andrea Carrea detto Sandro, dal’Airone almeno un paio di volte chiamato angelo

 

       Il titolo femminile è finito nelle mani della magnifica Lotte Kopecky, imbattibile dice Bicisport, magnifica e imbattibile pure nel video che da ieri pomeriggio gira, lei sul podio e alla sua destra l’olandese Ellen van Dijk seconda, con il proprio bimbo in braccio. A un certo punto il bimbo è attratto dalla medaglia che Kopecky porta al collo, l’oro è più scintillante dell’argento di mamma, allora allunga le manine, la tocca, l’afferra, la tira, Lotte Kopecky gli sorride e fa una cosa magnifica, si sfila la medaglia e gliela dà, tieni, gioca, pazienza se nelle foto la mia medaglia d’oro ce l’avrai tu. 

Oggi si corre questa strana cronostaffetta mista, strana non tanto nel suo genere di mischiare i generi, strana perché non c’è quasi nessuno, si esercitano sei nazioni in tutto: Bulgaria, Ucraina, Polonia, Belgio, Germania e Italia [con Affini, Cattaneo, Maestri, Cecchini,  Guazzini, Masetti]. È una doppia cronometro con due terzetti: il Belgio fa riposare Kopecky. 

Di riposo scrive Davide Cassani sulla Gazzetta: E Ganna? Ci sarà al Mondiale? Spero di sì ma anche lui forse si è reso conto che non può fare tutto. Quest’anno ha preparato la Sanremo, poi il Giro, (dove ha lavorato anche e soprattutto per gli altri) poi il doppio impegno olimpico tra crono e pista e non so cosa altro ancora. Normale che si sia trovato a corto di energie. Filippo è un patrimonio del nostro ciclismo ma mi ripeto, anche lui deve scegliere gli obbiettivi 

 

 

  EUROGOL

General View of Groupama Stadium during the Ligue 1 McDonald's match between Lyon and Strasbourg at Groupama Stadium on August 30, 2024 in Lyon,...

Anche il Lione rischia di far la fine del Bordeaux

  Nella severa analisi di ieri sulla situazione al vertice della Ligue 1 con la rielezione di Vincent Labrune, l’Équipe ha dedicato un passaggio alle difficoltà finanziarie del Lione, e oggi le approfondisce raccontando i motivi per i quali il modello dell’Olympique solleva interrogativi. 

Una situazione che viene definita cattiva ma non senza speranza. Come prima dell’acquisizione da parte di Eagle Group, l’OL continua a perdere denaro, sono 99 milioni di euro nel 2022-2023. Succede perché il suo piano si basava, ai tempi di Jean-Michel Aulas come oggi, sulla qualificazione alle coppe europee, sul bancomat della Champions League più che sul bingo dell’Europa League.

Gli scarsi risultati sportivi da cinque stagioni a questa parte, l’assenza dalle prime tre posizioni che si protrae dal 2019, pesano sui bilanci, ma di più pesa una cattiva gestione. L’allontanamento del d.s. Friio la settimana scorsa è quello che L’Équipe chiama un sintomo di questa nave senza bussola.

Il club buste paga slegata ormai dal reale valore della forza lavoro, tra le più alte della Ligue 1. L’ingaggio del trentenne Jordan Veretout ha aggiunto un nuovo contratto pesante, superiore ai 300.000 euro lordi mensili, mentre i superpagati Dejan Lovren e Anthony Lopes vivono ai margini del gruppo. L’ultima finestra di trasferimento avrebbe dovuto consentire di ridurre le spese, invece è stata un fallimento. Ha spinto i dirigenti ad accettare la partenza di una grande speranza come Mamadou Sarr [allo Strasburgo per 10 milioni di euro], molti fornitori si lamentano per i ritardi con cui vengono pagati. Sostenuto dai fondi di investimento che hanno finanziato l’acquisto del club per 800 milioni di euro, l’Eagle Group è impegnato in una corsa a capofitto. Ha ceduto l’OL Reign, la squadra femminile, e sta vendendo la LDLC Arena, il palazzetto dello sport accanto allo stadio. Ha orientato la propria attività tutta sul calcio maschile. Textor nega di essersi impegnato con le istituzioni a vendere giocatori per 100 milioni di euro di entrate, ma i conti sono in rosso, di certo non ne ha ceduti abbastanza e invece ha continuato a comprare. È esposto a nuove sanzioni da parte dell’organismo di controllo dei conti che aveva imposto all’inizio della stagione 2023-2024 un controllo degli stipendi, ma l’anno contabile termina il 30 giugno e dunque il club dispone della finestra di mercato invernale e dell’inizio della successiva per rettificare il proprio bilancio.  Ma L’Équipe non può fare a meno di chiedersi se non sia possibile uno scenario stile Bordeaux. Il fallimento e la ripartenza dalle serie inferiori. 

 

  TITOLI

▥   L’Équipe: Salvate il soldato DAZN” –  I club vogliono aiutare lo sviluppo della nuova emittente della Ligue 1. Per interesse finanziario e per non ricadere nella crisi molto presto.

▥   Repubblica: Eclissi di Zlatan” – Gaffe, vendette e assenze. La parabola di Ibrahimovic, un totem in crisi social

 

  L’Équipe scrive che tra il PSG e Kylian Mbappé la storia potrebbe finire in tribunale. Incaricata di risolvere la controversia finanziaria, la commissione legale della Ligue1 ha sostenuto una mediazione respinta dal giocatore. Il resto della partita dovrebbe essere giocata davanti ai giudici. Di Kikì si occupa pure Stefano Montefiori, corrispondente parigino del Corriere della sera. Com’è caduto in basso, titola il giornale, parlando di caso in Francia e di enigma a Madrid. Nonchalance, gli rimproverano ormai a ogni partita, in Francia. Non corre più, cammina anche quando c’è da rientrare per evitare il fuorigioco; non salta, tanto sa che la palla di testa non la prenderà; e non dribbla, non salta l’uomo, se va bene tiene il possesso con la suola sulla palla, con quel suo gesto di irritante confidenza, nonchalance appunto, e poi appoggia il pallone verso il compagno più vicino. Grazie tante

Intanto, il Real Madrid che si è pappato Mbappé adesso rischia di perdere il suo Lamine Yamal. Così lo battezza almeno Marca, si chiama Paulo Iago, e se ne va allo Sporting – pare anche un po’ indignato. In compenso il Real ha rinnovato con il portiere Lunin

 

 

VOCI

I giovani secondo Pecchia

 

  Repubblica intervista Fabio Pecchia, allenatore del Parma che sta giocando molto bene, quattro punti in classifica, una vittoria contro il Milan, giocatori di cinque continenti diversi, l’età media piàù bassa del campionato. 

➣  Come si allenano sedici nazionalità diverse?

«Cercare di mettere insieme culture così differenti, all’inizio, è più importante del fare tattica. Un giapponese non è uno svedese, anche solo per come si relaziona alle gerarchie, perché il giovane non si alza da tavola prima dei più anziani. Il linguaggio deve essere diverso, non solo la lingua. Negli allenamenti parlo sempre italiano, nei colloqui individuali no, per quanto mi è possibile ovviamente».

➣  Lei è partito da Coverciano, poi è stato all’estero con Benitez, ha seguito Bielsa a Leeds e allenato in Giappone. Il nostro calcio è provinciale?

«No, assolutamente, il problema non è questo. Andare all’estero mi ha dato tanto, ho visto metodologie, strutture e abitudini molto diverse. Il punto è il rapporto con i giovani, perché dalla Spagna all’Inghilterra si anticipano i tempi e si mettono in campo. È evidente che un giovane non ha esperienza, ma ha altre cose e io mi concentro su quelle. Ogni età ha il suo fascino, però essere giovani non è un limite».

➣  Cosa serve con i ragazzi?

«Fiducia e pazienza. Si devono sentire sicuri di poter sbagliare, poi è chiaro che parliamo dell’errore e che diamo le linee sui comportamenti. La fiducia è che se vuoi che migliorino allora più giocano più possono farlo, la pazienza è che ci vuole tempo sapendo che tra valorizzare e bruciare c’è un confine sottilissimo. Da allenatore devi combinare la crescita individuale, il gioco e la vittoria, perché sai che passi dal risultato e anche loro devono dar peso a quello».

[intervista di valentina desalvo]

 

  La Champions secondo Boban

«Nonostante questo formato sia nato per avere più introiti, fregandosene dei giocatori e del calendario già intasatissimo, mi piace e credo divertirà tanto. E stato votato prima del mio arrivo in Uefa. Io ho litigato con tanti per far ridurre le partite nei gruppi perché inizialmente ne erano previste dieci e per me non permettevano l’integrità della competizione visto che ci sono 4 fasce di squadre come livello di forza. Alla fine sono state ridotte a otto». [Zvonimir Boban alla Gazzetta dello sport]

 

   MAPPE 

UN MONDIALE SENZA IL BRASILE

A un certo punto parve un’ipotesi seria nel 2016, mentre eravamo lanciati verso l’edizione in Russia. Il Brasile stentava, era partito male nelle qualificazioni, così uscì qualche pezzo su qualche giornale. Un pezzo così o lo fai all’inizio o rischi di non farlo più. Infatti il Brasile si qualificò. Otto anni dopo c’è spazio per scriverlo di nuovo. È uscito su Marca, dove dicono che ‘sto Brasile è un disastro, una catastrofe di squadra scrive Roberto Palomar, dichiaratamente un calvinista. La sconfitta contro il Paraguay è stata accolta come un ‘maracanazo in miniatura e ha lasciato tifosi e giocatori di fronte a una possibilità concreta: non qualificarsi per i Mondiali. Palomar ha un’immagine letteraria per dirci che comunque è ancora presto per allarmare gli sponsor, scrive che la lavatrice ha ancora molto da girare però il Brasile si deve svegliare, ecco, deve dare una svolta totale al gioco e all’atteggiamento. La squadra di oggi è la conseguenza di un calcio snaturato, fino a cadere in una volgarità basata sull’ispirazione personale

Deve trattarsi di un riferimento alla costante europeizzazione del suo gioco, la tendenza che stava portando la concretezza di Carlo Ancelotti sulla panchina che appartenne a Mario Zagallo, il cittì dei cinque numeri 10. Le cose ora vanno in un modo per cui  è particolarmente atteso il ritorno di Neymar, un ragazzo che è più vicino alla Kings League scrive Marca. Il giornale spagnolo dice che è sorprendente il fallimento in Nazionale di calciatori come Vinicius e Rodrygo, giocatori con sufficiente esperienza in Europa per tirar fuori la propria squadra dal pantano. Il rendimento di entrambi, soprattutto quello di Vinicius, è residuale. Non esistono. Vinicius ha segnato cinque gol in 35 partite, solo due in partite ufficiali . Qualsiasi somiglianza con lo splendido Vinicius del Real Madrid è puramente casuale. La volgarizzazione della Nazionale si accompagna anche a una pessima gestione della Confederaçao. Caos istituzionale, ingerenza dello Stato, irregolarità elettorali, mancanza di leadership. L’impegno con un allenatore europeo come Ancelotti – scrive ancora Marca – dà l’idea della disperazione del Brasile. Non per il valore di Ancelotti, che probabilmente avrebbe fatto meglio di Dorival Junior, l’allenatore che sta portando la squadra al disastro, ma per la mancanza di identità di una squadra che è stata allenata solo una volta nella sua storia da un allenatore straniero. Oggi, per milioni di tifosi in tutto il mondo, stiamo vivendo il peggior Brasile a memoria d’uomo. Non abbiamo mai visto la squadra di Pelé giocare così male.

Oh, comunque Marca drammatizza. Per non qualificarsi al primo Mondiale con 48 squadre partecipanti, 6 sudamericane ammesse, una settima che va ai play-off, serve proprio un’impresa. 

Nella newsletter del mattino di AS, Isabel Roldan scrive che una certa preoccupazione brasileira si sta espandendo anche in casa Real Madrid, dove Vinicius non si sta comportando come nella scorsa stagione, questo è evidente. Dopo sette partite solo un gol su rigore e un assist. Al Real temono che l’offerta saudita lo abbia distratto. A volte queste cose accadono. Il brutto gioco del Brasile si è esteso anche a Endrick

 

▥   L’Équipe dedica stamattina la prima pagina a Didier Roustan, giornalista pazzo dalle mille vite e dalla prospettiva unica, morto all’età di 66 anni nella notte tra martedì e mercoledì dopo una malattia fulminante. Era presidente a vita de L’Équipe du soir, ha vissuto una vita molteplice, da giornalista e amante del calcio, e con pochi equivalenti – lo ricorda Vincent Duluc – ci lascia con il nostro dolore e la nostra ammirazione per un destino e una libertà con pochi equivalenti nella storia dello sport francese

La sua ultima apparizione in tv il 22 giugno scorso con una delle t-shirt che lo avevano reso riconoscibile: in copertina ne indossa una sotto la giacca con un giovanissimo Maradona in maglia Boca jr. Aveva l’Argentina nel cuore. Era in video da quasi cinquant’anni, da quando entrò nella redazione sportiva della TF1 all’inizio della stagione 1976 per uno stage di tre mesi, subito dopo il diploma di maturità, con il suo bel viso, la sua immensa cultura calcistica, gli anni spesi da libero elegante nelle giovanili del Cannes, allo stadio Hespérides dove suo padre, portandolo assiduamente, gli aveva fatto conoscere un mondo. Michel Platini lo ricorda come un rivoluzionario del giornalismo ed Éric Cantona come il più grande. 

 

Oriana Sabatini va a guardare la ricomposizione dei cadaveri

Sempre Marca racconta oggi che la fidanzata di Dybala è una appassionata della tecnica per la conservazione dei cadaveri. Oriana Sabatini l’ha studiata. Ha seguito corsi di tanatoprassi e dice che il suo interesse si deve al fatto che da piccola la morte la incuriosiva. Una volta ha visto visto un post su Instagram e ha fatto la scoperta di un mestiere che non immaginava. Lo definisce un lavoro bellissimo, all’opposto del suo, cantante, modella, «qualcosa di molto anonimo, a volte non vedi neppure la famiglia della persona per cui lo fai, non ti ringraziano».

E poi dal pezzo spunta quest’aneddoto, la sera in cui Dybala l’ha accompagnata a guardare il lavoro di Daniel, proprietario di un’impresa di pompe funebri, che la chiama nel bel mezzo di una cena e le dice: «Ehi, sai, Oriana, tra mezz’ora mi arriva un cadavere, che fai vieni?». E lei dice di sì, ci va, si alza da tavola, scusate, ho un impegno, gli altri stavano guardando una partita del Brasile. Paulo si è offerto di accompagnarla e le ha detto vai, vai, entra, non preoccuparti, io resto fuori e mi faccio un giro

 

▥    Corriere della sera: Intervista a Fabio Capello. «Leao deve crescere, Inzaghi cambi di più» Il peso della super Champions sui destini del campionato «L’Inter può giocare alla pari con le big d’Europa Il Milan ritrovi l’orgoglio»

 

  VITE OLIMPICHE

Le grandi manovre dietro le elezioni alla presidenza del CIO

 

Il Comitato Olimpico Internazionale ha introdotto nuove regole elettorali che potrebbero impedire a Sebastian Coe di candidarsi alla presidenza. Sono arrivate poco prima della scadenza dei termini [domenica] per l’iscrizione alla corsa nella successione a Thomas Bach. È la lettura delle cose che arriva dalla ‘Associated Press, così come ripresa dal sito Inside the Games.

Una lettera inviata dalla commissione etica del CIO ai suoi 111 membri sottolinea che i candidati devono essere membri del CIO  al giorno delle elezioni e per tutta la durata del loro mandato di presidente. Ma l’appartenenza di Coe al CIO dipende dal suo ruolo di guida a World Athletics, un ruolo che dovrà lasciare nel 2027 dopo 12 anni di servizio. Un risvolto che complica la sua idoneità. Un altro dei pretendenti al trono, Juan Antonio Samaranch Jr., potrebbe avere dei problemi a causa del limite di età di 70 imposto dal CIO: gli negherebbe la capacità di completare l’intero mandato presidenziale. 

Nella lettera, firmata dal presidente della commissione etica Ban Ki Moon, si legge inoltre che lo statuto non prevede eccezioni per il presidente, un membro del CIO alle stesse condizioni di tutti gli altri.  Coe era stato considerato in questi anni un candidato forte, nonostante le sue posizioni su questioni come lo scandalo doping in Russia e i premi in denaro olimpici siano talvolta entrate in conflitto con le politiche del CIO sottolinea Inside the Games [anche sulla partecipazione delle atlete intersex e transgender].  La commissione etica ha sollevato esplicite preoccupazioni sul doppio ruolo presidenziale, suggerendo che la leadership di Coe alla World Athletics potrebbe rappresentare un conflitto di interessi se diventasse presidente del CIO . 

Questo problema, scrive Inside The Games, potrebbe essere risolto modificando lo status di appartenenza dopo le elezioni, ma la Gran Bretagna non ha un posto per un ulteriore membro dopo la recente elezione di Hugh Robertson.  Altri potenziali candidati al ruolo di papa dello sport sono Kirsty Coventry, David Lappartient, il principe Feisal al Hussein e Nicole Hoevertsz. Le prossime elezioni sono previste a marzo 2025 in Grecia. Nei suoi 130 anni di storia, il CIO ha avuto nove presidenti, tutti uomini, nessuno dei quali proveniente dall’Africa, dall’Asia o dall’America Latina.

 

  TITOLI

▥   Corriere dello sport-stadio: Intervista ad Arianna Errigo: «L’oro mi manca, ma la vita è altro» – Tra Giochi e figli, l’estate «pazzesca» di Errigo, argento nel fioretto a squadre.  Ha detto a Erika Primavera: «Avrei voluto vincere, però una gara non definisce chi sono. A Parigi ho imparato la leggerezza». «I figli la priorità ma, se posso,  a Los Angeles perché no?»  

 

 

  AMERICHE

Aiuto, un’egemonia in NFL no

Il timore che vincano di nuovo i Kansas Chiefs di Mahomes

 

E sia, che arrivi il football allora. Lo dice pure il raffinato New Yorker, la stagione NFL è iniziata con una vittoria per i Kansas City Chiefs, “ma le egemonie sono noiose”. Louise Thomas se ne occupa riprendendo lo stile narrativo di Genesi, 1. “E la NFL disse, sia un gioco a nostra immagine, a nostra somiglianza, e che abbia dominio sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sul bestiame e su tutta la terra e su ogni cosa che striscia sulla terra. Così iniziò il gioco. E la NFL vide che era divertente”. 

E così procede per un po’, con ironia [“La NFL benedisse il settimo giorno e lo rese sacro, perché quel giorno c’era il football, ma anche di giovedì c’era il football, e anche di venerdì”], ma con un grosso tema, il tema dei temi, l’interesse di una nazione per uno spettacolo in cui la trama è scritta e non succede niente di diverso da quello che ti immagini debba accadere [In sostanza la storia della Serie A degli ultimi trent’anni]. 

“Il Super Bowl della scorsa stagione vinto dai Chiefs – scrive Louise Thomas – è stato il programma più seguito negli Stati Uniti da quando Neil Armstrong ha messo piede sulla luna. Parte di ciò è stato dovuto alla presenza celestiale di Taylor Swift, che ha portato la sua fan base all’allineamento dei pianeti con la NFL. Ma solo una parte. Più di cento milioni di persone negli Stati Uniti avevano già guardato il Super Bowl anche la stagione prima della scorsa, quando Swift era ancora incantata da uomini magri e britannici. La lega sembra ancora più onnipotente oggi di quanto non lo fosse un anno fa”. La colonizzazione di pubblico straniero procede [Londra, Città del Messico, San Paolo], il calendario è sul punto di espandersi da 17 a 18 partite. Il New Yorker dissente dal Washington Post sul peso della politica e della campagna per la Casa Bianca: “Il football non sembra più così politicizzato come negli ultimi dieci anni circa e nonostante la sua tradizionale sfumatura conservatrice, i democratici stanno ricordando che il compagno di corsa di Kamala Harris, Tim Walz, è stato un ex allenatore”. 

E dunque, la questione più seria è un’altra, eccola: i Chiefs possono vincere il terzo Super Bowl di fila? Hanno giocato in quattro degli ultimi cinque e ne hanno vinti tre. Hanno il miglior quarterback, Mahomes, “che forse un giorno – dice il New Yorker – sarà considerato il migliore di sempre, più vicino a Michael Jordan che a Tom Brady . È come se fosse stato sognato da un cervello galattico della NFL. È creativo, dinamico, veloce. È in grado di lanciare la palla in qualsiasi punto del campo, con qualsiasi angolazione del braccio, in qualsiasi quantità di spazio. È birazziale e ha opinioni anodine. Si trova a suo agio sotto i riflettori e non si vergogna di essere in così tanti spot pubblicitari. Brilla di più sotto pressione. I Chiefs hanno anche altri punti di forza: la difesa della squadra, probabilmente. Ma Mahomes è il volto della lega, un atleta trascendentale”. 

Cosa ‘è di male? “Il problema è che le egemonie sono noiose. Anche Taylor Swift ultimamente ha dovuto affrontare reazioni negative per i suoi eccessi e qualche lieve critica al suo ultimo album . Ciò che rende belle le partite, dopotutto, è la minaccia di perdere e rovinare tutto”. 

 

DISCUSSIONI

Chi ha scelto Kendrick Lamar per il Super Bowl

Lo show all’intervallo del Super Bowl sarà suo. Il campionato è appena cominciato, ma abbiamo già delle certezze sul momento clou, il piccolo concerto nel cuore della finale. Ma i fan sono delusi perché Lil Wayne è stato scartato. Se ne occupa la rivista pop Andscape, ricordando che un aspetto dell’half-time show al Super Bowl prevede la partecipazione di un artista che abbia un coinvolgimento con la comunità del posto. Quando la partita si è giocata a Miami, si sono esibite Jennifer Lopez e Shakira. Nel 2022 Dr. Dre, Snoop Dogg e Kendrick Lamar erano a Inglewood, California. Usher è passato a cantare due cosine l’anno scorso a Las Vegas, dove aveva appena preso casa. Così, quando è stato annunciato che il Super Bowl 2025 si sarebbe svolto a New Orleans, tutti hanno pensato a Lil Wayne, era in cima alla rosa dei candidati. Quando è stato annunciato Lamar al suo posto, apriti cielo. È garantito il dibattito per i prossimi cinque mesi. Chi ha deciso?

Lil Wayne ci aveva messo il pensiero. A YG e al podcast 4HUNNID aveva detto: «Sto pregando perché succeda. Tengo le dita incrociate. Ci sto lavorando sodo». Master P, altro rappresentante della scena di New Orleans, è intervenuto su Instagram in difesa della posizione di Lil Wayne: «Come ambasciatore dell’intrattenimento nella città di New Orleans, devo concordare con i fan sul fatto che Lil Wayne avrebbe meritato di far parte della festa».  

La città di New Orleans ha chiarito che si tratta di una decisione eslcusiva della NFL. Dicono di aver scoperto tutto insieme al resto del mondo, nel momento dell’annuncio. L’altra verità è che Lamar è innegabilmente una star più grande di Lil Wayne – dice Andscape – il nome più grande del rap in questo momento. Avere un artista locale della città del Super Bowl è una tradizione degli ultimi anni. Quando il Super Bowl LIII si è tenuto ad Atlanta nel 2019, i Maroon 5 erano sul palco e il nativo Big Boi degli Outkast ha fatto solo un’apparizione cameo”. 

 

  TITOLI

▥   The Athletic: Shohei Ohtani ha stabilito un nuovo record personale con 47 fuoricampo nel suo primo anno storico con i Dodger Fabian Ardaya ha scritto: Quando in primavera è stato chiesto a Dave Roberts cosa avrebbe potuto aspettarsi dalla sua nuova superstar, non sapeva cosa rispondere. Gran parte del dominio di Shohei Ohtani era dovuto alla sua capacità di giocare sia da battitore sia da lanciatore. L’operazione al gomito lo ha costretto a battere e basta, nella sua prima stagione con i Los Angeles Dodger. Ha dovuto fare un calcolo diverso. “Non so come si tradurrà in termini di prestazioni”, diceva Roberts. “Ma penso che dedicare molto più tempo solo alla battuta possa essere di buon auspicio per lui in attacco”. Così è arrivata la migliore stagione offensiva della sua carriera, l’ultima schiacciante prova è che Ohtani ha battuto il suo 47esimo fuoricampo, a 405 piedi sul centro-destra del Dodger Stadium mercoledì. Il fuoricampo è stato cronometrato a 118,1 miglia orarie, la terza palla più forte battuta da Ohtani quest’anno.


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5.00 Coppa Davis: Germania vs Cile – su Sky Sport, SuperTenniX

14.00 Coppa Davis: Canada vs Finlandia – su Sky Sport, SuperTenniX

15.00  Coppa Davis: Olanda vs Brasile – su Sky Sport, SuperTenniX, Rai Sport 

16.00 Coppa Davis: Australia vs Cechia – su Sky Sport, SuperTenniX

17.00 WTA Monastir – su Sky Sport

21.00  WTA Guadalajara: – su Sky Sport

RUOTE

14.00 Ciclismo, Coppa Sabatini – su Rai Sport 

14.20 Ciclismo, Europei: cronostaffetta mista – su Eurosport 1 , Rai Sport

ITALIE

16.45 Beach Soccer femminile, Superfinal Euro League: Italia-Ucraina – su Vivo Azzurro TV

18.00 Beach Soccer maschile, Superfinal Euro League: Italia-Spagna – su Vivo Azzurro TV

 


IL LIVE DI SLALOM..


  IL CANALE WHATSAPP

 

Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde qualche aggiornamento quotidiano su temi, discussioni, rubriche pubblicate durante il giorno. Non vi impressionate. È una cosa poco invasiva, riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30.

Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link

Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. Fa molto fico averne uno.


RASSEGNA..

CHE COSA SI DICE STAMATTINA IN GIRO

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